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Controricorrenti — Anno 2025

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338 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrenti

Provvedimenti

Incompatibilità pubblico impiego: no a punti servizio
Un docente a tempo determinato, dopo aver accettato un incarico a tempo indeterminato presso un'altra amministrazione pubblica, è stato dichiarato decaduto dal servizio scolastico. La sua successiva richiesta di riconoscimento del punteggio per il servizio non prestato è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che le norme sulla incompatibilità nel pubblico impiego si applicano a tutti i dipendenti, inclusi i precari, e che la decadenza era giustificata dall'assenza ingiustificata e dalla palese incompatibilità tra i due ruoli.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione, con un decreto presidenziale, ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'appellante, regolarmente accettata dalle controparti. La decisione, fondata sugli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, conferma che l'atto di rinuncia possedeva tutti i requisiti legali. Il provvedimento non si è pronunciato sulle spese del giudizio.
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Liquidazione equitativa danno: onere della prova
Due società immobiliari subiscono l'occupazione abusiva dei loro appartamenti. A causa dell'inerzia dello Stato nell'eseguire lo sgombero, chiedono il risarcimento. La Cassazione chiarisce i limiti della liquidazione equitativa del danno, affermando che non può essere usata per sopperire alla mancata prova dell'esistenza stessa del danno da parte del danneggiato.
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Riqualificazione personale giustizia: la Cassazione frena
Due dipendenti del Ministero della Giustizia avevano ottenuto in primo e secondo grado il diritto alla riqualificazione in un'area funzionale superiore. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Ministero, ha ribaltato la decisione. L'ordinanza chiarisce che la normativa sulla riqualificazione personale giustizia ha natura programmatica e non crea un diritto soggettivo automatico all'inquadramento superiore, il quale resta subordinato all'espletamento di specifiche procedure selettive e alla disponibilità di risorse.
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Estinzione del ricorso: cosa succede se non si risponde
Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. A seguito della proposta di definizione del giudizio, la società non ha richiesto la fissazione dell'udienza entro il termine di 40 giorni. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del ricorso, assimilando l'inerzia a una rinuncia, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali a favore dei controricorrenti.
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Estinzione del giudizio: la guida completa
Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte, applicando la procedura semplificata, ha formulato una proposta di definizione del giudizio. A seguito della mancata richiesta di decisione sul ricorso da parte della società ricorrente entro il termine di 40 giorni, il Collegio ha dichiarato l'estinzione del giudizio, interpretando il silenzio come una rinuncia all'impugnazione e condannando la società al pagamento delle spese legali.
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Indennità preavviso: quando il datore non ha diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non può trattenere l'indennità sostitutiva preavviso dalle somme di fine rapporto se, al momento delle dimissioni del lavoratore, non ha più alcun interesse concreto a ricevere la prestazione lavorativa. Nel caso specifico, l'azienda aveva perso un appalto, cessato l'attività e già esonerato i dipendenti dal lavoro, rendendo illegittima la trattenuta.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società di vigilanza privata aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che riconosceva a due dipendenti un'indennità. Durante il processo, la società ha rinunciato al ricorso e i lavoratori hanno accettato. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e specificando che tale esito esonera la parte ricorrente dal versamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al Ricorso: caso estinto in Cassazione
Una controversia sui rendimenti dei buoni postali fruttiferi giunge in Cassazione dopo due sentenze favorevoli ai risparmiatori. L'istituto emittente, prima della decisione, presenta una rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza d'appello senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Cessione passività bancarie: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito subentrato nelle passività di una banca in liquidazione. La questione verteva sulla successione in un contenzioso relativo a conti correnti. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché non contestava adeguatamente la 'ratio decidendi' della Corte d'Appello, la quale aveva accertato in fatto che i rapporti non erano estinti né 'in sofferenza' al momento della cessione. Questa ordinanza sottolinea l'importanza di centrare l'impugnazione sui fondamenti della decisione precedente per evitare una declaratoria di inammissibilità.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a carico di una società di trasporti. La decisione è scaturita dalla mancata richiesta di decisione sul ricorso entro il termine di quaranta giorni dalla comunicazione della proposta di definizione, come previsto dalla procedura civile. Tale inerzia è stata interpretata come una rinuncia al ricorso, comportando la chiusura del caso e la condanna della società al pagamento delle spese legali.
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Accertamento con adesione: sospende i termini?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta il contrasto giurisprudenziale sulla sospensione dei termini per impugnare un atto sanzionatorio a seguito della presentazione di un'istanza di accertamento con adesione. A seguito di una contestazione per omessa dichiarazione di capitali esteri (Quadro RW), alcuni contribuenti avevano impugnato le sanzioni. L'Agenzia delle Entrate eccepiva la tardività del ricorso, ma la corte d'appello lo riteneva ammissibile, considerando la sospensione dei termini dovuta all'istanza di adesione. Data la divergenza di opinioni all'interno della stessa Corte, la questione è stata rinviata a una pubblica udienza per una decisione definitiva che possa dirimere il conflitto.
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Morte difensore: il rinvio dell’udienza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di morte del difensore unico di una parte dopo il deposito del ricorso, l'udienza deve essere rinviata per garantire il diritto di difesa. Sebbene il processo non si interrompa automaticamente, il giudice deve disporre il rinvio e la comunicazione personale alla parte rimasta senza legale, qualora non vi sia prova che questa fosse già a conoscenza dell'evento. Questa decisione tutela il contraddittorio e la possibilità di nominare un nuovo avvocato.
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Soccombenza virtuale e rinuncia: le spese legali
Una società di trasporti ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione contro alcuni ex dipendenti. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio ma ha condannato la società a pagare le spese legali applicando il principio della soccombenza virtuale, poiché avrebbe probabilmente perso la causa. La decisione chiarisce che la rinuncia agli atti non esonera dal pagamento delle spese di lite.
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Fondo di Garanzia INPS: titolo esecutivo necessario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18970/2025, ha stabilito un principio fondamentale per l'accesso al Fondo di Garanzia INPS. Tre lavoratori, a seguito del fallimento e della successiva cancellazione della società datrice di lavoro, avevano chiesto al Fondo il pagamento del TFR e delle ultime mensilità. La Corte ha respinto la loro richiesta, affermando che è indispensabile ottenere preventivamente un titolo esecutivo che accerti il credito nei confronti del datore di lavoro (o dei suoi soci successori). Non è sufficiente un accertamento del credito effettuato 'incidenter tantum' nel corso della causa contro l'INPS.
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Notifica nulla: la Cassazione ordina la rinnovazione
In una causa condominiale riguardante l'uso improprio di un cortile da parte di un'attività commerciale, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio di merito. La Corte ha riscontrato una notifica nulla nei confronti di due litisconsorti necessari, ordinando all'appellante di rinnovare la comunicazione entro quaranta giorni. La decisione sottolinea l'importanza inderogabile della corretta instaurazione del contraddittorio prima di poter esaminare il ricorso.
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Diploma AFAM: non vale come abilitazione all’insegnamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diploma AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) del vecchio ordinamento non costituisce titolo abilitante all'insegnamento. L'ordinanza chiarisce la distinzione fondamentale tra titolo di studio, che consente l'accesso all'insegnamento, e il titolo abilitante, che si ottiene tramite percorsi formativi specifici. La richiesta di alcuni docenti di essere inseriti in seconda fascia è stata quindi respinta, confermando che l'equipollenza del diploma AFAM alla laurea magistrale non ne implica automaticamente il valore abilitante.
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Estinzione del giudizio di cassazione: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione in un caso tributario. L'ente ricorrente, dopo aver ricevuto una proposta di definizione del giudizio, non ha richiesto una decisione entro il termine di 40 giorni, portando alla presunzione di rinuncia al ricorso. Le spese processuali sono state compensate tra le parti.
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Cessione ramo d’azienda: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di alcuni lavoratori, inizialmente esclusi, a passare alle dipendenze della società acquirente in una cessione ramo d'azienda. La sentenza stabilisce che il criterio decisivo è il nesso funzionale e inscindibile tra le mansioni svolte dal lavoratore e il ramo ceduto, a prescindere dalla loro inclusione formale nell'accordo di cessione. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che non è riuscita a provare l'estraneità dei lavoratori al ramo trasferito.
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Rinuncia agli atti: chi paga le spese legali?
Una società di trasporti, dopo aver impugnato una sentenza d'appello, ha effettuato una rinuncia agli atti del giudizio di Cassazione. I lavoratori resistenti hanno accettato la rinuncia, chiedendo però la condanna alle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato la società ricorrente al pagamento delle spese legali, ritenendo che, sulla base di precedenti consolidati, il suo ricorso sarebbe stato comunque rigettato.
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