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Contratto Preliminare

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857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inadempimento contratto preliminare: quando scade il diritto?
Un promissario acquirente ha citato in giudizio i venditori per l'inadempimento contratto preliminare relativo a un terreno, poiché il bene era stato colpito da pignoramenti e ipoteche dopo la firma. Sebbene la Corte d'Appello avesse dichiarato prescritto il diritto alla risoluzione, ritenendo che il termine decennale decorresse dalla firma del contratto (1986), la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Gli Ermellini hanno stabilito che la prescrizione del diritto alla risoluzione e al risarcimento decorre dal momento in cui l'inadempimento si manifesta oggettivamente e diventa conoscibile, non necessariamente dalla data del contratto. Nel caso specifico, i vincoli erano emersi anni dopo la stipula, rendendo l'azione del compratore ancora tempestiva rispetto alla scoperta del danno.
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Nullità parziale del contratto: la guida legale.
La Suprema Corte affronta il caso di un contratto preliminare per la cessione di quote societarie e immobili, contestato per l'inserimento di una clausola di accollo fiscale nulla. La decisione conferma che la nullità di una singola clausola tributaria configura una Nullità parziale del contratto, la quale non invalida l'intero negozio se non viene provata l'essenzialità della clausola stessa per la volontà delle parti. La Corte ha inoltre qualificato come penale legittima la ritenzione delle somme versate mensilmente dall'acquirente inadempiente, escludendo la natura di contratto di locazione e confermando la validità del trasferimento coattivo delle quote in favore della parte adempiente.
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Condizione risolutiva e permesso di costruire
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare a causa del mancato avveramento di una condizione risolutiva legata al rilascio del permesso di costruire. I giudici hanno stabilito che, in assenza di patti specifici, l'ottenimento del titolo edilizio non grava esclusivamente sul venditore. Poiché la condizione era di natura causale e non dipendeva da un inadempimento colpevole, gli acquirenti hanno ottenuto solo la restituzione del prezzo versato, perdendo il diritto al doppio della caparra e al risarcimento dei danni.
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Contratto preliminare: notifica e società estinta
La Corte di Cassazione ha confermato la validità del trasferimento di un immobile derivante da un contratto preliminare non adempiuto. La controversia riguardava l'opponibilità del contratto a una società terza e la regolarità della notifica dell'appello a una società già cancellata dal registro delle imprese. Gli Ermellini hanno stabilito che la notifica al difensore costituito è valida grazie al principio dell'ultrattività del mandato, qualora l'estinzione non sia stata formalmente dichiarata nel processo. Inoltre, è stata confermata la validità della ratifica scritta del contratto e la corretta determinazione del prezzo residuo basata sulle prove documentali prodotte.
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Factum principis e responsabilità del venditore
La Corte di Cassazione ha stabilito che il factum principis non costituisce una causa automatica di esonero dalla responsabilità contrattuale. Nel caso di un preliminare di compravendita immobiliare non eseguito a causa di modifiche urbanistiche, il venditore deve provare di aver agito con la massima diligenza per prevenire o rimuovere l'ostacolo amministrativo. Se l'impossibilità di costruire deriva da una mancata attivazione del venditore nel risolvere abusi edilizi preesistenti, l'inadempimento resta a lui imputabile.
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Contratto preliminare: quando il rifiuto è illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento del promissario acquirente. Nonostante l'immobile fosse un monumento nazionale soggetto a prelazione statale, la venditrice aveva fornito la documentazione necessaria attestante il mancato esercizio di tale diritto. L'acquirente aveva rifiutato la stipula del definitivo adducendo pretesti quali la mancanza del certificato di agibilità, ritenuto però non necessario per edifici storici o comunque non ostativo alla vendita. La Suprema Corte ha ribadito che il rifiuto basato su elementi irrilevanti o già risolti configura un grave inadempimento contrattuale.
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Interpretazione del contratto: la nomina del terzo
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per l'**Interpretazione del contratto** in presenza di una clausola per persona da nominare. La vicenda riguarda un venditore che chiedeva il pagamento di una penale a una società terza, nominata dal promissario acquirente originario in un preliminare di vendita con permuta. Mentre i giudici di merito avevano escluso la responsabilità del terzo, limitandone il ruolo al solo atto definitivo, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. Secondo gli Ermellini, se il terzo accetta la nomina, entra in possesso del terreno e assume obblighi di garanzia, egli subentra nell'intera posizione contrattuale, diventando responsabile anche per le penali previste nel preliminare.
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Contratto preliminare: estinzione del giudizio
La controversia trae origine dalla risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'acquirente aveva citato i venditori chiedendo la restituzione delle somme versate, sostenendo che l'immobile presentasse anomalie tali da impedire l'erogazione del mutuo, condizione essenziale per il rogito. Dopo una sentenza d'appello favorevole all'acquirente, i venditori hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno depositato note congiunte manifestando la volontà di rinunciare agli atti. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, confermando la chiusura della lite senza ulteriori statuizioni sulle spese.
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Offerta reale: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una controversia immobiliare nata da un contratto preliminare. La società venditrice contestava la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato cessata la materia del contendere a seguito di un'offerta reale effettuata dall'acquirente. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'offerta reale, per essere valida e determinare la fine della lite, deve coprire l'intero ammontare del debito, inclusi interessi e spese. Poiché persisteva un disaccordo sull'esatto importo residuo, la materia del contendere non poteva considerarsi esaurita.
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Abuso del processo: quando non scatta la sanzione
Una promissaria acquirente ha citato in giudizio una società e terzi acquirenti per ottenere l'inefficacia di vendite immobiliari lesive del suo diritto. La domanda è stata dichiarata improcedibile perché rivolta a una società già estinta. La Corte d'Appello aveva condannato la donna per abuso del processo, ritenendo la sua azione pretestuosa. La Cassazione ha però annullato tale condanna, chiarendo che agire per la tutela di un diritto soggettivo, anche se con argomentazioni giuridiche errate o maldestre, non configura automaticamente un abuso del processo se non vi è l'intento di lucrare un vantaggio ingiusto.
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Contratto preliminare: la valutazione degli inadempimenti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza relativa all'esecuzione specifica di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Il contenzioso nasceva dal reciproco addebito di inadempimento: la promissaria acquirente lamentava il rifiuto alla stipula, mentre la venditrice eccepiva il mancato accollo del mutuo e delle spese condominiali. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di inadempienze reciproche, il giudice non può limitarsi a verificare la volontà di concludere l'atto, ma deve compiere una valutazione comparativa dei comportamenti delle parti per stabilire quale inadempimento sia prevalente e idoneo a giustificare la risoluzione o l'esecuzione del contratto.
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Abuso edilizio insanabile: risoluzione contratto
La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado, dichiarando risolto un contratto preliminare di vendita per inadempimento dei venditori. Al centro della disputa un abuso edilizio insanabile riguardante un edificio costruito senza titolo tra il 1964 e il 1973. La Corte ha stabilito che l'impossibilità di regolarizzare l'immobile impedisce la stipula del definitivo, obbligando i venditori alla restituzione della caparra, escludendo invece la responsabilità del mediatore per vizi rilevabili solo tramite perizia tecnica complessa.
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**Contratto preliminare**: rischi e abusi edilizi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un contratto preliminare relativo a un immobile abusivo a causa del mancato avveramento di una condizione risolutiva legata al rilascio della sanatoria edilizia. Il promittente acquirente, che aveva eseguito lavori di ristrutturazione non autorizzati su un bene non condonato, si è visto negare il diritto al rimborso delle spese sostenute. La Corte ha stabilito che l'esecuzione di opere illecite su un immobile abusivo non genera indennizzi ex art. 936 c.c., confermando inoltre l'obbligo di corrispondere un'indennità di occupazione per il periodo successivo alla risoluzione del contratto preliminare.
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Buona fede del terzo: validità vendita immobiliare
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso della vendita di un immobile sociale effettuata da un liquidatore giudiziale la cui nomina è stata successivamente revocata. Il socio di maggioranza contestava la validità dell'alienazione, sostenendo che la revoca del decreto di nomina travolgesse anche gli atti compiuti. La Suprema Corte ha invece confermato la validità del trasferimento, ponendo al centro la buona fede del terzo acquirente. Ai sensi dell'art. 742 c.p.c., i diritti acquistati dai terzi in buona fede prima della revoca di un provvedimento di volontaria giurisdizione restano salvi. La Corte ha chiarito che la buona fede va valutata al momento del contratto preliminare e che le semplici contestazioni personali di un socio non sono sufficienti a scalfire l'affidamento del terzo verso un incarico giudiziale formalmente valido.
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Aliud pro alio: risoluzione per terreni inedificabili
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare per la configurazione di un aliud pro alio. I venditori avevano promesso un terreno come edificabile, allegando un certificato urbanistico obsoleto che non riportava un vincolo archeologico esistente dal 1991. Tale vincolo rendeva l'edificabilità solo ipotetica e subordinata a complessi scavi preventivi. La Suprema Corte ha stabilito che tacere un elemento così essenziale sulle potenzialità del bene giustifica la risoluzione del contratto e la restituzione della caparra confirmatoria.
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Contratto preliminare: agibilità e beni demaniali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inadempimento di una società venditrice nell'ambito di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Il bene oggetto del contratto comprendeva una porzione di terreno demaniale e risultava privo del certificato di agibilità al momento della scadenza pattuita. La Corte ha stabilito che il rifiuto del promissario acquirente di stipulare il contratto definitivo è legittimo quando l'immobile non è idoneo ad assolvere la sua funzione economico-sociale. La sentenza ribadisce inoltre l'inammissibilità di nuove allegazioni fatte valere tardivamente in sede di comparsa conclusionale.
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Clausola risolutiva espressa e termine essenziale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Il venditore lamentava il mancato rispetto di un termine per la stipula del definitivo e il mancato ottenimento di un finanziamento. Mentre la Corte d'Appello aveva escluso la risoluzione ritenendo il termine non essenziale, la Suprema Corte ha cassato la sentenza. La decisione chiarisce che l'assenza di un termine essenziale non esclude la possibile operatività di una Clausola risolutiva espressa. Il giudice di merito ha l'obbligo di indagare entrambi i profili se dedotti dalle parti, poiché la clausola risolutiva attribuisce un diritto potestativo alla parte adempiente indipendentemente dalla gravità dell'inadempimento.
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Estinzione del giudizio per accordo transattivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia relativa alla risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Dopo la sentenza di secondo grado che condannava una parte alla restituzione di somme ingenti, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale. Presentando una rinuncia congiunta al ricorso e al controricorso, i soggetti coinvolti hanno ottenuto la chiusura del processo senza ulteriori decisioni nel merito, con la conseguente estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile.
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Esecuzione in forma specifica e beni mutati
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'**esecuzione in forma specifica** per un terreno su cui era stato realizzato un impianto fotovoltaico dopo la firma del preliminare. I venditori contestavano il trasferimento coattivo a causa del mutamento della natura del bene, passato da agricolo a industriale. La Corte ha stabilito che, se la trasformazione era prevista dal programma negoziale e autorizzata dai venditori, il trasferimento della proprietà include per accessione anche le opere realizzate e le relative autorizzazioni amministrative.
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Contratto preliminare e validità della vendita
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva erroneamente qualificato un contratto preliminare come definitivo basandosi esclusivamente sul comportamento successivo delle parti. La Suprema Corte ha chiarito che, in materia immobiliare, la trasformazione di un preliminare in definitivo richiede la forma scritta e non può avvenire per fatti concludenti. Inoltre, è stato stabilito che il mancato pagamento del prezzo non determina la nullità del contratto per mancanza di causa, trattandosi invece di una questione attinente all'adempimento delle obbligazioni contrattuali. La parola_chiave della decisione risiede nella corretta applicazione dei canoni interpretativi del contratto.
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