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Contratto A Termine

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147 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Abuso del contratto a termine: indizi evidenti ma ricorso respinto
Tre lavoratori marittimi hanno contestato l'abuso del contratto a termine da parte della società datrice di lavoro, che aveva stipulato con loro numerosi contratti a tempo determinato in un breve arco temporale. La Corte d'Appello ha rigettato la loro domanda, nonostante avesse riscontrato forti indizi di comportamento scorretto. I lavoratori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando una grave contraddizione nella sentenza d'appello: i giudici di secondo grado avevano ammesso la presenza di indizi di abuso, ma poi avevano rigettato la domanda senza analizzare concretamente le prove. La sentenza è stata annullata con rinvio ad un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Contratto a termine: la sicurezza stradale batte il posto fisso
Un lavoratore ha impugnato il proprio contratto a termine stipulato con un'azienda di gestione stradale, chiedendo la trasformazione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato. L'azienda aveva giustificato l'assunzione temporanea con la necessità di garantire la sicurezza stradale durante il periodo invernale. La Corte d'Appello ha ritenuto legittima la causale, accertando che le mansioni svolte dal dipendente corrispondevano effettivamente alle esigenze stagionali descritte nel contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Contratto a termine nullo: l’azienda perde e assume la dipendente
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contratto a termine stipulato tra una nota compagnia aerea e una lavoratrice. I giudici di merito avevano accertato la nullità della clausola che fissava la scadenza del rapporto di lavoro, poiché la motivazione indicata dall'azienda era troppo generica e non rispettava i requisiti di legge. Di conseguenza, il rapporto è stato trasformato in un contratto a tempo indeterminato e la società è stata condannata a pagare un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea, ribadendo che l'indicazione della causale deve essere specifica, dettagliata e verificabile, e ha confermato la condanna dell'azienda al pagamento delle spese legali.
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Conversione del contratto a termine: negato il posto fisso
Quattro lavoratori hanno contestato l'illegittimità dei loro contratti a tempo determinato con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendo la conversione del rapporto in un impiego stabile. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ordinando la stabilizzazione. La Cassazione ha parzialmente ribaltato la decisione. Pur confermando l'illegittimità dei contratti per mancanza di causali specifiche, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine è giuridicamente impossibile. Le leggi regionali siciliane vietano infatti a questi enti pubblici economici di assumere personale a tempo indeterminato senza concorso pubblico. Di conseguenza, i lavoratori non ottengono il posto fisso né la ricostruzione di carriera, ma mantengono il diritto a ricevere un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità per l'illegittimità del termine originario.
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Contratto nullo ma niente posto fisso: stop alla conversione
Il Lavoratore ha impugnato diversi contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica, chiedendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione. La Corte di Cassazione, pur confermando l'illegittimità del termine apposto ai contratti per mancanza di specifiche ragioni temporanee, ha accolto il ricorso del Consorzio sulla conversione. I giudici hanno chiarito che la legislazione regionale siciliana vieta le assunzioni a tempo indeterminato senza concorso presso tali enti pubblici economici. Di conseguenza, la Cassazione ha escluso la conversione del rapporto, confermando solo il risarcimento del danno. Vince parzialmente il Consorzio: viene negata la stabilizzazione del lavoratore.
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Contratto nullo ma niente conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha impugnato i contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano, ritenendoli illegittimi per la genericità delle causali. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del termine apposto, ma ha accolto il ricorso del Consorzio sulla stabilità del rapporto. Secondo i giudici di legittimità, la normativa regionale siciliana vieta espressamente la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato per questa tipologia di enti. Di conseguenza, pur rimanendo illegittimo il termine, il lavoratore non ha diritto alla stabilizzazione del posto di lavoro, ma solo al risarcimento del danno.
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Conversione del contratto a termine negata se manca il concorso
Un Lavoratore ha impugnato il proprio contratto di lavoro con un Ente di Bonifica, ritenendo illegittimo il termine di scadenza apposto. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente. Pur confermando l'illegittimità della scadenza per mancanza di causali specifiche, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine non è possibile. Le leggi regionali applicabili vietano infatti a tali enti di assumere personale a tempo indeterminato senza un pubblico concorso. Di conseguenza, il rapporto non può essere trasformato, e la richiesta di stabilizzazione del Lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Contratto a termine illegittimo: dipendente batte grande azienda
Una lavoratrice ha impugnato il proprio contratto di lavoro a tempo determinato, stipulato con un'azienda postale per il mese di gennaio 2001. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda applicando erroneamente una legge entrata in vigore successivamente alla conclusione del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che la disciplina applicabile è quella vigente al momento della firma. Poiché gli accordi sindacali autorizzavano le assunzioni straordinarie solo fino al 30 aprile 1998, il contratto stipulato nel 2001 costituisce un contratto a termine illegittimo. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio, segnando una vittoria per la lavoratrice.
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Contratto a termine e dimissioni: dimettersi non cancella i danni
Un lavoratore ha stipulato quattro contratti a termine consecutivi con un'azienda, dimettendosi anticipatamente dall'ultimo di essi. Successivamente, ha chiesto la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni, contestando la legittimità dei termini apposti. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo che le dimissioni avessero fatto venir meno l'interesse del lavoratore alla prosecuzione del rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il contratto a termine e dimissioni dall'ultimo rapporto non cancellano l'interesse ad accertare l'eventuale illegittimità dei contratti precedenti. La nullità dei primi contratti può infatti produrre effetti economici e giuridici favorevoli. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame dei primi tre contratti.
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Contratto a termine: sì al posto fisso, no al tempo pieno
Tre musicisti hanno impugnato il loro contratto a termine stipulato con un ente musicale, chiedendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e a tempo pieno. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine, ordinando la conversione a tempo indeterminato ma mantenendo il regime part-time. Sia i lavoratori che l'ente hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che la semplice indicazione dello spettacolo o dello strumento non giustifica il contratto a termine. Tuttavia, ha chiarito che la nullità della scadenza non trasforma automaticamente il rapporto da part-time a tempo pieno, poiché l'orario richiede un accordo specifico tra le parti. Entrambe le parti escono quindi parzialmente sconfitte, confermando la decisione d'appello.
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Abusiva reiterazione del contratto a termine: risarcito, no posto
Un lavoratore ha contestato la legittimità dei contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la conversione in un rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per questi enti regionali, la legge vieta la conversione automatica del rapporto senza un concorso pubblico. Tuttavia, i giudici hanno accertato che il lavoratore svolgeva mansioni ordinarie per coprire carenze di organico, e non attività stagionali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'illegittimità dei contratti e ha riconosciuto al dipendente il diritto al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione del contratto a termine, pur negando la stabilizzazione del posto di lavoro.
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Abuso del contratto a termine: risarcimento per l’infermiera
Un'infermiera ha lavorato per un'azienda sanitaria locale con ripetuti contratti a tempo determinato per oltre trentasei mesi. Il Tribunale le ha riconosciuto un risarcimento, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione ritenendo i contratti liberalizzati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che anche nella sanità pubblica non è consentito l'abuso del contratto a termine. La Suprema Corte ha chiarito che la reiterazione illegittima oltre i limiti temporali fa scattare il diritto al risarcimento del danno, noto come danno comunitario. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per una nuova decisione.
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Carta Docente precari: diritto al bonus di 500 euro
Il Tribunale di Bari ha riconosciuto il diritto alla Carta Docente precari per un insegnante con contratti a termine. La decisione, basata sul principio di non discriminazione, condanna l'amministrazione a erogare il bonus di 500 euro per ogni anno di servizio prestato.
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Contratto a termine illegittimo? No, se l’azienda è precaria
Un lavoratore ha impugnato il suo contratto a termine, sostenendone la natura di contratto a termine illegittimo. L'azienda sanitaria giustificava la precarietà del rapporto con la propria situazione di operatività provvisoria, essendo in attesa di un accreditamento istituzionale definitivo bloccato da un contenzioso amministrativo. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio importante: una comprovata e oggettiva incertezza sull'operatività futura dell'impresa, come l'attesa di un'autorizzazione pubblica essenziale, costituisce una valida ragione per stipulare contratti a tempo determinato. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato respinto.
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Contratto a termine stagionale: legittimo se la produzione oscilla
Un lavoratore, assunto per anni con una serie di contratti a tempo determinato, ha contestato l'ultimo rapporto di lavoro, sostenendo fosse un modo per mascherare un'esigenza stabile dell'azienda. L'azienda si è difesa provando che la sua produzione era legata a commesse variabili e alla realizzazione di un prodotto per la moda invernale. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo la legittimità del contratto a termine stagionale. Secondo i giudici, le esigenze produttive erano genuinamente temporanee e fluttuanti, giustificando così il ricorso a contratti a tempo determinato senza che ciò costituisse un abuso. Il ricorso del lavoratore è stato respinto.
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Contratto a termine: l’indennità esclude la regolarizzazione contributiva
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato a causa di proroghe illegittime, ha chiesto anche la condanna dell'azienda al pagamento dei contributi previdenziali per il periodo intermedio. La Corte di Cassazione ha respinto questa richiesta. Ha stabilito un principio importante: l'indennità risarcitoria prevista dalla legge (L. 183/2010) per i contratti a termine illegittimi copre già ogni tipo di danno, compreso quello previdenziale. Di conseguenza, non è possibile chiedere una separata regolarizzazione contributiva contratto a termine. In pratica, il lavoratore ha diritto all'indennità, ma non al versamento dei contributi per quel periodo.
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Lavoro stabile, non a progetto: sì alla conversione contratto a termine
Un lavoratore, assunto da un ente di formazione con un contratto a termine per un progetto specifico, viene in realtà impiegato in numerose altre attività. Questa prassi dimostra che le esigenze dell'ente non erano temporanee, ma stabili e durature. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, stabilendo che la causale del contratto era illegittima. Di conseguenza, ha sancito la conversione contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, con condanna dell'ente alla riammissione in servizio del dipendente e al pagamento di un'indennità risarcitoria.
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Abuso contratti a termine: Ministero condannato per precariato
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di presunto abuso contratti a termine riguardante alcuni docenti di religione assunti per anni con incarichi annuali. L'Amministrazione Scolastica sosteneva che spettasse ai docenti dimostrare l'illegittimità dei rinnovi. La Corte ha ribaltato questa prospettiva, stabilendo un principio fondamentale: l'abuso non risiede nel singolo contratto, ma nel comportamento sistematico dell'Amministrazione. La mancata indizione dei concorsi pubblici triennali, previsti dalla legge fin dal 2004, è di per sé la prova dell'abuso. L'Amministrazione ha creato una situazione di precariato illegittimo, violando le norme nazionali ed europee. Di conseguenza, il ricorso del Ministero è stato respinto.
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Abuso contratti a termine docenti: Ministero condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del Ministero dell'Istruzione per l'abuso di contratti a termine nei confronti di una docente di religione. La lavoratrice aveva ricevuto incarichi annuali consecutivi per oltre tre anni su posti vacanti, in attesa di un concorso mai bandito. I giudici hanno stabilito che questa pratica costituisce un illecito e hanno confermato il diritto della docente a un'indennità risarcitoria. Tuttavia, la Corte ha ribadito che l'abuso contratti a termine docenti non comporta la trasformazione automatica del rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato. Il Ministero, risultato perdente, è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Abuso contratti a termine: la PA non può usare i lavori utili
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'abuso contratti a termine nel pubblico impiego. Alcuni lavoratori, impiegati per anni da un Ente Pubblico con contratti a tempo determinato nati da percorsi per lavori socialmente utili, avevano chiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Cassazione ha stabilito che le normative regionali, pur finalizzate alla stabilizzazione, non possono derogare alle tutele previste dalla normativa europea e nazionale contro l'abuso. Anche se i lavoratori sono stati successivamente assunti a tempo indeterminato, mantengono il diritto al risarcimento del danno, a meno che la stabilizzazione non sia una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso. La Corte ha quindi dato ragione ai lavoratori, rinviando la causa al giudice di merito per la quantificazione del danno.
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