LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Contratto Preliminare

Pagina 19 di 40

857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Termine non essenziale: il ritardo costa la perdita della casa
Il Promissario Acquirente di un immobile si è rifiutato di stipulare il rogito definitivo, contestando presunti vizi e non versando la caparra pattuita. La Promittente Venditrice ha quindi chiesto la risoluzione del contratto. Il Promissario Acquirente si è difeso sostenendo che la scadenza fosse un termine non essenziale e che, in assenza di diffida, il ritardo fosse irrilevante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando la risoluzione del contratto. I giudici hanno chiarito che l'inosservanza di un termine non essenziale non impedisce la risoluzione se il ritardo supera ogni ragionevole limite di tolleranza, configurando un grave inadempimento. L'acquirente è stato condannato anche al risarcimento per lite temeraria.
Continua »
Scioglimento del contratto preliminare: casa persa col fallimento
Un'impresa edile stipula un contratto preliminare di compravendita per un appartamento e un box con un acquirente. Successivamente, l'impresa fallisce. La Curatela Fallimentare chiede la restituzione degli immobili e il risarcimento dei danni, esercitando tacitamente la facoltà di scioglimento del contratto preliminare. L'acquirente si oppone, sostenendo di aver usucapito i beni o che il curatore avesse accettato il contratto per fatti concludenti. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente. Conferma che il curatore può esercitare lo scioglimento del contratto preliminare anche senza atti formali, semplicemente chiedendo la restituzione del bene. Di conseguenza, l'occupazione dell'immobile diventa priva di titolo e l'acquirente deve risarcire i danni per il ritardo nella riconsegna.
Continua »
Recesso per inadempimento: vince chi compra la casa con ipoteca
Un promissario acquirente firma un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile. La promittente venditrice si impegna a liberare il bene da ipoteche e sequestri prima del rogito. Alla scadenza del termine perentorio, l'immobile risulta ancora gravato da vincoli. La venditrice pretende il pagamento del prezzo per pagare i creditori, ma il contratto prevede il saldo solo dopo la liberazione del bene. L'acquirente esercita quindi il recesso per inadempimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda dell'acquirente, condannando la venditrice a restituire il doppio della caparra. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'inadempimento della venditrice era grave e definitivo alla scadenza del termine. Il ricorso viene rigettato con condanna della ricorrente anche per lite temeraria.
Continua »
Clausola penale da 780mila euro: il venditore paga i suoi ritardi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Promittente Venditore e del suo socio al pagamento di una clausola penale di 780.000 euro a favore della Società Acquirente. Le parti avevano stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile da costruire. Il venditore non ha ottenuto i permessi edilizi entro il termine a causa di proprie negligenze documentali, pretendendo poi di considerare il contratto risolto automaticamente. I giudici hanno invece qualificato la clausola sui permessi come clausola risolutiva espressa a favore dell'acquirente. Non essendosi quest'ultimo avvalso della risoluzione, il contratto è rimasto valido. Di conseguenza, la mancata consegna dell'immobile nei tempi stabiliti ha fatto scattare l'obbligo di pagare la penale pattuita, che la Cassazione ha ritenuto non riducibile in sede di legittimità poiché mai contestata nei precedenti gradi di giudizio.
Continua »
Ripetizione di indebito: rogito ufficiale batte accordo verbale
L'Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile dall'Azienda per 460 milioni di lire. Al momento del rogito, scopre difformità nella mansarda. Le parti dichiarano nell'atto notarile un prezzo ridotto a 360 milioni, ma l'Azienda trattiene i 100 milioni già versati in eccedenza, promettendo verbalmente un magazzino in compensazione. Successivamente, l'Acquirente agisce in giudizio chiedendo la restituzione della somma. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'Azienda alla restituzione della somma per ripetizione di indebito. Poiché l'Azienda ha ammesso di aver ricevuto la somma extra rispetto al prezzo ufficiale indicato nel rogito, spettava a quest'ultima dimostrare l'esistenza di una valida causa giustificativa per trattenere il denaro. Non avendo fornito tale prova, l'Azienda deve restituire l'importo indebitamente percepito.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita: firma falsa, casa persa
Il caso riguarda un acquirente che ha stipulato un contratto preliminare di compravendita per l'acquisto di uffici e un garage, pagando l'intero prezzo. Il contratto era firmato da una società e da un socio accomandante, che dichiarava di agire in rappresentanza del proprietario del terreno. Successivamente, è emerso che le firme erano false e che il socio non aveva i poteri di rappresentanza. L'acquirente ha chiesto l'esecuzione forzata del contratto, ma i giudici hanno rigettato la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che nei contratti immobiliari, che richiedono la forma scritta obbligatoria, non ci si può affidare alla semplice apparenza dei poteri. L'acquirente ha l'onere di verificare per iscritto i poteri di rappresentanza di chi firma.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: dal preliminare alla condanna
I proprietari di un terreno stipulano un contratto preliminare con un acquirente, immettendolo nel possesso del fondo. Successivamente, i proprietari tentano di recedere unilateralmente offrendo la restituzione della caparra e concedono il terreno a un terzo agricoltore, che inizia a coltivarlo. L'acquirente, spogliato del possesso, sporge querela. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità civile dei proprietari e del terzo per il reato di invasione di terreni o edifici. I giudici chiariscono che il reato tutela anche il possesso di fatto e che lo scioglimento di un contratto preliminare immobiliare richiede la forma scritta, non bastando la mera restituzione della caparra. I ricorsi sono dichiarati inammissibili.
Continua »
Restituzione dell’acconto: il preliminare scade, i soldi tornano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de I Promittenti Venditori contro La Società Acquirente. La vicenda nasce da un contratto preliminare di compravendita immobiliare non concluso. Essendosi prescritto il diritto alla stipula del definitivo, La Società Acquirente ha richiesto la restituzione dell'acconto versato. I Promittenti Venditori si opponevano, sostenendo che la domanda fosse basata sull'inadempimento e non sull'indebito oggettivo, lamentando un vizio di ultrapetizione. La Suprema Corte ha chiarito che, quando un contratto preliminare diventa inefficace per prescrizione, sorge l'obbligo di restituzione dell'acconto ai sensi dell'art. 2033 c.c. (condictio indebiti ob causam finitam), in quanto viene meno la causa dello spostamento patrimoniale. Di conseguenza, I Promittenti Venditori sono stati condannati a restituire le somme e a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Clausola risolutiva espressa: tolleranza e rinuncia al ricorso
I Promissari Acquirenti hanno stipulato un contratto preliminare per l'acquisto del 51% delle quote di una società. Il contratto prevedeva una clausola risolutiva espressa in caso di mancata stipula del definitivo entro la scadenza pattuita. A causa dell'inadempimento del Promittente Venditore, i Promissari Acquirenti hanno attivato la clausola, determinando la risoluzione parziale del contratto. Successivamente, dopo aver proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che accertava tale risoluzione, i ricorrenti hanno depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio e compensato interamente le spese di lite tra le parti.
Continua »
Risoluzione del contratto preliminare: l’errore che costa la casa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda di risoluzione del contratto preliminare proposta per la prima volta in appello da una società venditrice. Originariamente, la società acquirente aveva agito in giudizio per ottenere il trasferimento forzato dell'immobile non venduto. In primo grado, la venditrice si era difesa sollevando solo una semplice eccezione di inadempimento. Solo successivamente ha richiesto lo scioglimento del contratto. I giudici hanno chiarito che l'eccezione serve solo a bloccare la richiesta altrui, mentre la risoluzione introduce una richiesta del tutto nuova e complessa, vietata in appello. Di conseguenza, il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile, confermando il trasferimento della proprietà all'acquirente dietro pagamento del prezzo residuo.
Continua »
Inadempimento del contratto preliminare: la casa non è abitabile
Un acquirente ha firmato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile che i venditori dichiaravano abusivo ma sanabile. Successivamente è emerso che la sanatoria era stata richiesta per uso sanitario e che il Comune non consentiva il cambio di destinazione d'uso a civile abitazione, trovandosi l'immobile in zona agricola. L'acquirente ha quindi chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento del contratto preliminare. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dato ragione all'acquirente, condannando i venditori a restituire la caparra. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del venditore e condannandolo anche per abuso del processo a causa dell'insistenza in un ricorso palesemente infondato.
Continua »
Risoluzione del contratto preliminare: salvi i danni dopo anni
Il caso nasce dalla mancata stipula di un contratto definitivo di vendita di un terreno. L'Acquirente aveva inizialmente chiesto l'adempimento forzato e il risarcimento del danno da ritardo. Successivamente, preso atto dell'impossibilità di trasferire il bene, l'Acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare e il risarcimento del danno da inadempimento. I Venditori hanno eccepito la prescrizione del diritto e l'esistenza di un precedente giudicato sul risarcimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la precedente domanda di adempimento interrompe la prescrizione anche per la successiva domanda di risoluzione. Inoltre, ha chiarito che il danno da ritardo e il danno da risoluzione sono ontologicamente diversi, escludendo quindi qualsiasi sbarramento da giudicato. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Patto di quota lite: eredi contro commercialista per la casa
Un'anziana proprietaria si era obbligata a vendere un immobile a un terzo tramite un contratto preliminare, con la mediazione del proprio commercialista. Successivamente, gli eredi della donna hanno impugnato l'accordo, sostenendo che il contratto fosse nullo per violazione del divieto di patto di quota lite, poiché il professionista avrebbe abusato del suo ruolo per farle vendere il bene a un prezzo inferiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando la validità del trasferimento. I giudici hanno chiarito che il divieto di patto di quota lite si applica solo agli avvocati o ai professionisti che svolgono attività di difesa in giudizio. Nel caso specifico, il commercialista aveva svolto una semplice attività di consulenza stragiudiziale e non vi era alcun legame tra l'acquisto dell'immobile e il suo compenso professionale.
Continua »
Cessazione della materia del contendere: l’accordo spegne la lite
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile storico, ma la vendita si blocca per la mancanza del nulla-osta ministeriale. L'acquirente avvia una causa chiedendo il trasferimento dell'immobile e il risarcimento dei danni. I giudici di merito dispongono il trasferimento subordinandolo al pagamento del prezzo residuo, ma negano i danni. L'acquirente ricorre in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo di conciliazione in mediazione. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'inammissibilità del ricorso per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite come concordato dalle parti.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita: fallimento e acconti persi
Un'azienda acquirente stipula un contratto preliminare di compravendita immobiliare con un'impresa venditrice che successivamente fallisce. L'acquirente chiede la restituzione degli acconti versati insinuandosi al passivo del fallimento, ma la domanda viene respinta. Successivamente, l'acquirente scopre che il curatore fallimentare aveva ottenuto l'autorizzazione a sciogliersi dal contratto e chiede la revocazione della decisione di rigetto, ritenendo tale documento decisivo. Il Tribunale respinge la richiesta perché l'autorizzazione era condizionata e non costituiva un effettivo scioglimento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: il documento non era decisivo e non sussiste alcuna contraddizione insanabile nella motivazione dei giudici. L'acquirente perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Giudizio di rinvio: i limiti del giudice nel patto tra familiari
Un padre chiede il trasferimento di una quota di proprietà immobiliare promessa dalla figlia con scrittura privata, avviando un'azione per l'esecuzione del contratto preliminare. Dopo alterne vicende giudiziarie e una prima pronuncia della Cassazione sull'assenza di dolo, la Corte d'appello, in sede di giudizio di rinvio, riqualifica d'ufficio l'accordo come contratto definitivo, dichiarando la domanda inammissibile. Il padre ricorre nuovamente in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice del rinvio ha superato i propri limiti. La qualificazione del contratto come preliminare costituiva infatti un presupposto logico intangibile della precedente decisione di legittimità, ormai coperto da giudicato implicito. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Recesso con ritenzione della caparra senza clausola espressa
La promissaria acquirente di un immobile versa 80.000 euro di caparra ma non paga un acconto successivo di 220.000 euro entro la scadenza pattuita. I promittenti venditori esercitano il recesso con ritenzione della caparra tramite raccomandata e vendono l'immobile a terzi. La Corte d'Appello dichiara la risoluzione per mutuo dissenso, ritenendo illegittimo il recesso perché mancava una clausola risolutiva espressa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei venditori, stabilendo che per legittimare il recesso con ritenzione della caparra non serve una clausola risolutiva espressa, ma è sufficiente la gravità dell'inadempimento della controparte al momento della dichiarazione di recesso. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita: recesso e caparra persa
I Promittenti Venditori e il Promissario Acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita per un terreno con fabbricato. Il Promissario Acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo, lamentando l'assenza di una servitù di passaggio e irregolarità catastali e urbanistiche. I Promittenti Venditori esercitano il recesso trattenendo la caparra confirmatoria. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito: le verifiche dimostrano che l'accesso al fondo era garantito e che l'accatastamento e la regolarizzazione urbanistica erano avvenuti prima della data fissata per il rogito notarile. Di conseguenza, il rifiuto del Promissario Acquirente è illegittimo. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando il diritto dei venditori di trattenere la caparra e condannando l'acquirente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Risoluzione del contratto preliminare: da quando decorre?
La vicenda nasce da un accordo di compravendita immobiliare in cui il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente si sono scambiati reciproche accuse di inadempimento, chiedendo entrambi la risoluzione del contratto. Poiché nessuna colpa specifica è stata accertata, i giudici hanno dichiarato lo scioglimento del vincolo per impossibilità di esecuzione. Il nodo centrale ha riguardato il calcolo dell'indennizzo dovuto al venditore per l'occupazione dell'immobile da parte dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione del contratto preliminare senza colpa decorre dal momento in cui si incrociano le volontà di sciogliere il vincolo, ossia dal deposito della domanda riconvenzionale in giudizio, e non dalla consegna originaria del bene. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'indennizzo.
Continua »
Nullità del contratto preliminare: stop alla doppia restituzione
Un Condominio ha firmato un compromesso per vendere un terreno comune, ma l'accordo è saltato per la nullità del contratto preliminare, mancando il consenso unanime di tutti i condomini. Il Condominio aveva ricevuto acconti per 80.000 euro. I giudici d'appello lo hanno però condannato a restituire sia l'intero acconto a uno dei promissari acquirenti, sia una quota di 15.000 euro alla curatela fallimentare di una società terza partecipante, per un totale di 95.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condominio: la sentenza d'appello è nulla per motivazione contraddittoria. Il caso torna alla Corte d'appello per ricalcolare la corretta restituzione entro il limite della somma davvero incassata.
Continua »