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Clausola risolutiva espressa: tolleranza e rinuncia al ricorso

I Promissari Acquirenti hanno stipulato un contratto preliminare per l’acquisto del 51% delle quote di una società. Il contratto prevedeva una clausola risolutiva espressa in caso di mancata stipula del definitivo entro la scadenza pattuita. A causa dell’inadempimento del Promittente Venditore, i Promissari Acquirenti hanno attivato la clausola, determinando la risoluzione parziale del contratto. Successivamente, dopo aver proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello che accertava tale risoluzione, i ricorrenti hanno depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio e compensato interamente le spese di lite tra le parti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 17680 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il contratto preliminare e la clausola risolutiva espressa

Quando si firma un contratto preliminare per l’acquisto di quote societarie, le parti inseriscono spesso tutele specifiche. Tra queste, la clausola risolutiva espressa rappresenta uno strumento fondamentale per garantire il rispetto dei tempi pattuiti. Questo meccanismo consente di sciogliere il contratto in modo automatico se una delle parti non adempie a una determinata obbligazione entro la scadenza stabilita. Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, due acquirenti avevano stipulato un accordo preliminare per l’acquisto della maggioranza delle quote di una società a responsabilità limitata. Il contratto prevedeva l’obbligo di stipulare il definitivo entro un termine preciso, pena la risoluzione automatica del vincolo.

La contestazione sull’inadempimento e la tolleranza temporanea

Il venditore non ha rispettato la scadenza originaria per la cessione delle quote societarie. Di fronte a questo ritardo, gli acquirenti hanno inviato una prima comunicazione scritta. Con questa lettera, essi hanno concesso una proroga temporanea per adempiere, ma hanno specificato chiaramente di non voler rinunciare ai propri diritti. Gli acquirenti hanno preannunciato l’intenzione di avvalersi della clausola risolutiva espressa in caso di ulteriore ritardo. Successivamente, con una seconda lettera, gli acquirenti hanno confermato la volontà di sciogliere il contratto a causa del perdurante inadempimento del venditore. La giurisprudenza di merito ha ritenuto legittimo questo comportamento, escludendo qualsiasi rinuncia tacita alla risoluzione da parte degli acquirenti. La tolleranza temporanea non cancella infatti il diritto di chiedere lo scioglimento del contratto.

Il ricorso in Cassazione e la successiva rinuncia delle parti

La controversia è giunta fino alla Corte di Cassazione dopo che i giudici di appello avevano confermato la risoluzione parziale del contratto preliminare. Tuttavia, prima che i giudici di legittimità potessero esprimersi sul merito della questione, si è verificato un fatto decisivo. I ricorrenti hanno depositato un atto formale di rinuncia al ricorso. Questa scelta dimostra come le parti abbiano trovato un accordo alternativo o abbiano deciso di non proseguire la battaglia legale. Il venditore ha accettato formalmente questa rinuncia, firmando l’atto per accettazione e concordando sulla gestione delle spese processuali.

Le motivazioni della decisione sulla clausola risolutiva espressa

La Corte di Cassazione ha preso atto della concorde volontà delle parti di porre fine al processo. I giudici hanno rilevato che la rinuncia al ricorso, regolarmente sottoscritta e accettata dalla controparte, determina l’estinzione immediata del giudizio. Questa conclusione rende superfluo l’esame dei motivi di ricorso relativi alla clausola risolutiva espressa e alla sua corretta applicazione. La Suprema Corte ha inoltre valutato l’accordo sulla ripartizione delle spese di lite. Poiché entrambe le parti hanno concordato sulla compensazione, i giudici hanno recepito questa volontà senza applicare ulteriori sanzioni pecuniarie, come il raddoppio del contributo unificato, escluso in caso di estinzione per rinuncia.

Le conclusioni sul caso e l’estinzione del giudizio

La vicenda si conclude con l’estinzione del giudizio e la compensazione integrale delle spese tra le parti. Questo esito pratico significa che nessuna delle parti vince formalmente in Cassazione, ma rimane ferma la pronuncia di merito che aveva accertato la risoluzione del contratto. Ciascun soggetto deve farsi carico delle proprie spese legali per questa fase del giudizio. La decisione evidenzia l’importanza di formulare con estrema precisione le comunicazioni scritte quando si intende concedere una proroga, evitando che la tolleranza venga interpretata come una rinuncia definitiva ai propri diritti contrattuali.

La concessione di una proroga comporta la rinuncia alla clausola risolutiva espressa?
No, la tolleranza temporanea e la concessione di una proroga non costituiscono una rinuncia tacita alla clausola, specialmente se la parte dichiara espressamente di volersene avvalere in caso di ulteriore inadempimento.

Cosa succede se le parti rinunciano al ricorso in Cassazione?
La rinuncia al ricorso determina l’estinzione del giudizio senza una decisione sul merito, lasciando definitiva la sentenza emessa nel precedente grado di giudizio.

Come vengono regolate le spese legali in caso di rinuncia accettata?
Se la rinuncia al ricorso viene accettata dalla controparte con richiesta di compensazione, il giudice dispone la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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