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Credibilità Intrinseca

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Valutazione dell'attendibilità di una dichiarazione basata sulle sue caratteristiche interne, come la precisione, la coerenza, la costanza nel tempo e la logicità del racconto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Protezione sussidiaria negata: il racconto inattendibile perde
Un cittadino straniero impugna il diniego della richiesta di asilo, invocando la protezione sussidiaria e il permesso umanitario per la presunta insicurezza nel Paese d'origine. I giudici accertano evidenti contraddizioni nel racconto e l'assenza di violenza generalizzata nella regione di provenienza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: quando le dichiarazioni individuali risultano intrinsecamente inattendibili, il tribunale non deve compiere ulteriori indagini d'ufficio per verificare i fatti personali. Il richiedente perde definitivamente la causa per mancanza di prove credibili.
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Dichiarazioni del collaboratore di giustizia: servono riscontri
Un uomo indagato per associazione di tipo mafioso subisce la conferma di una misura cautelare da parte del Tribunale del Riesame. I giudici territoriali fondano la decisione essenzialmente sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ritenendole sufficienti anche senza riscontri oggettivi, nonostante fossero emerse oltre dodici anni dopo i fatti e al di fuori dei termini legali ordinari. L'indagato propone ricorso per cassazione evidenziando la totale mancanza di prove esterne di supporto e varie contraddizioni narrative. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla l'ordinanza con rinvio. La Suprema Corte stabilisce che le accuse del pentito non bastano da sole per limitare la libertà personale: i giudici devono vagliare rigorosamente la credibilità interna del narrato e trovare elementi esterni che ne confermino l'attendibilità, spiegando perché fatti così remoti risultino ancora rilevanti.
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Protezione internazionale: no asilo se il racconto è falso
Il Cittadino Straniero, originario della Guinea, ha richiesto il riconoscimento della protezione internazionale, sostenendo di essere fuggito a causa di scontri politici e false accuse di incendio. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo il racconto non credibile e non provata l'integrazione in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se la narrazione del richiedente presenta gravi contraddizioni interne (mancanza di credibilità intrinseca), non è necessario verificare la situazione del Paese tramite le fonti ufficiali (COI). Inoltre, una sola busta paga non basta a dimostrare un reale radicamento sociale e lavorativo in Italia ai fini della protezione speciale.
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Credibilità del richiedente asilo: bugie e diniego di protezione
Il richiedente asilo, originario del Ghana, ha impugnato il diniego della protezione internazionale. L'uomo sosteneva di essere fuggito per timore di ritorsioni dopo aver ucciso accidentalmente un funzionario di banca durante una lite. La Corte d'Appello ha ritenuto il racconto non credibile, escludendo i presupposti per la protezione sussidiaria e umanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla credibilità del richiedente asilo spetta al giudice di merito. Se la narrazione presenta lacune e incongruenze tali da escludere la credibilità intrinseca, il giudice non deve procedere al controllo della credibilità estrinseca tramite fonti internazionali. Inoltre, i nuovi documenti sull'attività lavorativa in Italia, prodotti per la prima volta in Cassazione, sono stati dichiarati inammissibili.
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Truffa: condannato solo sulle dichiarazioni della persona offesa?
Un uomo, condannato per truffa aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'insufficienza delle prove a suo carico. La sua condanna si basava principalmente sulle dichiarazioni della vittima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: le dichiarazioni della persona offesa possono essere sufficienti a fondare una condanna. Tuttavia, questo è possibile solo a condizione che il giudice le sottoponga a una verifica di credibilità particolarmente rigorosa e approfondita. In questo caso, il racconto della vittima è stato ritenuto logico, coerente e supportato da altri elementi, rendendo la condanna definitiva.
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Attendibilità della vittima: condanna per estorsione confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione aggravata di un uomo che aveva costretto un'altra persona a consegnargli denaro e cibo. La difesa aveva contestato l'attendibilità della persona offesa, a causa di una precedente relazione extraconiugale tra la vittima e la compagna dell'imputato. La Corte ha stabilito che la testimonianza della vittima può essere l'unica prova alla base di una condanna, a condizione che sia sottoposta a una verifica particolarmente rigorosa. In questo caso, il racconto è stato ritenuto coerente, logico e supportato da altri elementi come messaggi e testimonianze, rendendo la condanna definitiva.
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Truffa: Condanna valida con la sola testimonianza della vittima
Un uomo, condannato per truffa sulla base delle dichiarazioni e del riconoscimento fotografico da parte della vittima, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la sola parola della persona offesa non fosse sufficiente. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito un principio fondamentale: l'attendibilità testimonianza vittima può essere l'unica prova a sostegno di una condanna. Tuttavia, il giudice deve valutarla con un rigore e una profondità maggiori rispetto a qualsiasi altro testimone. In questo caso, la valutazione era stata corretta, rendendo la condanna definitiva.
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Credibilità vittima reati sessuali: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale, rigettando il ricorso dell'imputato. La sentenza ribadisce principi fondamentali sulla valutazione della credibilità vittima reati sessuali, affermando che la sua testimonianza costituisce 'prova piena' e che eventuali vuoti di memoria, come l'amnesia sulla data esatta, possono essere spiegati come meccanismi psicologici di difesa, senza inficiare l'attendibilità del narrato. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di applicazione dell'attenuante del fatto di minore gravità, basando la decisione su una valutazione globale della condotta, che ha tenuto conto dell'invasività degli atti e della spiccata capacità a delinquere dell'imputato.
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Chiamata in correità: Cassazione sulla credibilità
La Corte di Cassazione conferma una condanna all'ergastolo per un omicidio aggravato, basata principalmente sulla chiamata in correità di un collaboratore di giustizia. La sentenza ribadisce i rigorosi criteri per la valutazione di tale prova: credibilità soggettiva del dichiarante, attendibilità intrinseca del racconto e presenza di riscontri esterni individualizzanti. Il ricorso dell'imputato, che lamentava l'inattendibilità del collaboratore e la mancanza di prove, è stato rigettato in quanto le valutazioni dei giudici di merito sono state ritenute logiche e coerenti.
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