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Contratto A Termine

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147 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto a termine: onere della prova e clausola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4634/2024, interviene su un caso di contratto a termine stipulato per sostituzione feriale. Viene ribadito che non è necessario indicare il nome del lavoratore sostituito, ma si chiarisce un punto fondamentale: l'onere della prova sul rispetto della clausola di contingentamento (il limite percentuale di contratti a tempo determinato) grava sempre sul datore di lavoro. È sufficiente che il lavoratore deduca il superamento di tale limite per far scattare l'obbligo probatorio in capo all'azienda. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata su questo punto con rinvio per un nuovo esame.
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Contratto a termine: onere della prova e nullità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una compagnia aerea, confermando la nullità della clausola di un contratto a termine stipulato con un operatore aeroportuale. La Corte ha ribadito che l'onere della prova circa la sussistenza effettiva delle ragioni giustificatrici del termine (in questo caso, esigenze sostitutive) grava interamente sul datore di lavoro. La mancata fornitura di tale prova determina l'illegittimità del termine e la conversione del rapporto in tempo indeterminato, con conseguente obbligo risarcitorio.
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Contratto a termine: ricorso inammissibile in Cassazione
Un ricercatore con un contratto a termine presso un ente pubblico ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato. Dopo una vittoria parziale in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso del lavoratore inammissibile per motivi procedurali, sottolineando l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità e la mancata prova di aver svolto mansioni extra-contrattuali su commissione del datore di lavoro.
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Contratto a termine: domanda di restituzione omessa
In un caso di conversione di un contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il giudice d'appello, nel riconsiderare il caso, deve obbligatoriamente pronunciarsi sulla domanda di restituzione delle somme versate dal datore di lavoro in esecuzione di una precedente sentenza poi annullata. L'omessa pronuncia su tale punto costituisce un vizio della sentenza, portando alla sua cassazione parziale con rinvio per un nuovo esame della specifica domanda.
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Contratto a termine fondazioni liriche: quando è nullo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati tra una fondazione lirica e una ballerina. L'ordinanza ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva dichiarato la nullità degli ultimi contratti e la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Il punto chiave è che la fondazione non è riuscita a dimostrare l'esistenza di esigenze tecniche, organizzative o produttive meramente temporanee e specifiche, che non potessero essere soddisfatte dal personale stabile. La reiterazione sistematica del contratto a termine per coprire esigenze durature è stata ritenuta abusiva, rendendo illecita l'apposizione del termine.
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Lavoro precario: contratti a termine e risarcimento
Un'amministrazione comunale ha impiegato diversi lavoratori con una serie di contratti a tempo determinato, giustificandoli sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale pratica costituisce un abuso di lavoro precario, poiché le mansioni svolte rispondevano a esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. Pur negando la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato, come previsto per il settore pubblico, la Corte ha ribadito il diritto dei lavoratori a ottenere un risarcimento del danno. La sentenza ha inoltre affrontato e respinto le contestazioni relative alla liquidazione delle spese legali, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia.
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Successione contratti a termine: quando scatta l’assunzione
Un lavoratore, dopo una serie di contratti a termine diretti con un'azienda, prosegue il rapporto tramite un'agenzia di somministrazione, superando i 12 mesi totali. Il Tribunale ha dichiarato l'illegittimità di tale pratica, disponendo la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La sentenza analizza la successione contratti a termine, stabilendo che il superamento dei limiti di durata senza una valida causale comporta la stabilizzazione del lavoratore, oltre al riconoscimento di un inquadramento superiore e delle relative differenze retributive.
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