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Consilium Fraudis

158 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La consapevolezza, da parte del debitore e del terzo acquirente, del pregiudizio che l'atto di disposizione arreca alle ragioni del creditore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione revocatoria trust: vince la banca contro il blocco beni
Un fideiussore ha garantito i debiti di una società verso un istituto di credito. Successivamente, insieme alla moglie, ha costituito un trust conferendovi i propri beni immobili personali. La banca ha promosso l'azione revocatoria trust per ottenere l'inefficacia dell'atto. I coniugi si sono difesi sostenendo la presenza di un patrimonio residuo sufficiente e l'assenza di dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno chiarito che il pericolo di danno sussiste anche quando un atto rende soltanto più difficile o incerto il recupero del credito. La Suprema Corte ha confermato la revoca dell'atto e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Debitore vende immobili, creditori agiscono: l’Azione Revocatoria al vaglio.
Un debitore ha venduto due immobili alla moglie e a un terzo, dopo aver contratto un debito significativo. I creditori hanno avviato un'azione revocatoria per rendere inefficaci queste vendite, sostenendo che i trasferimenti pregiudicavano il recupero del loro credito. I tribunali di primo e secondo grado hanno accolto la domanda, dichiarando le vendite inefficaci. Il debitore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei requisiti per l'azione revocatoria e l'ammissibilità dell'intervento di un cessionario del credito. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sull'intervento del cessionario nell'azione revocatoria, ha rinviato la causa all'udienza pubblica per una decisione definitiva.
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Donazioni di quote societarie: l’Azione revocatoria prevale in Cassazione
Un creditore ha agito in giudizio con un'azione revocatoria per rendere inefficaci due donazioni di quote societarie fatte da una debitrice al figlio, suo difensore. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo che le donazioni pregiudicassero il credito e che la debitrice e il figlio fossero consapevoli del rischio. La debitrice e il figlio hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di danno e l'irrilevanza della loro consapevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'orientamento secondo cui l'azione revocatoria è valida anche se il bene donato ha valore nullo o il debito viene pagato successivamente alla sentenza.
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Azione revocatoria trust: l’atto istitutivo non salva il patrimonio
Un creditore ha agito in giudizio per rendere inefficace un atto di trust istituito da una socia di una società debitrice. La socia aveva trasferito beni in un trust a beneficio della figlia, poco prima di una condanna al pagamento. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda di azione revocatoria trust. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'azione revocatoria può colpire direttamente l'atto istitutivo del trust, anche se il trasferimento dei beni avviene contestualmente. Ha anche ribadito che il creditore di un socio illimitatamente responsabile non deve prima escutere il patrimonio della società. Il ricorso della socia è stato rigettato.
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Azione revocatoria: inefficace la casa venduta alla moglie
Un garante societario ha venduto alla moglie la propria quota del 50% della casa coniugale con accollo del mutuo residuo. L'operazione mirava a sottrarre l'immobile all'esecuzione forzata dopo l'insorgenza dei debiti aziendali. La società cessionaria del credito bancario ha promosso l'azione revocatoria per dichiarare l'atto inefficace. La Corte d'Appello ha accolto la domanda revocatoria accertando il prezzo irrisorio dell'immobile e la piena consapevolezza della moglie circa la situazione debitoria del marito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della moglie confermando la piena legittimazione della società cessionaria e la validità delle presunzioni familiari utilizzate per provare il pregiudizio ai danni del creditore.
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Azione Revocatoria: La Cassazione conferma l’inefficacia della vendita tra parenti
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro una società debitrice e l'acquirente di un immobile, figlio dell'amministratore, sostenendo che la vendita rendeva il patrimonio della società insufficiente a coprire il debito. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inefficacia dell'atto di compravendita, riconoscendo sia il pregiudizio per i creditori (eventus damni) sia la consapevolezza del danno (consilium fraudis) da parte delle parti, anche in base al rapporto di parentela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la decisione d'Appello. Ha ribadito che il debitore deve dimostrare la capienza del patrimonio residuo e che il rapporto di filiazione può presumere la consapevolezza del danno.
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Azione revocatoria: Quando la vendita non è fraudolenta
Una ex-moglie ha avviato un'azione revocatoria contro il suo ex-marito, che aveva venduto un immobile. La donna rivendicava crediti per assegni di mantenimento del figlio non versati. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta, non trovando prova né del danno ai creditori (eventus damni), poiché il prezzo di vendita era di mercato, né della consapevolezza fraudolenta degli acquirenti (participatio fraudis). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione degli elementi indiziari per l'azione revocatoria spetta ai giudici di merito. La ricorrente ha perso e deve pagare le spese legali.
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Azione Revocatoria: Fideiussori perdono immobili venduti a società controllata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due soci-liquidatori, confermando l'efficacia dell'azione revocatoria proposta da una banca. I ricorrenti avevano venduto immobili a una società da loro controllata, dopo aver prestato fideiussione per un debito. La Corte ha ribadito che il credito del fideiussore nasce al momento della fideiussione, non alla scadenza del debito principale. L'atto di vendita, sebbene anteriore al decreto ingiuntivo, era successivo alla fideiussione. La presenza di ipoteche preesistenti non esclude l'eventus damni, poiché la valutazione del pregiudizio va fatta in prospettiva futura. L'azione revocatoria è stata quindi confermata.
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Vendita Immobiliare Elusiva: L’Azione Revocatoria Prevale
Un Debitore ha venduto un terreno a un Acquirente a un prezzo molto basso subito dopo aver ricevuto un precetto di pagamento per un debito significativo. Il Creditore ha promosso un'Azione Revocatoria Immobiliare per rendere inefficace la vendita. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, ritenendo provato l'intento fraudolento del Debitore e la consapevolezza dell'Acquirente. L'Acquirente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'uso delle presunzioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'inefficacia della vendita e il diritto del Creditore.
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Azione revocatoria ordinaria e debito solidale: beni pignorabili
Alcuni debitori solidali hanno costituito contestualmente tre fondi patrimoniali per proteggere i propri immobili, dopo l'insorgenza di debiti bancari. Gli istituti di credito cessionari hanno promosso l'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficaci tali atti. I debitori hanno sostenuto che il patrimonio residuo e la capienza economica degli altri condebitori garantissero comunque il debito complessivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando l'inefficacia dei fondi. Il giudice di legittimità ha chiarito che, in presenza di un debito solidale, ogni debitore risponde singolarmente con il proprio intero patrimonio. Il creditore può agire in revocatoria contro il singolo debitore senza dover verificare la solvibilità degli altri condebitori coobbligati.
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Azione revocatoria ordinaria: stop agli acquisti in malafede
Alcuni creditori hanno avviato un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un veicolo industriale. La società debitrice aveva venduto il bene a una concessionaria, la quale lo aveva subito ceduto a un terzo sub-acquirente. I creditori hanno sostenuto che i passaggi servissero a sottrarre il mezzo all'esecuzione forzata. La Corte d'Appello ha accolto le ragioni dei creditori, accertando la malafede del sub-acquirente tramite indizi presuntivi, come il prezzo di acquisto irrisorio e la rapidità dei passaggi di proprietà. Il terzo sub-acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione della gravità e della concordanza degli indizi spetta esclusivamente al giudice di merito. I creditori hanno quindi vinto la causa e il sub-acquirente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace la vendita tra soci
Una società poi fallita ha riscattato un fabbricato industriale da un contratto di leasing per poi venderlo immediatamente a un'altra impresa con cui aveva stretti legami societari. La procedura di fallimento ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficace la vendita nei confronti dei creditori. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno stabilito che l'immobile è entrato a tutti gli effetti nel patrimonio della debitrice prima della cessione. La consapevolezza dell'acquirente di danneggiare i creditori è stata provata tramite presunzioni chiare, come la sovrapposizione dei soci e il finanziamento fornito per il riscatto del leasing. Il ricorso della società acquirente è stato dichiarato inammissibile.
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Azione revocatoria ordinaria: casa abusiva e vendita valida
Un debitore ha venduto la quota di due appartamenti a una società prima del proprio fallimento. La Curatela fallimentare ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficace la vendita. In sede di merito, i giudici hanno accertato che l'appartamento al secondo piano era del tutto abusivo e quindi incommerciabile, dichiarando nullo il relativo trasferimento. Diversamente, hanno accolto la revocatoria per l'appartamento al primo piano, condannando la società acquirente a restituire il valore economico della quota. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la nullità dell'immobile abusivo travolgesse l'intero contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: la nullità di un singolo bene non annulla l'intero contratto se i beni sono scindibili. Inoltre, la mancata trascrizione della domanda non incide sull'azione se i beni sono stati già ceduti a terzi. L'acquirente perde la causa.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: lo scudo familiare cade
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria fondo patrimoniale contro un debitore e la coniuge, contestando la costituzione di un fondo nel 1998 per sottrarre beni immobili ai creditori futuri. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'atto, sebbene anteriore al sorgere formale dei crediti, era dolosamente preordinato a svuotare la garanzia patrimoniale mentre la società del debitore accumulava debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della coniuge sia per un vizio formale della procura alle liti, non allegata alla prima notifica, sia nel merito. I giudici hanno confermato che l'intento fraudolento può essere dimostrato tramite indizi e presunzioni, convalidando la revoca del fondo a tutela dei creditori.
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Azione revocatoria ordinaria: il Fisco vince sulla donazione
Il Fisco ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro il Debitore per rendere inefficace la donazione di alcuni immobili a favore di un'Associazione Beneficiaria. Il Debitore sosteneva di avere un patrimonio residuo sufficiente a garantire il debito fiscale di oltre un milione di euro. La Corte d'Appello ha invece accolto la domanda del Fisco, rilevando che il patrimonio rimasto, pari a circa 400.000 euro, era insufficiente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del Debitore e rigettando quello dell'Associazione. La Corte ha ribadito che la donazione impoverisce per sua natura il debitore e che l'azione revocatoria ordinaria non richiede la totale insolvenza, ma basta che l'atto renda più difficile o incerto il recupero del credito.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i debitori
Un Condominio ottiene la condanna di una societ costruttrice e dei suoi soci per gravi vizi dell'edificio. Prima della sentenza, i soci donano i propri immobili alle mogli tramite convenzioni matrimoniali. Il Condominio promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni. I debitori si difendono sostenendo che gli immobili erano gi ipotecati e che vi erano altri coobbligati solvibili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei debitori, stabilendo che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore e che la solvibilit degli altri coobbligati irrilevante. Il Condominio vince la causa, potendo cos pignorare i beni donati.
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Azione revocatoria: salva la caparra se il terreno viene venduto
Un cittadino firma un contratto preliminare per l'acquisto di una casa da costruire e versa novantamila euro di caparra. La società venditrice non costruisce l'immobile e vende il terreno a un'altra impresa. Il promissario acquirente agisce in giudizio chiedendo la risoluzione del contratto e l'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita del terreno, tutelando il suo diritto alla restituzione della caparra. La Corte di Cassazione conferma che l'azione revocatoria spetta anche a chi vanta una semplice aspettativa di credito, non richiedendo un debito già scaduto o esigibile al momento dell'atto dannoso. Di conseguenza, la vendita del terreno è dichiarata inefficace nei confronti dell'acquirente, che potrà rivalersi sul bene per recuperare i suoi soldi.
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Azione revocatoria: la vendita tra coniugi non salva la casa
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata da un garante a favore della propria moglie. Il garante sosteneva che il suo debito non fosse ancora sorto al momento della vendita e che la garanzia prestata fosse una semplice fideiussione ormai estinta, e non un contratto autonomo di garanzia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei coniugi. I giudici hanno chiarito che la qualificazione del contratto spetta esclusivamente al giudice di merito e che anche un credito contestato legittima l'azione revocatoria. Di conseguenza, la vendita dell'immobile rimane inefficace nei confronti della banca, e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: creditori contro coniugi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della costituzione di un fondo patrimoniale operata da un ex amministratore e da sua moglie. La Curatela Fallimentare ha promosso un'azione revocatoria fondo patrimoniale per tutelare il proprio credito derivante da un'azione di responsabilità. I giudici hanno accertato che il fondo svuotava il patrimonio immobiliare del debitore, impedendo il soddisfacimento dei creditori. Inoltre, la Corte ha ribadito che il coniuge non debitore è un litisconsorte necessario nel giudizio, poiché comproprietario o comunque beneficiario dei frutti del fondo destinati alla famiglia. Con questa decisione, il ricorso dei coniugi è stato rigettato, confermando la revoca del fondo e condannandoli al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria: l’ipoteca non salva la vendita
Un'azienda creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto quote immobiliari alla società gestita dalla figlia, svuotando il proprio patrimonio. La società acquirente si è difesa sostenendo che i beni fossero già ipotecati da altri e che la vendita non danneggiasse il creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente. I giudici hanno chiarito che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore, poiché la garanzia ipotecaria potrebbe ridursi in futuro. Inoltre, la Corte ha confermato che la società che acquista il credito durante la causa può legittimamente intervenire nel processo. Vince l'azienda cessionaria del credito, mentre la società acquirente è condannata a pagare le spese di giudizio.
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