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Contratto Preliminare

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857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esecuzione in forma specifica: vendita forzata del bene
Una parte chiede l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Durante il giudizio d'appello, l'immobile viene venduto in una procedura esecutiva. La Corte di Cassazione stabilisce che la vendita forzata non è un motivo d'appello nuovo e inammissibile, ma un fatto sopravvenuto che rende impossibile il trasferimento della proprietà e che il giudice deve valutare, cassando la decisione che lo aveva ignorato.
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Caparra confirmatoria: quando è legittimo trattenerla?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, pur essendo a conoscenza di irregolarità urbanistiche, si erano impegnati a sanarle ma non hanno adempiuto. La promittente venditrice ha quindi esercitato il recesso, trattenendo la cospicua caparra confirmatoria versata. La Corte ha confermato la legittimità del recesso, stabilendo che la nullità per abusi edilizi non si applica al contratto preliminare e che l'importo della caparra confirmatoria non è riducibile dal giudice, a differenza della clausola penale.
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Caparra confirmatoria: recesso o risoluzione?
Una parte non inadempiente in un contratto preliminare non può chiedere sia il doppio della caparra confirmatoria sia il risarcimento di danni ulteriori. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32727/2023, ha chiarito che la richiesta di un danno superiore all'importo della caparra qualifica l'azione come domanda di risoluzione del contratto, che richiede la prova del danno subito, e non come semplice esercizio del diritto di recesso.
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Contratto preliminare: obblighi e risoluzione del patto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, promissaria acquirente, in una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano correttamente interpretato il contratto escludendo un inadempimento dei promittenti venditori riguardo alla rimozione di pesi e servitù. È stato inoltre ritenuto legittimo il diritto dei venditori di trattenere tutte le somme ricevute, e non solo la caparra, in virtù di una specifica clausola contrattuale, a seguito della risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente.
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Mala fede contrattuale: le conseguenze sul contratto
Un promittente venditore non adempie all'obbligo di modificare un progetto edilizio, impedendo così l'avverarsi della condizione sospensiva (ottenimento del permesso di costruire) legata a un contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento, contrario a buona fede, costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, ha confermato la risoluzione del contratto e la condanna alla restituzione della caparra, chiarendo che qualificare giuridicamente i fatti non costituisce una violazione del principio del "chiesto e pronunciato".
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Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
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Contratto preliminare: obblighi anche senza definitivo
Una proprietaria di un immobile non esegue i lavori di adeguamento promessi in un contratto preliminare per una locazione commerciale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31326/2023, ha rigettato il suo ricorso, confermando che l'obbligo di eseguire i lavori derivava direttamente dal contratto preliminare stesso, a prescindere dalla successiva stipula del contratto definitivo. La decisione chiarisce come il preliminare possa contenere obbligazioni autonome e immediatamente esigibili.
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Risoluzione contratto preliminare: le tutele del venditore
Una società venditrice, dopo la risoluzione di un contratto preliminare, ha agito per recuperare un immobile detenuto da un acquirente poi fallito. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della società alla restituzione del bene, stabilendo che, a seguito della risoluzione del contratto preliminare avvenuta prima della dichiarazione di fallimento, l'immobile non è mai entrato nel patrimonio del fallito. Di conseguenza, il proprietario ha pieno diritto di rivendicarlo, indipendentemente dalla sua inclusione nell'inventario fallimentare.
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Provvigione mediatore e contratto preliminare: decisa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che si rifiutava di pagare la provvigione del mediatore immobiliare. La Corte ha stabilito che il diritto alla commissione sorge con la stipula del contratto preliminare, in quanto atto giuridicamente vincolante. È irrilevante che il contratto definitivo sia stato poi concluso da un soggetto terzo, nominato dall'acquirente originario. L'obbligo di pagare la provvigione del mediatore resta in capo a chi ha firmato il preliminare.
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Clausola penale: risarcimento senza limiti?
Una venditrice ha agito per la risoluzione di un contratto preliminare e per il risarcimento ordinario del danno. Sebbene avesse provato un danno di quasi 60.000 euro, la Corte d'Appello ha limitato il risarcimento a 15.000 euro, importo previsto dalla clausola penale contrattuale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che se la parte danneggiata sceglie l'azione di risarcimento ordinaria anziché avvalersi della penale, l'importo del danno non è limitato da quest'ultima e deve essere integralmente risarcito se provato.
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Offerta di vendita: quando il contratto è concluso?
La Corte di Cassazione chiarisce che in materia di dismissione di immobili pubblici, il contratto di vendita si perfeziona nel momento in cui il conduttore accetta l'offerta di vendita inviata dall'ente proprietario. L'ordinanza stabilisce che una successiva riclassificazione dell'immobile (da 'non di pregio' a 'di pregio') non può modificare le condizioni economiche, incluso il prezzo, già cristallizzate nell'accordo. Di conseguenza, il ricorso dell'ente pubblico è stato respinto, confermando il diritto degli inquilini ad acquistare l'immobile al prezzo originariamente offerto.
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Usucapione contratto preliminare: quando non si ha?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un promissario acquirente, i quali sostenevano di aver acquisito un immobile per usucapione. La Corte ha ribadito che la consegna di un bene a seguito di un contratto preliminare conferisce la mera detenzione e non il possesso, condizione necessaria per l'usucapione, a meno che non sia provato un atto di interversione del possesso. La sentenza fa chiarezza sulla questione dell'usucapione contratto preliminare, respingendo anche le doglianze procedurali dei ricorrenti.
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Oggetto del contratto preliminare: i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un promissario acquirente che chiedeva il trasferimento coattivo di un immobile. Il caso, iniziato nel 1987, verteva su un contratto preliminare il cui oggetto era ritenuto indeterminato, poiché mancavano dati catastali e confini precisi. La Suprema Corte ha confermato che, per ottenere una sentenza che tenga luogo del contratto non concluso (ex art. 2932 c.c.), l'oggetto del contratto preliminare deve essere chiaramente identificabile dal testo dell'accordo, senza poter ricorrere a documenti esterni non firmati dalle parti, come una planimetria, o al comportamento successivo dei contraenti.
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Patto di accollo: quando nasce l’obbligo di pagare
La Corte di Cassazione chiarisce la natura e l'efficacia del patto di accollo inserito in un contratto preliminare di cessione di quote. Un soggetto si era impegnato ad acquistare quote societarie, assumendosi un debito dei venditori verso la stessa società. Successivamente, sosteneva che l'obbligo di pagamento fosse sorto solo con la sentenza definitiva che trasferiva le quote. La Corte ha rigettato questa tesi, stabilendo che l'obbligazione derivante dal patto di accollo sorge sin dalla stipula del contratto preliminare, in quanto costituisce parte del corrispettivo pattuito per la cessione.
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Preliminare di vendita nullo: prezzo e atto d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un preliminare di vendita è nullo, per quanto riguarda la clausola sul prezzo, se questo supera i limiti massimi imposti da un atto d'obbligo con il Comune. La clausola viene automaticamente sostituita dalla norma imperativa, con il prezzo legale più basso. Di conseguenza, il rifiuto del costruttore di stipulare il rogito al prezzo imposto costituisce inadempimento contrattuale, legittimando la risoluzione a suo carico. La Suprema Corte ha chiarito che il venditore non può liberarsi da tale vincolo chiedendo unilateralmente la cancellazione dell'atto d'obbligo dopo la firma del preliminare.
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Edilizia agevolata: ritardo non è inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28256/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di edilizia agevolata. Ha chiarito che il ritardo del costruttore nella stipula del contratto definitivo non costituisce inadempimento se è causato dall'attesa della determinazione del prezzo massimo di cessione da parte del Comune. Tale attesa è considerata una condizione necessaria per garantire la validità dell'atto, tutelando così entrambe le parti. La Corte ha quindi annullato la decisione d'appello che aveva erroneamente condannato la società venditrice per inadempimento.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta per il preliminare
Un caso analizzato dalla Corte di Cassazione chiarisce quando spetta la provvigione al mediatore immobiliare. La Corte ha stabilito che il diritto al compenso sorge con la stipula del contratto preliminare, anche se questo è sottoposto a una condizione risolutiva che successivamente si verifica. La decisione conferma che l'accordo vincolante tra le parti, frutto dell'attività del mediatore, è l'elemento decisivo per la maturazione della provvigione mediatore, a prescindere dagli esiti finali dell'operazione.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta? Analisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 109/2023, ha stabilito che la provvigione del mediatore matura alla conclusione del contratto preliminare, in quanto questo costituisce un vincolo giuridico che abilita le parti ad agire per l'esecuzione. La presenza di una condizione, anche se successivamente rinunciata da una parte, non esclude il diritto al compenso, confermando un principio consolidato.
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Mancanza qualità promesse: risoluzione del preliminare
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare per mancanza di qualità promesse. I venditori avevano garantito che due fondi fossero confinanti, mentre in realtà erano separati da una particella di terzi. Secondo la Corte, tale difformità costituisce un grave inadempimento che legittima l'acquirente a sciogliere il contratto e a ottenere la restituzione dell'acconto e il pagamento di una penale.
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Contratto preliminare immobile: validità e requisiti
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla validità di un contratto preliminare immobile, chiarendo i requisiti per l'esecuzione in forma specifica. La sentenza analizza la natura vincolante dell'accordo, la distinzione tra obbligazione e condizione meramente potestativa, e l'inammissibilità dei motivi di ricorso non sollevati in appello, i quali sono coperti da giudicato. Viene confermato che il promissario acquirente può produrre la documentazione urbanistica in caso di inerzia del venditore.
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