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Confisca Per Equivalente — Anno 2025

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221 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Confisca Per Equivalente

Provvedimenti

Confisca e prescrizione: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza della Corte d'Appello che, pur dichiarando la prescrizione per un reato di corruzione, aveva confermato le statuizioni civili e la confisca. La Suprema Corte ha ravvisato gravi vizi motivazionali, sottolineando che in caso di prescrizione in appello, il giudice deve accertare la responsabilità penale con un giudizio pieno, e non meramente formale, prima di confermare le condanne civili. La sentenza affronta anche la delicata distinzione tra confisca diretta e per equivalente, un tema cruciale quando si parla di confisca e prescrizione.
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Prescrizione reato: annullata sentenza di appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per omessa comunicazione di variazioni patrimoniali, reato previsto dal Codice Antimafia. La decisione si fonda sulla intervenuta prescrizione del reato, calcolata dalla data dell'omissione. La Corte ha stabilito che, essendo il termine massimo di 7,5 anni già decorso al momento della sentenza d'appello, il reato doveva considerarsi estinto, impedendo anche l'applicazione della confisca.
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Confisca contrabbando doganale: reato permanente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per contrabbando doganale. Il punto chiave della decisione riguarda la natura di 'reato permanente' del contrabbando. La Corte ha stabilito che, anche se la condotta illecita è iniziata prima dell'entrata in vigore della norma che ha introdotto la confisca per equivalente per questo reato, si applica la legge vigente al momento della cessazione della permanenza del reato. Di conseguenza, la misura cautelare è stata ritenuta legittima.
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Confisca per equivalente: annullata se il debito è pagato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6578/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di reati tributari. Un legale rappresentante aveva subito una condanna con annessa confisca per equivalente sui propri beni personali a causa del mancato pagamento dell'IVA da parte della sua società. Successivamente, la società ha saldato il debito fiscale. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza che confermava la confisca, affermando che il pagamento del debito, anche se posteriore alla condanna definitiva, deve essere considerato. La funzione della confisca è ripristinatoria e non può portare a una duplicazione sanzionatoria a danno del condannato e a un ingiusto arricchimento per lo Stato. Pertanto, la misura deve essere ridotta o annullata in proporzione a quanto versato.
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Confisca per equivalente: quando è a rischio la casa?
Una donna ricorre contro la confisca per equivalente di due immobili acquistati dal marito, indagato per reati fiscali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la misura. Secondo i giudici, la vendita era fittizia e finalizzata a sottrarre i beni all'azione penale, poiché il marito ne aveva conservato la piena disponibilità di fatto. La buona fede della ricorrente è stata esclusa, ritenendola consapevole dell'intento elusivo del coniuge, rendendo così legittima la confisca per equivalente.
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Dichiarazione fraudolenta: la guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un imprenditore accusato di dichiarazione fraudolenta e false comunicazioni sociali. Il caso riguarda la fittizia acquisizione di un progetto industriale, utilizzata per generare costi inesistenti e detrarre indebitamente l'IVA. La sentenza chiarisce i criteri per definire un'operazione "inesistente" e stabilisce che l'impegno a rateizzare il debito fiscale non blocca la confisca, ma ne riduce progressivamente l'importo.
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Confisca e concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per equivalente disposta a carico dell'amministratore per reati tributari non interferisce con il concordato preventivo della società. La misura colpisce il patrimonio personale dell'imputato, non quello aziendale destinato al piano concordatario, respingendo così il ricorso.
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Dichiarazione fraudolenta e interesse a ricorrere
Un'imprenditrice condannata per dichiarazione fraudolenta ricorre in Cassazione sostenendo che le fatture, non essendo mai state materialmente create, dovrebbero configurare il reato meno grave di dichiarazione infedele. La Corte Suprema, pur concordando sulla qualificazione giuridica del fatto, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella mancanza di un interesse concreto e rilevante dell'imputata: una diversa qualificazione del reato non avrebbe comportato alcuna modifica favorevole né sulla pena, già determinata al minimo, né sull'importo della confisca.
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Amministratore di fatto: la Cassazione sulla responsabilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, confermando la sua condanna per omessa dichiarazione fiscale. La Corte ha stabilito che la responsabilità penale ricade sull'amministratore di fatto, ovvero colui che gestisce effettivamente l'impresa, anche se ha formalmente cessato la carica di legale rappresentante. La Corte ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione, chiarendo il corretto calcolo dei termini.
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Confisca diretta: la Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 7 milioni di euro, stabilendo principi fondamentali sulla confisca diretta. La Suprema Corte ha chiarito che in caso di concorso di persone nel reato, è esclusa la solidarietà passiva per la confisca diretta, che deve colpire solo il profitto effettivamente percepito da ciascun individuo. Inoltre, è sempre necessario dimostrare il nesso di causalità tra le somme sequestrate e il reato, anche quando si tratta di denaro.
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Confisca diretta: no solidarietà e nesso causale
Una donna, indagata per associazione a delinquere, subisce un sequestro preventivo. La Cassazione annulla l'ordinanza, specificando che per la confisca diretta è indispensabile provare il nesso causale tra il bene e il reato, escludendo la responsabilità solidale tra i coimputati. Il giudice del rinvio dovrà rivalutare la provenienza delle somme.
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Erogazioni pubbliche: reato con residenza fittizia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per indebita percezione di erogazioni pubbliche. L'imputata aveva ottenuto contributi post-sisma dichiarando falsamente che un immobile, reso inagibile dal terremoto, fosse la sua residenza principale. La Corte ha ritenuto le prove contro di lei, come i consumi energetici quasi nulli, schiaccianti e ha confermato che le somme ricevute costituiscono profitto illecito da confiscare, indipendentemente dal loro successivo utilizzo.
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Indebita compensazione: confiscabile la prima casa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3374 del 2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per il reato di indebita compensazione. L'imputato aveva utilizzato crediti IRAP inesistenti per compensare debiti previdenziali e contributivi. La Corte ha ribadito che il reato si configura anche per la compensazione di contributi, non solo di imposte, e ha confermato che la prima casa può essere oggetto di confisca per equivalente, poiché i limiti all'espropriazione immobiliare non si applicano in ambito penale.
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Fatture false: anche se autoprodotte scatta il reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'uso di fatture false autoprodotte per evadere le imposte configura il reato di dichiarazione fraudolenta. Tuttavia, ha annullato la condanna, rinviando alla Corte d'Appello per omessa valutazione sulla particolare tenuità del fatto e per l'errato calcolo della confisca, che includeva l'IRAP.
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Sequestro preventivo: quando può essere reiterato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imprenditori del settore carburanti contro un'ordinanza di sequestro preventivo per un valore superiore a 5 milioni di euro. La Corte ha stabilito che la reiterazione di un sequestro preventivo, precedentemente annullato per vizi formali come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', è legittima se basata su nuove prove e motivata adeguatamente. In questo caso, la vendita di immobili e la costituzione di trust da parte degli indagati sono stati considerati validi indici del pericolo di dispersione del patrimonio.
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Sequestro preventivo: la Cassazione e il periculum
Un imprenditore contesta un sequestro preventivo per frode IVA, negando il 'periculum in mora'. La Cassazione conferma il sequestro, ritenendo sufficienti a provarlo sia l'entità del profitto illecito (€58.834,86) sia la condotta passata dell'indagato, e dichiara il ricorso inammissibile.
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Confisca per equivalente: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una confisca per equivalente disposta in esecuzione di una sentenza di San Marino. La Corte ha stabilito che la misura è legittima, anche se non prevista dalla legge italiana al tempo del reato, in base alle norme sulla cooperazione giudiziaria internazionale e alla Convenzione di Strasburgo, che prevalgono sul principio di stretta territorialità della sanzione.
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Confisca per corruzione: limiti e ripartizione
In un caso di corruzione per facilitare l'ottenimento di cittadinanze, la Cassazione conferma le condanne ma introduce un principio fondamentale sulla confisca per corruzione. Citando una recente decisione delle Sezioni Unite, la Corte stabilisce che la confisca del profitto del reato non è solidale tra i concorrenti, ma deve essere limitata alla quota di profitto effettivamente conseguita da ciascuno. La sentenza di appello è stata annullata su questo punto con rinvio per un nuovo calcolo.
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Confisca obbligatoria: annullata sentenza per omissione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati tributari emessa dal Tribunale di Bergamo, poiché il giudice di primo grado aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. Il ricorso del Procuratore Generale è stato accolto, riaffermando che la confisca, anche per equivalente, è una misura imperativa ai sensi dell'art. 12-bis del D.Lgs. 74/2000 e non una facoltà discrezionale del giudice. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo giudizio sul punto.
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Confisca pro quota: la Cassazione limita il sequestro
Una donna, condannata per riciclaggio, ha impugnato in Cassazione la confisca di oltre 200.000 euro, sostenendo di aver percepito solo 4.600 euro. La Suprema Corte ha accolto il ricorso su questo punto, stabilendo il principio della confisca pro quota. La misura ablativa, in caso di concorso di persone, deve essere commisurata al profitto effettivamente conseguito dal singolo concorrente e non all'intero ammontare del reato. Di conseguenza, ha ridotto l'importo della confisca a 4.600 euro.
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