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Contratto Plurilaterale

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un contratto che, per essere valido ed efficace, richiede la partecipazione e il consenso di tutte le parti coinvolte, come nel caso di un contratto di divisione di beni in comunione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Clausola vessatoria condominiale: Costruttore esente, ma la Cassazione ribalta
Un Costruttore aveva inserito nel regolamento condominiale una clausola che lo esentava dal pagamento delle spese per le unità immobiliari invendute. Il Condominio aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per le spese non pagate. I giudici di merito avevano dichiarato la clausola vessatoria, ritenendola inefficace. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la valutazione della **clausola vessatoria condominiale** deve avvenire nell'ambito del singolo contratto di compravendita tra Costruttore (professionista) e Acquirente (consumatore), non solo sul regolamento condominiale. Il caso è stato rinviato per una nuova analisi.
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Annullamento del contratto per minaccia: la vendita è nulla
I proprietari di un immobile, sotto pesanti minacce di morte rivolte da un parente, hanno firmato una procura a vendere a favore della nipote. La procuratrice ha poi trasferito la proprietà a se stessa e alla madre. Successivamente, i proprietari hanno chiesto l'annullamento dell'atto per estorsione del consenso. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della procura e l'inefficacia della successiva vendita. La Corte ha stabilito che l'annullamento del contratto per minaccia travolge l'intera operazione anche quando le intimidazioni sono dirette a uno solo dei comproprietari, qualora la sua partecipazione sia essenziale per la cessione del bene. L'atto estorto non produce effetti e l'immobile deve essere restituito ai legittimi proprietari.
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Cessione del contratto: il terzo non paga senza consenso
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla cessione del contratto di distribuzione esclusiva. Nel caso di specie, un produttore aveva ceduto i propri contratti a una terza società, la quale aveva poi interrotto bruscamente i rapporti con il distributore locale senza rispettare il preavviso. Il distributore aveva chiesto il risarcimento dei danni a entrambe le società. La Cassazione ha stabilito che, in mancanza del consenso espresso o tacito del contraente ceduto (il distributore), la cessione del contratto non si è mai perfezionata. Di conseguenza, la terza società non può essere ritenuta responsabile a livello contrattuale per l'interruzione del rapporto, che resta imputabile esclusivamente al produttore originario. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Contratto plurilaterale: Cassazione fa chiarezza
Un'operazione di cessione di quote societarie finisce in tribunale. La Corte d'Appello qualifica l'accordo come collegamento negoziale, escludendo l'inadempimento colpevole della società cedente. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della distinzione con il contratto plurilaterale, non decide nel merito ma rinvia la causa a pubblica udienza per il suo 'rilievo nomofilattico', ovvero per l'importanza di fornire un'interpretazione uniforme della legge.
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Accordo di massima: quando non è vincolante?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11126/2024, ha stabilito che un accordo di massima per la divisione di beni non costituisce un contratto vincolante se mancano elementi essenziali e se le parti rinviano la definizione di aspetti cruciali a un momento successivo. Nel caso specifico, un'intesa tra familiari è stata qualificata come mera 'puntuazione' o atto preparatorio, priva di effetti obbligatori, in quanto incompleta e subordinata alla stipula di futuri atti notarili. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento per inadempimento è stata rigettata.
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Collegamento negoziale: l’operazione economica unica
Un'operazione di acquisizione societaria fallisce. La Cassazione chiarisce la distinzione tra contratto plurilaterale e collegamento negoziale, applicando il principio 'simul stabunt, simul cadent'. Poiché più accordi erano legati da un unico scopo economico, il recesso di alcune parti ha reso l'intera operazione inattuabile, escludendo un inadempimento colpevole del venditore.
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Contratto quadro cointestato: nullo se manca una firma
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto quadro cointestato per servizi di investimento è totalmente nullo se manca la firma di uno dei cointestatari, anche se l'altro ha firmato e impartito gli ordini. La nullità, dovuta a un vizio di forma, travolge l'intero accordo e i conseguenti ordini di acquisto. Il caso riguardava due coniugi, dove la firma della moglie sul contratto era risultata apocrifa. La Corte ha chiarito che non si tratta di nullità parziale, ma di un vizio che invalida il rapporto per entrambi gli investitori.
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