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Confisca Per Equivalente — Anno 2022

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274 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Confisca Per Equivalente

Provvedimenti

Confisca per equivalente: prima la società, poi l’amministratore
Un amministratore di fatto, accusato di reati tributari, ha impugnato la sentenza di patteggiamento che disponeva la confisca di oltre 560.000 euro direttamente a suo carico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente nei confronti della persona fisica può essere disposta solo dopo aver verificato l'impossibilità di recuperare il profitto del reato nel patrimonio della società che ha beneficiato dell'evasione. Mancando tale accertamento e la prova che la società fosse un mero schermo fittizio, l'ordine di confisca è stato annullato con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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Confisca per equivalente: annullato il sequestro per reati altrui
Un amministratore ha concordato una pena per il reato di omesso versamento IVA relativo all'anno 2013. Il Tribunale ha però disposto nei suoi confronti una confisca per equivalente calcolata sommando anche l'evasione del 2012, contestata esclusivamente ad altri soggetti. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'estensione della misura di sicurezza a un reato a lui estraneo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'estraneità al reato impedisce l'applicazione della misura patrimoniale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla quantificazione della confisca per equivalente, riducendo l'importo da oltre 1,9 milioni di euro a circa 1,2 milioni di euro, ossia alla sola somma corrispondente all'imposta evasa dall'imputato per l'anno 2013.
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Amministratore prestanome: firma fittizia, condanna reale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per il presidente del consiglio di amministrazione di una società, colpevole del reato di omesso versamento IVA per oltre 600.000 euro. La difesa sosteneva che l'imputato fosse un semplice prestanome, privo di poteri decisionali e dedito ad altra attività lavorativa. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che la responsabilità dell'amministratore prestanome sussiste pienamente. Chi accetta formalmente una carica societaria assume precisi doveri di vigilanza e controllo sulla gestione. Il mancato rispetto di tali obblighi configura una responsabilità penale a titolo di dolo eventuale, avendo l'imputato accettato il rischio di condotte illecite da parte dei gestori effettivi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sequestro preventivo: annullato se mancano le prove del profitto
Un dipendente pubblico, accusato di corruzione, ha subito il sequestro preventivo di un immobile per equivalente. Il Tribunale del Riesame ha ridotto la somma sequestrata, ma la difesa ha eccepito la mancata trasmissione di atti d'indagine fondamentali per calcolare l'esatto profitto del reato. Nonostante l'assenza di tali documenti, il Tribunale ha ritenuto irrilevante la questione, rimandandola a fasi successive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente, evidenziando una manifesta illogicità nella motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'omessa valutazione di atti decisivi inficia la validità del provvedimento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro, disponendo il rinvio al Tribunale per un nuovo esame che tenga conto di tutta la documentazione.
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Confisca per equivalente: prima la società, poi l’amministratore
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso del Legale Rappresentante di una Società, condannato per dichiarazione fraudolenta tramite fatture false. I giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per l'anno d'imposta 2010 perché il reato è caduto in prescrizione. Inoltre, la Corte ha annullato con rinvio la misura della confisca per equivalente ordinata sui beni personali dell'imputato. La Cassazione ha chiarito che la confisca per equivalente è legittima solo se lo Stato dimostra l'impossibilità di effettuare prima la confisca diretta del profitto nei confronti della Società che ha beneficiato dell'illecito.
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Sequestro preventivo: la Cassazione frena la doppia sanzione
Il Contribuente, indagato per reati tributari, ha impugnato il diniego di riduzione del sequestro preventivo sui propri beni, nonostante avesse stipulato un accertamento con adesione con l'Agenzia delle Entrate e pagato le imposte concordate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca non può essere mantenuto per l'intero importo originario se il debito fiscale è stato in tutto o in parte pagato. La mancata riduzione comporterebbe una duplicazione sanzionatoria vietata dalla legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Roma, disponendo il rinvio per un nuovo esame che tenga conto dei pagamenti effettuati.
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Sequestro preventivo dei conti correnti: la Cassazione smentisce il Riesame
Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile l'appello di due indagate contro un provvedimento di sequestro, ritenendo che la misura colpisse solo i beni della società e non le indagate personalmente. Le donne ricorrevano in Cassazione, lamentando che il provvedimento avesse in realtà colpito anche i loro risparmi personali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il decreto del G.I.P. disponeva espressamente il sequestro preventivo dei conti correnti personali delle indagate per equivalente. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza impugnata con rinvio, stabilendo che la motivazione del Tribunale era del tutto apparente e slegata dalla realtà dei fatti, ripristinando il diritto delle indagate a veder riesaminato il blocco dei propri conti.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: beni confiscati
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due coniugi condannati per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, confermando la confisca dei loro immobili costituiti in fondo patrimoniale. Nonostante la Corte d'appello avesse dichiarato la prescrizione dei reati, i giudici di legittimità hanno chiarito che la misura applicata è una confisca diretta e non per equivalente. Infatti, i beni immobili sequestrati costituiscono il profitto immediato del reato, essendo stati sottratti intenzionalmente alla garanzia del fisco. Di conseguenza, la confisca diretta rimane pienamente valida ed efficace anche in presenza di prescrizione, poiché colpisce direttamente i beni sottratti all'azione esecutiva dell'amministrazione finanziaria.
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Sequestro preventivo: un solo ricorso per più conti bloccati
Una società terza ha impugnato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca eseguito sui propri conti correnti, ritenuti riconducibili a un indagato. La società ha presentato due distinte richieste di riesame in momenti diversi, man mano che apprendeva dell'esecuzione del blocco sui vari conti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la decisione del Tribunale. I giudici hanno stabilito che il sequestro preventivo è un provvedimento unitario: anche se l'esecuzione avviene in tempi diversi su beni differenti, il diritto di proporre il riesame può essere esercitato una sola volta. Di conseguenza, la prima impugnazione consuma definitivamente il potere di proporne altre contro lo stesso decreto.
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Confisca per equivalente: reato prescritto e stop al sequestro
La Corte d'appello dichiarava prescritto il reato di omesso versamento IVA contestato a un imprenditore per l'anno d'imposta 2007. Tuttavia, i giudici confermavano la confisca per equivalente delle somme sequestrate. Il contribuente proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'applicazione retroattiva di una norma processuale penale sfavorevole. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la confisca per equivalente ha una natura sanzionatoria e punitiva. Di conseguenza, non è possibile applicare retroattivamente le norme che ne consentono il mantenimento in caso di prescrizione, come l'articolo 578-bis del codice di procedura penale, a fatti commessi prima della loro entrata in vigore. La Suprema Corte ha quindi annullato la misura senza rinvio, eliminando definitivamente il provvedimento di confisca sui beni dell'imprenditore.
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Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un professionista e da due imprenditori contro il sequestro preventivo dei loro beni. Gli indagati erano accusati di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L'agronomo aveva redatto una falsa perizia attestando lavori mai eseguiti, mentre gli imprenditori avevano emesso fatture false per operazioni inesistenti, consentendo a terzi di ottenere indebitamente fondi europei per l'ammodernamento di serre agricole. La Suprema Corte ha confermato la legittimità del sequestro, rilevando che i giudici di merito avevano ampiamente motivato la sussistenza degli indizi di colpevolezza. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca ed emissione di fatture per operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per reati tributari. L'Emittente era accusato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, mentre L'Utilizzatore rispondeva di dichiarazione fraudolenta per aver usato tali fatture per evadere le imposte. I giudici di merito avevano ordinato la confisca dello stesso importo, pari all'evasione, a entrambi. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Utilizzatore, confermando la sua condanna. Al contrario, ha accolto parzialmente il ricorso dell'Emittente. La Corte ha stabilito che, per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, non si può confiscare all'emittente il profitto conseguito dall'utilizzatore, ossia il risparmio fiscale, poiché la legge esclude il concorso reciproco tra i due ruoli. La sentenza è stata annullata sul punto della confisca con rinvio alla Corte d'Appello.
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Sequestro preventivo e fatture false: l’Amministratore perde i beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall'Amministratore di una società contro il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. L'indagato era accusato di frode fiscale per aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti attraverso un sistema di società collegate. La difesa contestava la mancanza di prove sulla colpevolezza e la carenza di motivazione del giudice. La Suprema Corte ha chiarito che, in sede di sequestro preventivo, non occorre accertare la colpevolezza dell'indagato, ma basta verificare il fumus commissi delicti, ossia la corrispondenza astratta tra il fatto contestato e l'ipotesi di reato. Poiché il Tribunale aveva ampiamente motivato il ruolo dell'Amministratore nella gestione delle fatture false nel 2018, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Confisca per equivalente: tremano i beni dell’amministratore
L'Amministratore di una società viene condannato per il reato di omesso versamento IVA. I giudici dispongono la confisca diretta del denaro della società e, solo in via subordinata, la confisca per equivalente sui beni personali dell'imputato qualora il denaro societario non venga rinvenuto. L'Amministratore ricorre in Cassazione, lamentando la mancata dimostrazione preventiva dell'assenza di beni societari. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'obbligo di motivare l'impossibilità della confisca diretta sussiste solo se viene disposta fin da subito ed esclusivamente la confisca per equivalente. Nel caso di specie, la misura equivalente ha natura sussidiaria ed eventuale, da attuarsi solo in fase esecutiva se la ricerca dei beni societari fallisce.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: il fisco beffato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un complesso disegno criminoso che ha coinvolto un poliziotto, un consulente fiscale e un'amministratrice societaria. I giudici hanno analizzato le condotte di bancarotta fraudolenta e il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, realizzato tramite scissioni societarie fittizie per salvare i beni immobili dal fisco. La Suprema Corte ha dichiarato prescritti i reati fiscali per il consulente e l'amministratrice, eliminando le relative pene di quattro mesi. Ha invece annullato con rinvio la decisione sulla confisca dei beni e su specifiche accuse di bancarotta impropria e detenzione di armi, richiedendo un nuovo esame da parte della Corte d'appello di Milano. Confermata la responsabilità civile del poliziotto per aver favorito il soggiorno illegale di una cittadina straniera.
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Confisca per equivalente: niente sanzione con reato prescritto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una contribuente accusata di reati tributari, il cui reato è stato dichiarato estinto per prescrizione. Nonostante l'estinzione, i giudici di merito avevano mantenuto la confisca per equivalente del profitto del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che la confisca per equivalente ha natura sanzionatoria e afflittiva. Di conseguenza, essa richiede necessariamente una sentenza di condanna e non può essere applicata in caso di prescrizione. Inoltre, le norme successive che consentono il mantenimento della misura non possono applicarsi retroattivamente a fatti commessi prima della loro entrata in vigore. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla confisca, eliminandola del tutto.
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Sequestro preventivo di denaro: colpiti anche i nuovi depositi
Il Tribunale di Roma disponeva il sequestro preventivo di denaro nei confronti dell'Amministratore di alcune società per reati tributari. L'indagato proponeva ricorso sostenendo che il denaro non presente sul conto corrente al momento della scadenza del debito d'imposta non potesse subire il sequestro preventivo di denaro in forma diretta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il denaro è un bene fungibile per natura. Di conseguenza, l'ablazione delle somme ovunque rinvenute nel patrimonio del soggetto, fino a concorrenza del profitto del reato, costituisce sempre confisca diretta e non per equivalente. Non serve quindi dimostrare il nesso di derivazione causale tra la specifica somma sequestrata e il reato commesso.
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Sequestro preventivo: la Cassazione punisce il ricorso tardivo
L'Amministratore di una società è stato indagato per dichiarazione fraudolenta tramite l'uso di fatture false. Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 318.000 euro sui beni della società e, in subordine, su quelli dell'indagato. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, contestando il calcolo del danno erariale e l'assenza di motivazione sul pericolo nel ritardo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si possono proporre in Cassazione questioni di fatto o contestazioni che non sono state preventivamente sollevate davanti al Tribunale del Riesame, confermando così la validità del provvedimento di sequestro.
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Riciclaggio di denaro: confisca totale anche senza profitto
Un intermediario finanziario stato condannato per il reato di riciclaggio di denaro dopo aver trasferito all'estero centocinquantamila euro in contanti, provenienti da una frode fiscale commessa da un imprenditore. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la confisca per equivalente dell'intera somma. I giudici hanno stabilito che, nel reato di riciclaggio di denaro, il profitto confiscabile coincide con l'intero importo ripulito, anche se il soggetto non ha trattenuto la somma per s ma l'ha restituita in tutto o in parte all'autore del reato originario. Il ricorso stato quindi rigettato.
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Sequestro preventivo: conti bloccati se il ricorso è in proprio
L'Amministratore di fatto e la Legale Rappresentante di una società ottenevano indebitamente finanziamenti pubblici regionali per ristrutturare un hotel, gonfiando le spese con fatture false. Il Giudice disponeva il sequestro preventivo di oltre 370.000 euro finalizzato alla confisca. I due indagati ricorrevano in Cassazione lamentando il ritardo nella trasmissione degli atti, l'inutilizzabilità delle indagini della Guardia di Finanza e l'illegittimità del blocco dei conti societari. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che il termine di trasmissione degli atti nel riesame reale non è perentorio e che i ricorrenti, avendo agito in proprio e non per conto della società, non avevano la legittimazione per contestare il sequestro dei conti correnti aziendali.
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