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Contratto A Termine

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147 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto a termine nullo: perché l’ente pubblico non assume
Un lavoratore ha impugnato diversi contratti di lavoro stipulati con un ente pubblico economico, chiedendo la dichiarazione di nullità della scadenza e la trasformazione del rapporto in un impiego stabile. Sebbene il tribunale avesse accertato l'illegittimità del termine, la Corte d'Appello ha disposto la conversione del rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente datore di lavoro. I giudici hanno stabilito che, per i consorzi di bonifica siciliani, esiste un divieto legislativo regionale di procedere a nuove assunzioni stabili. Di conseguenza, anche se il contratto a termine è nullo per vizi formali, non può mai operare la conversione automatica in un rapporto a tempo indeterminato, poiché ciò violerebbe i limiti imposti dalla legge alle assunzioni pubbliche.
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Conversione del contratto a termine: l’ente perde in Cassazione
Un operaio, assunto da un ente pubblico economico con un contratto a termine nel 2000 per attività di manutenzione ordinaria, ha impugnato il termine chiedendo la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine per mancanza di reali esigenze giustificatrici, ordinando la riammissione in servizio e un risarcimento. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le leggi regionali imponessero il concorso pubblico impedendo la conversione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la conversione del contratto a termine. Nel periodo di stipula del contratto, tra il 1999 e il 2004, la normativa regionale siciliana non prevedeva l'obbligo di concorso per gli enti pubblici economici, rendendo legittima la stabilizzazione del lavoratore.
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Indennità di coordinamento: no all’upgrade con contratto a termine
Un infermiere ha chiesto il riconoscimento del diritto all'indennità di coordinamento e il passaggio alla categoria superiore Ds, valorizzando le mansioni di caposala svolte tramite un contratto a termine tra il 2001 e il 2002. L'Azienda Sanitaria si è opposta, sostenendo che il lavoratore fosse inquadrato stabilmente nella categoria C e che il breve contratto a tempo determinato non bastasse per l'upgrade automatico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che l'indennità di coordinamento permanente e il passaggio automatico alla categoria Ds richiedono un inquadramento di ruolo stabile nella categoria D alla data chiave del 31 agosto 2001. Svolgere mansioni superiori solo temporaneamente con un contratto a termine non dà diritto a questi benefici automatici.
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Conversione del contratto a termine: nullo ma senza posto fisso
Un lavoratore ha contestato la legittimità di diversi contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con un consorzio di bonifica siciliano. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine per genericità della causale, disponendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato e un risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della scadenza del contratto, ma ha accolto il ricorso dell'ente pubblico sulla stabilità del rapporto. Per via delle leggi speciali della Regione Siciliana, infatti, vige un divieto assoluto di assunzione a tempo indeterminato senza concorso presso tali enti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha negato la conversione del rapporto in un impiego fisso, lasciando fermo solo il risarcimento economico in favore del lavoratore.
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Abuso del contratto a termine: risarcimento sì, posto fisso no
Un lavoratore ha impugnato la successione di contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la trasformazione del rapporto in un impiego stabile. La Corte d'Appello ha accertato l'illegittimità dei contratti ma ha negato la stabilizzazione, concedendo solo un risarcimento di dodici mensilità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che per questi enti regionali vige un divieto assoluto di assunzione senza concorso, impedendo la conversione del rapporto. L'ordinamento sanziona adeguatamente l'abuso del contratto a termine attraverso un'indennità economica predeterminata dalla legge, una misura ritenuta pienamente conforme ai principi europei di tutela del lavoratore.
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Contratto a termine illegittimo: risarcimento sì, assunzione no
Un lavoratore ha impugnato il suo contratto a termine stipulato con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendone la trasformazione in rapporto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e disposto la conversione del rapporto, oltre al risarcimento. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Consorzio. Pur confermando l'illegittimità del termine e il diritto al risarcimento, la Suprema Corte ha stabilito che la legge regionale siciliana vieta la conversione automatica del rapporto a tempo indeterminato per i consorzi di bonifica. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto alla stabilizzazione, ma conserva l'indennità risarcitoria.
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Conversione del contratto a termine: risarcimento sì, posto no
Un lavoratore ha impugnato una serie di contratti a tempo determinato stipulati con un ente di bonifica siciliano, chiedendo la conversione del rapporto in un impiego stabile. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, oltre al risarcimento del danno. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che la legge regionale siciliana vieta la conversione del contratto a termine in un impiego a tempo indeterminato per questi specifici enti di bonifica, per evitare l'elusione dei limiti sulle assunzioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la stabilizzazione del lavoratore, ma ha confermato il risarcimento economico per l'illegittimità della scadenza contrattuale.
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Conversione del contratto a termine: nullo ma senza posto fisso
Un lavoratore ha impugnato una serie di contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendo la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità del termine per genericità della causale e ha ordinato la riassunzione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del termine, ma ha accolto il ricorso del Consorzio sulla conversione del contratto a termine. I giudici hanno stabilito che, per i consorzi di bonifica della Regione Sicilia, esiste un divieto legislativo assoluto di assunzione a tempo indeterminato. Di conseguenza, la conversione automatica del rapporto è giuridicamente impossibile, poiché eluderebbe tale divieto. Il lavoratore ottiene solo il risarcimento del danno, ma non il posto fisso.
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Contratto a termine nel pubblico impiego: abuso e risarcimento
Un dipendente comunale ha contestato l'illegittimità del suo secondo contratto a termine nel pubblico impiego, poiché il rapporto complessivo superava il limite massimo di trentasei mesi. Il Comune sosteneva che il superamento fosse legittimo in base a un accordo collettivo che permetteva deroghe per la copertura di posti vacanti, purché le procedure di assunzione fossero avviate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che la programmazione del personale non equivale all'avvio del concorso, il quale inizia solo con la pubblicazione del bando. Di conseguenza, il contratto è stato dichiarato illegittimo. Il lavoratore ha ottenuto il risarcimento del danno, quantificato in quattro mensilità di retribuzione, beneficiando della presunzione di danno per reiterazione abusiva di contratti a termine.
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Contratto a termine nel pubblico impiego: il danno è presunto
Un dipendente pubblico ha contestato l'illegittimità del suo secondo contratto a termine nel pubblico impiego, stipulato con un Comune, per il superamento del limite massimo di trentasei mesi. Il Comune sosteneva che il superamento fosse legittimo in base all'accordo collettivo, ritenendo che la programmazione del fabbisogno di personale equivalesse all'avvio delle procedure di assunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che solo la pubblicazione del bando di concorso segna l'effettivo avvio della procedura di copertura dei posti. Di conseguenza, il superamento del limite temporale rende il contratto illegittimo. Inoltre, la Corte ha ribadito che in caso di abuso di contratti a termine nella pubblica amministrazione, il danno subito dal lavoratore è presunto per legge, confermando il diritto al risarcimento stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
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Contratto a termine nullo: l’iscrizione tardiva non salva l’azienda
L'Azienda ha assunto Il Lavoratore con un contratto a termine il 30 marzo 2015. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine perché l'assunzione violava il divieto di stipulare contratti a tempo determinato nei sei mesi successivi a licenziamenti collettivi per le stesse mansioni. L'Azienda si è difesa sostenendo che l'assunzione rientrava nella deroga per i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. Tuttavia, l'effettiva iscrizione del lavoratore in tali liste è avvenuta solo nell'agosto 2015, mesi dopo la firma del contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la mancanza del requisito soggettivo dell'iscrizione al momento dell'assunzione determina l'invalidità insanabile del contratto a termine. L'Azienda perde la causa ed è condannata a pagare le spese legali.
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Abuso di contratti a termine: lo Stato perde e risarcisce
Quattro insegnanti di religione cattolica hanno lavorato per anni nella scuola pubblica con contratti annuali continuamente rinnovati. Le lavoratrici hanno denunciato l'abuso di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione, chiedendo la stabilizzazione o il risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato che, nel pubblico impiego scolastico, non è possibile la conversione automatica del rapporto in ruolo senza concorso pubblico. Tuttavia, l'omessa indizione dei concorsi triennali previsti dalla legge configura un illegittimo abuso di contratti a termine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso del Ministero, confermando il diritto delle insegnanti a ricevere un risarcimento del danno (pari a sei mensilità) e condannando l'Amministrazione al pagamento delle spese di giudizio.
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Abuso di contratti a termine: docenti di religione risarciti
Dodici insegnanti di religione cattolica hanno contestato la continua reiterazione di contratti di lavoro annuali da parte del Ministero dell'Istruzione. Le lavoratrici chiedevano la stabilizzazione o il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato che, nel pubblico impiego, non è possibile la conversione automatica del rapporto in un contratto a tempo indeterminato senza concorso pubblico. Tuttavia, l'omessa indizione dei concorsi triennali previsti dalla legge speciale, unita al rinnovo dei contratti oltre i tre anni, configura un illegittimo abuso di contratti a termine. La Suprema Corte ha quindi respinto il ricorso del Ministero, confermando il diritto delle docenti a ricevere un indennizzo risarcitorio (danno comunitario) quantificato in sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, oltre alla condanna del Ministero al pagamento delle spese legali.
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Abuso del contratto a termine: illegittimo ma indennità ridotta
Un'infermiera ha lavorato per un'azienda sanitaria locale tramite ripetuti contratti a tempo determinato. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimi i contratti per la mancata indicazione delle ragioni temporanee e ha condannato l'ente al risarcimento del danno basandosi sullo Statuto dei Lavoratori. La Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti, evidenziando l'abuso del contratto a termine per soddisfare esigenze ordinarie e permanenti. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'azienda pubblica sulla quantificazione del danno: nel pubblico impiego, non potendo avvenire la conversione del rapporto in tempo indeterminato, il risarcimento per la perdita di chance di un lavoro stabile deve essere calcolato secondo i parametri del Collegato Lavoro (da 2,5 a 12 mensilità) e non dello Statuto dei Lavoratori. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Conversione del contratto a termine: risarcito ma senza posto
Un lavoratore ha impugnato i contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la stabilizzazione del rapporto. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e disposto la conversione. La Cassazione ha confermato l'illegittimità del termine contrattuale, ma ha accolto il ricorso del Consorzio escludendo la conversione del contratto a termine. I giudici hanno stabilito che le leggi regionali siciliane vietano nuove assunzioni a tempo indeterminato presso tali enti, impedendo la trasformazione del rapporto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione precedente sul punto, escludendo la conversione ma confermando il risarcimento del danno per l'illegittimità del termine originario.
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Contratto a termine illegittimo: risarcimento sì, ma niente posto fisso
Il Lavoratore ha impugnato il contratto a termine illegittimo stipulato con l'Ente Pubblico Economico, chiedendo la conversione a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte d'Appello ha accolto la domanda. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, a causa del divieto di assunzioni a tempo indeterminato imposto dalla legge regionale per questa tipologia di enti, la conversione del rapporto è giuridicamente impossibile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha escluso la trasformazione del contratto a tempo indeterminato, confermando però il risarcimento del danno per l'illegittimità del termine apposto al contratto.
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Conversione del contratto a termine: risarcimento s , posto fisso no
Un lavoratore ha contestato l'illegittimità dei contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano per mancanza di causale specifica. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità del termine, disponendo la conversione del rapporto e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del termine e il diritto all'indennizzo economico. Tuttavia, accogliendo il ricorso del Consorzio, ha stabilito che la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato è preclusa dalle norme regionali siciliane, che vietano assunzioni stabili senza concorso pubblico. Il lavoratore ottiene quindi solo il risarcimento economico.
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Conversione del contratto a termine: risarcimento sì, posto no
Un lavoratore ha impugnato i contratti di lavoro stipulati con un Ente di Bonifica, ritenendo illegittimo il termine apposto in quanto impiegato per attività ordinarie e stabili. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità del termine e disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, pur confermando l'illegittimità della scadenza del contratto, ha accolto il ricorso dell'Ente. I giudici hanno stabilito che la conversione del contratto a termine è preclusa dalle leggi regionali siciliane, che vietano a questi enti di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato senza concorso. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittimità del termine, ma non può ottenere la stabilizzazione del posto di lavoro.
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Contratto a termine: l’accordo in tribunale non salva l’azienda
Un lavoratore, dopo aver quasi raggiunto il limite massimo di 36 mesi con un contratto a termine presso un'azienda, firma un verbale di conciliazione davanti al giudice. L'accordo prevede un'ulteriore assunzione a tempo determinato che supera il tetto dei 36 mesi e la rinuncia a qualsiasi futura contestazione. Successivamente, il lavoratore impugna l'accordo. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore, confermando la nullità del nuovo contratto a termine. I giudici chiariscono che in sede di conciliazione non si può rinunciare a diritti futuri non ancora sorti (come l'illegittimità del superamento dei 36 mesi). Inoltre, l'ulteriore contratto in deroga ai limiti temporali può essere stipulato esclusivamente presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro e non in sede giudiziale. L'azienda viene condannata a risarcire il dipendente con dodici mensilità e a pagare le spese processuali.
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Scuola: stop alla discriminazione dei lavoratori a termine
Alcuni docenti precari hanno citato in giudizio l'amministrazione pubblica per ottenere il riconoscimento dell'anzianità di servizio e della retribuzione estiva, contestando la discriminazione dei lavoratori a termine rispetto al personale di ruolo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dei docenti. L'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la legittimità del trattamento differenziato in base alla natura temporanea del rapporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno stabilito che l'esclusione dei docenti precari dagli scatti di anzianità e dalla retribuzione estiva costituisce una violazione del principio di parità di trattamento previsto dal diritto europeo. Di conseguenza, i docenti hanno diritto alle differenze retributive e al pagamento delle spese legali da parte dell'amministrazione soccombente.
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