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Coobbligato

137 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Soggetto che è responsabile in solido con altri per l'adempimento della medesima obbligazione, in questo caso di natura tributaria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Impugnazione cartella di pagamento: i limiti sui vizi passati
Un contribuente ha ricevuto diverse cartelle esattoriali emesse per debiti doganali in qualità di coobbligato. L'amministrazione finanziaria aveva già notificato i precedenti avvisi di pagamento, ma il cittadino non li aveva contestati nei termini di legge. Nel successivo ricorso contro le cartelle, l'interessato ha sollevato censure sul merito della pretesa e sulla violazione del contraddittorio relativi ai vecchi verbali. I giudici di merito hanno respinto le richieste. La Corte di Cassazione ha confermato che l'impugnazione cartella di pagamento non consente di contestare il merito degli atti presupposti divenuti definitivi, ma può basarsi solo su vizi propri della cartella stessa. Il ricorso del contribuente è stato rigettato.
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Responsabilità tributaria legale rappresentante: la gestione effettiva conta
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a un individuo, ritenendolo responsabile come legale rappresentante di un'Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD) per tributi non versati. La Commissione Tributaria Regionale (CTR) aveva accolto il ricorso dell'individuo, escludendo la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La CTR aveva correttamente accertato che l'Ufficio non aveva provato che l'individuo avesse compiuto atti di gestione effettivi per l'ASD, nonostante fosse il rappresentante formale. La responsabilità tributaria legale rappresentante non scatta automaticamente senza prova di gestione.
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Accertamento IVA: La Sospensione Termini Impugnazione Tributaria vale per tutti i coobbligati
Un contribuente, amministratore di fatto di una cooperativa, riceve un avviso di accertamento IVA. Il suo ricorso viene dichiarato inammissibile perché presentato oltre i 60 giorni. La Commissione Tributaria Regionale non riconosce la sospensione termini impugnazione tributaria derivante dall'istanza di accertamento con adesione presentata dalla cooperativa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente. Essa stabilisce che la richiesta di accertamento con adesione, anche se fatta da un solo coobbligato, sospende i termini per tutti i debitori in solido. Questo rende il ricorso del contribuente tempestivo.
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Notifica ricorso tributario tardiva: l’Ente di Riscossione perde
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di `Tardività notifica ricorso tributario`. Un Ente di Riscossione aveva impugnato una sentenza che annullava cartelle di pagamento per prescrizione. La notifica del ricorso al legale della società debitrice fallì per cambio di domicilio. L'Ente di Riscossione ha rinnovato la notifica, ma la Corte ha ritenuto che non avesse agito con la dovuta immediatezza dopo aver saputo del primo fallimento. Per questo motivo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando l'importanza della tempestività nelle procedure legali.
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Definizione agevolata: il pagamento di uno libera tutti
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la decisione tributaria favorevole a una Società e ad alcuni Acquirenti coobbligati circa la valutazione di terreni compravenduti. Durante il giudizio di legittimità, la Società ha presentato domanda di definizione agevolata della lite ai sensi del D.L. n. 119/2018. Il Presidente di Sezione ha dichiarato l'estinzione del processo con apposito decreto. Alcuni contribuenti hanno chiesto la revoca del decreto e la trattazione della causa. La Corte di Cassazione ha confermato l'estinzione: la definizione agevolata perfezionata da un solo debitore solidale produce effetti liberatori a favore di tutti gli altri coobbligati.
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Fideiussione bancaria: validità e tutele legali
La Corte d'Appello ha confermato la validità di una fideiussione bancaria legata a un finanziamento aziendale. Il garante, pur eccependo il disconoscimento della firma e la qualità di consumatore, è stato condannato poiché ricopriva ruoli societari. La decisione ribadisce l'efficacia della garanzia anche in caso di cessione del credito.
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Definizione agevolata: ammessa anche sull’avviso di liquidazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per l'imposta di registro proporzionale su una transazione tra due società edili. Una delle società ha richiesto la definizione agevolata della lite pendente, ma il Fisco ha rifiutato, sostenendo che l'avviso di liquidazione non fosse un atto impositivo condonabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che l'avviso di liquidazione che esprime per la prima volta una maggiore pretesa fiscale ha natura sostanziale di atto impositivo. Di conseguenza, la lite rientra nella definizione agevolata. La Corte ha quindi annullato il diniego del Fisco e dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, estendendo i benefici della sanatoria anche alla società coobbligata.
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Responsabilità solidale del socio: nullo il debito da 5 milioni
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato una cartella di pagamento di oltre cinque milioni di euro a un cittadino, ritenuto responsabile per i debiti di una società a responsabilità limitata cancellata. Il destinatario ha impugnato l'atto contestando la mancanza di firma digitale e l'assenza di presupposti per la sua responsabilità solidale del socio. La Corte di Cassazione ha rigettato le contestazioni sulla firma, confermando che i formati digitali sono equivalenti. Tuttavia, ha accolto il ricorso del contribuente per motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano infatti affermato la responsabilità dell'uomo per l'intero debito con argomentazioni del tutto contraddittorie e incomprensibili, senza chiarire a quale titolo dovesse pagare. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Definizione agevolata delle liti: se paga una, si salvano tutte
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRES contro una società per dividendi esclusi dal consolidato fiscale. Parallelamente, un secondo accertamento gravava sulla stessa società come consolidante. Quest'ultimo giudizio si è concluso grazie alla definizione agevolata delle liti prevista dal decreto legge 119/2018. La società ha quindi chiesto l'estinzione anche del primo giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che la definizione agevolata delle liti ottenuta dalla società consolidante estende i suoi effetti benefici anche alla società consolidata coobbligata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla controversia senza vincitori né vinti sulle spese.
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Fisco contro imprese: la definizione agevolata estingue la lite
L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso avvisi di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una Società Controllata e della sua Società Controllante, legate da un regime di tassazione di gruppo. Le società hanno impugnato gli atti, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, le contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria, rilevando che la definizione agevolata operata dalla controllata estende i suoi effetti benefici anche alla controllante coobbligata. Non essendo intervenuto alcun diniego dal Fisco né alcuna istanza di trattazione, la Corte ha dichiarato l'estinzione dei processi riuniti, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Nullità della notifica: il Fisco sbaglia l’invio e il processo si ferma
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato alcune cartelle di pagamento a due Società Coobbligate per i debiti di un'impresa fallita. Dopo che i giudici di merito hanno annullato le cartelle, l'Amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la notifica del ricorso, eseguita tramite posta presso lo studio del difensore delle società, è stata consegnata a un'impiegata senza il successivo invio della raccomandata informativa al destinatario. La Corte di Cassazione ha rilevato la nullità della notifica per la mancanza di questa comunicazione obbligatoria. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato la rinnovazione della notifica entro novanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Definizione agevolata: la pace fiscale della società salva il socio
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per maggiori imposte nei confronti di una Società di persone. Un Socio ha impugnato l'atto, ma nel frattempo la Società ha aderito alla definizione agevolata per lo stesso debito d'imposta, determinando l'estinzione del proprio giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata perfezionata dalla società coobbligata estende i suoi effetti benefici anche al socio. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Responsabilità del presidente di associazione: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro l'annullamento di cartelle di pagamento emesse nei confronti del Presidente di un'associazione sportiva dilettantistica, ritenuto coobbligato per i debiti tributari dell'ente. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa per acquisire il fascicolo d'ufficio del merito. Questa misura è necessaria per verificare la regolarità della notifica del ricorso, dato che il contribuente era rimasto contumace nel precedente grado di giudizio. La decisione finale sulla responsabilità del presidente di associazione è quindi temporaneamente sospesa in attesa delle verifiche procedurali.
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Minimale contributivo: committente paga per l’appaltatore
L'Azienda Committente ha affidato servizi di movimentazione merci a un'impresa esterna. L'Ente Previdenziale ha richiesto all'Azienda Committente, in qualità di coobbligata solidale, il pagamento di oltre 77.000 euro per contributi previdenziali non versati dall'appaltatore. Tali contributi erano calcolati sulla base del minimale contributivo previsto dal contratto collettivo nazionale, poiché le retribuzioni effettivamente corrisposte ai lavoratori erano inferiori al minimo contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Committente. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza di due anni non si applica alle azioni dell'Inps e che il calcolo dei contributi deve sempre rispettare il minimale contributivo stabilito dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi, indipendentemente dalle minori somme effettivamente pagate dal datore di lavoro.
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Responsabilità solidale negli appalti: catalogo salvo
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali non versati a un'Azienda Acquirente, ritenendola responsabile in solido per i debiti del proprio fornitore di divani. L'Ente invocava la responsabilità solidale negli appalti prevista dalla legge Biagi. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'Azienda Acquirente si limitava ad acquistare divani da catalogo, senza alcuna ingerenza nella produzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, stabilendo che il rapporto contrattuale non era un appalto, bensì una vendita di cosa futura. Di conseguenza, non si applica la responsabilità solidale negli appalti, escludendo qualsiasi obbligo contributivo in capo all'acquirente. Vince l'Azienda Acquirente.
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Impugnazione della cartella di pagamento: da 198 a 60mila euro
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un Socio Accomandante una cartella esattoriale di circa 60.000 euro per IVA e IRAP dovute dalla società ormai estinta. In precedenza, al socio era stato notificato solo un accertamento per IRPEF da trasparenza di 198 euro, regolarmente pagato. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione della cartella di pagamento è pienamente ammissibile anche per contestare il merito della pretesa fiscale. Infatti, le imposte richieste con la cartella erano diverse per tipologia e titolo di responsabilità rispetto a quelle del precedente accertamento. Di conseguenza, non essendoci un atto precedente specifico non impugnato, il socio ha il diritto di difendersi nel merito direttamente contro la cartella esattoriale.
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Definizione agevolata: il notaio si salva se paga la società
Un Notaio registrava un contratto di concessione del diritto di superficie su un terreno agricolo per un impianto fotovoltaico, applicando l'aliquota dell'8%. L'Agenzia delle Entrate richiedeva invece l'aliquota del 15%, emettendo un avviso di liquidazione. Nel corso del giudizio di Cassazione, la società contribuente presentava domanda di definizione agevolata della controversia fiscale, pagando l'intero importo dovuto. La Suprema Corte ha preso atto del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. La definizione agevolata perfezionata da un coobbligato produce infatti effetti favorevoli anche per gli altri soggetti obbligati, estinguendo definitivamente la lite tributaria.
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Accertamento con adesione: paga il vecchio gestore dell’ente
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a un'Associazione Sportiva e al suo Legale Rappresentante dell'epoca. Successivamente, l'ente ha sottoscritto un accertamento con adesione per definire il debito, ma non ha pagato le rate successive alla prima. L'Ufficio ha quindi emesso cartelle esattoriali contro entrambi. Il Legale Rappresentante ha contestato la propria responsabilità, sostenendo di non aver firmato l'accordo transattivo poiché non era più in carica. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'accertamento con adesione firmato dall'associazione non cancella la responsabilità solidale del vecchio amministratore per gli anni in cui ha gestito l'ente. Poiché i primi avvisi non erano stati impugnati, il debito è definitivo anche per lui, che beneficia persino dello sconto ottenuto dall'associazione. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Cessazione della materia del contendere: fisco annulla il debito
L'Agenzia delle Entrate ha notificato quattro intimazioni di pagamento per IRAP a una Società di Trasporti, ritenuta coobbligata a seguito di una scissione societaria. Tali intimazioni derivavano da accertamenti emessi contro la società originaria. La Società di Trasporti ha impugnato gli atti. Nel corso del giudizio di legittimità, i giudici tributari hanno annullato in via definitiva gli accertamenti originari. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria ha disposto lo sgravio totale delle somme richieste. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio e compensando le spese tra le parti, poiché il debito fiscale presupposto è venuto meno.
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Integrazione del contraddittorio: l’errore che ferma il ricorso
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per debiti IVA e ILOR di una società da cui era receduto. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, in cui era intervenuto anche il concessionario della riscossione, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione notificandolo però solo all'ente impositore. La Suprema Corte ha rilevato che la causa, riguardando anche il beneficio di preventiva escussione, è inscindibile. Di conseguenza, è necessaria l'integrazione del contraddittorio nei confronti del concessionario escluso. La Corte ha quindi concesso trenta giorni al contribuente per notificare il ricorso anche al concessionario, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo.
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