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Cram Down

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Meccanismo giuridico che consente al tribunale di omologare un accordo di ristrutturazione anche senza il consenso di un creditore pubblico (es. Fisco), a condizione che la proposta sia più conveniente per quest'ultimo rispetto all'alternativa del fallimento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Meritevolezza nel Sovraindebitamento: Debitore o Banca, Chi Prova?
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti principi sulla **meritevolezza nel sovraindebitamento** del consumatore. Un debitore aveva proposto un piano per ristrutturare i suoi debiti, approvato dal Tribunale di primo grado. Una banca creditrice ha contestato l'approvazione. La Corte Suprema ha stabilito che spetta al debitore dimostrare di non aver assunto obbligazioni senza una ragionevole prospettiva di adempimento o di non aver causato colpevolmente il proprio sovraindebitamento. Il Tribunale aveva erroneamente posto l'onere della prova sulla banca. Inoltre, la Corte ha precisato che un creditore privilegiato, la cui garanzia viene ridotta (cram down), ha comunque diritto a partecipare alla ripartizione con i creditori chirografari per la parte del credito non coperta. La sentenza è stata cassata e rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Rottamazione dei debiti fiscali e sospensione del processo
La Società Debitrice ha proposto ricorso in Cassazione contro la revoca dell'omologazione del proprio piano di risanamento. La Corte d'Appello aveva infatti cancellato l'accordo con il Fisco approvato in precedenza dal Tribunale. Nelle more del giudizio di legittimità, l'impresa ha richiesto il rinvio della causa per aver presentato domanda di rottamazione dei debiti fiscali ai sensi della legge n. 199/2025, ottenendo anche la rateizzazione per i tributi esclusi. La Suprema Corte ha accolto l'istanza e rinviato la causa a nuovo ruolo. I giudici hanno chiarito che l'eventuale accoglimento della misura agevolata ridurrebbe o estinguerebbe il debito tributario, modificando l'interesse effettivo delle parti a proseguire il processo civile.
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Società cancellata: no al Piano di ristrutturazione
Il Pubblico Ministero ha chiesto la liquidazione giudiziale di una società cancellata dal registro delle imprese per presunte condotte distrattive. La società ha eccepito l'irregolarità del ricorso depositato in formato cartaceo e ha proposto un Piano di ristrutturazione soggetto a omologazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando l'apertura della liquidazione giudiziale. La Corte ha chiarito che il deposito cartaceo urgente del Pubblico Ministero è valido se l'atto ha raggiunto il suo scopo senza ledere la difesa. Inoltre, ha sancito che una società già cancellata ed estinta non può accedere al Piano di ristrutturazione, in quanto tale strumento presuppone la continuità o la gestione attiva di un'impresa esistente, equiparando l'omissione legislativa a una mera svista sistematica.
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Concordato minore: negato all’ex imprenditore cancellato
Un'ex imprenditrice individuale, dopo aver cancellato la propria attività dal registro delle imprese, ha proposto un concordato minore di tipo liquidatorio per risolvere i suoi debiti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno inizialmente approvato la proposta, ritenendo che il divieto di accesso a questa procedura si applicasse solo alle società e non ai singoli imprenditori. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno revocato l'omologazione del piano, chiarendo che chi cessa volontariamente l'attività perde il diritto di accedere a strumenti negoziali di risoluzione della crisi, potendo ricorrere solo alla liquidazione controllata.
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Concordato minore negato all’ex imprenditore: vince il creditore
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di accesso alla procedura di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Nel caso di specie, i debitori (ex titolari di una ditta individuale cancellata) avevano proposto un piano di concordato minore di tipo liquidatorio, omologato nei primi gradi di giudizio. La società creditrice ha impugnato l'omologazione, sostenendo la violazione del Codice della Crisi d'Impresa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del creditore, chiarendo che il divieto previsto dalla legge ha carattere assoluto e letterale. Non rileva, quindi, la distinzione tra piano in continuità o liquidatorio. Di conseguenza, la Cassazione ha revocato l'omologazione del piano precedentemente concesso ai debitori, accogliendo definitivamente il reclamo del creditore.
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Omologazione forzata concordato: il Fisco perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'omologazione forzata concordato per una società di capitali, nonostante l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate. Il caso riguardava l'interpretazione dell'art. 112 del Codice della Crisi, specificamente se il tribunale potesse approvare il piano in assenza della maggioranza delle classi. La Suprema Corte ha stabilito che l'omologazione è possibile anche con il voto favorevole di una sola classe di creditori, purché questa riceva un trattamento economico superiore a quello della liquidazione. La decisione chiarisce che il 'cram-down' non richiede la meritevolezza soggettiva del debitore, ma si basa sulla fattibilità del piano e sulla tutela degli interessi economici dei creditori, in linea con i principi della Direttiva UE sulla ristrutturazione e l'insolvenza.
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Transazione fiscale forzosa: stop al ricorso e condanna alle spese
Una società in liquidazione ha impugnato il diniego di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che includeva una transazione fiscale forzosa. Il tribunale e la corte d'appello avevano rigettato la domanda applicando le nuove restrizioni introdotte dal D.L. 69/2023, ritenute applicabili anche alle proposte depositate dopo il 15 giugno 2023. La società sosteneva l'illegittimità di tale applicazione retroattiva, invocando lo Statuto del Contribuente. Tuttavia, prima della decisione della Cassazione, la ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso per carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata e pone le spese di lite a carico del rinunciante, indipendentemente dall'accettazione della controparte.
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Cram down fiscale: limiti all’omologazione forzosa
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti basato esclusivamente sul cram down fiscale. Una società aveva proposto una transazione coinvolgendo unicamente l'Agenzia delle Entrate e l'INPS, senza aver raggiunto accordi con altri creditori. La Suprema Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile ratione temporis, il meccanismo del cram down non può operare in totale assenza di altri creditori aderenti. Un accordo che preveda la sola falcidia dei debiti erariali e contributivi, senza una base negoziale con terzi, si configura come un condono atipico non consentito dall'ordinamento concorsuale.
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Omologazione forzosa e frodi fiscali nel concordato
La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere sulla legittimità di una omologazione forzosa (cram-down) concessa a una società nonostante il voto contrario dell'Agenzia delle Entrate. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato il provvedimento segnalando gravi condotte fraudolente pregresse, tra cui l'uso di fatture per operazioni inesistenti. Mentre i giudici di merito hanno ritenuto prevalente la convenienza economica della proposta rispetto alla liquidazione fallimentare, la Suprema Corte ha ravvisato la necessità di un approfondimento in pubblica udienza. Il nodo centrale riguarda la possibilità per il giudice di valutare la meritevolezza del debitore e l'eventuale abuso del diritto anche quando le condotte illecite sono state trasparentemente dichiarate ai creditori.
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Omologa concordato: revoca della Corte d’Appello
La Corte d'Appello ha revocato il decreto di omologa concordato emesso in sede di liquidazione giudiziale. La decisione si fonda sulla mancata considerazione di ingenti debiti prededucibili legati all'indennità di occupazione di un immobile e sulla scarsa attendibilità delle stime dei costi di smaltimento rifiuti, che rendevano la proposta non conveniente rispetto alla liquidazione ordinaria.
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Accordo di ristrutturazione: chi può fare reclamo?
Una società in liquidazione ha richiesto l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, applicando il cram down fiscale e previdenziale per superare il dissenso dell'ente pubblico. Nonostante l'ente non avesse presentato opposizione formale in primo grado, ha successivamente proposto reclamo ottenendo la revoca dell'omologa in appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la legittimazione a impugnare l'accordo di ristrutturazione spetta esclusivamente a chi ha assunto la qualità di parte formale tramite opposizione tempestiva.
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Concordato preventivo: chi può impugnare l’omologa?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di concordato preventivo, chiarendo i limiti della legittimazione a proporre reclamo contro la sentenza di omologazione. Il caso riguardava un'Amministrazione Finanziaria che aveva impugnato l'omologa di un piano in continuità aziendale senza aver partecipato formalmente alla fase di opposizione davanti al Tribunale. La Suprema Corte ha confermato che, ai sensi dell'art. 51 del Codice della Crisi e dell'Insolvenza (CCII), il diritto di reclamo spetta esclusivamente alle parti che hanno assunto una veste formale nel giudizio di primo grado. L'unica eccezione riguarda l'ipotesi in cui il creditore lamenti un vizio procedurale che gli abbia impedito materialmente di partecipare. Poiché l'ente era stato regolarmente citato ma era rimasto inerte, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Cram down fiscale: quando l’omologazione è negata
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società in liquidazione che chiedeva l'applicazione del cram down fiscale in assenza di altri creditori aderenti. Il caso riguardava una proposta di ristrutturazione dei debiti dove l'Agenzia delle Entrate rappresentava la quasi totalità delle passività e aveva rifiutato la transazione. La Suprema Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile al caso di specie, l'omologazione forzosa non può operare se il fisco è l'unico creditore coinvolto, poiché manca il presupposto di un accordo preesistente con altri soggetti che permetta di raggiungere le soglie legali di adesione.
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Cram-down fiscale: limiti al reclamo dell’Agenzia
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che prevedeva il cram-down fiscale. La Suprema Corte ha stabilito che l'amministrazione finanziaria non è legittimata a proporre reclamo in appello se non ha preventivamente presentato una formale opposizione durante il giudizio di omologazione davanti al Tribunale. Il semplice dissenso espresso durante le trattative sulla transazione fiscale non è sufficiente per acquisire la qualità di parte necessaria per l'impugnazione, confermando la natura contenziosa del procedimento di omologa.
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Cram-down fiscale: guida all’omologazione forzata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'omologazione di un concordato preventivo nonostante il voto contrario dell'amministrazione finanziaria. Il fulcro della decisione riguarda l'applicazione del cram-down fiscale, che consente al giudice di superare il dissenso degli enti pubblici quando la proposta concordataria risulta più conveniente rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale. Nel caso di specie, l'apporto di finanza esterna e la solidità dei crediti d'imposta derivanti da bonus edilizi hanno reso la proposta superiore a qualsiasi scenario liquidatorio, rendendo irrilevanti le motivazioni soggettive del dissenso espresso dall'erario.
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Cram down: legittimazione al reclamo del fisco
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che prevedeva l'applicazione del cram down nei confronti dell'Agenzia delle Entrate. Il caso nasce dalla mancata pubblicazione nel Registro delle Imprese dell'accordo definitivo raggiunto con un istituto bancario, avvenuta solo dopo il deposito del ricorso. Tale omissione ha impedito al fisco di conoscere i termini dell'intesa e di proporre tempestiva opposizione. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la legittimazione al reclamo spetti solitamente alle parti formali, il creditore pubblico può impugnare l'omologazione se vizi procedurali gli hanno impedito di partecipare al giudizio di primo grado.
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Accordo di ristrutturazione: legittimazione al reclamo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo di ristrutturazione, il creditore pubblico che non propone opposizione nei termini non è legittimato a presentare reclamo contro l'omologa. Nel caso di specie, l'ente previdenziale non aveva partecipato alla fase davanti al Tribunale, perdendo la possibilità di impugnare la decisione.
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Cram down: Escluso l’aggio dell’Agente Riscossore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24527/2024, ha chiarito i limiti di applicazione del meccanismo del cram down nel concordato preventivo. Il caso riguardava una società il cui piano di concordato era stato respinto. La Corte ha stabilito che il cram down, previsto per forzare l'approvazione del piano in presenza del dissenso dell'amministrazione finanziaria, non si estende al credito per l'aggio vantato dall'Agente della Riscossione, poiché tale credito non ha natura tributaria ma remunerativa. Di conseguenza, la mancanza della maggioranza in quella classe di creditori ha reso legittima la mancata omologazione del concordato e la successiva dichiarazione di fallimento.
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Omologazione forzosa: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34377/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di omologazione forzosa degli accordi di ristrutturazione. Una società aveva richiesto l'omologazione prima che fosse scaduto il termine di 90 giorni concesso all'Amministrazione Finanziaria per aderire alla proposta di transazione fiscale. La Suprema Corte ha dichiarato la domanda inammissibile, chiarendo che il decorso di tale termine è un presupposto necessario per poter adire il tribunale. La richiesta presentata prima di tale scadenza è prematura, poiché la condizione della mancata adesione, che giustifica l'intervento del giudice, non si è ancora verificata.
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Cram Down Fiscale: no senza accordo con altri creditori
Una società in crisi ha tentato di imporre un piano di ristrutturazione esclusivamente all'Amministrazione Finanziaria, che deteneva l'89% dei crediti, attraverso il meccanismo del cram down fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il cram down non è una procedura autonoma, ma richiede la preesistenza di un accordo di ristrutturazione, seppur parziale, con altri creditori. Senza il coinvolgimento di una pluralità di creditori, lo strumento perde la sua natura concorsuale e non può essere utilizzato per forzare la mano al solo Fisco.
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