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Contatto Sociale Qualificato

33 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una relazione tra due soggetti che, pur in assenza di un contratto formale, genera obblighi di protezione e correttezza a carico di una parte (il professionista) verso l'altra, a causa dell'affidamento riposto. La sua violazione è trattata come un inadempimento contrattuale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assegno falsificato: la banca paga anche se il cliente invia email
Un cittadino ha richiesto l'emissione di un assegno circolare da 17.000 euro e ne ha trasmesso una copia via email alla controparte per attestare l'operazione. Un soggetto estraneo ha poi incassato una copia contraffatta del titolo presso uno sportello dell'ente intermediario. L'ente ha eccepito l'imprudenza dell'emittente nell'invio del file digitale e la non rilevabilità del falso. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusiva responsabilità dell'intermediario per il pagamento di un assegno falsificato. L'istituto negoziatore non ha depositato il titolo cartaceo per dimostrare l'impossibilità di riconoscere la falsificazione a vista e non sussiste alcuna colpa del danneggiato per la mera trasmissione telematica del documento.
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Assegno non trasferibile incassato da terzi: la banca paga
Un dipendente infedele incassa indebitamente diversi titoli di credito muniti di clausola di intrasferibilità destinati alla propria azienda datrice di lavoro. La banca negoziatrice permette l'operazione senza verificare la legittimazione del presentatore. La società truffata agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione conferma che l'Istituto di credito risponde a titolo di responsabilità contrattuale in ogni ipotesi di assegno non trasferibile incassato da terzi non autorizzati. La banca deve infatti identificare il reale beneficiario con la massima diligenza professionale. Un'eventuale disorganizzazione interna dell'azienda lesa non esclude la responsabilità esclusiva della banca. Il ricorso dell'istituto viene rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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Contratto di classificazione: responsabilità e danno
Una società armatrice agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti alla perdita di un noleggio marittimo. L'attrice accusa l'ente certificatore capogruppo di aver imposto riparazioni definitive non necessarie e la società utilizzatrice di aver rallentato la ripartenza della nave segnalando presunte irregolarità all'Autorità Marittima. La Suprema Corte respinge integralmente le domande dell'armatrice. I giudici rilevano che il contratto di classificazione era stato stipulato con la società operativa controllata, a cui era stato ceduto il ramo d'azienda, e non con la capogruppo. Inoltre, la Corte esclude ogni responsabilità della ditta utilizzatrice, chiarendo che l'intervento dell'Autorità Marittima era un atto doveroso per la sicurezza nautica e ha interrotto qualsiasi legame causale con il ritardo.
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Contatto sociale qualificato: danni P.A. al giudice ordinario
Un'impresa si aggiudica in via provvisoria una gara d'appalto indetta da un Ente Pubblico. Negli anni seguenti l'amministrazione rimane inattiva, senza firmare il contratto definitivo ma fornendo rassicurazioni formali sull'imminente conclusione dell'affare. A causa di questo blocco prolungato, l'impresa fallisce. La Curatela fallimentare cita l'amministrazione davanti al giudice ordinario per chiedere il risarcimento dei danni da responsabilità per contatto sociale qualificato, lamentando la violazione dei doveri di buona fede e lealtà precontrattuale. L'Ente Pubblico sostiene invece la competenza del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione attribuiscono la giurisdizione al giudice ordinario. La Corte chiarisce che, quando il privato contesti il comportamento scorretto dell'amministrazione anziché l'illegittimità dei suoi provvedimenti autoritativi, la causa riguarda diritti soggettivi e spetta al giudice ordinario.
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Responsabilità precontrattuale: la PA paga anche dopo 5 anni
Una società partecipa a una gara indetta da un Ente Pubblico per l'acquisto di un immobile, risultando aggiudicataria. L'Ente approva l'acquisto ma non firma il contratto definitivo, acquistando poi da un altro operatore. La società chiede il risarcimento per responsabilità precontrattuale. I giudici di merito rigettano la domanda ritenendola prescritta, applicando il termine di cinque anni tipico dei fatti illeciti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società: la responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione derivante da una procedura di gara si qualifica come contatto sociale qualificato. Trattandosi di una responsabilità di natura contrattuale, il termine di prescrizione applicabile è quello ordinario di dieci anni e non quello di cinque. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Responsabilità del custode giudiziario per l’auto rubata
Il Proprietario dell'Auto subisce il sequestro del proprio veicolo, che viene affidato in custodia alla ditta di soccorso stradale gestita dal Custode. Durante il sequestro, l'auto viene rubata dal deposito della ditta. Il Proprietario dell'Auto chiede il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello condanna il Custode, ritenendo che la responsabilità del custode giudiziario sia assimilabile a quella contrattuale e che il furto non lo esoneri se non prova l'impossibilità della prestazione per causa a lui non imputabile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Custode, confermando la sua condanna al risarcimento. La Suprema Corte chiarisce che la qualificazione della responsabilità del custode giudiziario come derivante da contatto sociale qualificato non lede il diritto di difesa, poiché segue le medesime regole probatorie della responsabilità contrattuale originariamente contestata.
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Responsabilità precontrattuale: i Comuni pagano i ritardi
Una società di progettazione ha svolto attività per un programma di sviluppo locale per conto di un consorzio. I Comuni aderenti non hanno però versato le quote né completato gli atti amministrativi necessari, impedendo la firma dell'accordo finale. La società ha quindi citato in giudizio i Comuni per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la causa spetta al giudice ordinario. Infatti, la richiesta si fonda sulla responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione per aver violato i doveri di correttezza e buona fede durante le trattative. Non si contesta un provvedimento autoritativo, ma il comportamento scorretto dei Comuni che ha deluso l'affidamento della società, configurando un contatto sociale qualificato.
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Ricorso per revocazione: svista materiale o scelta giuridica?
L'Impresa Appaltatrice ha chiesto il risarcimento dei danni all'Ente Ferroviario per la mancata prosecuzione dei lavori di raddoppio di una linea ferroviaria. Le Sezioni Unite avevano confermato la giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo che la controversia riguardasse la violazione di obblighi contrattuali e di buona fede. L'Ente Ferroviario ha proposto un ricorso per revocazione, sostenendo che la Corte fosse incorsa in un errore di fatto per non aver qualificato la domanda come illecito della pubblica amministrazione, di competenza del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. I giudici hanno chiarito che la contestazione della qualificazione giuridica di una domanda non costituisce un errore di fatto revocatorio, bensì una critica alla valutazione giuridica della Corte, non sindacabile tramite questo strumento straordinario.
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Responsabilità precontrattuale: trattative sfumate senza firma
Due acquirenti hanno chiesto il risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale a un ente ecclesiastico, lamentando l'ingiusta rottura delle trattative per l'acquisto di alcuni immobili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli acquirenti, confermando che non era mai sorto un affidamento legittimo sulla conclusione dell'accordo. Gli acquirenti non avevano mai incontrato i legali rappresentanti dell'ente, ma avevano interagito solo con intermediari privi di mandato. Inoltre, mancava la necessaria autorizzazione dell'autorità ecclesiastica superiore per la vendita di beni di valore superiore a centomila euro, requisito previsto dalla legge e che gli acquirenti avrebbero dovuto conoscere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto la domanda risarcitoria, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
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Legittimo affidamento: l’impresa vince contro la Regione
Un'impresa riceve l'aggiudicazione provvisoria per un appalto pubblico dalla Regione, che successivamente sospende la procedura senza giungere alla firma del contratto. L'impresa cita in giudizio la Regione davanti al Tribunale ordinario chiedendo il risarcimento dei danni per violazione del legittimo affidamento e dei doveri di buona fede. La Regione eccepisce il difetto di giurisdizione, sostenendo che la causa spetti al Giudice Amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione dichiarano la giurisdizione del Giudice ordinario. La Corte stabilisce che la lesione del legittimo affidamento, derivante da un comportamento scorretto della Pubblica Amministrazione slegato dall'esercizio diretto del potere autoritativo, configura una responsabilità da contatto sociale qualificato di natura privatistica.
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Responsabilità professionale del notaio: ipoteca nulla e risarcimento
Un istituto di credito avvia un pignoramento contro il garante di un mutuo, ma scopre che l'ipoteca, redatta dal notaio, contiene dati catastali errati riferiti a immobili non più esistenti. Il garante si oppone e la società cessionaria del credito chiede il risarcimento dei danni al professionista. La Corte di Cassazione conferma la nullità parziale dell'ipoteca per l'incertezza dei beni e sancisce la responsabilità professionale del notaio. I giudici chiariscono che, sebbene non sia applicabile la teoria del contatto sociale poiché la società acquirente non esisteva all'epoca dell'atto, il notaio risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale per aver leso il diritto di credito del terzo cessionario, impedendogli di riscuotere la garanzia. Il ricorso del notaio viene rigettato, con conseguente condanna al risarcimento.
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Responsabilità del Notaio: fondi a terzi, la Cassazione riapre il caso
Una risparmiatrice affida ingenti somme a una notaia, la quale successivamente le svincola a favore di una società terza. La risparmiatrice agisce in giudizio, ma i giudici di merito escludono una responsabilità contrattuale, qualificando l'operazione come una 'delegazione di pagamento' e non un deposito. La Corte di Cassazione, pur confermando questa interpretazione, accoglie il ricorso su un punto cruciale: i giudici precedenti hanno omesso di valutare la domanda subordinata di risarcimento per illecito extracontrattuale. La sentenza chiarisce che la responsabilità professionale del notaio va esaminata anche sotto il profilo del dovere generico di non danneggiare ingiustamente terzi, imponendo un nuovo esame del caso.
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Porto fantasma: risarcimento per lesione dell’affidamento dal Comune
Alcuni acquirenti di posti barca in un nuovo porto turistico hanno citato in giudizio il Comune e le società costruttrici per i danni subiti a seguito del fallimento del progetto e della revoca della concessione demaniale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza a decidere non è del Giudice Amministrativo, ma del Giudice Ordinario. La richiesta di risarcimento, infatti, non si basa sull'illegittimità della revoca, ma sulla **lesione dell'affidamento** dei cittadini. Essi sono stati danneggiati dal comportamento scorretto e sleale tenuto dal Comune e dalle società prima della revoca, che li ha indotti a fare investimenti poi rivelatisi disastrosi. La violazione della buona fede si giudica in sede civile.
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Affidamento leso: il Comune paga per il porto mai finito
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di alcuni cittadini che avevano acquistato diritti su posti barca in un porto turistico mai completato. I cittadini avevano citato in giudizio il Comune e le società costruttrici, chiedendo un risarcimento per la perdita economica subita. La questione chiave era stabilire quale giudice fosse competente: quello ordinario o quello amministrativo. La Corte ha sancito che la richiesta di risarcimento danni da affidamento leso, basata sulla violazione della buona fede e sulla fiducia tradita dal comportamento del Comune, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Il provvedimento amministrativo di revoca della concessione è solo un fatto, non il cuore della richiesta di danno, che nasce dalla condotta scorretta precedente.
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Revoca Gara Pubblica: il Comune perde, decide il Giudice Ordinario
Una società si aggiudica un terreno tramite un'asta pubblica indetta da un Comune. Prima della firma del contratto, a causa di ritardi tecnici, l'Ente revoca l'aggiudicazione. La società chiede i danni al giudice civile, ma il Comune sostiene che la competenza sia del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione chiarisce il punto: la richiesta di risarcimento per violazione della buona fede nella fase tra l'aggiudicazione e il contratto rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Non si contesta la legittimità dell'atto di revoca, ma il comportamento scorretto dell'Ente. La causa spetta quindi al tribunale civile.
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Annullamento Contratto Pubblico Impiego: Assunto e poi licenziato
Una lavoratrice, dopo aver vinto un concorso e firmato il contratto con un Comune, si vede revocare l'assunzione. L'ente pubblico, infatti, annulla in autotutela la graduatoria per un errore. La Cassazione stabilisce che l'annullamento della procedura di concorso determina la nullità automatica e originaria del contratto di lavoro già stipulato. Questo principio sancisce l'impossibilità della reintegrazione nel posto di lavoro. Tuttavia, la Corte apre alla possibilità per la lavoratrice di chiedere un risarcimento del danno per aver fatto legittimo affidamento sulla correttezza dell'azione amministrativa. L'annullamento contratto pubblico impiego, quindi, non esclude una tutela risarcitoria.
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Risarcimento da affidamento incolpevole: Comune paga per l’esproprio a metà
Un'azienda florovivaistica subisce danni economici dopo aver trasferito la propria attività, fidandosi di un procedimento di esproprio avviato dal Comune e mai concluso. L'azienda chiede i danni, ma sorge un dubbio: quale giudice deve decidere? Il Comune sostiene la competenza del giudice amministrativo, ma la Cassazione dà ragione all'azienda. La Corte stabilisce che la richiesta non contesta un atto della P.A., ma il suo comportamento scorretto. Si tratta quindi di una causa per risarcimento da affidamento incolpevole, che spetta alla giurisdizione del giudice ordinario. Il Comune perde la causa sulla competenza e dovrà affrontare il giudizio di merito.
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Responsabilità precontrattuale e limiti risarcimento
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di responsabilità precontrattuale derivante dall'ingiustificata rottura delle trattative per la compravendita di un immobile tra un ente pubblico e una società cooperativa. La Corte ha confermato che il risarcimento dovuto è limitato al solo interesse negativo, escludendo il lucro cessante derivante dal contratto non concluso. Un punto cruciale della decisione riguarda la posizione della società attrice, nel frattempo posta in liquidazione coatta amministrativa: la Cassazione ha stabilito che ogni domanda di restituzione di somme versate in eccedenza deve essere proposta esclusivamente all'interno della procedura concorsuale, dichiarando inammissibile la condanna alla restituzione pronunciata in sede di appello ordinario.
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Affidamento incolpevole e responsabilità della PA
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta risarcitoria di un privato contro un Comune. Il caso riguardava l'annullamento di una sanatoria edilizia concessa per errore. La Corte ha stabilito che l'affidamento incolpevole è escluso quando l'illegittimità dell'atto amministrativo è facilmente percepibile dal cittadino usando l'ordinaria diligenza, come nel caso di incongruenze cronologiche evidenti nei documenti d'acquisto.
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Responsabilità importatore: vendita e tutela del cliente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che affermava la responsabilità importatore per la mancata consegna di veicoli venduti da un concessionario. La motivazione della corte d'appello è stata giudicata insanabilmente contraddittoria, mescolando in modo confuso diverse basi giuridiche come il contatto sociale, la responsabilità per fatto dell'ausiliario e il mandato, senza fornire un titolo giuridico chiaro per la condanna. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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