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Credito Chirografario

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274 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione Revocatoria Ipoteca: quando è inefficace
Una banca ha concesso nuove linee di credito garantite da ipoteca a una società cooperativa, ma queste sono risultate essere una mera prosecuzione di debiti preesistenti non garantiti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che ha accolto l'azione revocatoria ipoteca sollevata dalla procedura di liquidazione. L'ipoteca è stata ritenuta un atto pregiudizievole per gli altri creditori, in quanto trasformava un credito chirografario in privilegiato senza l'apporto di nuova finanza, e pertanto è stata dichiarata inefficace.
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Credito ipotecario: quando opporsi al piano del debitore
Una società finanziaria ha impugnato l'approvazione di un piano di composizione della crisi perché il suo credito, garantito da ipoteca, era stato classificato come non privilegiato. Il tribunale aveva respinto il reclamo ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il diritto derivante da un credito ipotecario può essere fatto valere anche in fase di reclamo e che il giudice deve sempre valutare la convenienza del piano per i creditori dissenzienti rispetto all'alternativa della liquidazione.
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Esenzione revocatoria: si applica anche all’ordinaria?
Una banca si opponeva alla revoca di un'ipoteca concessa da un'azienda poi fallita, sostenendo la validità di un piano di risanamento. Il tribunale respingeva l'opposizione, ma la Cassazione ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'esenzione revocatoria prevista dalla legge fallimentare per gli atti eseguiti in base a un piano attestato si estende anche all'azione revocatoria ordinaria, correggendo l'interpretazione restrittiva del giudice di merito.
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Azione revocatoria: onere della prova del curatore
Una banca si è vista revocare una garanzia ipotecaria dal curatore fallimentare di una società debitrice. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che nell'azione revocatoria spetta sempre al curatore l'onere di provare l'effettivo pregiudizio per gli altri creditori (eventus damni). Non è sufficiente affermare che la concessione di un'ipoteca per un debito preesistente costituisca di per sé un danno, ma occorre dimostrare l'esistenza di altri creditori anteriori e la concreta diminuzione delle loro possibilità di soddisfarsi.
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Azione revocatoria ordinaria: la prova del danno
Un istituto di credito aveva concesso un mutuo fondiario a una società, poi fallita, per estinguere un debito chirografario preesistente. Il tribunale aveva revocato l'ipoteca, ritenendola una garanzia per debito preesistente lesiva della par condicio creditorum. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato la decisione, specificando che per l'azione revocatoria ordinaria non basta dimostrare la trasformazione del credito da chirografario a privilegiato. Il curatore fallimentare ha l'onere di provare il concreto pregiudizio, ovvero che il patrimonio residuo del debitore è diventato insufficiente a soddisfare gli altri creditori a seguito dell'atto. La Corte ha inoltre stabilito che, in caso di nullità della clausola sugli interessi per indeterminatezza, non si azzerano gli interessi ma si applica il tasso sostitutivo previsto dall'art. 117 TUB.
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Revoca finanziamento: il credito sopravvive chirografo
Una banca concede un nuovo finanziamento garantito da ipoteca a una società, che utilizza i fondi per estinguere precedenti debiti non garantiti verso la stessa banca. In seguito al fallimento della società, l'operazione viene revocata. La Corte di Cassazione chiarisce che, sebbene la garanzia ipotecaria sia inefficace, il credito derivante dal finanziamento effettivamente erogato deve essere ammesso al passivo fallimentare come credito chirografario.
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Revocatoria fallimentare: quando l’operazione è valida
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revocatoria fallimentare riguardante un'operazione di finanziamento contestata. La curatela sosteneva che un nuovo finanziamento garantito fosse stato concesso solo per estinguere un precedente debito chirografario verso una banca collegata, danneggiando gli altri creditori. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. La motivazione principale si basa su un principio processuale: il ricorso non ha efficacemente contestato la prima ratio decidendi della sentenza, ovvero la mancata prova di un accordo fraudolento a tre. Poiché questa motivazione era sufficiente a sostenere la decisione, le censure sulle altre motivazioni sono diventate irrilevanti.
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Credito anteriore confisca: quando sorge il diritto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'ammissione al passivo di un'azienda confiscata, un credito derivante da un contratto di factoring è da considerarsi anteriore alla confisca se il contratto è stato stipulato prima della misura di prevenzione. Il momento rilevante è quello della nascita dell'obbligazione di garanzia (la stipula del contratto), non quello del successivo accertamento giudiziale che rende il credito esigibile. La Corte ha anche chiarito che l'azione avviata presso un giudice incompetente conserva i suoi effetti, impedendo la decadenza del diritto.
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Equa riparazione: quando il creditore ha diritto
Una società, creditrice in una lunga procedura fallimentare, si è vista negare l'equa riparazione per l'irragionevole durata del processo. La corte inferiore aveva presunto la sua consapevolezza sulla scarsa possibilità di recupero del credito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'ammissione al passivo fallimentare convalida la pretesa creditoria e che la consapevolezza non può essere presunta, ma deve essere provata concretamente, riaffermando il diritto del creditore all'indennizzo.
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Omologa del concordato: i limiti del giudice
Una società in concordato preventivo si oppone alla decisione della Corte d'Appello che, accogliendo il reclamo di un creditore, aveva annullato l'omologa del concordato per riconoscere un privilegio su un credito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che in sede di omologa del concordato, il giudice non ha la competenza per decidere sull'esistenza o sul rango dei crediti, poiché tale accertamento è riservato a un giudizio ordinario separato. Di conseguenza, cassa la decisione impugnata senza rinvio.
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Subentro contratto: la Cassazione e i crediti
Una società fornitrice si è opposta alla classificazione di un suo credito come parzialmente chirografario nell'ambito di un'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di esplicito subentro contratto da parte del commissario straordinario, l'intero credito, inclusa la parte maturata prima della procedura, acquisisce natura prededucibile. Il tribunale di merito aveva erroneamente omesso di valutare la comunicazione formale di subentro, un fatto decisivo per la causa.
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Opponibilità ipoteca fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità di un'ipoteca al fallimento dipende dall'iscrizione nei registri prima della dichiarazione di fallimento. Un decreto del giudice tavolare che reintegra un'ipoteca cancellata per errore, anche con efficacia retroattiva, non è vincolante per il giudice fallimentare. Quest'ultimo deve valutare autonomamente se la formalità era stata completata prima dell'apertura della procedura concorsuale. Il caso riguardava un'ipoteca re-iscritta dopo la dichiarazione di fallimento di una società.
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Garanzia pubblica: diritto autonomo del Fondo al passivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito derivante dall'escussione di una garanzia pubblica è autonomo e privilegiato. Pertanto, l'ente che ha pagato il debito può insinuarsi al passivo del fallimento con una propria domanda, senza che ciò costituisca una duplicazione del credito originario della banca finanziatrice. Questa decisione chiarisce che il diritto del Fondo di garanzia non è una semplice surroga, ma un nuovo diritto sorto per ripristinare le risorse pubbliche.
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Fondo garanzia INPS: TFR e concordato preventivo
Una lavoratrice ha richiesto al Fondo di Garanzia INPS il pagamento del suo TFR dopo che la sua azienda è entrata in concordato preventivo. La lavoratrice aveva accettato una riduzione dell'importo e la degradazione del credito a chirografario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene l'accettazione non elimini il diritto alla prestazione, il Fondo garanzia INPS è tenuto a pagare solo l'importo del TFR come definito e quantificato nel decreto di omologa del concordato, anche se decurtato, e non l'intero ammontare originario.
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Privilegio Garanzia Pubblica: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo contesta la natura privilegiata di un credito vantato da un ente garante a partecipazione pubblica, intervenuto a copertura dei suoi prestiti bancari insoluti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il credito dell'ente garante gode di uno speciale privilegio garanzia pubblica ai sensi del D.Lgs. 123/1998. Tale diritto, finalizzato al recupero di risorse pubbliche, prevale sulle norme ordinarie della surroga e non richiede il completo soddisfacimento del creditore originario.
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Credito prededucibile: no per quote non versate
Una società in amministrazione straordinaria aveva sottoscritto quote di un consorzio senza versarle integralmente. Il consorzio ha chiesto l'ammissione al passivo con privilegio prededucibile. La Corte di Cassazione ha negato tale status, stabilendo che l'obbligazione è sorta al momento della sottoscrizione, antecedente alla procedura. Pertanto, non può essere un credito prededucibile. La Corte ha inoltre affermato il principio dell'effetto preclusivo di una precedente ammissione al passivo dello stesso credito in via chirografaria.
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Credito prededucibile: quando è negato al professionista
Un professionista ha richiesto il riconoscimento di un credito prededucibile per l'attività svolta in un concordato preventivo, poi dichiarato inammissibile. Anni dopo, la società è fallita. La Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando che il lungo lasso di tempo e la prosecuzione dell'attività aziendale hanno interrotto la continuità tra le due procedure. Di conseguenza, il credito non è stato ritenuto funzionale al successivo fallimento e la prededuzione è stata negata.
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Insinuazione al passivo privilegio: richiesta esplicita
Una professionista ha presentato opposizione allo stato passivo di una società fallita, sostenendo che il suo credito professionale avrebbe dovuto essere riconosciuto come privilegiato e non solo come chirografario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per l'insinuazione al passivo privilegio è indispensabile che la richiesta di prelazione sia formulata esplicitamente nella domanda iniziale. L'omissione non può essere sanata in un secondo momento e il giudice non può concedere il privilegio d'ufficio, poiché ciò violerebbe il principio della domanda e i diritti degli altri creditori.
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Credito prededucibile: la Cassazione sui professionisti
Un legale contesta l'ammissione del proprio credito come chirografario e lo status di credito prededucibile riconosciuto ad altri due professionisti per l'assistenza in un concordato preventivo. La Cassazione cassa la decisione di merito, chiarendo che per il riconoscimento del credito prededucibile non basta l'omologazione del concordato, ma occorre una valutazione 'ex ante' dell'effettiva utilità e funzionalità della prestazione professionale rispetto agli scopi della procedura.
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Irrisorietà della pretesa: no indennizzo per lungaggine
La Corte di Appello di Ancona ha respinto una richiesta di indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare (oltre 10 anni). Sebbene la durata fosse irragionevole, la Corte ha negato il risarcimento a causa dell'irrisorietà della pretesa della società creditrice, un credito chirografario di soli 676,32 euro. La decisione si fonda sul principio 'de minimis non curat praetor', stabilendo che un pregiudizio, per essere indennizzabile, deve superare una soglia minima di gravità, che in questo caso non è stata raggiunta.
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