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Conferimento

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34 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Elusione Fiscale: Conferimento Immobile Nascosto da Finti Crediti
Un contribuente ha realizzato un aumento di capitale nella propria società utilizzando un complesso schema finanziario. L'operazione, basata su un finto mutuo ricevuto dal padre e sulla cessione di crediti, mascherava in realtà il conferimento di un immobile. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, qualificandola come una plusvalenza non dichiarata. La Corte di Cassazione ha confermato la pretesa fiscale, stabilendo che l'intera costruzione era una simulazione. Il principio sancito è che la sostanza economica dell'operazione prevale sulla forma giuridica adottata, rendendo illegittima l'elusione fiscale del conferimento immobile. Il contribuente ha perso la causa e dovrà versare le imposte evase, oltre a sanzioni e spese legali.
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Diritto camerale e conferimento ramo d’azienda
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di conferimento di un ramo d'azienda, il **Diritto camerale** è dovuto sia dalla società conferente che da quella conferitaria per l'annualità in cui avviene l'operazione. A differenza della fusione per incorporazione, che comporta una successione universale, il conferimento è una successione a titolo particolare tra due soggetti distinti. Poiché il tributo è strettamente legato all'iscrizione nel Registro delle Imprese, la permanenza dell'iscrizione di entrambi i soggetti giustifica il pagamento del tributo da parte di entrambi per le medesime unità locali nell'anno del trasferimento.
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Robin Tax e soglie ricavi nel conferimento d’azienda
Una società operante nel settore energetico ha impugnato il diniego di rimborso relativo all'addizionale IRES, nota come Robin Tax, versata per l'anno 2011. La controversia ruota attorno al calcolo delle soglie dimensionali di ricavi e reddito nel caso di conferimento d'azienda avvenuto alla fine dell'anno precedente. Mentre la società sostiene di non aver superato i limiti nel suo breve periodo di attività iniziale, l'Agenzia delle Entrate ritiene necessario sommare i ricavi del soggetto conferente. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità interpretativa della norma, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
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Sopravvenienza attiva: la guida alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate riguardante la tassazione di una sopravvenienza attiva derivante dalla presunta prescrizione di un debito. Una società aveva ricevuto un avviso di accertamento poiché l'Ufficio riteneva che un debito per lavori di scavo, ereditato da un conferimento d'azienda, fosse ormai estinto per decorso del tempo e quindi tassabile come ricavo. La Suprema Corte ha stabilito che la sopravvenienza attiva si realizza solo quando la passività cessa con certezza. Nel caso specifico, trattandosi di un contratto di appalto, si applica la prescrizione decennale e non quella breve, rendendo il debito ancora esigibile e non tassabile.
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Affrancamento: decadenza per versamento tardivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il tempestivo versamento della prima rata dell'imposta sostitutiva è condizione necessaria per il perfezionamento dell'affrancamento dei valori fiscali dopo un conferimento d'azienda. Nel caso esaminato, una società aveva versato la prima rata in ritardo rispetto alla scadenza legale. I giudici hanno chiarito che tale ritardo determina la decadenza dall'opzione, poiché il versamento non è un semplice adempimento tributario ma l'atto costitutivo della scelta del contribuente, rendendo inapplicabile l'istituto del ravvedimento operoso.
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Agevolazione immobiliare: no al conferimento infragruppo
Una società immobiliare, dopo aver acquistato immobili usufruendo di un'agevolazione immobiliare subordinata alla rivendita entro tre anni, ha conferito parte di tali beni in una nuova società da essa quasi interamente controllata (al 98%). La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del beneficio fiscale, stabilendo che il conferimento infragruppo non equivale a una vendita a terzi. Tale operazione, infatti, non realizza lo scopo della norma, che è quello di immettere effettivamente i beni nel mercato, poiché la società conferente mantiene di fatto il controllo e la disponibilità degli immobili.
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Società di fatto: cosa spetta agli eredi del socio?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un socio in una società di fatto, i quali chiedevano un compenso per l'uso dei beni conferiti dal loro dante causa. La Corte ha stabilito che i beni diventano parte del patrimonio societario e gli eredi hanno diritto esclusivamente alla liquidazione della quota sociale del defunto, non a un canone di locazione. Il giudice di merito ha il potere di qualificare correttamente la domanda, inquadrando il rapporto come societario anziché come locazione, sulla base delle prove raccolte.
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Conferimento socio cooperativa: diritto al prezzo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14850/2024, ha stabilito che il diritto del socio di una cooperativa agricola a ricevere un compenso per il conferimento dei propri prodotti non è automatico, ma dipende dalle specifiche previsioni dello statuto e del regolamento interno. Nel caso esaminato, un socio produttore di latte si è visto negare il pagamento a causa delle perdite registrate dalla cooperativa nell'anno di riferimento. La Corte ha chiarito che, sebbene esista un rapporto di scambio distinto dal contratto sociale, le sue modalità, inclusa la remunerazione, sono disciplinate dalle regole della cooperativa. Poiché il regolamento legava il valore definitivo del conferimento socio cooperativa ai risultati di bilancio, la perdita d'esercizio ha legittimamente escluso il diritto del socio al pagamento.
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Conferimento immobile: la deducibilità del mutuo
La Corte di Cassazione analizza un caso di conferimento immobile in una società, con contestuale accollo del mutuo da parte di quest'ultima. L'Agenzia Fiscale contestava la deducibilità del debito dalla base imponibile, sostenendo la mancanza di inerenza del mutuo al bene. Il giudizio si è concluso con una declaratoria di estinzione per via dell'adesione dei contribuenti a una definizione agevolata della lite, lasciando irrisolta la questione di merito.
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Recesso socio cooperativa: il pagamento dei conferimenti
Una società cooperativa agricola ritardava il pagamento per le forniture di latte a un socio receduto, sostenendo che tale debito fosse soggetto alle tempistiche di liquidazione della quota sociale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sul recesso socio cooperativa: il rapporto di conferimento di beni è un contratto di scambio autonomo, assimilabile alla compravendita, e distinto dal rapporto associativo. Di conseguenza, il credito del socio per i beni forniti è un debito commerciale che deve essere pagato secondo le regole ordinarie, senza poter essere condizionato alla liquidazione della quota sociale o alle finanze della cooperativa.
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Agevolazioni fondi immobiliari: i requisiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che riconosceva le agevolazioni fiscali a un fondo immobiliare. La decisione è stata motivata dal fatto che i giudici di merito non avevano adeguatamente verificato la sussistenza dei requisiti legali essenziali, come la pluralità di investitori e il patrimonio minimo, limitandosi a una motivazione generica e apparente sulla regolarità formale del fondo e sulla buona fede del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Inerenza delle passività: la Cassazione decide
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la deduzione di passività dal valore di immobili conferiti in una società. La Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità è ammessa solo se sussiste il requisito dell'inerenza delle passività, ovvero un collegamento funzionale con l'atto di conferimento, escludendo debiti personali dei soci.
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Accollo mutuo conferimento: no alla deduzione fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di conferimento di un immobile in società, il debito derivante da un mutuo (accollo mutuo conferimento) può essere dedotto dalla base imponibile dell'imposta di registro solo se è 'inerente' al bene stesso, ovvero contratto per la sua conservazione o miglioramento, e non per scopi personali del conferente. La mera pattuizione di un accollo interno, senza che la società diventi debitrice diretta verso la banca, non è sufficiente a giustificare la deduzione fiscale.
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TFR e fallimento: chi chiede i soldi non versati?
Un lavoratore si è visto negare il diritto di chiedere il TFR non versato al fondo pensione dopo il fallimento della sua azienda. Il tribunale riteneva che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di fallimento, il diritto di richiedere le quote di TFR maturate e non versate spetta, di regola, al lavoratore. Spetta al curatore fallimentare dimostrare un'eventuale cessione del credito al fondo pensione.
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