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Art. 63 Codice della Crisi d'Impresa

18 provvedimenti

Misure protettive: quando il Tribunale le nega
Il Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di conferma delle misure protettive presentata da una società retail in crisi. La decisione si fonda sull'assenza di un piano di risanamento credibile, valutando l'operazione come meramente liquidatoria e priva del necessario fumus boni iuris per proteggere il patrimonio dalle azioni dei creditori.
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Abuso del cram down fiscale: No all’accordo fittizio anti-Fisco
La Cassazione ha confermato la decisione contro un'azienda che tentava un abuso del cram down fiscale. La società, con un debito di oltre 7 milioni verso il Fisco, aveva stretto un accordo simbolico con due creditori minori per un totale di circa 4.000 euro. L'obiettivo era usare questo accordo per forzare l'omologazione di un piano che avrebbe ridotto il debito fiscale a solo il 2,9%. I giudici hanno stabilito che tale operazione era un uso distorto della legge, finalizzato unicamente a cancellare il debito pubblico e non a una reale ristrutturazione concorsuale. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda è stato respinto.
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Transazione fiscale forzosa: stop al ricorso e condanna alle spese
Una società in liquidazione ha impugnato il diniego di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che includeva una transazione fiscale forzosa. Il tribunale e la corte d'appello avevano rigettato la domanda applicando le nuove restrizioni introdotte dal D.L. 69/2023, ritenute applicabili anche alle proposte depositate dopo il 15 giugno 2023. La società sosteneva l'illegittimità di tale applicazione retroattiva, invocando lo Statuto del Contribuente. Tuttavia, prima della decisione della Cassazione, la ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso per carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata e pone le spese di lite a carico del rinunciante, indipendentemente dall'accettazione della controparte.
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Cram down fiscale: limiti all’omologazione forzosa
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti basato esclusivamente sul cram down fiscale. Una società aveva proposto una transazione coinvolgendo unicamente l'Agenzia delle Entrate e l'INPS, senza aver raggiunto accordi con altri creditori. La Suprema Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile ratione temporis, il meccanismo del cram down non può operare in totale assenza di altri creditori aderenti. Un accordo che preveda la sola falcidia dei debiti erariali e contributivi, senza una base negoziale con terzi, si configura come un condono atipico non consentito dall'ordinamento concorsuale.
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Accordo di ristrutturazione: chi può fare reclamo?
Una società in liquidazione ha richiesto l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, applicando il cram down fiscale e previdenziale per superare il dissenso dell'ente pubblico. Nonostante l'ente non avesse presentato opposizione formale in primo grado, ha successivamente proposto reclamo ottenendo la revoca dell'omologa in appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la legittimazione a impugnare l'accordo di ristrutturazione spetta esclusivamente a chi ha assunto la qualità di parte formale tramite opposizione tempestiva.
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Cram down fiscale: quando l’omologazione è negata
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società in liquidazione che chiedeva l'applicazione del cram down fiscale in assenza di altri creditori aderenti. Il caso riguardava una proposta di ristrutturazione dei debiti dove l'Agenzia delle Entrate rappresentava la quasi totalità delle passività e aveva rifiutato la transazione. La Suprema Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile al caso di specie, l'omologazione forzosa non può operare se il fisco è l'unico creditore coinvolto, poiché manca il presupposto di un accordo preesistente con altri soggetti che permetta di raggiungere le soglie legali di adesione.
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Cram down: legittimazione al reclamo del fisco
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che prevedeva l'applicazione del cram down nei confronti dell'Agenzia delle Entrate. Il caso nasce dalla mancata pubblicazione nel Registro delle Imprese dell'accordo definitivo raggiunto con un istituto bancario, avvenuta solo dopo il deposito del ricorso. Tale omissione ha impedito al fisco di conoscere i termini dell'intesa e di proporre tempestiva opposizione. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la legittimazione al reclamo spetti solitamente alle parti formali, il creditore pubblico può impugnare l'omologazione se vizi procedurali gli hanno impedito di partecipare al giudizio di primo grado.
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Cram down fiscale: soglia 30% e retroattività
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del cram down fiscale per proposte che non raggiungono la soglia minima di soddisfacimento del 30% per i crediti erariali. La sentenza chiarisce che le restrizioni introdotte nel 2023 hanno natura retroattiva, applicandosi a tutte le procedure avviate dopo l'entrata in vigore del decreto-legge originario, rigettando i dubbi di incostituzionalità sollevati dalla società ricorrente.
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Accordo di ristrutturazione: legittimazione al reclamo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo di ristrutturazione, il creditore pubblico che non propone opposizione nei termini non è legittimato a presentare reclamo contro l'omologa. Nel caso di specie, l'ente previdenziale non aveva partecipato alla fase davanti al Tribunale, perdendo la possibilità di impugnare la decisione.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Una società energetica e l'Agenzia delle Dogane erano in lite per il pagamento di accise. Durante il ricorso in Cassazione, è intervenuta una transazione fiscale omologata dal tribunale che ha risolto il debito. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando che un accordo tra le parti prevale sul giudizio pendente.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla decreto
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto della Corte d'Appello che respingeva il reclamo di una società in liquidazione contro il diniego di omologazione di un concordato semplificato. La decisione è stata cassata per vizio di motivazione apparente, poiché i giudici d'appello non avevano fornito un'adeguata e autonoma argomentazione logico-giuridica, limitandosi a un richiamo generico alla decisione di primo grado e a considerazioni oscure riguardo un debito fiscale, senza analizzare i motivi specifici del reclamo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Ricorso per cassazione concordato: quando è inammissibile
Una società in liquidazione, dopo aver presentato domanda di concordato preventivo presso il tribunale della sua nuova sede, viene dichiarata fallita dal tribunale della vecchia sede. Di conseguenza, il primo tribunale dichiara inammissibile la proposta di concordato. La Corte d'Appello conferma questa decisione. La Corte di Cassazione, investita della questione, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione principale risiede nel fatto che il provvedimento che dichiara inammissibile una proposta di concordato, senza aprire contestualmente la liquidazione giudiziale, manca di 'carattere decisorio'. Non risolvendo una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, non può essere impugnato con un ricorso per cassazione concordato ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.
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Cram down fiscale: omologa anche con voto contrario
La Corte di Cassazione ha stabilito che un concordato preventivo può essere omologato dal tribunale anche in presenza del voto contrario dell'Amministrazione Finanziaria. La decisione si basa sul principio del cram down fiscale, che richiede al giudice di valutare unicamente se la proposta concordataria sia più conveniente per i creditori rispetto all'alternativa della liquidazione fallimentare, senza estendere il sindacato alla fattibilità economica del piano. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicabilità della norma solo in caso di inerzia e non di dissenso espresso, è stato rigettato.
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Cessazione materia del contendere: accordo e fine lite
Una società impugnava un avviso di accertamento per frode IVA. Durante il ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto una transazione fiscale nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti, poi omologato dal Tribunale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione materia del contendere, ponendo fine al giudizio per il venir meno dell'interesse delle parti a una decisione nel merito.
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Cessazione materia del contendere: il caso transazione
Una società accusata di frode IVA ha chiuso il contenzioso con l'Amministrazione Finanziaria tramite una transazione fiscale. La Cassazione, preso atto dell'accordo omologato, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il giudizio per sopravvenuto difetto di interesse.
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Cessazione materia del contendere e accordo fiscale
Una società e l'Amministrazione Finanziaria hanno risolto una lite su IRES, IRAP e IVA tramite un accordo di transazione fiscale. La Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il giudizio per mancanza di interesse delle parti a proseguire.
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Omologazione forzosa: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34377/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di omologazione forzosa degli accordi di ristrutturazione. Una società aveva richiesto l'omologazione prima che fosse scaduto il termine di 90 giorni concesso all'Amministrazione Finanziaria per aderire alla proposta di transazione fiscale. La Suprema Corte ha dichiarato la domanda inammissibile, chiarendo che il decorso di tale termine è un presupposto necessario per poter adire il tribunale. La richiesta presentata prima di tale scadenza è prematura, poiché la condizione della mancata adesione, che giustifica l'intervento del giudice, non si è ancora verificata.
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Cessazione materia del contendere: accordo e rinvio
Una società impugna una cartella di pagamento fino in Cassazione. Durante il processo, raggiunge un accordo di ristrutturazione del debito con l'Agenzia delle Entrate. La Corte, rilevato l'accordo, non decide nel merito ma emette un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a nuovo ruolo in attesa che le parti formalizzino la cessazione materia del contendere.
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