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Corruzione Per L'Esercizio Della Funzione

34 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 318 c.p. che sanziona l'asservimento generale della funzione pubblica di un soggetto agli interessi privati di terzi, in cambio di denaro o altre utilità, senza che sia necessario individuare uno specifico atto contrario ai doveri d'ufficio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Corruzione per l’esercizio della funzione e verifiche fiscali
L'amministratore di una società ha versato denaro a funzionari ispettivi tramite un professionista intermediario durante una verifica fiscale. La difesa ha sostenuto l'assenza di un atto contrario ai doveri d'ufficio e la mancanza di vantaggi concreti per l'azienda. La Corte di Cassazione ha chiarito che il passaggio di somme legato all'incarico pubblico integra comunque la corruzione per l'esercizio della funzione. Tale reato scatta anche senza la prova di violazioni specifiche o favoritismi espliciti, configurandosi come illecito di pericolo. I giudici hanno quindi riqualificato la fattispecie nella fattispecie meno grave, confermando la responsabilità penale dell'imprenditore e disponendo il rinvio solo per il ricalcolo della pena al ribasso.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: i regali sono reato
Un pubblico ufficiale è stato accusato di corruzione per l'esercizio della funzione per aver ricevuto somme di denaro e omaggi, tra cui ceste di vino, da imprenditori sottoposti a verifiche fiscali. La difesa ha sostenuto che si trattasse di semplici regalie natalizie di modico valore. La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità del pubblico ufficiale, chiarificando che i doni accettati da un controllore integrano reato quando mirano ad acquisire la sua benevolenza, anche senza la vendita di uno specifico atto d'ufficio. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello limitatamente al calcolo della pena e alla disposta confisca dei beni, a causa della totale assenza di motivazione su tali aspetti.
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Pericolo di reiterazione del reato e arresti per false residenze
Un intermediario collaborava stabilmente con una funzionaria comunale e le titolari di un centro di assistenza fiscale per concedere residenze fittizie e cittadinanze iure sanguinis a cittadini stranieri dietro cospicuo compenso in denaro. Il Giudice disponeva gli arresti domiciliari. L'indagato contestava la misura cautelare deducendo l'incensuratezza, il tempo trascorso, il ruolo marginale e l'avvio di una nuova attività commerciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato la presenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato, evidenziando la capacità organizzativa, i contatti internazionali ancora attivi e i tentativi di depistaggio delle indagini. L'indagato resta agli arresti domiciliari e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso in corruzione: condannato anche il mero esecutore
Un funzionario regionale addetto all'istruttoria delle pratiche amministrative ha agevolato le richieste di concessione presentate da un gruppo imprenditoriale privato in cambio di denaro. Il dipendente pubblico ha impugnato la condanna sostenendo di aver operato come mero esecutore materiale degli ordini del proprio dirigente, senza possedere autonomi poteri di firma o di decisione finale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per concorso in corruzione per l'esercizio della funzione. I giudici hanno chiarito che risponde del reato anche l'intermediario privo di poteri decisionali quando mette stabilmente la propria funzione al servizio del privato, riceve quote del denaro e partecipa attivamente alla pianificazione dell'accordo illecito.
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Corruzione in sanità: confermati gli arresti per il primario
Un medico primario di un ospedale pubblico viene indagato per il reato di corruzione in sanità per aver indirizzato i pazienti dimessi dal proprio reparto verso cliniche private convenzionate. In cambio, il medico avrebbe ottenuto svariati vantaggi economici, tra cui carte di credito, auto di lusso, quote societarie e contratti di consulenza fittizi per la compagna. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo la piena utilizzabilità delle intercettazioni svolte, anche a seguito del cambio di qualificazione giuridica del reato. Inoltre, i giudici hanno ritenuto sussistente il concreto pericolo di reiterazione del reato, considerato che la rete di contatti del medico e gli imprenditori coinvolti ricoprono ancora i medesimi ruoli professionali. Il ricorso dell'indagato è stato pertanto rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un Deputato Regionale accusato di corruzione per l'esercizio della funzione. Il politico avrebbe percepito dodicimila euro da un privato per garantire l'inserimento di un finanziamento pubblico da novantotto mila euro a favore di un'associazione all'interno di una legge regionale. La difesa ha sostenuto l'insindacabilita dell'atto politico e la mancanza di prove sui versamenti in contanti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso stabilendo che la natura politica dell'atto non esclude il reato quando c'e un accordo corruttivo e un compenso indebito per la funzione esercitata. La valutazione degli indizi e del pericolo di recidiva compiuta dai giudici di merito e risultata immune da vizi logici.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: regalie o reato?
Un imprenditore subiva gli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione per l'esercizio della funzione. La Procura contestava l'organizzazione di pranzi conviviali con funzionari pubblici e la cessione di modeste quantità di legname a un geometra regionale per ottenere appalti pubblici. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza senza rinvio e ha revocato la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che i modesti regali rientravano in un consolidato rapporto di amicizia e non costituivano il prezzo di un reato. La mancanza di proporzione tra le minime utilità cedute e gli ipotetici favori esclude i gravi indizi di colpevolezza necessari per limitare la libertà personale.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: limiti e derubricazione
Un imprenditore riceveva una condanna per corruzione propria per aver versato canoni di locazione simulati e assunto lavoratori segnalati dal sindaco di un comune, al fine di ottenere subappalti nel settore petrolifero. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso difensivo, escludendo la presenza di uno specifico atto contrario ai doveri di ufficio. I giudici hanno quindi riqualificato il fatto nel reato meno grave di corruzione per l'esercizio della funzione. La sentenza stabilisce che la generica messa a disposizione del pubblico ufficiale senza atti illeciti specifici integra solo il reato funzionale. La Suprema Corte ha annullato la decisione limitatamente alla misura della pena, rinviando gli atti alla Corte di Appello per il ricalcolo al ribasso della condanna.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: resta il danno
Un dirigente pubblico viene accusato di corruzione per l'esercizio della funzione per aver ricevuto un'ingente somma di denaro da un noto imprenditore edile, utilizzata per acquistare un appartamento intestato alla moglie. La Corte d'Appello conferma la condanna, ma la Cassazione rileva l'inutilizzabilità di alcune intercettazioni telefoniche provenienti da un altro procedimento penale non collegato. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Suprema Corte dichiara il reato estinto per prescrizione. Tuttavia, i giudici annullano la sentenza con rinvio ad un'altra sezione d'appello limitatamente alla confisca dell'immobile e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, a causa di gravi carenze nella motivazione della sentenza precedente.
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Misure cautelari personali: la Cassazione smentisce il Tribunale
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato il rifiuto di applicare le misure cautelari personali nei confronti di un Direttore Generale di un'azienda ospedaliera, accusato di corruzione per l'esercizio della funzione. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe promesso al Rettore universitario il cofinanziamento di posti di professore per favorire un medico. Il Tribunale aveva escluso le esigenze cautelari ritenendo che l'indagato non avesse un reale interesse nella vicenda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di merito hanno omesso di valutare messaggi telefonici decisivi, nei quali il Direttore Generale rassicurava il candidato e prometteva il proprio intervento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha disposto un nuovo giudizio.
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Pazienti curati ma è corruzione per l’esercizio della funzione
Un primario ospedaliero e due referenti di un'azienda farmaceutica erano accusati di corruzione per aver favorito l'acquisto di protesi in cambio di visibilità mediatica e strumenti tecnologici. La Corte d'Appello aveva condannato gli imputati per corruzione propria. La Corte di Cassazione ha invece riqualificato il fatto in corruzione per l'esercizio della funzione. I giudici hanno rilevato che la scelta delle protesi mirava alla migliore cura dei pazienti, senza causare danni economici all'ospedale. Di conseguenza, non essendoci stata una violazione dei doveri d'ufficio finalizzata a danneggiare la pubblica amministrazione, il reato è stato derubricato e dichiarato estinto per prescrizione. La Cassazione ha inoltre annullato la confisca per equivalente nei confronti delle due referenti, confermando però le statuizioni civili.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: stop ai piccoli regali
Un funzionario della Motorizzazione Civile riceveva regolarmente utilità, come carburante e ricariche telefoniche, dai titolari di alcune autoscuole durante gli esami di guida. La difesa sosteneva che tali doni rientrassero nei regali d'uso di modico valore consentiti dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per corruzione per l'esercizio della funzione. I giudici hanno chiarito che i donativi legati all'adempimento di atti d'ufficio non possono mai considerarsi semplici regali di cortesia, anche se di modesto valore economico, poiché compromettono l'imparzialità della pubblica amministrazione.
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Successione di leggi penali nel tempo: sanzione ridotta
Un ufficiale giudiziario viene accusato di aver ricevuto cinquanta euro da un privato per facilitare la notifica di un pignoramento. Dopo una riqualificazione del reato in corruzione per l'esercizio della funzione, la Corte d'Appello determina la pena applicando la riforma del 2019. Tuttavia, i fatti risalgono al 2018. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, evidenziando la violazione del principio di successione di leggi penali nel tempo. I giudici di secondo grado avrebbero dovuto applicare la legge del 2015, all'epoca vigente, che prevedeva una pena minima inferiore. La sentenza viene annullata con rinvio per ricalcolare la sanzione e valutare la particolare tenuità del fatto.
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Corruzione: no arresti se il pericolo di reiterazione non è attuale
Un professionista, accusato di corruzione verso pubblici funzionari per favorire i suoi clienti, era stato messo agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato la misura, stabilendo un principio fondamentale: il pericolo di reiterazione del reato non può essere presunto solo perché l'indagato continua a svolgere la sua professione. Dato che i fatti erano risalenti a diversi anni prima, mancava la prova di un rischio 'concreto e attuale'. La Corte ha quindi ordinato una nuova valutazione, sottolineando che le misure cautelari non possono basarsi su supposizioni astratte ma richiedono prove solide e recenti sulla pericolosità sociale dell'individuo.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: senza poteri non c’è reato
Un consigliere regionale, posto agli arresti domiciliari, era accusato di corruzione per l'esercizio della funzione. Avrebbe usato la sua influenza per favorire privati in pratiche amministrative fuori dalla sua competenza, in cambio di assunzioni e altri vantaggi. La Corte di Cassazione ha annullato la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che per configurare la corruzione per l'esercizio della funzione non basta la generica influenza politica, ma è necessario dimostrare che il pubblico ufficiale abbia strumentalizzato i poteri specifici e propri del suo ufficio. In assenza di questa prova, i fatti potrebbero rientrare nel diverso reato di traffico di influenze illecite. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Funzionario Fisco: condanna annullata, non induzione ma corruzione
Un funzionario dell'Agenzia delle Entrate, condannato per induzione indebita dopo aver ricevuto una tangente da un'azienda per gestire favorevolmente un contenzioso fiscale, vede la sua sentenza annullata dalla Cassazione. I giudici supremi ritengono che la sua condotta potrebbe non integrare la pressione psicologica tipica dell'induzione. Il fatto potrebbe invece configurare il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, che si basa su un accordo paritario tra corruttore e corrotto. La Corte ha quindi rinviato il caso in Appello per una nuova valutazione, che potrebbe portare a una qualificazione del reato diversa e, potenzialmente, più favorevole all'imputato.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: mazzetta filmata vince
Un architetto è stato condannato per corruzione per l'esercizio della funzione per aver consegnato una somma di denaro a un dipendente comunale al fine di accelerare una pratica di condono edilizio. La difesa sosteneva si trattasse solo di un foglietto, ma le intercettazioni audio e video hanno provato lo scambio di denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo irrilevante il mancato ritrovamento della banconota. Le immagini e il tenore della conversazione, in cui l'architetto invitava a fare presto e parlava di soldi 'di tasca sua', sono state considerate prove sufficienti dell'accordo corruttivo. L'architetto ha perso il ricorso e la condanna è diventata definitiva.
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Favori e pesce: la corruzione è per l’esercizio della funzione
Un Commissario di un ente pubblico rinnova un incarico dirigenziale come parte di un patto con un Assessore regionale. Quest'ultimo riceveva in cambio regali (pesce e spumante) dal padre della dirigente. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, ma della meno grave corruzione per l'esercizio della funzione, poiché l'atto di rinnovo, sebbene frutto di un accordo, era formalmente legittimo. Di conseguenza, ha annullato l'ordinanza di arresti domiciliari, disponendo una nuova valutazione delle esigenze cautelari alla luce della minore gravità del reato e delle dimissioni dell'indagato.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: pagare per un diritto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione. L'imputato aveva consegnato somme di denaro a un funzionario regionale della Protezione Civile per accelerare la liquidazione di alcune fatture relative a lavori pubblici. La difesa sosteneva che il funzionario non avesse poteri decisionali diretti e che il pagamento fosse una semplice regalia per sollecitare un atto dovuto. I giudici hanno invece stabilito che anche l'attività istruttoria e di controllo formale rientra nelle funzioni pubbliche. Inoltre, la dazione di denaro finalizzata a velocizzare una pratica amministrativa integra pienamente il reato, indipendentemente dalla legittimità dell'atto ottenuto o dalla modesta entità della somma corrisposta, poiché si configura un mercimonio della funzione pubblica.
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Corruzione per asservimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di corruzione per asservimento a carico di una funzionaria regionale. La Corte ha confermato la condanna per il reato, chiarendo che si configura quando il pubblico ufficiale mette sistematicamente la propria funzione al servizio di interessi privati in cambio di utilità. Tuttavia, ha annullato la sentenza limitatamente alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, statuendo che la sua durata non può essere automatica ma va determinata dal giudice in base alla gravità del fatto.
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