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Contratto Preliminare

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857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto preliminare: quando la proposta è vincolante
La Corte di Cassazione ha confermato che una proposta d'acquisto accettata, contenente l'indicazione precisa del bene, del prezzo e dei termini di pagamento, costituisce un vero contratto preliminare e non una semplice minuta. Nel caso di specie, un venditore è stato condannato a restituire il doppio della cauzione ricevuta dopo aver rinunciato alla vendita. La Suprema Corte ha chiarito che la previsione di un successivo incontro davanti al notaio per una firma più formale non toglie valore al vincolo già sorto tra le parti, rendendo l'inadempimento fonte di responsabilità contrattuale.
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Contratto preliminare e fallimento del venditore
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contratto preliminare di vendita immobiliare con esecuzione anticipata, interrotto dal fallimento della società venditrice. Il curatore fallimentare ha esercitato la facoltà di scioglimento ex art. 72 l.fall., nonostante la promissaria acquirente avesse già ottenuto la disponibilità degli immobili e pagato parte del prezzo tramite cessione di credito. La Corte ha stabilito che l'anticipazione degli effetti non trasforma il contratto preliminare in definitivo, confermando la legittimità dello scioglimento e rigettando le pretese restitutorie per somme non effettivamente incassate dalla procedura.
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Plusvalenza terreni: quando scatta la tassazione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due contribuenti in merito alla tassazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. I ricorrenti sostenevano che le somme percepite nel 2005 a titolo di acconto dovessero essere tassate in quell'anno secondo il principio di cassa. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la plusvalenza si cristallizza solo con la stipula del contratto definitivo (avvenuta nel 2006), poiché l'effetto traslativo della proprietà è il presupposto necessario per rendere l'operazione fiscalmente rilevante.
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Esecuzione specifica preliminare e pignoramento beni
Il Tribunale di Cagliari ha affrontato un caso di esecuzione specifica preliminare riguardante un complesso immobiliare. A causa di un pignoramento sopravvenuto su uno dei lotti, l'attrice ha limitato la domanda ai restanti beni. Il Giudice ha accolto il trasferimento coattivo ex art. 2932 c.c., subordinandolo al pagamento del saldo prezzo residuo, calcolato previa compensazione di debiti pregressi concordati tra le parti.
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Contratto preliminare: clausole e restituzioni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza relativa a un contratto preliminare di compravendita di un terreno. Il punto centrale riguardava l'interpretazione di una clausola sulle opere di urbanizzazione e il diritto alla restituzione degli acconti. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi al senso letterale delle parole ma deve valutare il comportamento complessivo delle parti, anche successivo alla firma. Inoltre, ha chiarito che se il contratto preliminare si scioglie, gli acconti versati devono essere sempre restituiti poiché viene meno la causa del pagamento, indipendentemente dalla colpa nella risoluzione.
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Esecuzione specifica: riproponibilità della domanda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rigetto di una domanda di esecuzione specifica ex art. 2932 c.c., motivato esclusivamente dalla mancata produzione del certificato di destinazione urbanistica, non impedisce la riproposizione della stessa domanda in un nuovo giudizio. Poiché tale certificato costituisce una condizione dell'azione e non un presupposto della pretesa, la sua assenza nel primo processo non genera un giudicato ostativo, a condizione che il contratto preliminare sia ancora efficace e non sia stato risolto.
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Abusi Edilizi Minori: Sì all’Esecuzione Specifica del Contratto
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di compravendita immobiliare bloccata da presunte irregolarità edilizie. Gli acquirenti avevano richiesto l'esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre (art. 2932 c.c.) dopo la firma di un preliminare, ma la società venditrice si opponeva a causa di alcune difformità urbanistiche emerse. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: solo le difformità gravi, che rendono l'immobile totalmente diverso da quello autorizzato o privo di concessione, ne impediscono il trasferimento. Le irregolarità minori, che non superano la soglia della 'parziale difformità', non ostacolano la sentenza del giudice. Di conseguenza, gli acquirenti hanno vinto e ottenuto il trasferimento coattivo della proprietà.
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Contratto preliminare: validità oltre i tre anni
La Corte di Cassazione ha confermato il trasferimento coattivo di un terreno oggetto di un **contratto preliminare** stipulato nel 2007. Il venditore sosteneva che il decorso di oltre tre anni dalla firma avesse fatto venir meno l'interesse alla vendita, invocando la risoluzione per inadempimento del compratore. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il termine per il rogito non era essenziale e che il venditore stesso aveva mostrato un perdurante interesse chiedendo rinvii per motivi familiari. La Corte ha inoltre chiarito che il termine triennale previsto dall'art. 2645-bis c.c. riguarda esclusivamente l'efficacia della trascrizione e non la validità del vincolo contrattuale tra le parti.
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Contratto preliminare: risoluzione e spese legali
La Suprema Corte ha esaminato una complessa controversia originata da un contratto preliminare per la vendita di un compendio immobiliare. Il venditore è stato dichiarato inadempiente a causa della natura demaniale di parte dei beni e della mancanza di regolarità edilizia. L'acquirente ha richiesto il risarcimento per lucro cessante, sostenendo di aver perso l'opportunità di rivendere il bene a un prezzo superiore. Tuttavia, la Corte ha confermato il rigetto di tale domanda per difetto di prova scritta della proposta del terzo. Di contro, è stato accolto il ricorso dell'acquirente sulla liquidazione delle spese legali, stabilendo che il valore della causa deve essere parametrato all'intero valore del contratto preliminare e non alla sola caparra.
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Contratto preliminare: obblighi catastali e rischi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo all'esecuzione di un contratto preliminare di compravendita. Il promissario acquirente aveva richiesto il trasferimento forzoso dell'immobile, ma la domanda era stata respinta nei gradi di merito per l'incertezza dei dati catastali e urbanistici. La Suprema Corte ha confermato che l'esatta identificazione del bene è una condizione essenziale per l'azione ex art. 2932 c.c. Inoltre, il ricorrente è stato sanzionato per aver tentato di ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, configurando un abuso dello strumento processuale.
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Contratto preliminare: offerta prezzo e art. 2932 c.c.
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di un contratto preliminare, l'offerta del prezzo residuo è implicitamente contenuta nella domanda giudiziale di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. Non è necessaria un'offerta formale separata, anche qualora l'acquirente richieda la compensazione del saldo con il risarcimento dei danni. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente ritenuto inidonea l'offerta perché condizionata alla compensazione, ribadendo che il pagamento del prezzo resta comunque una condizione per l'effetto traslativo della sentenza.
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Contratto preliminare e detenzione immobile: la guida
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un assuntore di concordato fallimentare che richiedeva il rilascio di un immobile detenuto da promissari acquirenti. La Corte ha stabilito che il contratto preliminare, seguito dalla consegna del bene e dalla trascrizione della domanda di esecuzione in forma specifica prima del fallimento, costituisce un titolo valido per la detenzione. Anche se la sentenza ex art. 2932 c.c. ha natura costitutiva, la relazione di fatto con l'immobile non è abusiva, rendendo la richiesta di restituzione infondata.
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Contratto preliminare: guida al recesso legittimo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Il caso riguardava il legittimo esercizio del diritto di recesso da parte della promissaria acquirente a causa dell'assenza dei venditori al rogito, della mancanza del certificato di destinazione urbanistica e della presenza di abusi edilizi. La Suprema Corte ha stabilito che l'inadempimento può essere considerato grave anche se il termine per la stipula non è essenziale. Inoltre, ha chiarito che la presenza di vizi e difformità strutturali, che rendono l'immobile diverso da quello pattuito, impedisce l'esecuzione in forma specifica del contratto.
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Contratto preliminare e abusi edilizi insanabili
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare relativo a un immobile affetto da abusi edilizi insanabili. I giudici hanno stabilito che la difformità totale rispetto al titolo abilitativo impedisce il trasferimento coattivo del bene, anche parziale, per evitare l'elusione delle norme urbanistiche. A seguito della risoluzione contrattuale, il promissario acquirente che ha detenuto l'immobile in anticipo è obbligato a risarcire il danno da occupazione senza titolo, poiché lo scioglimento del vincolo opera con effetto retroattivo, imponendo la restituzione delle prestazioni e dei frutti maturati.
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Contratto preliminare: prova libertà da vincoli
Una società immobiliare ha citato in giudizio un promissario acquirente per ottenere l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare relativo a quote di multiproprietà. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, ritenendo che la venditrice non avesse provato la libertà degli immobili da ipoteche o pesi. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che il venditore assolve al proprio onere di offerta della prestazione semplicemente invitando la controparte alla stipula del definitivo. Non sussiste un obbligo preventivo di provare l'assenza di vincoli, salvo specifica contestazione dell'acquirente basata proprio su tali impedimenti.
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Interessi compensativi nel contratto preliminare
La Corte di Cassazione ha chiarito che gli interessi compensativi sul prezzo residuo di una vendita immobiliare decorrono dalla data prevista per il contratto definitivo e non dalla consegna anticipata del bene. Il caso riguarda un contenzioso sull'edilizia economica e popolare dove il promissario acquirente contestava il calcolo del prezzo e la decorrenza degli accessori.
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Cessazione della materia del contendere e immobili
In un conflitto relativo a un contratto preliminare di vendita, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la riunione di due ricorsi identici depositati per errore tecnico e ordinando la cancellazione delle trascrizioni della domanda giudiziale e della sentenza di primo grado per liberare l'immobile da vincoli processuali ormai superati.
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Appello specifico: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società costruttrice, confermando la validità di un atto di appello specifico presentato da un promissario acquirente. L'ordinanza ribadisce che un appello, per essere ammissibile, deve contenere una chiara individuazione delle questioni contestate e argomentazioni volte a incrinare il fondamento logico-giuridico della sentenza di primo grado, senza necessità di formule sacramentali. La Corte ha così confermato la sentenza che disponeva l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita.
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Ius variandi appello: limiti per la parte vittoriosa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte che ottiene l'accoglimento della propria domanda di adempimento coattivo di un contratto preliminare non può successivamente appellare la sentenza per mutare la domanda in risoluzione del contratto. L'appello è inammissibile perché manca la condizione della soccombenza, ovvero dell'essere la parte perdente nel giudizio. Questo principio limita il cosiddetto ius variandi in appello per la parte pienamente vittoriosa in primo grado.
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Contratto preliminare: firma di un solo coniuge?
La Corte di Cassazione analizza un caso di contratto preliminare per la vendita di un immobile in comproprietà, firmato da un solo coniuge. La Corte stabilisce che il contratto non è nullo, ma semplicemente annullabile da parte del coniuge non consenziente, secondo le regole dell'art. 184 c.c. L'ordinanza chiarisce che il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, tra cui la tardività di alcune eccezioni e la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, non avendo i ricorrenti specificato dove e come avessero manifestato il loro dissenso nei termini di legge.
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