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Art. 109 d.P.R. n. 917 del 1986

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44 provvedimenti

Costi non inerenti: no ai ricavi tassabili
I costi di una società per uno yacht, utilizzato personalmente da un socio, sono stati giudicati non deducibili in quanto "costi non inerenti". La Corte di Cassazione ha confermato questa posizione, ma ha anche stabilito che i ricavi generati dallo stesso yacht devono essere esclusi dal reddito imponibile della società. Questa decisione afferma un importante principio di simmetria tra costi non deducibili e ricavi non imponibili per i beni estranei all'attività d'impresa.
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Società cancellata e debiti fiscali: la Cassazione
La Corte di Cassazione stabilisce che i soci di una società cancellata sono responsabili per i debiti fiscali derivanti da operazioni inesistenti, anche in assenza di una formale distribuzione di utili. La sentenza chiarisce che la motivazione dell'accertamento è valida se fa riferimento a un verbale di constatazione allegato e che, in caso di società a ristretta base, vige la presunzione di distribuzione degli extra-utili ai soci, invertendo l'onere della prova.
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Inerenza dei costi: la Cassazione e il favor rei
Una società si vedeva contestare la deducibilità di un ingente costo per la chiusura di una linea produttiva, per presunta mancanza di inerenza. Dopo la condanna nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha analizzato il caso. Pur rigettando i motivi di ricorso sul merito della questione, ritenendo il costo non sufficientemente determinato, ha cassato la sentenza sulle sanzioni. La Corte ha applicato il principio del favor rei, rinviando alla corte d'appello il compito di ricalcolare le sanzioni sulla base di una normativa successiva più favorevole (ius superveniens).
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Merger Leveraged Buy Out: IVA detraibile per la SPV
Con la sentenza n. 22649/2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo un importante principio in materia di Merger Leveraged Buy Out. La Corte ha confermato che l'IVA assolta da una società veicolo (SPV) sui costi sostenuti per acquisire una società target è detraibile. Tali costi, infatti, sono considerati attività preparatorie all'esercizio dell'attività economica della futura società risultante dalla fusione, qualificando la SPV come soggetto passivo IVA fin dalla sua costituzione.
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Tassazione consorzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza 22571/2024, ha chiarito importanti aspetti sulla tassazione consorzi con attività esterna. Ha stabilito che i contributi dei soci per servizi resi costituiscono ricavi imponibili e che l'incremento delle rimanenze finali è reddito. La Corte ha confermato la piena soggettività fiscale di tali enti, respingendo il ricorso di un consorzio edile contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate.
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Deducibilità spese sponsorizzazione: la Cassazione decide
Una società che gestisce supermercati locali si è vista contestare la deduzione di costi di sponsorizzazione per una squadra sportiva dilettantistica, ritenuti antieconomici dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la legge prevede una presunzione assoluta per la deducibilità spese sponsorizzazione a favore di sport amatoriali, rendendole integralmente deducibili a prescindere da valutazioni di congruità economica.
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Operazioni inesistenti: il pagamento non basta a provare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30429/2025, ha stabilito che la semplice prova del pagamento non è sufficiente a dimostrare l'effettività di operazioni commerciali contestate come inesistenti dall'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguardava un imprenditore a cui erano stati disconosciuti costi e detrazioni IVA. La Corte ha chiarito che, in un contesto di presunte operazioni fittizie, il pagamento può essere parte della messa in scena e non prova la realtà dello scambio. Ha inoltre ribadito l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione parziale.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e costi
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato sull'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'amministrazione finanziaria può provare la fittizietà delle operazioni tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come contratti palesemente falsi. Una volta fornita tale prova, l'onere di dimostrare l'effettività delle operazioni si sposta sul contribuente, per il quale non è sufficiente esibire le fatture o le prove di pagamento. La Corte ha inoltre ribadito l'indeducibilità dei costi se privi dei requisiti di certezza e determinabilità.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 194/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate deve provare, anche con indizi, non solo la fittizietà del fornitore ma anche la consapevolezza del contribuente di partecipare a una frode. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ignorato elementi presuntivi cruciali, come la totale assenza di strutture e mezzi delle società fornitrici, invertendo illegittimamente l'onere probatorio.
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ASD: registrazione CONI non decisiva per il Fisco
Un'associazione sportiva dilettantistica si è vista negare il regime fiscale agevolato per il 2008 a causa della mancata iscrizione al registro CONI. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che per quell'anno fiscale, il riconoscimento ai fini sportivi poteva derivare anche dalla semplice affiliazione a una federazione nazionale. La Corte ha quindi sottolineato che la registrazione CONI non era l'unico criterio decisivo. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Spese di sponsorizzazione: deducibilità garantita
Un'azienda di accessori per calzature ha dedotto i costi per la sponsorizzazione di una scuderia automobilistica dilettantistica. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la deducibilità di tali spese di sponsorizzazione, ritenendole non inerenti all'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che per le sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive dilettantistiche opera una presunzione assoluta di inerenza e congruità, rendendo i costi pienamente deducibili senza necessità per l'impresa di provare il ritorno economico.
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Deducibilità dei costi: Cassazione su operazioni simulate
Una società ha tentato di neutralizzare una plusvalenza immobiliare attraverso la contabilizzazione di un costo derivante da una clausola di 'rendimento minimo garantito' inserita in un contratto preliminare. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, ritenendola simulata e finalizzata all'evasione fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità del costo, poiché non rispettava il principio di competenza, non essendo né certo né determinato nell'esercizio fiscale di riferimento. L'ordinanza sottolinea come la deducibilità dei costi richieda la prova della loro effettiva esistenza e inerenza, onere che spetta al contribuente in caso di contestazione di fittizietà da parte del fisco.
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Abuso del diritto: quando l’operazione è elusiva
Una società immobiliare ha creato una nuova entità (newco), da essa controllata al 99%, per venderle un complesso immobiliare precedentemente acquistato. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione come un caso di abuso del diritto, finalizzato a ottenere vantaggi fiscali indebiti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34523/2024, ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la motivazione di 'limitare la responsabilità' non costituisce una valida ragione economica, specialmente se la società originaria è già a responsabilità limitata. L'operazione è stata ritenuta elusiva perché il suo scopo primario era il risparmio fiscale, in assenza di altre giustificazioni economiche concrete.
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Detrazione IVA: la Cassazione su operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di accertamento fiscale a carico di una società di persone e dei suoi soci, chiarendo i presupposti per la negazione della detrazione IVA. La Suprema Corte ha stabilito che, per negare la detrazione, l'Amministrazione Finanziaria deve prima provare l'oggettiva inesistenza dell'operazione. Solo dopo tale prova diventa rilevante la diligenza del contribuente. La sentenza ha parzialmente estinto il giudizio per una definizione agevolata, ma ha cassato con rinvio la decisione di merito sulla questione IVA, accogliendo il ricorso della società su questo specifico punto.
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Sanzioni fiscali separate: legittima la notifica
Una società cooperativa ha impugnato degli atti di irrogazione di sanzioni per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le sanzioni erano state notificate con un atto separato, ma contestuale, all'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, stabilendo che la notifica di sanzioni fiscali separate è legittima, a condizione che avvenga contestualmente all'accertamento. La contestualità temporale è infatti sufficiente a rispettare il principio di accertamento unificato, rendendo irrilevante la mera separazione formale dei due atti.
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Omesso versamento ritenute: la crisi non scusa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30301/2025, affronta il tema dell'omesso versamento ritenute in un contesto di crisi aziendale. Due amministratori, assolti in primo grado, erano stati condannati in appello. La Suprema Corte chiarisce che la crisi di liquidità non costituisce una causa di forza maggiore se deriva da scelte imprenditoriali, come quella di pagare stipendi e fornitori anziché il Fisco. Per uno degli amministratori il reato è stato dichiarato prescritto, mentre per l'altro la sentenza è stata annullata con rinvio, ribadendo la responsabilità penale anche in situazioni di difficoltà economica gestita con scelte consapevoli.
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Termine lungo impugnazione: quando scatta la decadenza
Una società operante nel settore ippico ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, ribadendo un principio fondamentale: il termine lungo impugnazione di sei mesi decorre dalla data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria) e non dalla sua successiva comunicazione alle parti. La mancata vigilanza da parte del difensore sullo stato del procedimento non costituisce una scusante.
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Aliquota IVA appalti pubblici: quale applicare?
In un complesso caso riguardante un appalto pubblico interrotto da fallimento, la Corte di Cassazione esamina la corretta aliquota IVA da applicare. La controversia nasce dalla richiesta di pagamento per lavori eseguiti prima del fallimento, dove la società creditrice chiedeva l'applicazione della maggiore aliquota IVA vigente al momento del potenziale pagamento, anziché quella in vigore al tempo del contratto. La Corte, nel rigettare il ricorso, ha confermato la decisione della corte d'appello, stabilendo che la richiesta di una maggiore aliquota IVA appalti pubblici non era ammissibile in quanto costituiva una modifica della domanda originaria, i cui limiti erano stati fissati dal decreto ingiuntivo iniziale che già comprendeva l'IVA all'aliquota originaria.
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Fatture inesistenti: la prova presuntiva è valida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per costi documentati da fatture inesistenti. L'ordinanza chiarisce che un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti, come irregolarità documentali e testimonianze, costituisce una prova presuntiva sufficiente a carico dell'Amministrazione Finanziaria, invertendo l'onere della prova sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle operazioni contestate.
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Deducibilità costi sindaco: la Cassazione decide
Un professionista, dottore commercialista, ha dedotto i costi sostenuti per una transazione relativa a un'azione di responsabilità intentata contro di lui come sindaco di una società fallita. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, ma la Corte di Cassazione ha confermato la sua legittimità. La sentenza chiarisce che la carica di sindaco rientra nell'attività professionale del commercialista, rendendo inerenti, e quindi ammettendo la deducibilità dei costi sindaco, a meno che non derivino dalla commissione di un reato.
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