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Contratto Preliminare

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857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Uso ventennale e usucapione di un immobile: vince il proprietario
Gli eredi di un promissario acquirente hanno chiesto al tribunale l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un immobile. L'originario acquirente aveva ricevuto le chiavi dell'appartamento nel 1980 a seguito di un contratto preliminare, occupandolo con la famiglia per oltre vent'anni fino alla morte. La proprietaria e un creditore pignorante si sono opposti alla domanda. I giudici di merito hanno respinto la richiesta degli eredi, escludendo la presenza di un possesso utile. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. La consegna anticipata del bene prima del rogito notarile costituisce una mera detenzione qualificata fondata su un comodato funzionale. Vivere nell'immobile, curare il giardino, pagare le spese condominiali e omettere la restituzione delle chiavi non equivalgono a un atto di opposizione. Senza una formale interversione del possesso non può maturare alcun acquisto della proprietà a titolo originario.
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Inadempimento del contratto preliminare e difformità catastale
Una promissaria acquirente stipula un accordo per comprare due unità abitative catastalmente distinte. Il promittente venditore offre invece il trasferimento di un unico immobile accorpato. La donna agisce in giudizio per far dichiarare l'inadempimento del contratto preliminare e ottenere il doppio della caparra. La Corte d'Appello respinge la richiesta sostenendo che la compratrice non ha provato i costi per ripristinare il frazionamento. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e accoglie il ricorso dell'acquirente. I giudici supremi chiariscono che l'onere di dimostrare la corretta esecuzione della prestazione o l'impossibilità oggettiva spetta al debitore venditore. Inoltre, comprare due unità indipendenti assicura un interesse economico e funzionale maggiore rispetto a un immobile unico, configurando un inadempimento grave.
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Impugnazione del lodo arbitrale: confermato l’accordo
Una promittente venditrice stipulava un preliminare di compravendita immobiliare ma non si presentava al rogito. La stessa parte ometteva di eseguire il frazionamento del terreno e pretendeva il pagamento integrale immediato senza la rateizzazione convenuta. Gli acquirenti avviavano la procedura arbitrale. L'arbitro accertava l'inadempimento della venditrice, confermava la validità del contratto con piano di rate e liquidava il danno in via equitativa. La venditrice proponeva l'impugnazione del lodo arbitrale davanti alla Corte d'Appello, che respingeva il gravame. La donna ricorreva quindi in Cassazione lamentando vizi istruttori, travalicamento dei poteri arbitrali ed errata quantificazione del danno. La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso, confermando la piena validità della pronuncia arbitrale e condannando la ricorrente al pagamento delle spese giudiziarie.
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Contratto preliminare di compravendita: abuso non provato
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare di compravendita per un immobile, rifiutando poi la stipula del definitivo a causa di presunte difformità urbanistiche e catastali. Il venditore ha quindi esercitato il recesso per inadempimento della controparte. I giudici di merito hanno accertato la totale assenza di prove circa l'asserito abuso edilizio e l'inadempimento esclusivo del compratore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile: le irregolarità urbanistiche non provate non possono giustificare il rifiuto dell'acquisto, né inficiano la validità del preliminare avente meri effetti obbligatori.
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Abitabilità dell’immobile: carta valida contro difetti reali
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare per comprare un appartamento destinato a uso abitativo. In seguito, l'acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento del venditore, contestando difetti strutturali. Il perito tecnico ha rilevato che la casa violava le norme igienico-sanitarie su altezze e metrature minime. I giudici territoriali hanno respinto la richiesta poiché l'immobile possedeva un formale certificato amministrativo e un impianto d'aspirazione funzionante. La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda legata all'abitabilità dell'immobile e ha deciso di rimettere la causa alla pubblica udienza per chiarire se la presenza del certificato di agibilità prevalga sulle reali difformità dimensionali dell'alloggio.
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Ricorso per revocazione: errore di fatto tra merito e legittimità
I Promittenti Venditori hanno stipulato un contratto preliminare di vendita immobiliare con il Promissario Acquirente. I giudici di merito hanno dichiarato la risoluzione del contratto per inadempimento dei venditori, condannandoli a restituire le somme ricevute. Dopo il rigetto del loro primo ricorso in Cassazione, i venditori hanno proposto un ricorso per revocazione. I venditori sostenevano che l'acquirente non avesse mai versato le somme, come risultava dalle memorie istruttorie del primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. L'errore materiale denunciato riguardava documenti del giudizio di merito e non un vizio interno al giudizio di legittimità.
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Azione surrogatoria: il creditore risolve il preliminare inerte
Un ente creditore vantava un credito certo verso una società debitrice sulla base di un decreto ingiuntivo esecutivo. La società debitrice aveva stipulato un contratto preliminare per acquistare un immobile versando l'intero prezzo. Il venditore non aveva liberato l'immobile dai gravami entro i termini previsti. Nonostante l'inadempimento del venditore, la debitrice restava inerte, evitando di chiedere la risoluzione del contratto o l'esecuzione in forma specifica. L'ente creditore ha quindi promosso l'azione surrogatoria per ottenere la risoluzione del preliminare e la condanna diretta del venditore alla restituzione delle somme per soddisfare il proprio credito. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della domanda del creditore, respingendo il ricorso della società debitrice e condannando quest'ultima alle spese di lite.
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Caparra confirmatoria nel preliminare: recupero senza recesso
Una venditrice e un acquirente stipulano un accordo per la vendita di un terreno. Il testo contrattuale prevede il versamento di una somma quale caparra confirmatoria nel preliminare prima del rogito notarile definitivo. L'acquirente omette il pagamento dell'importo pattuito. La venditrice ricorre al decreto ingiuntivo per riscuotere coattivamente la quota scaduta. La Corte d'Appello revoca l'ingiunzione, ritenendo che la mancata consegna iniziale impedisca ogni pretesa legata alla caparra. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice. La Suprema Corte stabilisce che le parti possono legittimamente concordare una caparra a versamento differito. Il promittente venditore può agire in giudizio per pretendere l'esatto adempimento del pagamento intermedio, senza dover necessariamente recedere dal contratto.
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Confisca penale dell’immobile: perde l’acquisto non trascritto
Due acquirenti avevano stipulato una scrittura privata nel 1988 per comprare una quota immobiliare dai venditori, senza mai trascrivere il contratto nei registri immobiliari. Anni dopo, lo Stato ha disposto la confisca penale dell'immobile nei confronti dei venditori per misure di prevenzione. Gli acquirenti hanno promosso una causa civile per far accertare la proprietà della quota. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda perché il titolo non era stato trascritto prima del sequestro penale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. Il provvedimento ablatorio prevale sui titoli civilistici non trascritti tempestivamente. I terzi in buona fede devono far valere i propri diritti davanti al giudice penale dell'esecuzione e non in sede civile.
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Vendita di cosa altrui: chi non compra perde il doppio
La controversia riguarda un preliminare di vendita di cosa altrui relativo a terreni agricoli concessi in leasing al promittente venditore. Il promittente venditore si era impegnato ad acquistare personalmente i beni dalla società proprietaria per poi trasferirli alla promissaria acquirente. Nonostante la diffida formale e la convocazione davanti al notaio, il venditore non si è presentato, ammettendo la mancanza di fondi per riscattare il leasing. La promissaria acquirente ha esercitato il recesso contrattuale, chiedendo la restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata. Il promittente venditore ha contestato presunti inadempimenti della controparte legati a trattative di rinegoziazione del prezzo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando la piena legittimità del recesso per grave e colpevole inadempimento del promittente venditore.
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Risoluzione del preliminare di vendita: le sorti dell’immobile
Il Promissario Acquirente ottiene la consegna anticipata di una casa ma scopre la mancanza dell'abitabilità. Il Tribunale dichiara la risoluzione del preliminare di vendita per inadempimento del Venditore. Gli Eredi del Venditore chiedono il compenso per l'uso dell'immobile. La Corte d'Appello condanna l'Acquirente a versare un'indennità per tutto il periodo di disponibilità e rigetta la rivalutazione automatica degli acconti. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'obbligo di pagare i frutti dell'immobile occupato discende dagli effetti restitutori della risoluzione contrattuale, indipendentemente dalla colpa della parte venditrice.
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Caparra confirmatoria imposta di registro su immobile estero
Una società stipula un preliminare e un atto integrativo per la compravendita di un immobile situato all'estero, versando una rilevante somma a titolo di anticipo. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di liquidazione applicando l'aliquota proporzionale dello 0,50% sulle somme anticipate. La società contesta la pretesa, sostenendo l'applicazione della sola imposta fissa dato che l'atto definitivo per beni esteri sconta un'imposta fissa non compensabile. I giudici tributari accolgono il ricorso della contribuente. La Corte di Cassazione conferma la decisione: per la caparra confirmatoria imposta di registro proporzionale non è applicabile se il contratto definitivo sconta la misura fissa, poiché la caparra funge da mero acconto sul prezzo e l'imposizione proporzionale genererebbe una doppia tassazione non recuperabile. Il Fisco perde il ricorso ed è condannato a rifondere le spese di lite.
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Tassazione caparra confirmatoria: Fisco sconfitto in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto l'imposta di registro proporzionale dello 0,50% su una caparra confirmatoria di 500.000 euro inserita in un contratto preliminare per la vendita di un immobile situato all'estero. La società contribuente ha contestato l'avviso di liquidazione, poiché il contratto definitivo estero sconta l'imposta fissa e non consente lo scomputo del tributo proporzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito che la tassazione caparra confirmatoria segue il regime del contratto definitivo quando la somma costituisce mero anticipo del corrispettivo. Di conseguenza, l'atto sconta la sola imposta fissa.
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Nullità del contratto preliminare: salvi i soldi se manca l’oggetto
Due acquirenti hanno stipulato due accordi preliminari per l'acquisto di quote di comproprietà in complessi alberghieri. Successivamente, i compratori hanno citato in giudizio la società venditrice chiedendo la nullità del contratto preliminare per indeterminatezza dell'oggetto. L'accordo non consentiva infatti di identificare con esattezza le quote e i turni di godimento delle stanze. I giudici di merito hanno accolto la domanda degli acquirenti, dichiarando nulli i contratti e ordinando la restituzione del prezzo pagato. La società venditrice ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che regolamenti e schede allegate rendessero l'immobile perfettamente individuabile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'azienda non ha trascritto gli atti contestati né ha dimostrato la sottoscrizione dei documenti da parte degli acquirenti, confermando la restituzione integrale del denaro.
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Contratto preliminare di compravendita: casa persa e somme salve
Un Promissario Acquirente e una Promittente Venditrice stipulano un contratto preliminare di compravendita immobiliare con consegna anticipata del bene e pagamento del prezzo. Poiché le parti non formalizzano il rogito entro la scadenza pattuita, il diritto al trasferimento della proprietà cade in prescrizione decennale. La Corte di Cassazione stabilisce che l'acquirente perde la facoltà di ottenere l'immobile, ma ha pieno diritto di richiedere la restituzione delle somme versate a titolo di arricchimento senza causa. Tale richiesta restitutoria risulta pienamente ammissibile anche se formulata nella prima memoria processuale. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente e rinvia la causa per il ricalcolo delle rispettive spettanze.
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Preliminare o debito: la Cassazione sul patto commissorio
Un venditore prometteva in vendita una villa ma rifiutava di stipulare il contratto definitivo, sostenendo che l'accordo mascherasse un prestito garantito da un nullo patto commissorio. Un secondo promissario acquirente interveniva in giudizio rivendicando la priorità del proprio accordo attraverso la confessione del venditore. I giudici di merito accoglievano la domanda del primo acquirente di trasferimento coattivo dell'immobile, escludendo l'esistenza di un'illecita garanzia finanziaria. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la pronuncia, dichiarando inammissibili i ricorsi del venditore e del secondo pretendente acquirente, ordinando il formale trasferimento del bene e condannando entrambi i soccombenti al pagamento solidale delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta e niente spese
Due società stipulavano un contratto preliminare per la cessione di un ramo d'azienda legato a un impianto di carburanti. La promissaria acquirente versava una caparra di centomila euro. In seguito, la venditrice chiedeva il saldo del prezzo mediante decreto ingiuntivo, mentre l'acquirente eccepiva la mancanza delle autorizzazioni amministrative e chiedeva la risoluzione contrattuale. I giudici di merito disponevano il trasferimento dell'azienda subordinandolo al saldo del prezzo. L'acquirente proponeva infine impugnazione davanti alla Suprema Corte. Nelle more del procedimento, la società ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte. I giudici di legittimità hanno pertanto dichiarato l'estinzione del processo senza liquidare le spese di lite e senza addebitare il raddoppio del contributo unificato.
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Caparra confirmatoria nel preliminare: chi recede perde la somma
L'Acquirente e la Venditrice stipulano un primo accordo preliminare per la vendita di un immobile, poi risolto consensualmente concordando il reimpiego della somma versata per un nuovo testo negoziale. Successivamente, l'Acquirente recede dal rapporto contestando inadempimenti e richiede la restituzione della somma o il doppio dell'importo. La Venditrice eccepisce l'illegittimità del recesso altrui e chiede di trattenere la somma. I giudici di merito accertano che la Venditrice non era inadempiente e che il recesso dell'Acquirente era ingiustificato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dell'Acquirente inammissibile e conferma definitivamente il diritto della Venditrice a trattenere la caparra confirmatoria nel preliminare, condannando il ricorrente alle spese legali.
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Usucapione di un terreno: la consegna non basta
Un aspirante compratore riceve la consegna anticipata di un immobile dopo la stipula di un accordo preliminare. Negli anni successivi, egli realizza recinzioni, cancelli e coltiva i campi, chiedendo poi al giudice di dichiarare l'usucapione di un terreno. La proprietaria si oppone alla domanda. La Corte di Cassazione respinge le pretese dell'occupante, confermando che la consegna anticipata del bene costituisce una semplice detenzione e non un possesso valido per usucapire. Le opere eseguite rientrano nelle facoltà concordate tra le parti e non dimostrano una vera ribellione contro il legittimo proprietario. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Recesso anticipato dalla locazione: acquisto e disdetta valida
In una locazione abitativa, il contratto consentiva il recesso anticipato con preavviso di sei mesi nel caso in cui l'inquilino avesse acquistato un immobile a Milano. L'inquilino ha comunicato il recesso anticipato dalla locazione dopo aver firmato un preliminare di compravendita, omettendo però di indicare espressamente la motivazione nella lettera di disdetta. Il locatore ha contestato la validità del recesso, chiedendo il pagamento dei canoni e sostenendo la necessità del rogito notarile definitivo e della specifica indicazione della causa. I giudici di merito hanno ritenuto valido il recesso, compensando i canoni con il deposito cauzionale. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione di particolare rilevanza, ha disposto la trattazione in pubblica udienza per chiarire gli obblighi formali della disdetta convenzionale.
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