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Consilium Fraudis

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158 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione revocatoria credito litigioso: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato che un creditore può esercitare l'azione revocatoria anche se il suo credito è ancora oggetto di una causa in corso (credito litigioso). Il caso riguardava un fallimento che ha agito contro la vendita di un immobile effettuata da un suo debitore (a sua volta debitore per oltre 1,6 milioni di euro in un altro giudizio) a una società da lui stesso rappresentata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società acquirente, ribadendo che la funzione cautelare dell'azione revocatoria giustifica il suo utilizzo anche per crediti non definitivi, e ha confermato la responsabilità della società acquirente per aver successivamente rivenduto l'immobile a terzi, rendendone impossibile il recupero.
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Azione revocatoria e fallimento: chi agisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30140/2024, chiarisce le sorti dell'azione revocatoria quando il debitore fallisce. Se il curatore fallimentare subentra nel processo, il creditore individuale che aveva iniziato l'azione perde la legittimazione ad agire. La sua posizione viene assorbita nell'interesse della massa dei creditori, e l'azione prosegue a beneficio di tutti. Di conseguenza, il creditore originario deve essere estromesso dal giudizio e non ha diritto al rimborso delle spese legali per le fasi successive al subentro del curatore.
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Azione revocatoria donazione: la Cassazione decide
Un figlio riceve immobili in dono dal padre, la cui azienda successivamente fallisce. La Cassazione conferma l'inefficacia del dono verso i creditori. La decisione chiarisce i requisiti per un'azione revocatoria donazione, specificando che per gli atti gratuiti il danno è presunto ed è sufficiente provare la consapevolezza del pregiudizio da parte del debitore. La corte ha respinto le eccezioni procedurali relative alla composizione del tribunale e all'autorizzazione del curatore.
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Azione revocatoria: valida contro gli eredi acquirenti
Un istituto di credito ha agito con un'azione revocatoria contro gli eredi di un debitore, i quali, prima della sua morte, avevano acquistato il suo intero patrimonio immobiliare. Nonostante gli eredi avessero rinunciato all'eredità, la Cassazione ha confermato la validità dell'azione, stabilendo che la vendita aveva leso la garanzia patrimoniale generica del creditore. La Corte ha chiarito che anche i creditori con garanzie speciali possono esperire tale azione e che la natura personale del debito originario non è un ostacolo.
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Revocatoria fallimentare: mutuo per debito pregresso
Una banca ha concesso un mutuo ipotecario a una società per coprire un debito preesistente non garantito. Dopo il fallimento della società, il Tribunale ha accolto l'eccezione del curatore, sottoponendo la garanzia a revocatoria fallimentare e ammettendo il credito solo in via chirografaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della banca in quanto volto a un riesame del merito e non alla denuncia di un'omissione di un fatto decisivo.
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Azione revocatoria: il credito litigioso e la prova
Una società immobiliare, dopo una sentenza d'appello sfavorevole che la condannava a restituire una cospicua somma, vendeva un intero complesso edilizio. La società creditrice agiva con azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che accoglieva la domanda, rilevando un difetto di motivazione. I giudici d'appello non avevano adeguatamente valutato il momento in cui era sorto il credito e la conseguente consapevolezza del debitore di arrecare un danno (scientia damni), elementi essenziali per l'azione revocatoria.
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Azione revocatoria: ricorso inammissibile in Cassazione
Una società creditrice ha ottenuto la declaratoria di inefficacia di una compravendita immobiliare tra padre e figlia tramite un'azione revocatoria. I debitori hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano formalmente scorretti, non autosufficienti e miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione riafferma che l'azione revocatoria può essere promossa anche per crediti ancora oggetto di contestazione.
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Azione revocatoria: donazione e rischio d’impresa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore contro un'azione revocatoria. Il debitore aveva donato degli immobili al figlio, sostenendo che la sua azienda fosse sufficientemente solida da garantire il creditore. La Corte ha stabilito che la natura intrinsecamente rischiosa di un'attività d'impresa rende la garanzia patrimoniale meno sicura rispetto a un bene immobile, giustificando l'azione revocatoria anche senza un'insolvenza totale del debitore.
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Azione revocatoria donazione: quando non è efficace?
Un creditore intenta un'azione revocatoria per una donazione immobiliare fatta da una madre alle figlie. Sebbene il tribunale inizialmente accolga la richiesta, la Corte d'Appello e poi la Corte di Cassazione la respingono. La decisione finale si basa sulla mancanza di prova sia del danno effettivo al creditore (eventus damni), dato che la debitrice possedeva altri beni, sia dell'intento fraudolento (consilium fraudis), non essendo sufficiente il solo legame di parentela a presumerlo. La Cassazione chiarisce i rigorosi oneri probatori a carico di chi agisce con un'azione revocatoria donazione.
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Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inefficacia di una vendita immobiliare tramite azione revocatoria. Il caso riguarda dei fideiussori che avevano alienato i propri beni a una società di nuova costituzione per sottrarli alla garanzia del creditore, un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente (scientia damni) può essere provata anche tramite presunzioni, come la stretta vicinanza temporale tra la vendita e le difficoltà economiche del debitore e i legami tra le parti coinvolte. Il ricorso della società acquirente è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: come si calcolano le spese legali
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria per un credito di 10.000 euro contro una vendita immobiliare di valore molto superiore. Le corti di merito hanno respinto la sua domanda, condannandolo a pagare spese legali elevate, calcolate sul valore dell'immobile. La Corte di Cassazione, pur confermando l'infondatezza della pretesa, ha accolto il ricorso sulle spese. Ha stabilito che in un'azione revocatoria, il valore della causa per il calcolo delle spese legali si determina in base all'importo del credito tutelato, non al valore del bene venduto.
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Azione revocatoria: la prova della frode del terzo
Un marito, garante per una cifra milionaria, trasferisce l'unico immobile di sua proprietà alla moglie nell'ambito di un accordo di separazione. I creditori agiscono con un'azione revocatoria, ma la loro domanda viene respinta. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che non è stata fornita prova sufficiente della consapevolezza della moglie riguardo all'intento fraudolento del marito. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove presuntive da parte del giudice di merito.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8644/2024, ha rigettato il ricorso di un debitore che aveva costituito un fondo patrimoniale poco prima di avviare una causa, il cui esito sfavorevole ha poi generato il debito. La Corte ha confermato la decisione d'appello che aveva accolto l'azione revocatoria dei creditori, ritenendo che l'intento fraudolento (consilium fraudis) potesse essere legittimamente presunto dalla stretta vicinanza temporale tra la costituzione del fondo e l'inizio del contenzioso. L'onere di dimostrare la sufficienza del patrimonio residuo spettava al debitore, prova che non è stata fornita.
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Intervento del terzo: quando è ammissibile nel processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'intervento del terzo in un processo civile è ammissibile anche dopo la scadenza dei termini per la proposizione di nuove domande per le parti originarie. Il caso riguardava dei creditori che erano intervenuti in una causa tra un acquirente e i venditori di un immobile per chiedere la revoca della vendita, ritenuta fraudolenta. La Corte ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che il terzo interveniente ha il diritto di proporre la propria domanda, pur dovendo accettare lo stato del processo al momento del suo ingresso.
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Datio in solutum del terzo: quando è atto oneroso?
Una banca ha intentato un'azione revocatoria contro un'operazione di 'datio in solutum', con cui i soci di una società debitrice avevano trasferito un proprio immobile per estinguere un debito sociale. La banca sosteneva la natura gratuita dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'atto è da considerarsi oneroso. La motivazione risiede nel vantaggio patrimoniale, seppur indiretto, ottenuto dai soci, i quali, estinguendo il debito, si sono surrogati nei diritti del creditore verso la loro stessa società.
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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
Un creditore, beneficiario di un'ipoteca, si è visto revocare tale garanzia a seguito dell'azione di un istituto bancario. Il suo successivo appello in Cassazione è stato giudicato un ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che il ricorso mancava della necessaria specificità e mirava a un riesame dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità, ribadendo i rigorosi requisiti formali per adire la Suprema Corte.
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Azione revocatoria: il credito da lavoro è anteriore
Un lavoratore agisce con un'azione revocatoria contro gli ex datori di lavoro che avevano donato i loro immobili ai figli. La Cassazione chiarisce che il credito del lavoratore, derivante da differenze retributive, sorge durante il rapporto di lavoro e non con la sentenza che lo accerta. Pertanto, il credito è anteriore alle donazioni, rendendo sufficiente la prova della consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio (scientia damni) per dichiarare l'inefficacia dell'atto.
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Operazioni inesistenti: Cassazione e buona fede
Una società di commercio autoveicoli si è vista negare la detrazione IVA e la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. È stato ritenuto che la società non potesse invocare la buona fede, in quanto numerosi indizi gravi, precisi e concordanti (tra cui il rapporto con una società 'cartiera' priva di struttura e logica commerciale) dimostravano la sua consapevolezza di partecipare a un meccanismo fraudolento.
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Azione revocatoria: prova del consilium fraudis
Un creditore ottiene un'azione revocatoria contro la vendita di quote societarie tra un debitore e la sua ex-cognata. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che l'intento fraudolento (consilium fraudis) può essere provato tramite presunzioni semplici. La Corte sottolinea l'importanza di una valutazione globale e combinata di tutti gli indizi, come il legame familiare e il prezzo di vendita, criticando un'analisi 'atomistica' e isolata degli stessi.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la guida
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un'azione revocatoria su un fondo patrimoniale, anche se l'immobile conferito è gravato da ipoteca. La sentenza chiarisce che per l'azione revocatoria fondo patrimoniale è sufficiente la consapevolezza del debitore di arrecare un potenziale pregiudizio al creditore (scientia damni) e che il danno (eventus damni) va valutato in prospettiva futura, rendendo irrilevante la garanzia ipotecaria esistente al momento dell'atto.
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