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Responsabilità del Notaio: fondi a terzi, la Cassazione riapre il caso

Una risparmiatrice affida ingenti somme a una notaia, la quale successivamente le svincola a favore di una società terza. La risparmiatrice agisce in giudizio, ma i giudici di merito escludono una responsabilità contrattuale, qualificando l’operazione come una ‘delegazione di pagamento’ e non un deposito. La Corte di Cassazione, pur confermando questa interpretazione, accoglie il ricorso su un punto cruciale: i giudici precedenti hanno omesso di valutare la domanda subordinata di risarcimento per illecito extracontrattuale. La sentenza chiarisce che la responsabilità professionale del notaio va esaminata anche sotto il profilo del dovere generico di non danneggiare ingiustamente terzi, imponendo un nuovo esame del caso.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 14056 Anno 2026
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Pubblicato il 2 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

Un caso complesso di responsabilità professionale del notaio

Quando si affidano somme di denaro a un professionista, come un notaio, ci si aspetta la massima tutela. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione analizza un caso complesso che mette in luce i confini della responsabilità professionale del notaio. La vicenda riguarda una somma ingente depositata presso uno studio notarile e successivamente restituita a un soggetto terzo, scatenando una battaglia legale per capire chi avesse ragione e quali fossero i doveri del professionista.

I fatti: un deposito contestato

La storia inizia quando una risparmiatrice versa una notevole quantità di denaro sul conto di una notaia. Tempo dopo, la notaia svincola questi fondi a favore di una società terza. La risparmiatrice, ritenendo di aver stipulato un contratto di deposito, cita in giudizio la professionista per ottenere la restituzione delle somme e il risarcimento del danno. Secondo la sua visione, la notaia avrebbe dovuto restituire i soldi solo a lei, in quanto unica depositaria.

La difesa della notaia, tuttavia, presenta una ricostruzione molto diversa. Sostiene di non aver agito come semplice depositaria, ma come ‘delegata al pagamento’ per conto della società terza. In pratica, la risparmiatrice avrebbe versato i fondi su incarico di questa società, e la notaia avrebbe semplicemente eseguito le istruzioni ricevute dal soggetto che l’aveva incaricata.

La qualificazione del rapporto: delegazione e non deposito

I giudici, sia in primo grado che in appello, hanno dato ragione alla notaia sulla natura del rapporto. Analizzando la documentazione e le comunicazioni tra le parti, hanno concluso che l’operazione non era un semplice deposito, ma rientrava nello schema della ‘delegazione di pagamento’. Questo istituto giuridico è uno strumento flessibile che non richiede necessariamente un debito preesistente tra le parti. La Corte ha ritenuto che la notaia avesse agito correttamente sulla base delle istruzioni della società delegante, la quale l’aveva incaricata di gestire l’operazione finanziaria. Di conseguenza, è stata esclusa una sua responsabilità contrattuale diretta nei confronti della risparmiatrice.

L’errore dei giudici: la responsabilità extracontrattuale ignorata

Qui avviene il colpo di scena. La risparmiatrice, nel suo atto iniziale, non si era limitata a chiedere i danni per violazione del contratto. Aveva anche presentato una domanda ‘subordinata’, cioè una richiesta alternativa basata sulla responsabilità extracontrattuale (o da fatto illecito, secondo l’articolo 2043 del codice civile). In sostanza, sosteneva che, anche se non ci fosse stato un contratto diretto con lei, il comportamento della notaia era stato comunque illecito e le aveva causato un danno. La responsabilità professionale del notaio andava quindi valutata anche sotto questo profilo. Sorprendentemente, sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano completamente ignorato questa seconda domanda.

Le motivazioni: la Cassazione corregge l’omessa pronuncia

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della risparmiatrice proprio su questo punto. I giudici supremi hanno spiegato che un giudice ha il dovere di pronunciarsi su tutte le domande formulate dalle parti. Ignorare una domanda costituisce un grave errore procedurale, noto come ‘omessa pronuncia’. La Cassazione non ha riesaminato i fatti, ma ha censurato il metodo dei giudici precedenti. Ha stabilito che, pur essendo corretta la qualificazione dell’operazione come delegazione di pagamento, era comunque necessario verificare se la condotta della notaia avesse violato il dovere generale di non ledere ingiustamente i diritti altrui. La responsabilità professionale del notaio non si esaurisce nel rispetto dei contratti, ma include un dovere di diligenza più ampio.

Le conclusioni: il processo è da rifare

L’esito finale è l’annullamento della sentenza d’appello. Il caso è stato rinviato a un’altra sezione della Corte d’Appello di Milano per un nuovo esame. I nuovi giudici dovranno ora concentrarsi esclusivamente sulla domanda di responsabilità extracontrattuale. Dovranno valutare se la notaia, nel gestire l’operazione, abbia agito con la prudenza e la diligenza richieste dalla sua professione o se, al contrario, il suo comportamento abbia causato un danno ingiusto alla risparmiatrice. La vicenda riafferma un principio fondamentale: la responsabilità professionale del notaio ha molteplici sfaccettature e deve essere sempre valutata con attenzione, considerando tutti gli aspetti giuridici sollevati.

Un notaio può essere responsabile per un danno anche se non ha un contratto diretto con chi lo subisce?
Sì, può essere ritenuto responsabile in base alla cosiddetta ‘responsabilità extracontrattuale’, se il suo comportamento negligente o illecito ha causato un danno ingiusto a un’altra persona.

Cosa significa che la Cassazione ‘cassa con rinvio’ una sentenza?
Significa che la Corte di Cassazione annulla la decisione precedente a causa di un errore di diritto e ordina a un’altra corte (solitamente la Corte d’Appello) di riesaminare il caso, seguendo le indicazioni fornite.

Che differenza c’è tra un contratto di deposito e una delegazione di pagamento?
Nel deposito, chi riceve il bene (o il denaro) ha l’obbligo di custodirlo e restituirlo alla stessa persona che glielo ha consegnato. Nella delegazione di pagamento, chi riceve il denaro agisce su ordine di un terzo per pagare un altro soggetto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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