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Controricorrenti

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703 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione pubblico impiego: decorrenza e metus
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1783/2025, ha chiarito le regole sulla prescrizione pubblico impiego per i crediti retributivi in casi di lavoro subordinato mascherato. Annullando la decisione di merito, la Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decorre durante il rapporto di lavoro e non dalla sua cessazione, poiché il 'metus' (timore del licenziamento) che giustifica la sospensione non è configurabile nei confronti della Pubblica Amministrazione, neanche in caso di contratti a termine. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Cumulo materiale sanzioni: la Cassazione chiarisce
Una società era stata sanzionata per violazioni in materia di orario di lavoro. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva applicato una sanzione ridotta. La Suprema Corte ha riaffermato che, a seguito della dichiarazione di incostituzionalità di una norma successiva, si deve tornare ad applicare il principio del cumulo materiale sanzioni, secondo cui le pene per ogni singola violazione si sommano tra loro, e non il più mite cumulo giuridico. Il caso è stato rinviato per il ricalcolo della sanzione.
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Remunerazione medici specializzandi: no retroattività
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto un adeguamento della propria remunerazione, invocando l'applicazione retroattiva di una legge più favorevole successiva al loro periodo di formazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa precedente (D.Lgs. 257/1991) costituiva già un'adeguata attuazione delle direttive europee sulla remunerazione medici specializzandi. La Corte ha chiarito che la legge successiva (D.Lgs. 368/1999) rappresenta una scelta discrezionale del legislatore e non può essere applicata a periodi antecedenti la sua entrata in vigore. È stata inoltre negata la richiesta di indicizzazione della borsa di studio, in linea con la giurisprudenza consolidata.
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Remunerazione medici specializzandi: no a pagamenti extra
Un gruppo di medici specializzati prima dell'anno accademico 2006/2007 ha richiesto l'applicazione retroattiva della remunerazione più elevata introdotta da una legge del 1999. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la legislazione precedente (D.Lgs. 257/1991) era già conforme alle direttive europee che richiedevano una remunerazione adeguata. L'aumento successivo è stato una scelta discrezionale del legislatore e non un obbligo di correzione, pertanto non ha effetto retroattivo. Il caso chiarisce i limiti del diritto alla remunerazione per i medici specializzandi formati sotto il vecchio regime.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto una remunerazione per i corsi frequentati tra il 1985 e il 1994. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. Il punto cruciale della sentenza è la prescrizione medici specializzandi, stabilendo che il termine decennale per la richiesta di risarcimento è iniziato il 27 ottobre 1999. Poiché i medici non hanno interrotto tale termine, il loro diritto si è estinto.
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Abuso personalità giuridica: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2284/2025, ha cassato la decisione di merito che escludeva l'abuso della personalità giuridica solo perché la società era effettivamente operativa. Secondo la Corte, l'abuso può configurarsi anche in un momento successivo alla costituzione, qualora un'operazione specifica sia posta in essere con il solo scopo di conseguire un indebito vantaggio fiscale, senza valide ragioni economiche. Il caso riguardava la vendita di un immobile seguita dalla cessione delle quote societarie, un meccanismo che secondo l'Amministrazione Finanziaria mirava a eludere la tassazione sulla plusvalenza immobiliare.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Un ente pubblico, dopo aver proposto ricorso in Cassazione contro due cittadini per una disputa su oneri urbanistici, ha presentato una rinuncia al ricorso. I cittadini non hanno accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento ma, in base al principio di soccombenza, ha condannato l'ente pubblico a pagare le spese legali, equiparando la rinuncia non accettata alla sconfitta nel giudizio.
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Definizione agevolata: sospensione del processo
Un contribuente, in pendenza di un ricorso per cassazione relativo a una plusvalenza, ha aderito alla definizione agevolata. La Corte di Cassazione, preso atto della domanda e del pagamento della prima rata, ha disposto la sospensione del giudizio in attesa del completamento dei pagamenti, come previsto dalla normativa sulla tregua fiscale.
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Impugnazione ordinanza 702-ter: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza ex art. 702-ter c.p.c. che ordinava il rilascio di un immobile in comproprietà. L'ordinanza in questione, avendo carattere decisorio, doveva essere contestata tramite appello e non con ricorso diretto in Cassazione. La Corte ha sanzionato il ricorrente per colpa grave, condannandolo al pagamento delle spese e a un risarcimento ulteriore, sottolineando l'importanza di scegliere il corretto mezzo di impugnazione ordinanza 702-ter.
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Processo tributario telematico: appello cartaceo valido
La Corte di Cassazione ha stabilito che, durante il regime facoltativo del processo tributario telematico, un appello depositato in formato cartaceo è valido anche se il primo grado si era svolto telematicamente. L'ordinanza chiarisce che l'inammissibilità può essere dichiarata solo se l'irregolarità formale ha causato un concreto pregiudizio al diritto di difesa della controparte, applicando il principio del raggiungimento dello scopo dell'atto.
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Cessazione materia del contendere: effetti sulla sentenza
Una società impugna in Cassazione una condanna per violazioni edilizie. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo. La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficace la sentenza precedente e compensando le spese legali. Viene chiarito che in questi casi non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Notifica tardiva appello: ricorso inammissibile
Un avvocato ha impugnato in Cassazione una sentenza che negava il suo diritto al compenso professionale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di una notifica tardiva dell'appello. La decisione sottolinea che la responsabilità di individuare l'indirizzo corretto del destinatario per una notifica tempestiva ricade sempre sul notificante, anche in caso di cambio di domicilio non comunicato dall'avvocato della controparte.
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Prezzo vendita immobili pubblici: la Cassazione decide
Un ente previdenziale ha venduto un immobile a ex inquilini. Questi hanno contestato il prezzo, ritenendolo superiore a quanto previsto dalla legge sulla dismissione del patrimonio pubblico. I tribunali di merito hanno dato loro ragione, ordinando la restituzione dell'eccedenza. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'ente. La Corte ha stabilito che per il calcolo del prezzo di vendita degli immobili pubblici si deve applicare il coefficiente di abbattimento vigente al momento dell'offerta di opzione, respingendo l'applicazione retroattiva di una norma successiva.
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Plusvalenza immobiliare e usufrutto: la decisione
La Corte di Cassazione ha chiarito che la vendita di un immobile, avvenuta entro cinque anni dal consolidamento della piena proprietà (acquisto dell'usufrutto dopo aver ereditato la nuda proprietà), genera una plusvalenza immobiliare tassabile. Il quinquennio per la presunzione di intento speculativo decorre dalla data dell'ultimo acquisto che ha determinato la piena proprietà, ovvero l'acquisto del diritto di usufrutto.
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Nullità del termine: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per alcuni dipendenti di una compagnia aerea. La decisione si fonda sulla nullità del termine apposto ai contratti, in quanto la società non è riuscita a dimostrare di aver rispettato i limiti quantitativi (clausola di contingentamento) previsti dalla legge. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova in questi casi spetta esclusivamente al datore di lavoro.
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Diniego di giurisdizione e legittimazione ad agire
Una società di ristorazione, che opera in subingresso all'interno di un impianto sportivo comunale, impugnava un'ordinanza di rimozione di opere abusive. Il TAR dichiarava il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione attiva. Il Consiglio di Stato, pur riconoscendo la legittimazione della società, rigettava l'appello nel merito senza rinviare al primo grado. La società ricorreva in Cassazione lamentando un diniego di giurisdizione e un eccesso di potere. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un errore sulla legittimazione ad agire è un vizio procedurale interno alla giurisdizione amministrativa e non costituisce un diniego di giurisdizione che giustifichi il ricorso in Cassazione. La decisione del Consiglio di Stato di non rinviare al TAR rientra nell'ambito della sua autonomia processuale.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni medici che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive europee. La Corte ha confermato il consolidato orientamento sulla prescrizione medici specializzandi, stabilendo che il termine decennale decorre dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria, data la manifesta infondatezza del ricorso a fronte di una giurisprudenza ormai granitica.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto al risarcimento per medici specializzandi che non hanno ricevuto un'adeguata remunerazione a causa della tardiva attuazione di direttive europee da parte dello Stato italiano. L'ordinanza conferma che il diritto spetta anche a chi si è iscritto ai corsi prima del 1983, ma solo per il periodo di formazione successivo al 1° gennaio 1983. Viene inoltre rigettata la richiesta dei medici di ottenere un risarcimento calcolato su importi più elevati, consolidando l'orientamento giurisprudenziale sulla quantificazione del danno.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione rigetta
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento del danno dovuto alla tardiva attuazione di direttive europee che prevedevano un'adeguata retribuzione durante la specializzazione. Sia in primo grado che in appello, la domanda è stata respinta per intervenuta prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso dei medici. La Corte ha ritenuto infondate le tesi dei ricorrenti secondo cui il loro diritto sarebbe stato imprescrittibile o che il termine di prescrizione sarebbe iniziato a decorrere solo dal loro pensionamento, ribadendo che il diritto al risarcimento è soggetto ai normali termini di prescrizione.
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Contributi agricoli: calcolo sulle ore lavorate
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale per il calcolo dei contributi agricoli per i lavoratori a tempo determinato. La Suprema Corte ha chiarito che l'imponibile contributivo deve essere calcolato esclusivamente sulla base delle ore di lavoro effettivamente prestate e non su un orario contrattuale standard. Nel caso specifico, è stato accolto il ricorso di un'azienda agricola su questo punto, mentre è stata respinta la sua pretesa di ottenere sgravi contributivi basati su un accordo di riallineamento retributivo stipulato tardivamente e quindi ritenuto invalido.
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