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Contratto Preliminare — Anno 2022

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236 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contratto Preliminare

Provvedimenti

Contratto preliminare di compravendita: lievi abusi non lo annullano
Il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Successivamente, il Promissario Acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo, sostenendo che l'immobile presenti lievi difformità urbanistiche e catastali, e chiede la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore agisce in giudizio per trattenere la caparra confirmatoria ricevuta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Promissario Acquirente, confermando che le sanzioni di nullità urbanistica e catastale non si applicano al contratto preliminare di compravendita, ma solo ai contratti definitivi con effetti traslativi della proprietà. Trattandosi di lievi difformità sanabili e di un immobile con titolo edilizio esistente, il contratto preliminare resta pienamente valido ed efficace. Di conseguenza, il Promittente Venditore vince la causa e ha il diritto di trattenere definitivamente la caparra.
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Diffida ad adempiere: addio al trasferimento degli immobili
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di immobili. Di fronte all'inadempimento del venditore, l'acquirente invia una diffida ad adempiere. Decorso inutilmente il termine, il contratto si risolve automaticamente. Successivamente, l'acquirente cambia idea e chiede al giudice il trasferimento coattivo degli immobili. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che, una volta avvenuta la risoluzione di diritto per effetto della diffida ad adempiere, la parte adempiente non può rinunciare agli effetti risolutivi per chiedere l'adempimento. Questo principio tutela l'affidamento del debitore, che ormai considera sciolto il vincolo contrattuale.
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Contratto preliminare: se la casa è occupata salta il rogito
La Venditrice si era impegnata a vendere un immobile all'Acquirente tramite un contratto preliminare di compravendita, garantendo che il bene sarebbe stato consegnato libero da persone e cose. Tuttavia, al momento del rogito, la casa risultava occupata da un parente della Venditrice con un comodato verbale. L'Acquirente si è rifiutata di firmare il definitivo e ha chiesto il trasferimento forzato dell'immobile oltre al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Venditrice, confermando che l'obbligo di consegnare l'immobile libero è assoluto e non può essere sostituito dal semplice impegno della venditrice a liberarlo, né l'acquirente è obbligata a subire l'occupazione di terzi.
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Contratto preliminare di compravendita: no al rogito con ipoteca
Un Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile che i Venditori garantiscono libero da pesi. Prima del rogito, l'Acquirente scopre un'ipoteca e un pignoramento sul bene e rifiuta di firmare il contratto definitivo. I Venditori chiedono la risoluzione del contratto per colpa dell'Acquirente, sostenendo di aver avviato la cancellazione dei gravami prima della scadenza, senza però informarlo. La Corte di Cassazione dà ragione all'Acquirente: chi compra un immobile garantito come libero, ma in realtà gravato da ipoteche, può legittimamente rifiutarsi di stipulare il definitivo se il venditore non cancella i vincoli in tempo. L'Acquirente ha la facoltà, e non l'obbligo, di chiedere al giudice un termine per liberare il bene.
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Contratto preliminare di compravendita: addio caparra in Cassazione
I Promissari Acquirenti hanno firmato un contratto preliminare di compravendita per un immobile, versando una caparra. Successivamente, hanno rifiutato di stipulare il contratto definitivo lamentando difformità urbanistiche e chiedendo la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore ha invece chiesto di trattenere la caparra, sostenendo la legittimità del proprio recesso. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dato ragione al venditore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei compratori. I giudici hanno chiarito che, essendoci una doppia conforme (decisioni identiche nei primi due gradi), non è possibile chiedere in Cassazione il riesame dei fatti o delle prove, confermando così il diritto del venditore a trattenere definitivamente la somma ricevuta.
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Truffa contrattuale: vende la casa a terzi dopo il compromesso
Il Venditore stipula un contratto preliminare di vendita immobiliare con l'Acquirente, incassando un acconto di ventimila euro. Successivamente, il Venditore evita ripetutamente la stipula del contratto definitivo e vende segretamente l'immobile a un terzo. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici chiariscono che non si tratta di un semplice inadempimento civile, poiché il comportamento ingannevole del Venditore, che ha nascosto la vendita a terzi trattenendo il denaro, integra gli artifici e raggiri necessari per il reato. La querela è considerata tempestiva poiché presentata entro tre mesi dal momento in cui l'Acquirente ha scoperto l'inganno.
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Contratto preliminare di compravendita: abusi lievi e rogito
Un'Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile destinato a negozio. Il Venditore non fornisce i documenti catastali per il cambio di destinazione d'uso, impedendo il rogito. L'Acquirente chiede al giudice il trasferimento forzato della proprietà. Gli Eredi del Venditore si oppongono, sostenendo che le irregolarità urbanistiche impediscano la sentenza di trasferimento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli Eredi del Venditore. I giudici chiariscono che le lievi difformità catastali o la mancanza temporanea del cambio di destinazione d'uso non bloccano il trasferimento della proprietà, purché non vi sia un abuso edilizio totale e la regolarizzazione avvenga durante la causa. L'Acquirente ottiene la proprietà dell'immobile.
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Simulazione del prezzo: perché il rogito vince sul compromesso
Il Venditore ha venduto un immobile agli Acquirenti indicando nel rogito notarile un prezzo di 93.000 euro. Successivamente, il Venditore ha chiesto il pagamento di ulteriori somme, sostenendo che il prezzo reale pattuito nel contratto preliminare fosse di 174.000 euro. Ha quindi agito in giudizio per far valere la simulazione del prezzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Venditore. I giudici hanno stabilito che l'accordo sul prezzo effettivo di una vendita immobiliare richiede la forma scritta a pena di nullità. Di conseguenza, non è possibile dimostrare la simulazione del prezzo tramite testimoni o utilizzando il contratto preliminare, in quanto quest'ultimo viene superato e assorbito dal rogito definitivo. Il Venditore perde la causa e non può pretendere somme aggiuntive senza una controdichiarazione scritta e firmata.
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Termine essenziale scaduto: addio all’affare da milioni
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per il decorso del termine essenziale stabilito dalle parti. La Società Acquirente aveva versato una caparra di due milioni di euro per l'acquisto di quote societarie finalizzate alla realizzazione di un villaggio turistico. A causa di problemi idrogeologici e della conseguente mancanza di autorizzazioni, la Società Acquirente ha invocato la scadenza del termine. I Promittenti Venditori sostenevano che il termine non fosse perentorio e che il contratto fosse sospeso in attesa delle autorizzazioni. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei venditori, stabilendo che il superamento del termine essenziale scioglie automaticamente il contratto se la parte interessata non richiede l'adempimento entro tre giorni. I venditori devono quindi restituire l'intera caparra.
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Contratto preliminare di compravendita: nullo il recesso verbale
Tre soggetti firmano un contratto preliminare di compravendita per acquistare immobili da una società, subordinando l'efficacia al finanziamento (condizione sospensiva). Saltato l'affare, il primo acquirente agisce in giudizio per la risoluzione, sostenendo che gli altri due avessero rinunciato all'acquisto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del primo acquirente: lo scioglimento del vincolo per gli altri co-acquirenti richiedeva la forma scritta obbligatoria (ad substantiam) e non poteva avvenire per comportamenti concludenti. Inoltre, non essendosi verificata la condizione sospensiva del finanziamento, il contratto non ha mai prodotto effetti. Di conseguenza, non è configurabile alcun inadempimento e il primo acquirente perde la causa, dovendo restituire le somme ricevute in precedenza.
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Conflitto di interessi del rappresentante: stop alla svendita
Una società acquirente ha chiesto il trasferimento forzato di un immobile promesso in vendita da una società costruttrice. La società venditrice ha eccepito il conflitto di interessi del rappresentante, poiché lo stesso amministratore aveva firmato il contratto preliminare per entrambe le parti, pattuendo un prezzo pari alla metà del valore reale del bene. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del contratto preliminare. I giudici hanno chiarito che si applica la disciplina generale del conflitto di interessi del rappresentante (art. 1394 c.c.) e non quella societaria (art. 2391 c.c.) quando l'atto è compiuto dal singolo amministratore senza una preventiva delibera del consiglio. Il danno concreto subito dalla venditrice, evidenziato dalla forte svendita dell'immobile, rende il contratto annullabile.
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Contratto preliminare di compravendita: l’acquirente perde
Il Promissario Acquirente ha citato in giudizio il Promittente Venditore chiedendo la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'acquirente lamentava che il venditore non avesse rivelato la presenza di una servitù di passaggio su un'area comune e non avesse consegnato i documenti necessari al notaio. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sull'esistenza di accordi integrativi rispetto al preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente. La Corte ha chiarito che la procura alle liti rilasciata in primo grado si estende anche all'appello e che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione dei fatti di causa. Di conseguenza, il venditore ha vinto la causa e l'acquirente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Contratto preliminare di ormeggio: no al saldo senza concessione
Un'azienda nautica e un cliente firmano un contratto preliminare di ormeggio per l'uso esclusivo di un posto barca e di un garage fino al 2055. Il cliente riceve i beni ma non paga il saldo, lamentando l'assenza della concessione demaniale definitiva e del collaudo. L'azienda chiede la risoluzione del contratto per inadempimento. La Corte d'Appello rigetta la richiesta dell'azienda, ritenendo che il pagamento fosse giustamente subordinato al rilascio della concessione definitiva, poiché una concessione provvisoria non garantisce la stabilità del diritto d'uso a lungo termine. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando il ricorso dell'azienda. Vince il cliente, che non deve restituire i beni e non è considerato inadempiente fino al rilascio dei documenti definitivi.
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Cessione di quote sociali: se la clausola sparisce non vale più
Due coppie di soci decidono di dividere le loro attività. Con un accordo preliminare, pianificano la cessione di quote sociali di un fustellificio e di una società immobiliare. L'accordo prevede un patto di non concorrenza e una penale di 200.000 euro. Tuttavia, il successivo contratto definitivo non riporta il divieto di concorrenza. I soci acquirenti del fustellificio fanno causa ai venditori, accusandoli di aver violato il patto. La Corte di Cassazione rigetta la richiesta: la mancata riproduzione del patto nel contratto definitivo indica una rinuncia allo stesso. Inoltre, il divieto legale di concorrenza non si applica automaticamente alla cessione di quote sociali se non c'è una reale sostituzione nella gestione aziendale, poiché i soci condividevano già il controllo prima della divisione.
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Contratto preliminare: la firma a margine che costa la casa
Una controversia immobiliare nasce dalla firma di un contratto preliminare di compravendita per un appartamento. Il Promissario acquirente chiede la risoluzione del contratto per inadempimento del Promittente venditore, sostenendo di aver già pagato l'intero prezzo. Il Promittente venditore nega il pagamento. La Corte d'appello dà ragione all'acquirente, interpretando una clausola contrattuale e una firma a margine come prova dell'avvenuto saldo. Il venditore ricorre in Cassazione, contestando questa ricostruzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: l'interpretazione dei contratti spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logica e plausibile. Vince l'acquirente, che ottiene la risoluzione del contratto e il rimborso delle spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita: no a nuove tesi
L'Acquirente ha proposto ricorso per ottenere il trasferimento di un immobile tramite l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto, basandosi su un contratto preliminare di compravendita. Nei gradi precedenti, i giudici avevano respinto la domanda poiché l'attrice, pur dichiarando di aver saldato l'intero prezzo, non ne aveva fornito la prova. Davanti alla Cassazione, l'Acquirente ha cercato di cambiare versione, sostenendo che il contratto prevedesse il pagamento solo al momento del rogito definitivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: non si possono sollevare questioni nuove o interpretazioni contrattuali mai proposte nei precedenti gradi di giudizio. L'Acquirente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali alla Banca Creditrice intervenuta nella procedura.
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Contratto preliminare di compravendita: il venditore perde tutto
Un promittente venditore ha proposto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato risolto il contratto preliminare di compravendita per inadempimento, condannandolo a restituire ottomila euro all'acquirente. La controversia riguardava la regolarità urbanistica dell'immobile e la presenza di una concessione in sanatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del venditore. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento e l'esame delle prove spettano esclusivamente al giudice di merito e non possono essere riesaminati in sede di legittimità. Di conseguenza, l'acquirente ottiene definitivamente la risoluzione del contratto e la restituzione della somma versata.
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Caparra confirmatoria: se entrambi sbagliano va restituita
Un Acquirente e una Venditrice firmano un contratto preliminare per la compravendita di un immobile. Entrambi, però, violano gli accordi: l'Acquirente non consegna le perizie nei tempi stabiliti, mentre la Venditrice non avvia le cause di usucapione necessarie a garantire la proprietà del bene. Entrambe le parti dichiarano di voler recedere dal contratto, pretendendo l'una il doppio e l'altra la ritenzione della caparra confirmatoria. I giudici di merito rilevano inadempimenti reciproci di pari gravità, dichiarando risolto il contratto per mutuo dissenso e ordinando la restituzione della caparra. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambi. Quando vi sono inadempienze reciproche ed equivalenti, il contratto si scioglie e la caparra confirmatoria va restituita, senza che nessuna parte possa trattenerla o pretenderne il doppio.
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Termine essenziale nel preliminare: quando il ritardo non basta
Due Venditrici e un Acquirente firmano un accordo per la vendita di un immobile. L'accordo fissa una data di scadenza definita improrogabile. Al momento del rogito, l'Acquirente offre assegni bancari che le Venditrici rifiutano, chiedendo poi la risoluzione del contratto. L'Acquirente chiede invece il trasferimento della proprietà, lamentando che le Venditrici avevano nascosto un'ipoteca sull'immobile, ostacolando il suo mutuo. La Cassazione rigetta il ricorso delle Venditrici. La Corte stabilisce che l'uso della parola improrogabile non basta a creare un **termine essenziale nel preliminare**. I giudici devono valutare la gravità dei reciproci comportamenti: nascondere un'ipoteca è ben più grave del tentativo di pagare con assegni bancari. L'Acquirente ottiene la proprietà dell'immobile pagando il saldo con assegni circolari.
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Contratto preliminare di compravendita: no a recesso se sanabile
I Promissari Acquirenti hanno firmato un contratto preliminare di compravendita per l'acquisto di un immobile. Successivamente, hanno scoperto che alcuni locali al piano terra erano privi del certificato di abitabilità. Per questo motivo, hanno esercitato il recesso chiedendo la restituzione del doppio della caparra. I Promittenti Venditori si sono però offerti di sanare l'irregolarità a proprie spese, ma gli acquirenti hanno rifiutato. La Corte d'Appello ha ritenuto il recesso ingiustificato poiché l'abuso era sanabile e i venditori erano pronti a pagare. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile: la valutazione sulla gravità dell'inadempimento spetta solo ai giudici di merito. Gli acquirenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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