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Contratto Preliminare

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857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto preliminare: il lungo ritardo non cancella l’acquisto
Nel 1996, il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente firmano un contratto preliminare per la vendita di un immobile. L'acquirente paga l'intero prezzo ed entra subito nel possesso del bene, ma ritarda per anni la stipula del definitivo. Nel 2010, il venditore chiede la risoluzione del contratto per inadempimento. L'acquirente reagisce chiedendo il trasferimento forzato della proprietà. La Corte d'Appello, confermata dalla Cassazione, dà ragione all'acquirente. I giudici stabiliscono che il lungo ritardo dell'acquirente non costituisce un inadempimento grave, poiché il venditore ha incassato l'intero prezzo e ha tollerato il silenzio per quasi dieci anni senza attivarsi. Pertanto, viene disposto il trasferimento della proprietà dell'immobile all'acquirente.
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Contratto preliminare con consegna anticipata: chi paga i lavori?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo a un contratto preliminare con consegna anticipata in cui il promissario acquirente aveva ricevuto l'immobile prima del rogito. A seguito della risoluzione del contratto per inadempimento del venditore, quest'ultimo chiedeva il rimborso per le migliorie apportate al bene ricevuto in permuta. La Corte ha chiarito che la consegna anticipata attribuisce solo una detenzione qualificata e non il possesso, escludendo così il diritto ai rimborsi previsti dall'art. 1150 c.c. Inoltre, l'acquirente che sceglie la risoluzione ordinaria perde il diritto di esigere il doppio della caparra confirmatoria e deve provare concretamente i danni subiti. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati.
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Contratto preliminare: eredi esclusi dall’alloggio del Comune
Gli eredi di un'assegnataria di un alloggio prefabbricato post-terremoto hanno citato in giudizio il Comune per ottenere il trasferimento della proprietà dell'immobile. La domanda si fondava su un contratto preliminare stipulato dalla madre defunta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che il contratto preliminare di cessione gratuita non si trasmette agli eredi. La morte dell'assegnataria prima del contratto definitivo comporta la caducazione dell'assegnazione. Di conseguenza, la disponibilità dell'immobile ritorna al Comune. Gli eredi non possono subentrare automaticamente, ma devono avviare un nuovo e autonomo procedimento di assegnazione dimostrando di possedere i requisiti previsti dalla legge.
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Risoluzione del contratto preliminare: immobile pignorato
Un acquirente ha firmato un compromesso per l'acquisto di un immobile garantito come libero da pesi. Successivamente, ha scoperto la presenza di un'ipoteca e di un pignoramento non dichiarati dai venditori. L'acquirente ha quindi chiesto la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento e la restituzione della caparra. I giudici di merito hanno accolto la domanda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando che l'esistenza di vincoli reali non dichiarati sul bene promesso in vendita legittima il promissario acquirente a richiedere la risoluzione del contratto preliminare, in quanto costituisce un grave inadempimento contrattuale. I venditori sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Contratto preliminare di compravendita: dalla lite all’accordo
I Promissari Acquirenti hanno stipulato un contratto preliminare di compravendita immobiliare con L'Azienda Venditrice. A causa della mancata presentazione di quest'ultima davanti al notaio, gli acquirenti hanno richiesto l'esecuzione in forma specifica del contratto e il risarcimento dei danni per il ritardo. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha escluso il risarcimento per vizio di ultrapetizione. Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, I Promissari Acquirenti hanno depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese processuali.
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Definizione agevolata: si estingue la lite sulla plusvalenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. L'ufficio finanziario ha rilevato una discrepanza tra il prezzo indicato nel contratto preliminare (quattrocentomila euro) e quello inferiore riportato nell'atto definitivo di vendita (duecentocinquantamila euro). Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente le somme dovute e rinunciando al contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata estingue il giudizio senza addebito di spese o raddoppio del contributo unificato.
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Fallimento e preliminare: no alla cancellazione dell’ipoteca
Un promissario acquirente ottiene una sentenza di esecuzione in forma specifica per l'acquisto di un immobile, subordinata al pagamento del prezzo e alla cancellazione dell'ipoteca. Sopraggiunto il fallimento del costruttore, l'acquirente chiede al giudice delegato di disporre la cancellazione dell'ipoteca sul bene. La Corte di Cassazione, confermando la decisione del Tribunale, rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che il potere di cancellazione dell'ipoteca (potere purgativo) spetta al giudice delegato solo nelle vendite coatte fallimentari finalizzate alla liquidazione dell'attivo. Non si applica, invece, quando il trasferimento avviene in esecuzione di un contratto preliminare, trattandosi di una vendita di natura negoziale e non di una vendita forzata concorsuale. Di conseguenza, l'acquirente non può ottenere la liberazione automatica del bene dal gravame ipotecario.
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Litisconsorzio necessario e nullità della sentenza
La Corte d'Appello di Napoli ha annullato una sentenza di primo grado relativa a un contratto preliminare per violazione del litisconsorzio necessario. Il processo era proseguito solo con alcuni eredi del defunto attore, escludendone altri. La Corte ha ordinato la rimessione al primo giudice per garantire l'integrità del contraddittorio.
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Responsabilità del mediatore: quando la forma batte la sostanza
Una società acquirente stipula un preliminare per l'acquisto di un immobile, scoprendo solo dopo che la venditrice non è l'unica proprietaria. A causa del mancato acquisto, la società chiede il risarcimento dei danni ai presunti mediatori, accusandoli di aver taciuto la comproprietà. Il Tribunale rigetta la domanda per mancanza di prove sul ruolo dei mediatori e sul danno. La Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione per difetto di specificità dei motivi. La Cassazione conferma l'inammissibilità del ricorso: la società ha contestato solo il merito della vicenda, senza impugnare la decisione procedurale di inammissibilità dell'appello. Di conseguenza, viene esclusa ogni responsabilità del mediatore e la ricorrente viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Contratto preliminare e usucapione: no all’acquisto automatico
Un imprenditore ha chiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di tre immobili da lui occupati o, in subordine, l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto di vendita basato su una scrittura privata del 1998. I giudici di merito hanno rigettato le domande. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la firma di un contratto preliminare e usucapione sono incompatibili se vi è consegna anticipata del bene. Tale accordo configura infatti una detenzione qualificata e non un possesso utile a usucapire, poiché il promissario acquirente riconosce esplicitamente l'altrui proprietà del bene. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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Contratto preliminare di compravendita: l’inerzia costa la casa
Un'acquirente e i venditori firmano un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Dopo contestazioni sui pagamenti, i venditori chiedono la risoluzione del contratto per inadempimento dopo oltre dieci anni. L'acquirente eccepisce la prescrizione del diritto dei venditori e chiede il trasferimento dell'immobile. La Corte di Cassazione dà ragione all'acquirente: la precedente richiesta di pagamento dei venditori non ha interrotto la prescrizione dell'azione di risoluzione, che si è quindi estinta per il decorso di dieci anni. Di conseguenza, l'acquirente ottiene il trasferimento della proprietà dell'appartamento, subordinato al pagamento del prezzo residuo, mentre i venditori perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese di giudizio.
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Contratto preliminare di compravendita: recesso o trasferimento?
Un'acquirente ha stipulato un contratto preliminare di compravendita immobiliare. A causa dell'inadempimento del venditore, l'acquirente ha rinunciato alla richiesta di trasferimento forzato dell'immobile per esercitare il diritto di recesso, pretendendo il doppio della caparra confirmatoria. I giudici di merito hanno accolto la domanda. Gli eredi del venditore hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare complessità delle questioni giuridiche relative al rapporto tra l'azione di adempimento e il recesso, nonché alla commerciabilità di immobili con sanatoria edilizia ancora in corso, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora emettere una decisione definitiva.
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Domanda principale e subordinata: il giudice non può scegliere
Nel corso di una controversia legata a un contratto preliminare di vendita immobiliare, i venditori chiedevano in via principale l'adempimento del contratto e, solo in via subordinata, la risoluzione dello stesso. Il Tribunale e la Corte d'Appello decidevano direttamente sulla risoluzione, ignorando la richiesta di adempimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei venditori, stabilendo che il giudice non può ignorare l'ordine di preferenza stabilito dalle parti tra domanda principale e subordinata. Il giudice ha l'obbligo di esaminare prima la richiesta principale e può passare a quella subordinata solo se rigetta la prima. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Usucapione e contratto preliminare: la firma esclude il possesso
Una privata cittadina ha richiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di un appartamento. La relazione con l'immobile era nata da un contratto preliminare di compravendita stipulato nel 1976. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, qualificando la donna come semplice detentrice e non come posseditrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il contratto preliminare non trasferisce il possesso ma solo la detenzione. Di conseguenza, il pagamento del prezzo e i lavori di ristrutturazione non costituiscono atti idonei all'interversione del possesso. La ricorrente è stata condannata anche per lite temeraria. Il tema centrale riguarda l'usucapione e contratto preliminare.
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Rescissione per lesione: quando il prezzo basso non annulla la vendita
La Venditrice chiede la rescissione per lesione di un contratto preliminare di vendita immobiliare, sostenendo che il prezzo pattuito fosse inferiore alla metà del valore reale del bene. Gli Acquirenti si oppongono e chiedono il trasferimento forzato dell'immobile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della Venditrice. I giudici chiariscono che, per calcolare lo squilibrio economico, non si deve usare una valutazione astratta della casa, ma occorre considerare i prezzi reali di mercato dell'epoca e le trattative concrete, incluse le carenze dell'immobile come la mancanza di abitabilità. Di conseguenza, non essendoci una sproporzione superiore alla metà, la domanda di rescissione per lesione viene respinta e la proprietà viene trasferita agli Acquirenti dietro pagamento del saldo del prezzo.
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Usucapione di immobili: il possesso non provato costa caro
Il Richiedente ha chiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di immobili di cui aveva la disponibilità in base a un contratto preliminare. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancata prova del possesso ultraventennale e per l'incertezza sull'identificazione dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Richiedente, confermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che non è stato dimostrato il possesso continuo per venti anni. Di conseguenza, il Richiedente è stato condannato anche per responsabilità aggravata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Usucapione e detenzione qualificata: quando la casa non si perde
Una donna riceve dal fratello la disponibilità di un appartamento con la promessa verbale di un futuro trasferimento di proprietà. Dopo molti anni, l'attrice chiede l'accertamento dell'acquisto per usucapione. I giudici di merito accolgono la domanda, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte chiarisce che la consegna anticipata di un immobile a seguito di un accordo preliminare, anche se nullo per mancanza di forma scritta, configura una semplice detenzione qualificata e non un possesso utile all'usucapione. Di conseguenza, il mero passaggio del tempo non basta per usucapire il bene, salvo che non si provi una formale interversione del possesso. La Cassazione accoglie quindi il ricorso degli eredi del proprietario originario, sancendo il principio per cui usucapione e detenzione qualificata rimangono concetti nettamente distinti.
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Risoluzione del contratto preliminare: chi sabota l’affare perde
Un promissario acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto preliminare per il mancato rilascio del certificato di agibilità e la presenza di difformità urbanistiche. Il promittente venditore ha eccepito che i difetti erano lievi, in parte già sanati e che l'acquirente, che già utilizzava l'immobile per la propria attività commerciale, non gli aveva concesso il tempo per sanare le restanti irregolarità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente. I giudici hanno chiarito che non esiste un automatismo tra la mancanza dell'agibilità e la risoluzione del contratto preliminare. Bisogna valutare la gravità concreta dell'inadempimento e il comportamento delle parti. Rifiutare di concedere un termine per sanare lievi difformità, continuando a usare l'immobile, è contrario a buona fede. Di conseguenza, la risoluzione è stata addebitata all'acquirente, condannato a pagare la penale.
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Bancarotta fraudolenta: niente risarcimento per il preliminare
Un acquirente ha richiesto il risarcimento dei danni derivanti dal mancato acquisto di un capannone, dovuto al fallimento della società venditrice. L'amministratore della società era stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della parte civile, stabilendo che il danno derivante dall'inadempimento contrattuale non è una conseguenza diretta dei reati di distrazione patrimoniale commessi dall'amministratore. Il nesso di causalità tra la condotta penale e il danno lamentato è infatti escluso, trattandosi di un comportamento contrattuale autonomo. Il creditore potrà far valere le proprie ragioni esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura fallimentare.
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Provvigione del mediatore immobiliare dovuta anche con vizi noti
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per un immobile, scoprendo poi un'ordinanza comunale di inagibilità per problemi strutturali. Chiedono quindi la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme pagate all'Agenzia Immobiliare e alla Società di Mediazione Creditizia. La Corte d'Appello rigetta le domande poiché l'Acquirente conosceva i difetti prima della firma e i lavori di consolidamento avevano risolto il problema, portando alla revoca dell'inagibilità. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare è dovuta se l'affare si è concluso con il preliminare, anche in presenza di vizi noti. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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