LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Credito Chirografario

Pagina 5 di 14

274 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Aggio esattoriale nel fallimento: escluso se manca la notifica
L'Agente della Riscossione ha proposto opposizione allo stato passivo del Fallimento di una società, contestando l'esclusione dell'aggio esattoriale e di altre spese. Il Tribunale ha ammesso tali somme solo per le cartelle notificate prima del fallimento, escludendo il rango privilegiato dell'aggio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agente. I giudici hanno chiarito che l'aggio esattoriale nel fallimento non ha natura concorsuale se l'attività di esazione inizia dopo la dichiarazione di fallimento, poiché opera il principio di cristallizzazione del passivo. Inoltre, l'aggio costituisce il mero compenso per un servizio reso all'ente impositore e non partecipa del privilegio del tributo riscosso, restando un credito chirografario. Infine, la semplice produzione cartacea delle ricevute PEC non prova la regolare notifica senza la dimostrazione dell'invio dei documenti informatici originali.
Continua »
Alternatività IVA imposta di registro: la banca batte il fisco
Una banca in liquidazione ha ottenuto il riconoscimento della natura privilegiata di un proprio credito derivante da un contratto di conto corrente nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'imposta di registro in misura proporzionale sulla sentenza di appello che riconosceva tale diritto. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della banca, ha stabilito che si applica il principio di alternatività IVA imposta di registro. Poiché il credito deriva da un'operazione rientrante nel campo IVA, l'imposta di registro è dovuta esclusivamente in misura fissa e non proporzionale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione sfavorevole del giudice d'appello e ha accolto definitivamente il ricorso del contribuente.
Continua »
Giudicato endofallimentare: fondi UE salvi dai creditori
Una cooperativa creditrice ha contestato il piano di riparto finale di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa, opponendosi all'assegnazione esclusiva di fondi europei a una specifica categoria di creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la destinazione di tali somme era già stata definita nello stato passivo. Poiché la creditrice non aveva impugnato tempestivamente lo stato passivo, si è formato il giudicato endofallimentare. Di conseguenza, il piano di riparto, che si limita a dare esecuzione a quanto già deciso in precedenza, non può essere modificato. La creditrice è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Compensazione delle spese legali: chi perde parzialmente paga
Due avvocati hanno chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per le loro competenze professionali, pretendendo un rango privilegiato. Il tribunale e la Corte d'appello hanno accolto la domanda solo in minima parte, qualificando il credito principale come chirografario e ponendo a carico dei professionisti il novanta per cento delle spese processuali. Gli avvocati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata compensazione delle spese legali, sostenendo che l'accoglimento parziale imponesse una diversa ripartizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione sulla proporzione della soccombenza e sulla compensazione delle spese legali rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, purché le spese non siano poste a carico della parte totalmente vittoriosa. I ricorrenti sono stati condannati anche a pesanti sanzioni pecuniarie.
Continua »
Società di comodo: il fallimento altrui salva dal fisco
Una società in liquidazione ha impugnato il diniego dell'Amministrazione Finanziaria a un interpello disapplicativo. La società sosteneva che la sua qualificazione come società di comodo fosse errata, poiché situazioni oggettive (difficoltà di cedere partecipazioni e attesa del riparto di un fallimento per riscuotere un credito) le impedivano di superare il test di operatività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio tributario, confermando che il diniego di interpello è autonomamente impugnabile. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che l'attesa di un riparto fallimentare e la difficoltà di liquidare l'attivo costituiscono valide prove contrarie per escludere la natura di società di comodo, in quanto circostanze estranee alla volontà dell'imprenditore. Vince la società.
Continua »
Privilegio tassa automobilistica: Regioni battono il fallimento
Una Regione ha chiesto di ammettere al passivo del fallimento di una società un credito per tasse automobilistiche non pagate, pretendendo il privilegio tassa automobilistica sui beni mobili dell'impresa. Il Tribunale ha respinto la richiesta, classificando il credito come semplice credito chirografario perché la legge riserva il privilegio solo a Comuni e Province. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Regione. I giudici hanno stabilito che anche la tassa automobilistica regionale gode del privilegio generale. Attraverso un'interpretazione estensiva della norma, la Corte ha chiarito che le Regioni, al pari degli altri enti locali, devono disporre delle risorse necessarie per svolgere le proprie funzioni costituzionali. Di conseguenza, il credito della Regione è stato ammesso al passivo in via privilegiata.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: l’ipoteca tardiva non salva il credito
Una società creditrice ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un cliente per oltre 660.000 euro, pretendendo il privilegio ipotecario basato su un'ipoteca volontaria concessa dopo la nascita del debito. Il Tribunale ha negato il privilegio, qualificando l'atto come gratuito e revocabile. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la costituzione di ipoteca successiva al sorgere del debito costituisce un atto a titolo gratuito. Di conseguenza, l'operazione è soggetta ad azione revocatoria ordinaria senza che rilevi la buona fede del creditore. La norma che esclude dalla revoca l'adempimento di debiti scaduti non si applica alla concessione di nuove garanzie reali, che restano atti di disposizione patrimoniale liberi e revocabili.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul credito
Un Ente di Garanzia ha proposto opposizione allo stato passivo di una Società Fallita per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre 770.000 euro derivante da un intervento di sostegno pubblico. Il Tribunale ha respinto la domanda, qualificando il credito come chirografario. L'Ente ha quindi impugnato la decisione proponendo ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal curatore del fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese per via dell'accordo tra le parti.
Continua »
Insinuazione allo stato passivo: sì al credito, no al privilegio
Una società creditrice ha proposto domanda di insinuazione allo stato passivo per un credito di circa sedicimila euro, richiedendo il privilegio spettante alle imprese artigiane. Il giudice delegato ha respinto la domanda per la mancanza dell'assegno originale. In sede di opposizione, la società ha depositato l'originale, ma il Tribunale ha ammesso il credito solo in via chirografaria, non ritenendo provata la qualifica di impresa artigiana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che il giudice dell'opposizione ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la sussistenza dei presupposti del privilegio, anche se la procedura concorsuale è rimasta contumace e non ha contestato specificamente la domanda.
Continua »
Ammissione con riserva: ammesso anche il credito contestato
Un'Istituzione Universitaria ha richiesto l'inserimento di un proprio credito di oltre 159.000 euro nel fallimento di un Centro di Ricerca. Il Tribunale ha rifiutato la domanda poiché il credito derivava da una sentenza non ancora definitiva che aveva rigettato una richiesta di accertamento negativo del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente creditore, stabilendo che l'istituto dell'ammissione con riserva si applica anche a queste ipotesi. Secondo i giudici, la legge fallimentare va interpretata in modo estensivo per evitare inutili duplicazioni di processi e garantire la ragionevole durata del giudizio. La decisione impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Insinuazione al passivo: no al privilegio tardivo
Una società pubblica ha concesso un finanziamento a un'impresa, successivamente fallita. La società ha presentato domanda di insinuazione al passivo per recuperare il credito, ma il giudice delegato lo ha ammesso solo come chirografario. Solo in sede di opposizione allo stato passivo la società ha richiesto il riconoscimento del privilegio ex art. 9 d.lgs n. 123/1998. Il Tribunale prima e la Cassazione poi hanno rigettato la richiesta. La Suprema Corte ha stabilito che la domanda di insinuazione al passivo originaria non può essere integrata con la richiesta di un privilegio per la prima volta in sede di opposizione, poiché ciò introdurrebbe un tema di indagine del tutto nuovo e inammissibile. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sul fallimento
Un professionista ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere il riconoscimento del proprio credito professionale verso una società fallita. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, ammettendo il credito in parte come privilegiato e in parte come chirografario. Il professionista ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, e la procedura fallimentare ha risposto con un ricorso incidentale. Successivamente, entrambi i difensori, muniti di apposita procura, hanno depositato formale atto di rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di lite poiché entrambe le parti hanno concordato sulla cessazione della materia del contendere.
Continua »
Rinuncia agli atti del giudizio: si spegne la lite sul fallimento
Un promissario acquirente ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di una società venditrice per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre ottocentomila euro, derivante dal mancato adempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Il tribunale ha rigettato la richiesta, ammettendo il credito solo in via chirografaria. Il creditore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, entrambe le parti hanno depositato un atto di rinuncia reciproca agli atti e all'azione, accettando la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, applicando la disciplina della rinuncia agli atti del giudizio.
Continua »
Revocatoria fallimentare del mutuo: la banca perde l’ipoteca
Una banca ha impugnato l'esclusione dal passivo fallimentare di un credito garantito da ipoteca, derivante da un mutuo fondiario utilizzato per estinguere debiti precedenti della società poi fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la revocatoria fallimentare del mutuo e della relativa ipoteca. I giudici hanno chiarito che l'operazione di concessione del mutuo, finalizzata esclusivamente a ripianare un'esposizione debitoria pregressa, costituisce un'operazione anomala e solutoria, soggetta a revocatoria. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato l'inopponibilità delle garanzie pignoratizie prive di data certa, poiché il timbro postale era presente solo sulla prima pagina di un documento di tre fogli. Vince il Fallimento: la banca perde i privilegi ipotecari e pignoratizi, venendo ammessa solo come creditore chirografario.
Continua »
Revocatoria fallimentare: la banca perde l’incasso ma salva il pegno
Il Fallimento di una società ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro la Banca per recuperare una somma incassata tramite la vendita di titoli in pegno regolare rotativo durante il periodo sospetto. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che il pagamento è revocabile se la Banca conosceva lo stato di insolvenza del debitore. Tuttavia, le Sezioni Unite hanno sancito un principio fondamentale a favore dei creditori: una volta restituita la somma al fallimento a seguito della revocatoria fallimentare, la Banca ha il diritto di insinuarsi al passivo mantenendo lo stesso privilegio originario derivante dal pegno, senza essere degradata a creditore chirografario. La decisione bilancia la parità di trattamento dei creditori con la tutela delle garanzie reali legittimamente costituite prima del fallimento.
Continua »
Consecuzione delle procedure concorsuali: salvo il credito
Una società creditrice ha chiesto di ammettere al passivo di un fallimento un credito riconosciuto da una sentenza del 2012. Il fallimento era stato dichiarato nel 2013, dopo la revoca di un concordato preventivo avviato nel 2012. La curatela sosteneva che la sentenza fosse inopponibile, ritenendo che, per il principio di consecuzione delle procedure concorsuali, gli effetti del fallimento dovessero retroagire alla data del concordato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fallimento. I giudici hanno chiarito che la consecuzione delle procedure concorsuali non ha una portata retroattiva generale. Ai fini dell'opponibilità delle sentenze, rileva solo la data della dichiarazione di fallimento e non quella del concordato. La sentenza, emessa prima del fallimento e passata in giudicato, è quindi pienamente opponibile.
Continua »
Revocatoria ordinaria: la banca perde la garanzia sul mutuo
Un istituto di credito ha concesso un mutuo fondiario a un'azienda in difficoltà finanziaria, utilizzandolo per estinguere un precedente debito non garantito. Questa operazione ha trasformato il credito della banca da chirografario a ipotecario. In seguito al fallimento dell'azienda, il curatore fallimentare ha richiesto l'inefficacia della garanzia ipotecaria tramite revocatoria ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando l'esclusione della garanzia. La Corte ha stabilito che, per l'accoglimento della revocatoria ordinaria, è sufficiente che la banca fosse consapevole del pregiudizio arrecato agli altri creditori. Tale consapevolezza è presumibile data la qualifica professionale della banca e la situazione di indebitamento dell'azienda desumibile dai bilanci.
Continua »
Revocatoria ordinaria della garanzia ipotecaria: banca disarmata
Una banca ha concesso un mutuo fondiario a una società poi fallita, utilizzando la somma per estinguere vecchi debiti non garantiti della stessa società verso la banca. Questa operazione ha trasformato un credito semplice in un credito garantito da ipoteca. Il Fallimento ha promosso la revocatoria ordinaria della garanzia ipotecaria per annullare l'ipoteca. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno stabilito che la banca, in quanto operatore professionale, poteva conoscere lo stato di dissesto della società analizzando i bilanci e la centrale rischi. Di conseguenza, l'ipoteca è stata annullata e il credito della banca è rimasto comune, senza alcuna priorità di pagamento.
Continua »
Prededuzione crediti autotrasporto: sì anche per i prodotti finiti
Un'impresa di trasporti ha richiesto l'ammissione al passivo di una grande acciaieria in amministrazione straordinaria per un credito di oltre 127.000 euro, invocando la prededuzione crediti autotrasporto. Il Tribunale aveva negato tale priorità, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti (coils) da una sede secondaria non fosse essenziale per il ciclo produttivo dell'acciaio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa. I giudici hanno stabilito che la prededuzione crediti autotrasporto spetta anche per il trasporto dei prodotti finiti, poiché la consegna al cliente conclude e rende funzionale l'intero ciclo economico dell'azienda strategica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riconosciuto il rango di prededuzione all'intero credito dell'autotrasportatore.
Continua »
Prededuzione dei crediti di autotrasporto: vittoria per i vettori
Un'impresa di autotrasporti ha chiesto l'ammissione in prededuzione dei crediti di autotrasporto per servizi resi a una grande azienda siderurgica in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha negato la prededuzione, ritenendo che i trasporti non fossero essenziali per lo stabilimento e che l'impresa non avesse prodotto i contratti. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa. La Corte ha chiarito che la prededuzione dei crediti di autotrasporto spetta per tutte le prestazioni necessarie a garantire la funzionalità complessiva degli impianti, senza limitarsi alla produzione primaria. Inoltre, il Tribunale avrebbe dovuto acquisire d'ufficio i documenti già presenti nel fascicolo fallimentare e decidere sulla richiesta degli interessi moratori. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova decisione.
Continua »