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Contratto A Termine

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147 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riconoscimento anzianità di servizio: vince il dipendente pubblico
Un dipendente pubblico assunto a tempo indeterminato dopo il 2001 ha richiesto il riconoscimento anzianità di servizio maturata durante i precedenti contratti a termine. L'ente pubblico ha negato tale diritto perché i contratti a tempo determinato risalivano a un periodo precedente l'entrata in vigore della normativa comunitaria del 10 luglio 2001. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta del dipendente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. I giudici hanno stabilito che le tutele europee contro le disparità di trattamento si applicano anche ai rapporti pregressi per gli effetti economici successivi. Il lavoratore ha quindi pieno diritto alla ricostruzione della carriera.
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Durata Incarichi Dirigenziali: La Cassazione frena lo ‘spoil system’ regionale
Un Manager ha avuto un incarico dirigenziale a termine presso un Ente Pubblico, interrotto anticipatamente. L'Ente ha invocato lo 'spoil system' per la cessazione del primo incarico, ma un successivo contratto prevedeva una durata inferiore al minimo legale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto al risarcimento per la violazione della `durata incarichi dirigenziali` minima imposta dalla legge statale. La Regione ha fatto ricorso, sostenendo la prevalenza della propria legge regionale. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la normativa statale sulla durata minima degli incarichi dirigenziali prevale, garantendo stabilità e funzionalità.
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Contratto a termine illegittimo: Cassazione tutela il lavoratore
Una Lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine, chiedendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e un'indennità. Il Tribunale ha dichiarato la decadenza per i primi contratti, mentre la Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità dell'ultimo contratto per superamento del limite dei 36 mesi. L'Azienda ha presentato ricorso principale, contestando il calcolo dei 36 mesi. La Lavoratrice ha proposto ricorso incidentale, sostenendo che la sua richiesta di conciliazione aveva sospeso i termini di decadenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'Azienda e accolto quello incidentale della Lavoratrice, riconoscendo che la richiesta di conciliazione sospende i termini per impugnare il contratto a termine illegittimo. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratto a termine: la doppia conforme blocca il ricorso
Una lavoratrice ha impugnato il proprio contratto a termine contestando la reale sussistenza delle esigenze sostitutive indicate dall'azienda. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, confermando la legittimità del termine sulla base delle testimonianze raccolte. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione di una prova testimoniale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, di fronte a una situazione di doppia conforme, non è possibile richiedere un nuovo riesame dei fatti già accertati nei gradi precedenti. La lavoratrice ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Licenziamento per giusta causa del dirigente: errore o illecito
Un'azienda ha intimato il recesso immediato a un proprio dirigente con contratto a tempo determinato, contestandogli presunte irregolarità contabili nella gestione aziendale e discrepanze nella redazione dei rendiconti economici. I giudici di merito hanno accertato che i fatti contestati erano in parte inesistenti, privi di violazioni normative interne e, comunque, non idonei a recidere il vincolo fiduciario. Di conseguenza, hanno dichiarato l'illegittimità della risoluzione e condannato la società a pagare tutte le retribuzioni maturate fino alla naturale scadenza contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso del datore di lavoro e ribadendo che il licenziamento per giusta causa del dirigente presuppone la prova rigorosa di un grave e colpevole inadempimento.
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Contratto a Termine: L’Azienda Prova la Clausola di Contingentamento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che contestava la validità del suo contratto a termine con una grande Azienda. Il Lavoratore chiedeva la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato, sostenendo la violazione della clausola di contingentamento. La Corte d'Appello aveva rigettato la sua richiesta, ritenendo che il Lavoratore dovesse provare il superamento del limite percentuale. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'onere di dimostrare il rispetto della clausola di contingentamento spetta sempre al datore di lavoro. Il Lavoratore deve solo affermare il superamento del limite. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Anzianità di servizio contratti a termine: Ricorso MIUR inammissibile
Dipendenti pubblici assunti con contratti a termine hanno chiesto il riconoscimento dell'intera anzianità di servizio per fini economici, invocando il principio di non discriminazione. La Corte d'Appello ha riconosciuto parzialmente tale anzianità. Il Ministero ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del Ministero inammissibile. Le argomentazioni del Ministero non erano pertinenti alla specifica decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce il principio che l'anzianità di servizio maturata con contratti a termine può essere fatta valere, ma l'appello del Ministero non ha correttamente contestato la decisione di merito.
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Lavoratrice vs Ente: Illegittimità Contratti a Termine Pubblica Amministrazione
Una Lavoratrice ha impugnato una serie di **contratti a termine nella Pubblica Amministrazione** con un Ente territoriale, chiedendo la conversione a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. I contratti erano stati ritenuti illegittimi. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno escluso la conversione per il divieto normativo, ma hanno riconosciuto il risarcimento. La Corte d'Appello ha liquidato il danno in dodici mensilità. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decadenza e l'interpretazione delle norme sui contratti fiduciari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, confermando la condanna al risarcimento e l'illegittimità dei contratti a termine.
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Termine illegittimo ma no al posto fisso senza concorso
Un lavoratore assunto ripetutamente con contratti a termine da un consorzio di bonifica ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità delle scadenze e la conseguente conversione del contratto a termine a tempo indeterminato, oltre al risarcimento del danno. La Suprema Corte ha confermato la nullità della clausola a termine per mancanza di reali esigenze temporanee. Tuttavia, i giudici hanno negato la conversione a tempo indeterminato del rapporto a causa del divieto normativo regionale di nuove assunzioni stabili senza concorso. Il dipendente ottiene solo il risarcimento economico.
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Contratto a termine illegittimo: la Fondazione Teatrale perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Lavoratrice assunta con numerosi contratti a termine illegittimi da una Fondazione Teatrale. La Lavoratrice chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Fondazione per un difetto di rappresentanza legale, mancando una delibera specifica per l'avvocato privato. Ha poi accolto il ricorso della Lavoratrice, stabilendo che la clausola di apposizione del termine nei suoi contratti era troppo generica e quindi non valida. La sentenza di appello è stata annullata e la causa rinviata per un nuovo giudizio.
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Prescrizione crediti retributivi: Cassazione chiarisce i termini per i lavoratori
Una lavoratrice ha chiesto il riconoscimento di incrementi stipendiali per servizi non di ruolo, equiparandoli a quelli del personale di ruolo. Il giudice di merito aveva applicato una prescrizione decennale, ritenendo la pretesa un risarcimento per discriminazione. Il Ministero ha impugnato la decisione, sostenendo che si trattava di un credito retributivo soggetto alla prescrizione quinquennale crediti retributivi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero. Ha chiarito che i crediti maturati in caso di successione di contratti a termine hanno natura retributiva e sono soggetti alla prescrizione di cinque anni. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Abuso Contratti a Termine: La Cassazione tutela i precari pubblici
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **abuso contratti a termine** nel settore pubblico. Una lavoratrice, impiegata come maestra di infanzia con una successione di contratti precari, aveva chiesto il risarcimento del danno. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo che la possibilità di stabilizzazione tramite concorsi pubblici fosse una sanzione sufficiente. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che una "chance" di stabilizzazione incerta e non immediata non può compensare l'abuso. La sentenza è stata cassata con rinvio, stabilendo che l'immissione in ruolo deve essere effetto diretto dell'abuso per essere riparatoria.
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Scatti di anzianità: valgono solo i periodi lavorati
Un dipendente ha ottenuto la conversione di diversi contratti a termine in un unico rapporto a tempo indeterminato, con il riconoscimento del risarcimento del danno. In seguito, il lavoratore ha preteso un inquadramento superiore e il pagamento degli scatti di anzianità conteggiando anche i periodi di inattività trascorsi tra un contratto e l'altro. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, stabilendo che l'anzianità matura solo durante i periodi di effettivo lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato questa pronuncia e ha respinto il ricorso del dipendente. I giudici hanno chiarito che l'indennità forfettaria risarcisce l'assenza di retribuzione durante gli intervalli non lavorati, ma non attribuisce valore a tali pause ai fini degli scatti di anzianità. Il lavoratore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Carta del docente a orario ridotto: la Cassazione interpella la UE
Una docente precaria ha prestato servizio con supplenze brevi e con un orario part-time ridotto inferiore alle nove ore settimanali. L'insegnante ha richiesto l'erogazione del bonus per la formazione professionale. Il Ministero dell'Istruzione ha contestato la spettanza del beneficio economico a causa dell'orario estremamente ridotto, inferiore al cinquanta per cento della cattedra ordinaria. La Suprema Corte di Cassazione ha affrontato la compatibilità tra le regole nazionali e le direttive europee sulla parità di trattamento tra lavoratori stabili e temporanei. I giudici di legittimità hanno disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per chiarire se la Carta del docente spetti anche con contratti a tempo parziale ridotto e se l'importo debba essere riconosciuto per intero oppure ridotto in proporzione all'orario lavorato.
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Carta del docente a orario ridotto: decide la Corte UE
Una docente precaria ha richiesto l'erogazione del bonus per l'aggiornamento professionale per diversi anni scolastici svolti con orario ridotto, inferiore al 50% dell'orario ordinario. Il Ministero dell'Istruzione si è opposto, sostenendo l'inapplicabilità del beneficio per contratti con un monte ore settimanale ridotto. La Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio e ha rimesso gli atti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per chiarire se la Carta del docente spetti anche ai supplenti a tempo parziale con poche ore di lezione e se l'importo debba essere erogato per intero o calcolato in proporzione alle ore lavorate.
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Contratto a termine: validità del limite per l’organico
Un lavoratore impugna il contratto a termine stipulato con un'azienda concessionaria di servizi postali, contestando il superamento della percentuale massima di assunzioni temporanee fissata dalla legge al quindici per cento. Il dipendente sostiene che il calcolo del limite debba escludere il personale addetto a mansioni non strettamente postali e contesta il valore dei bilanci aziendali prodotti come prova. I giudici di merito respingono la domanda e confermano la piena legittimità dell'assunzione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del dipendente, stabilendo che la percentuale del quindici per cento si calcola sull'intero organico aziendale con criterio quantitativo per teste. Il datore di lavoro vince definitivamente la causa, mentre il lavoratore deve rimborsare le spese legali.
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Reiterazione abusiva di contratti a termine e risarcimento danni
Una lavoratrice ha chiesto il risarcimento del danno per la reiterazione abusiva di contratti a termine dopo aver superato il limite di trentasei mesi di servizio presso un Comune. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo determinante la circostanza che alla lavoratrice fosse stata offerta la stabilizzazione presso un ente differente, ossia il Ministero dell'Istruzione. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso per Cassazione contro questa decisione. La Suprema Corte ha rilevato la grande rilevanza della questione di diritto e l'impatto generale del tema sulla tutela del precariato pubblico. Per questi motivi, i giudici hanno disposto la rimessione della causa alla pubblica udienza della sezione specializzata in pubblico impiego per un esame approfondito.
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Anzianità di servizio a tempo determinato: stop alle disparità
Un ricercatore ha lavorato per anni con contratti a termine presso un ente pubblico di ricerca prima di ottenere l'assunzione a tempo indeterminato. L'amministrazione ha rifiutato di conteggiare i periodi di precariato per gli aumenti di stipendio e la carriera, sostenendo che tali rapporti si fossero svolti prima dell'entrata in vigore della normativa comunitaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente. I giudici hanno stabilito che l'anzianità di servizio a tempo determinato deve essere sempre riconosciuta per le progressioni successive al luglio 2001, anche se i contratti a termine sono sorti in epoca precedente.
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Anzianità di servizio precariato: vittoria per i dipendenti
Un dipendente pubblico assunto a tempo indeterminato presso un ente di ricerca ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio precariato svolta tramite contratti a termine prima del luglio 2001, con i relativi aumenti retributivi. L'ente pubblico aveva negato il beneficio sostenendo l'irretroattività della normativa europea sulla tutela del lavoro a termine. La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che il principio di non discriminazione impone di valorizzare il servizio a tempo determinato pregresso per calcolare gli scatti stipendiali e le progressioni successive, anche se i contratti a termine sono stati eseguiti prima dell'entrata in vigore della direttiva europea.
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Anzianità di servizio a tempo determinato: vittoria del precario
Una ricercatrice ha lavorato per anni presso un ente pubblico di ricerca con contratti a termine prima di ottenere l'assunzione a tempo indeterminato. L'ente ha rifiutato di conteggiare i periodi di lavoro precario per gli scatti di stipendio. L'ente sosteneva che la direttiva europea non fosse applicabile ai contratti svolti prima del luglio 2001. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno stabilito che l'anzianità di servizio a tempo determinato deve essere sempre riconosciuta ai fini economici e di carriera successivi all'entrata in vigore della normativa europea, anche se i contratti precari sono iniziati in precedenza.
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