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Contratto Preliminare

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857 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esecuzione specifica del contratto preliminare: no a saldi dubbi
Alcuni promissari acquirenti stipulavano contratti preliminari per l'acquisto di immobili da costruire. A causa di disaccordi sul prezzo finale, vizi di costruzione e accollo del mutuo, le parti non giungevano al rogito. I compratori chiedevano l'esecuzione specifica del contratto preliminare ai sensi dell'articolo 2932 del codice civile. La Corte d'Appello rigettava la domanda poiché i compratori non avevano fornito la prova dei pagamenti effettuati né precisato l'esatto importo residuo ancora dovuto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei compratori. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il trasferimento coattivo dell'immobile, l'importo del prezzo ancora dovuto deve essere determinato nel suo preciso ammontare, gravando sui compratori l'onere di provarlo.
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Contratto preliminare e pale eoliche: quando l’uso è lecito
Il Proprietario si era obbligato con un contratto preliminare a concedere un terreno a una Società Energetica per l'installazione di pale eoliche. Lamentando il ritardo nella stipula del definitivo, il Proprietario inviava una diffida ad adempiere e chiedeva la risoluzione del contratto e il risarcimento per l'occupazione del fondo. La Società chiedeva invece l'esecuzione in forma specifica del contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Proprietario, confermando che il contratto preliminare non si era risolto, poiché non vi era un inadempimento grave della Società (la quale aveva offerto il pagamento del canone). Di conseguenza, l'occupazione del terreno non poteva considerarsi senza titolo, in quanto legittimata dal contratto preliminare stesso fino al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva.
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Contratto preliminare di vendita: prevale l’ipoteca anteriore
Un'azienda acquista un immobile con un contratto preliminare di vendita regolarmente trascritto. Tuttavia, sul bene grava un'ipoteca iscritta prima del preliminare e, successivamente, un altro creditore avvia il pignoramento. L'acquirente propone opposizione di terzo all'esecuzione per bloccare la vendita forzata. I giudici di merito rigettano l'opposizione poiché il contratto preliminare conteneva una condizione risolutiva (mancato ottenimento di un leasing) che lo ha reso inefficace. La Corte di Cassazione conferma il rigetto, stabilendo che la mancata prova della titolarità del diritto esclude la legittimazione all'opposizione. Inoltre, chiarisce che l'ipoteca iscritta anteriormente prevale sempre sulla trascrizione del preliminare, consentendo al creditore ipotecario di vendere il bene libero da vincoli.
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Occupazione senza titolo: pagare i danni se la vendita salta
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per l'acquisto di un'area sovrastante un parcheggio ed entrano subito in possesso del bene. Successivamente, il permesso di costruire dell'area viene annullato e il contratto si risolve. Tuttavia, i Promissari Acquirenti continuano a occupare l'immobile per anni. La Corte d'Appello stabilisce che, nonostante la risoluzione del contratto non sia colpa loro, essi devono pagare un'indennità per occupazione senza titolo, calcolata in via equitativa sulla base del valore di mercato degli affitti. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando sia il ricorso dei Promissari Acquirenti sia quello della Società Venditrice. La Suprema Corte ribadisce che il danno da occupazione senza titolo può essere liquidato dal giudice in via equitativa utilizzando come parametro il canone locativo di mercato.
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Contratto preliminare: la transazione chiude lo scontro legale
Un Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile in costruzione con una Società Costruttrice. L'accordo è collegato a un precedente preliminare con un Terzo, il cui consenso è ritenuto necessario per il trasferimento. A causa del rifiuto della società di stipulare il definitivo, l'Acquirente agisce in giudizio per ottenere il trasferimento forzato dell'immobile. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'Acquirente conclude un accordo transattivo con la curatela fallimentare della società, ottenendo la piena proprietà del bene. La Corte di Cassazione dichiara quindi la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio tra le parti, poiché l'accordo sopravvenuto ha estinto ogni interesse alla prosecuzione della causa.
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Risoluzione consensuale del contratto: niente danni se accetti il rimborso
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un'auto, pagando l'intero prezzo e ricevendone la consegna. La società venditrice non trasferisce la proprietà e vende l'auto a un terzo. L'acquirente restituisce il veicolo al terzo e accetta il rimborso del prezzo, ma poi chiede il risarcimento dei danni per inadempimento. La Corte di Cassazione rigetta la domanda. La restituzione del bene e l'accettazione del rimborso costituiscono una risoluzione consensuale del contratto. Questo accordo estingue ogni obbligo precedente e impedisce di chiedere i danni. La risoluzione consensuale del contratto di vendita di un'auto non richiede la forma scritta e può essere rilevata d'ufficio dal giudice.
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Interversione del possesso: il compromesso non dà l’usucapione
I ricorrenti si opponevano a uno sfratto per morosità chiedendo l'usucapione di un terreno, sostenendo di averne acquisito la proprietà. Essi avevano ottenuto la disponibilità del bene nel 1983 tramite un contratto preliminare di vendita e vi avevano costruito dei capannoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei detentori. I giudici hanno chiarito che la costruzione di opere con il consenso del proprietario non costituisce interversione del possesso. Inoltre, avendo i ricorrenti avviato una causa nel 1993 per far valere il contratto preliminare, essi hanno dimostrato di riconoscere l'altrui proprietà, rimanendo semplici detentori. Di conseguenza, l'usucapione è stata negata e i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione per lite temeraria.
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Contratto preliminare: perché non basta per l’usucapione
Una cittadina ha chiesto al Tribunale di dichiarare l'avvenuta usucapione di un appartamento, sostenendo di averlo posseduto per oltre vent'anni dopo la firma di una scrittura privata. I giudici di merito hanno però qualificato tale accordo come un semplice contratto preliminare di compravendita, escludendo il trasferimento del possesso necessario per l'usucapione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto spetta esclusivamente al giudice di merito. Se la lettura data dal giudice è plausibile e rispetta le regole di interpretazione della legge, non può essere contestata in sede di legittimità. Di conseguenza, la ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata a pagare una sanzione pecuniaria.
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Cancellazione dell’ipoteca: l’acquirente vince sul fallimento
La Promissaria Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, ma la Società Venditrice fallisce prima del rogito. L'Acquirente chiede il trasferimento forzato del bene. I giudici di merito dispongono il trasferimento, ma non subordinano il pagamento del saldo prezzo alla cancellazione dell'ipoteca gravante sull'immobile, ritenendo che una clausola contrattuale escludesse tale obbligo. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente: l'interpretazione dei giudici di merito è illogica e contraria a buona fede. La Corte stabilisce che il giudice può sempre subordinare il pagamento del prezzo alla cancellazione dell'ipoteca per preservare l'equilibrio del contratto, poiché l'acquisto deve intendersi libero da vincoli pregiudizievoli, salvo diverso accordo esplicito.
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Contratto definitivo di compravendita: addio ai vecchi patti
La Venditrice ha chiesto la condanna dell'Acquirente al pagamento di oltre 143.000 euro come saldo del prezzo di un immobile, basandosi su un accordo accessorio al contratto preliminare. I giudici di merito hanno rigettato la domanda poiché il preliminare e l'accordo accessorio non erano firmati da entrambe le parti, ritenendo valido solo il successivo contratto definitivo di compravendita notarile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della Venditrice. La Corte ha chiarito che il contratto definitivo di compravendita assorbe e supera i precedenti accordi preliminari, specialmente se questi ultimi sono privi delle necessarie firme e quindi nulli.
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Detrazioni fiscali ristrutturazioni: il Fisco perde in Cassazione
Il Contribuente ha impugnato il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate di rimborsargli le somme relative alle detrazioni fiscali ristrutturazioni per l'anno 2015. I giudici di merito avevano inizialmente negato il rimborso, ritenendo che l'uomo non avesse dimostrato il possesso dell'immobile al momento dei lavori. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. I giudici di legittimità hanno riconosciuto l'esistenza di un giudicato esterno: una precedente sentenza definitiva, relativa all'anno d'imposta 2013 per gli stessi lavori, aveva già accertato che il Contribuente era stato immesso nel possesso dell'immobile tramite contratto preliminare. Questo accertamento permanente vincola anche le annualità successive. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e ha accolto definitivamente la richiesta di rimborso del Contribuente, condannando l'Amministrazione finanziaria al pagamento delle spese di giudizio.
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Modifica della domanda giudiziale: firma falsa e risarcimento
L'Acquirente stipula un contratto preliminare con il Venditore per l'acquisto di un immobile. Scoperta la falsità della firma del Venditore, l'Acquirente chiede in via subordinata il risarcimento dei danni tramite la memoria di precisazione. La Corte d'Appello dichiara inammissibile tale richiesta ritenendola una domanda nuova e tardiva. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la modifica della domanda giudiziale è pienamente ammissibile se connessa alla vicenda originaria e se non lede il diritto di difesa della controparte. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Diritto alla provvigione: il venditore paga anche senza contratto
Un proprietario immobiliare si è opposto al pagamento del compenso richiesto da un agente immobiliare per la vendita del suo immobile, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale che poneva la spesa a carico esclusivo dell'acquirente. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto il diritto alla provvigione del mediatore, quantificandola al 3% sulla base delle testimonianze raccolte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del proprietario, confermando che il diritto alla provvigione sorge con la conclusione dell'affare, ossia quando si crea un vincolo giuridico tra le parti. In mancanza di patti scritti, la misura del compenso può essere provata anche tramite testimonianze o determinata dal giudice secondo equità e usi locali.
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Inadempimento del contratto preliminare: scontro tra contraenti
Un Acquirente e una Venditrice firmano un accordo per la compravendita di un immobile. A causa di disaccordi sulla data del rogito e sul notaio, sorge una lite. L'Acquirente chiede prima il trasferimento forzato e poi la risoluzione del contratto. La Corte d'Appello addebita l'inadempimento del contratto preliminare alla sola Venditrice. La Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso di quest'ultima. I giudici stabiliscono che il tribunale deve compiere una valutazione comparativa e unitaria del comportamento di entrambe le parti, verificando chi abbia violato la buona fede contrattuale. La Cassazione rileva anche l'omessa pronuncia sulla cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale ormai abbandonata dall'Acquirente. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Certificato di agibilità: quando l’abuso noto non blocca il rogito
La proprietaria di un immobile abusivo e il promissario acquirente firmano un contratto preliminare, concordando che la venditrice avrebbe richiesto la sanatoria edilizia. Al momento del rogito, l'acquirente rifiuta di firmare lamentando la mancanza del certificato di agibilità. La Corte d'appello dà ragione all'acquirente. La Cassazione ribalta la decisione: se le parti sanno che l'immobile è abusivo e concordano di avviare la sanatoria senza attendere la sua conclusione per il rogito, l'acquirente accetta implicitamente che il certificato di agibilità venga rilasciato solo successivamente. Non serve una rinuncia espressa. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Provvigione del mediatore: va pagata anche con vizi visibili
Un acquirente si è opposto al pagamento della provvigione del mediatore richiesta da un'agenzia immobiliare per l'acquisto di un appartamento. L'acquirente lamentava che l'agenzia avesse nascosto la reale natura di un ingombrante blocco di cemento nel soggiorno, rivelatosi poi essere il vano scale del palazzo adiacente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando il suo obbligo di pagare la provvigione del mediatore. I giudici hanno chiarito che l'acquirente era pienamente consapevole della presenza del blocco di cemento, avendo visitato personalmente l'immobile prima di firmare la proposta d'acquisto. Di conseguenza, non vi è stata alcuna violazione dell'obbligo informativo da parte dell'agenzia, poiché la condizione dell'immobile era nota e non ha impedito la conclusione dell'affare.
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Mancanza del certificato di abitabilità: la caparra raddoppia
Una promissaria acquirente ha firmato un contratto preliminare per l'acquisto di un locale commerciale. L'immobile era privo del certificato di abitabilità. Dopo oltre un anno di attesa e solleciti rimasti senza risposta, l'acquirente ha esercitato il recesso per la mancanza del certificato di abitabilità, chiedendo il doppio della caparra. Il promittente venditore si è opposto, sostenendo di aver poi ottenuto il certificato e che il ritardo dipendeva dal Comune. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'acquirente. I giudici hanno stabilito che l'inerzia prolungata del venditore per oltre un anno costituisce un grave inadempimento. Questo ritardo supera il limite di tolleranza e fa venir meno l'interesse all'acquisto, legittimando il recesso e il diritto a ricevere il doppio della caparra versata.
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Contratto preliminare di compravendita: documenti mancanti
Un Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile, prevedendo il pagamento del saldo tramite mutuo bancario entro un termine essenziale. Per ottenere il finanziamento, l'Acquirente richiede al Venditore i documenti di regolarità urbanistica e paesaggistica. Il Venditore ignora la richiesta, impedendo l'erogazione del mutuo. L'Acquirente recede dal contratto chiedendo il doppio della caparra, mentre il Venditore agisce in giudizio per riscuotere un assegno di caparra rimasto insoluto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il Venditore ha l'obbligo, secondo buona fede, di consegnare i documenti necessari al mutuo e deve dimostrare in giudizio di aver adempiuto a tale dovere.
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Recesso dal contratto preliminare: caparra persa senza unanimità
Un'acquirente ha comunicato il recesso dal contratto preliminare per l'acquisto di una villa, lamentando gravi irregolarità urbanistiche e chiedendo il doppio della caparra. I comproprietari venditori si sono opposti con strategie diverse: alcuni chiedevano l'adempimento coattivo, altri di trattenere la caparra. La Corte d'Appello ha dato ragione ai venditori, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che, quando la parte venditrice è plurisoggettiva e l'immobile è indivisibile, il recesso dal contratto preliminare deve essere esercitato collettivamente da tutti i comproprietari. Non è valido il recesso espresso solo da alcuni di essi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Diritto alla provvigione: agenzia pagata anche senza vendita?
Un promissario acquirente chiede la restituzione di un deposito di 5.000 euro versato a un'agenzia immobiliare dopo la mancata conclusione di una compravendita. L'agenzia chiede in via riconvenzionale il pagamento di oltre 19.000 euro, sostenendo che il diritto alla provvigione sia sorto con l'accettazione della proposta d'acquisto. L'acquirente contesta la validità della clausola che anticipa il compenso e accusa l'agenzia di aver taciuto informazioni essenziali sull'urgenza dei venditori. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza delle questioni relative al diritto alla provvigione, ai limiti dell'autonomia contrattuale e alla buona fede, decide di non decidere immediatamente in camera di consiglio, ma rinvia la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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