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Conferimento

34 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto con cui un socio apporta beni o servizi nel capitale di una società, ricevendo in cambio quote o azioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

IVA sui contributi societari: la Cassazione chiarisce il confine
Una società di gestione rifiuti ha chiesto a un ente pubblico socio il pagamento di contributi per spese generali di amministrazione, applicando l'IVA. L'ente pubblico ha contestato l'applicazione dell'IVA. La Corte di Cassazione ha stabilito che questi contributi, previsti dallo statuto e calcolati in base alla quota di capitale sociale, non sono soggetti a IVA. Essi rappresentano "conferimenti" dei soci, non il corrispettivo di specifiche prestazioni di servizi. La sentenza chiarisce la non assoggettabilità all'IVA sui contributi societari quando non c'è un rapporto di scambio.
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Fisco e mutuo: limiti all’imposta di registro su conferimento
Una contribuente ha costituito una società a responsabilità limitata conferendo un terreno del valore di 1,85 milioni di euro, gravato da un mutuo ipotecario di 1,8 milioni di euro che la società si è accollata. La contribuente ha sottratto il valore del mutuo per ridurre la base imponibile dell'imposta di registro. L'Agenzia delle Entrate ha ricalcolato l'imposta, ritenendo indeducibile il mutuo poiché stipulato poco prima del conferimento per scopi personali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, stabilendo che per l'imposta di registro su conferimento si possono dedurre solo le passività direttamente inerenti al bene trasferito e finalizzate all'attività sociale. L'accollo meramente interno di un mutuo personale non è deducibile.
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Imposta di registro sul conferimento: no a sconti per mutui soci
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare confermando l'avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate. Un socio aveva apportato alla società un terreno del valore di 1,85 milioni di euro, gravato da un mutuo ipotecario di 1,8 milioni di euro, che la società si era accollata. La società voleva calcolare l'imposta di registro sul conferimento solo sul valore netto di 50.000 euro. I giudici hanno stabilito che il mutuo non era deducibile poiché mancava il requisito dell'inerenza: il finanziamento era stato ottenuto dal socio poco prima del conferimento per scopi personali e l'accollo era solo interno, senza l'accettazione della banca. Di conseguenza, la società deve pagare l'imposta sull'intero valore del terreno.
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Cessione d’azienda: il socio contesta ma perde la causa
Il Socio Ricorrente ha impugnato la cessione d'azienda effettuata dall'Amministratrice della Società di persone a favore di un Acquirente Terzo. Il ricorrente sosteneva che le aziende di famiglia, ereditate dai genitori, non fossero mai state validamente conferite alla Società, mancando un atto scritto specifico come richiesto dall'articolo 2556 del codice civile. La Corte d'Appello ha invece accertato che l'atto costitutivo scritto e la voltura delle licenze dimostravano il trasferimento delle attività alla Società, che le aveva gestite per vent'anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del socio, confermando la decisione precedente. Il ricorrente, avendo perso la causa, è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Conferimento del socio in cooperativa: no a pagamenti in perdita
Un socio di una cooperativa agricola ha richiesto il pagamento di oltre duemila euro per il latte consegnato nel 2010, ottenendo un decreto ingiuntivo. La cooperativa si è opposta, evidenziando che l'anno si era chiuso in perdita e che, per statuto, i pagamenti dipendevano dal bilancio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del socio, stabilendo che il conferimento del socio in cooperativa non è una semplice vendita, ma fa parte del contratto sociale. Di conseguenza, il socio partecipa al rischio d'impresa: se la gestione è in perdita, non ha diritto alla remunerazione, anche se ha emesso fattura. Vince la cooperativa.
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Plusvalenza da conferimento: il mutuo accollato fa scattare le tasse
Un contribuente ha acquistato un immobile con due mutui ipotecari e lo ha successivamente trasferito a una società da lui costituita. Nel calcolare la plusvalenza da conferimento, il contribuente ha sottratto il debito dei mutui dal valore dell'immobile, dichiarando una minusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha invece rideterminato una plusvalenza tassabile, considerando l'accollo dei debiti da parte della società come parte del corrispettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che la liberazione dai debiti personali costituisce un vantaggio economico per il socio conferente. Pertanto, l'accollo del mutuo da parte della società incrementa il corrispettivo ricevuto e concorre a determinare la plusvalenza tassabile, senza possibilità di dedurre le passività ipotecarie dal valore del bene.
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Bancarotta fraudolenta distrattiva: rimborsi soci o prelievi illeciti?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta distrattiva nei confronti dell'amministratore di una società fallita. L'imputato aveva prelevato ingenti somme dalle casse aziendali nell'imminenza del fallimento, giustificandole come rimborsi di finanziamenti soci e restituzione di provvigioni tramite una nota di credito. I giudici hanno accertato che i versamenti originari erano in realtà conferimenti a fondo perduto per ripianare i debiti e che l'amministratore non vantava alcun credito reale. Inoltre, la nota di credito verso una società terza è risultata priva di un'operazione reale sottostante. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché la difesa non ha contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.
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Sezioni specializzate in materia di impresa: quote contro debiti
Una società conferisce un ramo d'azienda per acquisire il venti per cento delle quote di una nuova compagine. La stima iniziale del ramo d'azienda include un debito inesistente per caparre. Successivamente, la società conferente chiede la condanna della società beneficiaria al pagamento del maggior valore reale del ramo d'azienda. Sorge un conflitto di competenza tra tribunale ordinario e tribunale delle imprese. La Corte di Cassazione risolve il conflitto stabilendo che la controversia spetta alle sezioni specializzate in materia di impresa. Infatti, la domanda riguarda un diritto di credito che nasce direttamente dall'atto di conferimento finalizzato alla sottoscrizione di quote societarie, rientrando pienamente nella competenza del tribunale societario.
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Imposta di registro: il debito non riduce le tasse sul terreno
Alcuni soci hanno costituito una società conferendo un terreno agricolo e accollando alla stessa un debito bancario di 2,8 milioni di euro. Per la registrazione dell'atto, i contribuenti hanno pagato l'imposta di registro calcolandola sul valore del terreno al netto del debito. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione applicando l'aliquota del 15% sull'intero valore del bene, ritenendo il debito non inerente al terreno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, confermando che il debito non era deducibile poiché i soci avevano utilizzato l'apertura di credito per scopi personali prima del conferimento, senza realizzare alcun miglioramento sul fondo.
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Imposta di registro su conferimento immobili: no a debiti fittizi
I soci di una società semplice hanno conferito alcuni fabbricati a una nuova società di capitali, pattuendo l'accollo interno del mutuo ipotecario gravante sugli stessi. I contribuenti hanno calcolato l'imposta di registro su conferimento immobili deducendo il valore del mutuo dal valore dei beni. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, emettendo un avviso di liquidazione per riscuotere la maggiore imposta sul valore lordo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che le passività sono deducibili solo se strettamente inerenti al conferimento e se l'accollo è esterno, ossia accettato dalla banca. Nel caso specifico, il mutuo era stato stipulato poco prima del conferimento al solo scopo di ridurne artificialmente il valore imponibile. Di conseguenza, i contribuenti perdono la causa e devono pagare le maggiori imposte e le spese legali.
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Imposta di registro: mutui personali esclusi dagli sconti
Alcuni contribuenti hanno trasferito un complesso immobiliare a una società, scomputando dal valore del bene un mutuo ipotecario personale di un milione di euro per ridurre l'imposta di registro. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendo il debito non inerente all'immobile e rideterminando l'imposta sull'intero valore del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, stabilendo che le passività derivanti da mutui personali stipulati prima del conferimento non possono essere dedotte dalla base imponibile, a meno che non sia dimostrato il loro legame diretto con l'acquisto o la ristrutturazione del bene trasferito. I contribuenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Inerenza delle passività: stop ai mutui personali dedotti
Un contribuente ha conferito un immobile a una società per coprire un aumento di capitale, detraendo dalla base imponibile dell'imposta di registro un mutuo ipotecario personale stipulato prima del trasferimento. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la detrazione, ritenendo il debito non inerente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che l'inerenza delle passività è un requisito fondamentale ai sensi dell'art. 50 del DPR 131/1986. Di conseguenza, le passività collegate a ipoteche iscritte per finanziamenti personali del socio prima del conferimento non possono essere dedotte, anche se la società si accolla il debito. Il contribuente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Inerenza delle passività: fisco batte società su mutuo del socio
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società che aveva dedotto un mutuo ipotecario dalla base imponibile dell'imposta di registro durante un aumento di capitale. Un socio aveva conferito alla società un immobile gravato da ipoteca per un proprio finanziamento personale anteriore. La Corte ha stabilito che, ai fini del calcolo dell'imposta, si applica il principio di inerenza delle passività. Di conseguenza, i debiti personali del conferente, anche se garantiti da ipoteca sull'immobile trasferito e assunti dalla società, non sono deducibili poiché non sono collegati all'oggetto del trasferimento. La società è stata quindi condannata al pagamento dell'imposta e delle sanzioni.
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Imposta di registro su conferimento immobili: il mutuo non si deduce
I Soci hanno costituito una società di persone conferendo un immobile e detraendo dal valore imponibile un mutuo personale di 500.000 euro precedentemente stipulato e accollato alla società. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la deduzione, richiedendo 35.000 euro per l'imposta di registro su conferimento immobili. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che le passività derivanti da un mutuo personale dei soci, stipulato prima del conferimento, non sono deducibili se non sono strettamente inerenti al bene trasferito. Poiché i soci non hanno provato il tempestivo trasferimento delle somme mutuate alla società per la ristrutturazione dell'immobile, il debito non è considerato inerente. Di conseguenza, i contribuenti perdono la causa e devono pagare l'imposta richiesta oltre alle spese legali.
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Imposta di registro su conferimento immobili: no al taglio tasse
Una contribuente ha contratto un mutuo personale ipotecario su propri terreni, per poi conferire gli stessi terreni in una società di nuova costituzione e cedere le quote. Nel calcolare l'imposta di registro su conferimento immobili, la contribuente ha sottratto il valore del mutuo dalla base imponibile, considerandolo un debito legato al bene. L'Amministrazione Finanziaria ha negato la deduzione, ritenendo il debito non inerente perché stipulato per scopi personali prima del conferimento. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, rigettando il ricorso della contribuente. I giudici hanno stabilito che i debiti per finanziamenti personali, anche se garantiti da ipoteca sull'immobile conferito, non sono deducibili poiché privi del requisito di inerenza richiesto dalla legge.
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Remunerazione Socio Cooperativa: Diritto al Prezzo o solo all’Utile?
Un socio di una cooperativa agricola in grave crisi finanziaria ha chiesto il pagamento del latte conferito. La cooperativa si è opposta, sostenendo che la remunerazione del socio di cooperativa dipende dall'utile di bilancio e non è un prezzo di vendita garantito. Se il bilancio è in perdita, nessun pagamento è dovuto. La Corte di Cassazione, riconoscendo che la questione è nuova e complessa, non ha emesso una decisione finale. Ha invece rinviato il caso a una pubblica udienza per stabilire se il conferimento del socio sia da considerarsi una vendita, con diritto a un prezzo, oppure un'obbligazione sociale, la cui retribuzione è legata ai risultati economici della cooperativa. L'esito finale resta quindi sospeso.
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Credito privato in società: no alla competenza Tribunale Imprese
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della competenza del Tribunale delle Imprese. Un credito, sorto da un prestito privato tra due fratelli, era stato successivamente conferito nel capitale di una società. Quando la società ha agito per recuperare il credito dall'erede del debitore, è sorta la questione del giudice competente. La Corte ha stabilito che la competenza non è del Tribunale delle Imprese, ma del tribunale ordinario. Il semplice conferimento del credito in società ne ha cambiato solo il titolare, ma non la sua natura originaria, che resta quella di un rapporto privato e non societario. La causa petendi, ovvero la ragione della richiesta, rimane il mutuo originario.
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Esterovestizione: sede in Lussemburgo ma tasse piene in Italia
Una società con sede legale in Lussemburgo ha aumentato il proprio capitale conferendo immobili situati in Italia, chiedendo di pagare l'imposta di registro in misura fissa. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio, applicando l'imposta proporzionale più onerosa. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, confermando l'ipotesi di esterovestizione societaria. I giudici hanno stabilito che la sede in Lussemburgo era una mera finzione formale, poiché la 'sede della direzione effettiva' della società si trovava in Italia. Mancava qualsiasi collegamento economico reale con lo Stato estero, rendendo l'operazione un tentativo di elusione fiscale. Di conseguenza, la società non aveva diritto all'agevolazione.
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Assegnazione beni ai soci: tassa al 9% o 4%? Vince la simmetria
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime fiscale per l'assegnazione beni ai soci. Una società, dopo la sua cancellazione, aveva assegnato due immobili commerciali ai suoi ex soci. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato l'imposta di registro al 9%, ma i soci ritenevano corretta l'aliquota agevolata del 4%. La Corte ha stabilito un principio di simmetria: la tassazione per l'assegnazione di un bene dalla società ai soci deve essere identica a quella prevista per il conferimento dello stesso bene dai soci alla società. La decisione non dipende dalla direzione del trasferimento, ma dalla natura del bene. La Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando la causa al giudice per verificare se gli immobili possedevano le caratteristiche per beneficiare dell'aliquota ridotta.
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Società di fatto fantasma: condannato a restituire 50.000€
Un imprenditore finanzia un socio con 50.000 euro per aprire un negozio, ma il progetto fallisce. Il finanziatore chiede la restituzione dei soldi, qualificandoli come prestito. Il socio si oppone, sostenendo che la somma fosse un conferimento in una società di fatto e che quindi il capitale è andato perso per il rischio d'impresa. La Corte di Cassazione ha dato ragione al finanziatore. Ha stabilito che non esisteva alcuna società di fatto, mancando gli elementi essenziali come un fondo comune e una chiara volontà di essere soci. Di conseguenza, la somma va considerata un semplice prestito e deve essere restituita.
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