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Art. 109 d.P.R. n. 917 del 1986

44 provvedimenti

Calcolo pro rata IVA: operazioni finanziarie non sono sempre occasionali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il Calcolo pro rata IVA di un'Azienda, sostenendo che le sue operazioni finanziarie esenti dovessero essere incluse. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso tali operazioni, considerandole occasionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per il Calcolo pro rata IVA si deve considerare l'attività effettivamente svolta dall'impresa, non solo quella principale. Le operazioni finanziarie, anche se non primarie, vanno incluse se non sono meramente occasionali. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Deducibilità Costi Infragruppo: Il Contribuente deve Provare l’Inerenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due società, una capogruppo e una controllata, contro un accertamento IRES. L'Amministrazione Finanziaria contestava la deducibilità costi infragruppo per servizi, sostenendo che il criterio di ripartizione "forfetario" non provava l'effettiva utilità e inerenza. La Commissione Tributaria Regionale aveva già dato ragione all'Ufficio, affermando che l'onere di dimostrare la congruità e l'inerenza dei costi spettava alle società. La Cassazione ha rigettato il ricorso delle società. Ha ribadito che il contribuente deve fornire prove specifiche sull'effettiva utilità dei servizi ricevuti e sulla loro obiettiva determinabilità, non bastando un generico accordo o una ripartizione non analitica. Le società non hanno soddisfatto questo onere probatorio.
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Deducibilità interessi stabili organizzazioni: Cassazione ribalta la decisione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Stabile Organizzazione italiana la deducibilità interessi stabili organizzazioni, relativi a finanziamenti ricevuti dalla casa madre. L'Ufficio riteneva la SO sottocapitalizzata e incapace di ottenere tali prestiti sul mercato. La Commissione Tributaria di secondo grado aveva accolto il ricorso della SO, consentendo il calcolo di un fondo di dotazione figurativo basato sul capitale minimo legale. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione, ribadendo che la SO deve avere una struttura patrimoniale adeguata come un'impresa indipendente. La deducibilità degli interessi passivi richiede una valutazione dettagliata del fondo di dotazione figurativo, non un mero riferimento formale al capitale minimo.
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Acconti non dichiarati: il Principio di competenza fiscale prevale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di costruzioni costi non di competenza e ricavi non dichiarati per l'anno 2006, derivanti da acconti per immobili venduti, ma contabilizzati in anni precedenti. La società ha sostenuto di aver già dichiarato gli acconti, escludendo danni all'Erario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito l'inderogabilità del Principio di competenza fiscale: ricavi e costi vanno imputati all'esercizio in cui si verificano le condizioni legali, non al momento del pagamento o della precedente dichiarazione. La doppia imposizione è evitabile tramite richiesta di rimborso.
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Immobile “merce” o uso personale? La Cassazione e l’Inerenza dei Costi
Una società immobiliare ha acquistato un immobile, dichiarandolo come "bene merce" (destinato alla vendita), ma lo ha poi assegnato ai soci per uso personale senza generare ricavi. L'Amministrazione finanziaria ha disconosciuto la **inerenza dei costi** sostenuti, ritenendoli non legati all'attività d'impresa, e ha emesso avvisi di accertamento per IRPEF e IRAP. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli accertamenti. Ha ribadito che l'obbligo di contraddittorio preventivo non sussiste per tributi non armonizzati come IRPEF e IRAP, e che la deducibilità dei costi richiede una stretta correlazione con l'attività d'impresa effettivamente svolta.
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Operazioni oggettivamente inesistenti e fallimento societario
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per l'indebita detrazione IVA e deduzione di costi fittizi derivanti da operazioni oggettivamente inesistenti nel commercio di rottami metallici, inserite in una frode carosello con società cartiere. L'impresa ha impugnato l'atto sostenendo la reale esistenza delle merci e la sola fittizietà soggettiva dei fornitori. Nelle more del processo, la società è fallita e l'ex amministratore è intervenuto personalmente nel giudizio per far valere le ragioni sociali. La Corte di Cassazione, rilevando un dubbio preliminare sulla legittimazione ad agire dell'ex legale rappresentante dopo il fallimento aziendale, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione chiarificatrice delle Sezioni Unite.
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Frode Carosello: IVA Indetraibile, ma Deducibilità Costi Possibile?
L'Amministrazione Fiscale ha contestato a un'Azienda Contribuente una "frode carosello" per indebite detrazioni IVA e mancato versamento di Ires e Irap. La frode si basava su "operazioni soggettivamente inesistenti". La Corte di Cassazione ha confermato che l'IVA non è detraibile se l'Azienda era consapevole della frode. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Azienda sulla "deducibilità costi frode carosello" per le imposte dirette. La Corte ha stabilito che i costi relativi a operazioni inesistenti sono deducibili, anche se l'Azienda era consapevole della frode, a meno che non fossero direttamente finalizzati a commettere il reato. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame sulla deducibilità dei costi.
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Definizione agevolata: il contribuente cancella la lite col fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente la detrazione dei canoni di leasing per due immobili, ritenendo che non fossero strumentali all'attività d'impresa. Dopo che i giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, l'ufficio finanziario ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando le somme dovute tramite modello F24. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Operazioni inesistenti: il Fisco vince contro i costi fittizi
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di revisione l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti, sia oggettive che soggettive, emesse da società fittizie. Il giudice d'appello aveva parzialmente accolto le ragioni della contribuente, riconoscendo in via equitativa la deducibilità del 70% dei costi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, chiarendo che per le operazioni oggettivamente inesistenti i costi sono totalmente indeducibili e che il giudice non può determinare le deduzioni in modo arbitrario o equitativo. Inoltre, la sentenza d'appello ha violato le regole processuali riconoscendo deduzioni su voci di costo ormai definitive e non impugnate. La decisione è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: la tracciabilità non salva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente accusato di aver utilizzato fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse da società cartiere per sponsorizzazioni sportive fittizie. Il contribuente invocava un precedente giudicato favorevole per un anno d'imposta diverso, ma i giudici hanno chiarito che l'autonomia dei periodi d'imposta impedisce l'estensione automatica di decisioni basate su prove specifiche di un singolo anno. Inoltre, la Corte ha ribadito che, a fronte degli indizi di fittizietà forniti dal Fisco, non basta presentare fatture regolari o pagamenti tracciabili per dimostrare la realtà delle operazioni, poiché tali elementi possono essere precostituiti per dare una parvenza di legalità. Di conseguenza, il contribuente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: la forma cede alla realtà
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti de Il Contribuente per l'utilizzo di fatture relative a operazioni oggettivamente inesistenti emesse da due società cartiere per sponsorizzazioni di rally. Il Contribuente ha impugnato l'atto, invocando anche un giudicato esterno favorevole per un'altra annualità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'efficacia del giudicato esterno non si estende automaticamente ad altre annualità se basata su prove specifiche di quel singolo anno. Inoltre, una volta che l'Amministrazione finanziaria dimostra la natura fittizia delle società emittenti tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, spetta al contribuente dimostrare l'effettività delle operazioni, non bastando la regolarità formale dei pagamenti o delle fatture.
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Somministrazione illecita di manodopera: ko per il finto appalto
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro una società di trasporti, contestando la fittizietà di un contratto di subappalto, riqualificato come somministrazione illecita di manodopera, e l'indebita deduzione di costi di facchinaggio non documentati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno confermato che, negli appalti ad alta intensità di lavoro, la mancanza di un reale potere direttivo e organizzativo in capo all'appaltatore configura un'interposizione illegale di lavoratori. Inoltre, la Corte ha ribadito che spetta al contribuente dimostrare l'effettività e l'inerenza dei costi dedotti, non essendo sufficiente la sola esibizione di fatture e contratti in assenza di prove sull'effettiva esecuzione delle prestazioni. La società perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Deducibilità dei costi aziendali: stop ai compensi soci contraddittori
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone la deduzione dei costi per provvigioni pagate a due soci, agenti di commercio. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto deducibili tali spese, ma ha contemporaneamente qualificato i compensi come reddito di partecipazione, escludendo un reale rapporto di agenzia esterno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando una insanabile contraddizione logica nella sentenza. Se non esiste un reale contratto d'agenzia, la deducibilità dei costi aziendali per tali prestazioni è esclusa. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Continuità dei valori fiscali: errore contabile contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato le dichiarazioni di un'azienda di mediazione immobiliare per gli anni 2012 e 2013, riducendo le esistenze iniziali. Questa rettifica derivava da un precedente accordo sul 2011, in cui le provvigioni non ancora incassate erano state qualificate come ricavi e non come rimanenze finali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, confermando che il principio di continuità dei valori fiscali impone che le esistenze iniziali di un anno coincidano esattamente con le rimanenze finali dell'anno precedente. Di conseguenza, se si riducono le rimanenze finali del 2011, si devono ridurre anche le esistenze iniziali del 2012. La Corte ha chiarito che l'eventuale doppia imposizione non giustifica la deroga a questo principio, potendo il contribuente richiedere il rimborso delle imposte pagate in eccesso per l'anno non di competenza.
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Contraddittorio preventivo obbligatorio: nullo l’atto del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società per l'anno d'imposta 2012, in seguito a un accesso nei locali aziendali per acquisire documentazione. La società ha eccepito la nullità dell'atto per la mancata attivazione del contraddittorio preventivo obbligatorio previsto dallo Statuto del Contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, confermando che qualsiasi accesso nei locali del contribuente, anche se breve, impone al fisco di garantire il confronto preventivo prima di emettere l'atto impositivo. La violazione di tale obbligo determina la nullità insanabile dell'accertamento, senza che il contribuente debba fornire alcuna prova di resistenza. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è stato definitivamente annullato e l'Amministrazione finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Definizione agevolata della controversia: stop alla lite col Fisco
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società l'indebita deduzione delle quote di ammortamento sull'usufrutto di azioni societarie. Dopo le decisioni favorevoli dei giudici di merito, l'amministrazione finanziaria ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini di legge e non è intervenuto alcun diniego da parte del fisco, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Accertamento redditi di partecipazione: stop a giudizi divisi
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone alcuni costi non documentati, emettendo poi un accertamento redditi di partecipazione verso i soci. I giudici d'appello hanno annullato gli atti ritenendo che spettasse al fisco provare l'incongruità dei costi. L'amministrazione finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione lamentando l'inversione dell'onere della prova e la mancata sospensione del giudizio sui soci. La Suprema Corte, rilevando la pendenza del ricorso principale sulla società, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione congiunta dei due procedimenti connessi, al fine di evitare decisioni contrastanti.
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Spese di sponsorizzazione: Fisco battuto su controlli e conti
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società editoriale l'indebita deduzione di spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive e l'omessa dichiarazione di ricavi emersi da indagini bancarie su conti di soci e familiari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco e accolto in parte quello della società. I giudici hanno stabilito che le spese di sponsorizzazione sotto i 200.000 euro godono di una presunzione assoluta di deducibilità che l'ufficio non può contestare per antieconomicità. Inoltre, il Fisco non può estendere le indagini bancarie ai conti dei familiari dei soci basandosi solo sul vincolo di parentela, senza dimostrare un reale utilizzo del conto per nascondere operazioni societarie. Infine, per l'IVA è sempre obbligatorio il contraddittorio preventivo. La causa torna alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Operazioni inesistenti: l’onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società accusata di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti relative all'acquisto di un impianto. I giudici hanno stabilito che l'onere di provare la fittizietà delle operazioni spetta all'Amministrazione Finanziaria. Nel caso di specie, l'effettiva esistenza del macchinario, la tracciabilità dei pagamenti tramite bonifici e la congruità del prezzo hanno confermato la realtà dell'operazione e la buona fede del contribuente, rendendo illegittimo l'accertamento fiscale.
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Ultrapetizione: limiti del giudice nel fisco
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento. Il fulcro della controversia riguardava l'omessa contabilizzazione di ricavi da locazione. Il giudice di appello aveva annullato l'atto impositivo riconoscendo la deducibilità di una perdita su crediti, ma tale questione non era mai stata sollevata dalla società contribuente nel ricorso originario. La Suprema Corte ha ravvisato il vizio di ultrapetizione, stabilendo che il giudice tributario non può decidere su eccezioni non ritualmente dedotte dalle parti.
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