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Costi Soggettivamente Inesistenti

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Costi soggettivamente inesistenti: deducibilità IRES
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10874/2024, ha stabilito un importante principio sui costi soggettivamente inesistenti. I costi, se effettivamente sostenuti, sono deducibili ai fini delle imposte dirette (IRES/IRAP), anche se il fornitore è una società fittizia. Al contrario, la detrazione dell'IVA è negata se il contribuente non ha usato la necessaria diligenza per verificare l'affidabilità del fornitore, cadendo così in un'operazione fraudolenta.
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Costi soggettivamente inesistenti: come dedurli
Un imprenditore ha dedotto costi per lavori edili documentati da fatture soggettivamente inesistenti, in quanto emesse da un soggetto diverso da chi ha eseguito la prestazione. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che i costi soggettivamente inesistenti sono deducibili ai fini delle imposte dirette se effettivi e inerenti all'attività. Per l'IVA, ha ribadito che spetta all'Amministrazione provare la consapevolezza della frode da parte del contribuente, prova che in questo caso mancava. Il ricorso dell'Agenzia è stato quindi respinto.
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Costi soggettivamente inesistenti: la deducibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19242/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la deducibilità dei costi soggettivamente inesistenti. Il caso riguardava un imprenditore a cui erano stati contestati costi per servizi effettivamente ricevuti ma fatturati da un soggetto diverso da quello che li aveva eseguiti. La Corte ha ribadito che tali costi sono deducibili se reali, inerenti all'attività e non utilizzati per commettere un delitto. Spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare la mancanza di inerenza o la consapevolezza della frode da parte del contribuente.
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Costi soggettivamente inesistenti: deducibilità e limiti
Una società ha ricevuto avvisi di accertamento per IRES e IRAP, contestando l'indeducibilità di costi fatturati da una società estera schermo, per operazioni definite soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che i termini di accertamento possono essere raddoppiati per IRES in presenza di un'ipotesi di reato tributario, ma non per IRAP. Inoltre, ha affermato la deducibilità dei costi soggettivamente inesistenti, a condizione che siano stati effettivamente sostenuti e siano inerenti all'attività d'impresa, cassando la sentenza di merito e rinviando alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione.
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Costi soggettivamente inesistenti: a chi spetta la prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23177/2025, ha chiarito un punto cruciale in materia di costi soggettivamente inesistenti. Sebbene tali costi possano essere dedotti, spetta esclusivamente al contribuente l'onere di dimostrare la loro effettività, inerenza e gli altri requisiti di legge. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente invertito tale onere probatorio, addossandolo all'Amministrazione Finanziaria. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Costi soggettivamente inesistenti: la guida completa
Una società vinicola fallita ha impugnato un avviso di accertamento che negava la deducibilità di costi per operazioni ritenute soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, anche in caso di costi soggettivamente inesistenti, spetta al contribuente dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti di legge per la deduzione, come l'inerenza e la certezza, prova che in questo caso non è stata fornita.
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