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Credito Chirografario

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274 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Restituzione cauzione franchising fallimento: solo chirografo
Un affiliato ha richiesto la restituzione cauzione franchising fallimento per un importo pari a quindicimila euro versato come deposito. Dopo il fallimento della società concedente, il curatore ha deciso di sciogliere il contratto in corso. L affiliato ha preteso di recuperare l intera somma in prededuzione, sostenendo la natura successiva del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che lo scioglimento del contratto di franchising opera con effetto retroattivo ex tunc. Di conseguenza, l obbligo di restituire la somma genera un credito concorsuale ordinario e non un credito prededucibile. La restituzione cauzione franchising fallimento deve avvenire esclusivamente in collocazione chirografaria, garantendo la parità di trattamento tra tutti i creditori dell impresa fallita.
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Canoni di locazione in prededuzione tra tutela e rifiuto
Un'azienda in crisi ha stipulato un contratto d'affitto per un immobile uso ufficio, chiedendo poi l'accesso al concordato preventivo, procedura successivamente abbandonata prima dell'apertura ufficiale. L'azienda è poi finita in amministrazione straordinaria. Il proprietario dell'immobile ha chiesto l'ammissione al passivo dei canoni arretrati e dell'indennità per l'occupazione dell'immobile dopo la risoluzione del contratto, invocando i canoni di locazione in prededuzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che i canoni maturati durante la fase di concordato mai aperto non sono prededucibili e vanno pagati come crediti chirografari. Al contrario, spetta la prededuzione per i canoni maturati durante l'amministrazione straordinaria e per il risarcimento da occupazione senza titolo fino alla riconsegna dei locali.
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Ammissione al passivo fallimentare: no a 9 milioni per l’ex dg
Un ex direttore generale ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di oltre nove milioni di euro per crediti da lavoro subordinato. Il tribunale ha respinto la qualificazione subordinata del rapporto, accogliendo la domanda solo per una cifra inferiore a titolo di credito chirografario derivante da collaborazione a progetto. Il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'omesso esame della documentazione contrattuale e chiedendo la conversione del rapporto in subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: l'omesso esame non riguarda la rivalutazione delle prove o la qualificazione giuridica del contratto, elementi già vagliati dai giudici di merito.
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Concordato preventivo: stop ai vantaggi per crediti bancari
Un'azienda ha proposto un concordato preventivo trattando i debiti verso le banche, assistiti da garanzia pubblica, come privilegiati prima dell'effettiva escussione della garanzia. Il piano ha riservato agli istituti bancari una percentuale di soddisfazione del debito nettamente superiore rispetto a quella destinata ai crediti tributari privilegiati del Fisco. L'Amministrazione Finanziaria si è opposta all'omologazione, denunciando l'alterazione illegittima dell'ordine legale dei privilegi. La Corte di Cassazione ha confermato il blocco del concordato, chiarendo che la garanzia pubblica attribuisce il privilegio esclusivamente all'ente pubblico garante dopo il rimborso alla banca. Gli istituti di credito restano creditori chirografari fino all'effettivo pagamento pubblico e non possono scavalcare i crediti tributari.
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Abusiva concessione del credito: stop all’ammissione al passivo
Una società cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di una società per oltre quattro milioni di euro con prelazione pignoratizia. La curatela contestava l'ammissione eccependo la nullità dei contratti per abusiva concessione del credito da parte della banca originaria, che aveva finanziato l'impresa nonostante una conclamata insolvenza. Il tribunale ammetteva il debito solo in chirografo, ritenendo impossibile accertare l'illecito bancario senza la presenza in giudizio dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso incidentale del fallimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il tribunale fallimentare ha il pieno dovere di verificare anche in via incidentale, tramite indizi gravi, precisi e concordanti, l'eventuale condotta illecita dell'istituto finanziatore.
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Bancarotta preferenziale: pagamenti leciti per salvare l’azienda
La curatela fallimentare ha citato in giudizio l'ex amministratrice e alcuni istituti di credito per ottenere un risarcimento danni milionario. L'accusa contestava pagamenti eseguiti in base a un accordo transattivo prima del dissesto, qualificandoli come bancarotta preferenziale. I giudici di merito hanno respinto le pretese risarcitorie, non ravvisando insolvenza all'epoca dei versamenti né l'intenzione dolosa di favorire specifici creditori a discapito di altri. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il verdetto. La Suprema Corte ha chiarito che non sussiste bancarotta preferenziale se i pagamenti mirano a salvare l'attività economica e si collegano a entrate concrete come la vendita di immobili, escludendo la responsabilità civile dell'organo amministrativo e delle banche creditrici.
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Credito ipotecario nel fallimento senza il bene: vale la garanzia
Una società finanziaria cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per un finanziamento fondiario garantito da ipoteca. Il Tribunale riconosceva il credito solo in via chirografaria (senza garanzie), perché l'immobile ipotecato era stato ceduto a terzi prima del fallimento e non risultava tra i beni dell'attivo fallimentare. La creditrice proponeva ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che per riconoscere il credito ipotecario nel fallimento non serve che il bene sia già presente nella massa attiva fallimentare al momento della domanda. La verifica della presenza effettiva del bene spetta esclusivamente alla successiva fase di riparto delle somme ricavate.
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Privilegio crediti pubblici: sì al recupero dei Certificati
L'Ente pubblico gestore dei servizi energetici ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società debitrice per recuperare oltre un milione di euro derivanti dalla revoca di Certificati Bianchi per anomalie nei progetti dichiarati. Il Tribunale ha declassato il credito a chirografario, escludendo la natura pubblica delle risorse impiegate. La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente, chiarendo che gli incentivi per l'efficienza energetica costituiscono a tutti gli effetti aiuti economici di matrice pubblica alimentati dalle bollette degli utenti. Pertanto, al recupero di tali somme si applica il privilegio crediti pubblici previsto a tutela delle risorse dello Stato destinate allo sviluppo produttivo.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chiusura fallimento ed esito
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per compensi professionali e relativi interessi. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riconosciuto il privilegio per la quota capitale, ma hanno declassato gli interessi a credito chirografario semplice. Il creditore ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, la procedura fallimentare è stata dichiarata formalmente chiusa. Preso atto della chiusura, il professionista ha notificato e depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici di legittimità hanno accertato la validità dell'atto e hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte non ha liquidato spese legali contro la parte e ha escluso il raddoppio del contributo unificato a suo carico.
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Opposizione allo stato passivo: accolta la domanda principale
Un Ente pubblico per la casa ha riqualificato un immobile di proprietà di una Fondazione realizzando tredici unità abitative. Dopo il fallimento della Fondazione, l'Ente ha richiesto l'ammissione al passivo in via principale contrattuale e, in via ulteriormente subordinata, per arricchimento senza causa. Il giudice delegato ha riconosciuto solo una somma ridotta a titolo di indennizzo per le migliorie. Il Tribunale ha respinto la successiva opposizione, ritenendo che l'ammissione subordinata impedisse di riproporre le domande contrattuali per effetto del giudicato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'accoglimento parziale della richiesta subordinata non elimina l'interesse del creditore a presentare opposizione allo stato passivo per ottenere il riconoscimento del credito principale contrattuale.
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Data certa del contratto bancario: banca respinta
Un istituto bancario ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per ottenere il recupero di uno scoperto di conto corrente e di un finanziamento. Il giudice delegato ha respinto la domanda. Il tribunale ha poi accolto parzialmente la richiesta, ammettendo il credito in chirografo pur riscontrando l'assenza di data certa sui contratti. Il fallimento ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno ribaltato la decisione. La Corte ha stabilito che la data certa del contratto bancario costituisce un requisito indispensabile per far valere il credito verso la procedura concorsuale. I contratti bancari richiedono la forma scritta a pena di nullità e non ammettono prove testimoniali o presunzioni. La banca perde dunque ogni pretesa negoziale e il tribunale deve rivalutare integralmente il caso.
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Data certa del conto corrente: banca ammessa al passivo
Una banca ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un saldo debitore di conto corrente e per effetti cambiari insoluti. Il tribunale ha respinto la richiesta relativa al conto, ritenendo assente la data certa del conto corrente rispetto alla dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno rilevato che l'anticipazione e il protesto delle cambiali sono avvenuti prima del fallimento mediante accredito su quel conto. L'esistenza di operazioni anteriori documentate e obiettive dimostra l'operatività del rapporto contrattuale prima dell'apertura del concorso dei creditori. Di conseguenza, il credito bancario risulta pienamente opponibile.
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Insinuazione tardiva al passivo: aiuti UE oltre i limiti
L'Ente Previdenziale chiedeva di recuperare contributi previdenziali non versati da una Società Fallita a seguito della dichiarazione europea di illegittimità degli sgravi fiscali concessi in passato. Il Giudice delegato e il Tribunale respingevano la domanda ritenendola una insinuazione tardiva al passivo non giustificata da cause indipendenti dalla volontà dell'ente pubblico creditore. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e stabilisce che l'obbligo europeo di recuperare gli aiuti di Stato dichiarati illegittimi prevale sulle scadenze e sui vincoli procedurali nazionali. Di conseguenza, il giudice deve disapplicare le norme interne sulla decadenza temporale fallimentare per garantire l'effettivo recupero delle somme.
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Accordo tra le parti e cessazione della materia del contendere
La curatela di una procedura concorsuale ha impugnato in Cassazione il provvedimento del tribunale che ammetteva un creditore al passivo per una somma di denaro. Nelle more dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale e hanno comunicato congiuntamente l'avvenuta composizione della lite. I giudici supremi hanno preso atto dell'intesa e hanno formalizzato la cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, il collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso originario per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione totale delle spese legali. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che l'accordo bonario esclude il raddoppio sanzionatorio del contributo unificato, applicabile soltanto nelle ipotesi di rigetto integrale o di inammissibilità originaria dell'impugnazione.
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Cessazione della materia del contendere: niente spese doppie
Un creditore ha impugnato la decisione del Tribunale che ammetteva solo parzialmente il suo credito nello stato passivo di una società fallita. Prima della discussione davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere la lite. Entrambi i contendenti hanno quindi chiesto ai giudici di dichiarare la cessazione della materia del contendere e di compensare integralmente le spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, sancendo che l'intesa amichevole estingue il contenzioso. I giudici hanno inoltre stabilito che, in caso di accordo transattivo che determina la cessazione della materia del contendere, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.
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Ammissione al passivo fallimentare e fatture senza data
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa insolvente per quasi un milione di euro, presentando ottantacinque fatture commerciali. Il Tribunale ha riconosciuto solo una frazione minima del credito, pari a circa dodicimila euro, escludendo il resto per carenza di data certa e di sottoscrizioni sui documenti di trasporto. La società fornitrice ha impugnato il provvedimento sostenendo la piena validità probatoria dei registri contabili. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza. Il curatore opera come terzo rispetto all'imprenditore insolvente, rendendo inopponibili le scritture contabili unilaterali prive di certezza temporale.
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Fallimento di società in liquidazione: crediti incerti e debiti
Una società debitrice in fase di liquidazione ha contestato la sentenza di fallimento richiesta da una ditta fornitrice. La debitrice sosteneva di possedere crediti futuri sufficienti a coprire i debiti, escludendo così la crisi. I giudici hanno respinto il reclamo. La Corte di Cassazione ha confermato che per il fallimento di società in liquidazione rileva l'insolvenza patrimoniale: l'attivo deve garantire l'integrale pagamento dei creditori. Poiché i crediti dichiarati erano aleatori e non dimostrati, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la debitrice alle spese.
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Imputazione del pagamento: la banca deve provare i debiti
Un garante subisce un pignoramento immobiliare da parte di una banca per un debito derivante da un mutuo. Il garante contesta l'esecuzione chiedendo di ridurre il credito azionato, poiché la banca ha incassato somme sia dalla procedura concorsuale della società debitrice, sia da accordi con altri garanti. La Corte d'Appello riconosce solo parzialmente tali versamenti, escludendo le somme dei cogaranti perché imputate ad altri debiti meno garantiti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del garante. I giudici di legittimità stabiliscono che l'imputazione del pagamento non può basarsi su presunzioni o su una presunta mancata contestazione: la banca ha l'onere di provare l'esistenza di altri debiti garantiti e la corretta attribuzione dei versamenti eseguiti dai coobbligati.
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Equa riparazione Legge Pinto: indennizzo ridotto
Una società ha proposto opposizione per ottenere un aumento dell'indennizzo per equa riparazione Legge Pinto, ridotto a soli 100 euro annui a causa dell'esiguità del credito rispetto al fatturato aziendale. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, ritenendo legittimo scendere sotto la soglia minima di legge quando la sofferenza psichica è assente per via della sproporzione economica tra pretesa e condizioni dell'istante.
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Equo indennizzo: fallimento troppo lungo, lo Stato paga
Una società creditrice ha chiesto l'equo indennizzo per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare iniziata nel 2008. La Corte d'appello ha riconosciuto il diritto, ma ha stabilito che la durata ragionevole del fallimento fosse di sette anni anziché sei, giustificando l'estensione con la complessità del caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il termine di sei anni fissato dalla Legge Pinto per le procedure concorsuali è inderogabile e non può essere esteso discrezionalmente dal giudice. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato il provvedimento e ha rinviato la causa alla Corte d'appello per ricalcolare l'indennizzo spettante alla società.
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