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Concorso In Detenzione Di Stupefacenti

33 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concorso in detenzione di stupefacenti: trasporto e complicità
Un passeggero su uno scooter trasportava una busta con circa 850 grammi di cocaina verso un'abitazione. Durante il controllo, le forze dell'ordine hanno trovato altra droga addosso agli indagati e una macchina per il sottovuoto ancora calda per il confezionamento delle dosi. La difesa ha sostenuto l'assenza di responsabilità, qualificando la presenza dell'uomo come mera connivenza e rivendicando l'uso personale per la piccola dose trovata indosso. La Corte di Cassazione ha invece confermato il concorso in detenzione di stupefacenti e la custodia in carcere. I giudici hanno chiarito che trasportare materialmente la sostanza e presenziare al confezionamento costituisce un contributo attivo e consapevole al reato, superando la semplice presenza passiva non punibile.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: basta l’uso dell’auto
L'Imputato è stato condannato per concorso in detenzione di stupefacenti a seguito del ritrovamento di 103 grammi di marijuana all'interno del veicolo da lui guidato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata al solo uso personale dell'amico trasportato e contestando l'elemento psicologico del reato, poiché l'uomo si era limitato ad accompagnarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che mettere a disposizione la propria auto garantisce un contributo logistico determinante al reato. Inoltre, il giudice di legittimità non può rivedere le prove già valutate nel merito. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: non è favoreggiamento
Durante un controllo stradale, il Conducente di un'auto è fuggito a forte velocità, mentre il Passeggero ha gettato dal finestrino oltre due chili di marijuana. Nonostante il freddo di febbraio, i finestrini erano abbassati per disperdere l'odore della droga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambi, respingendo la richiesta del Conducente di riqualificare il fatto come semplice favoreggiamento. La Corte ha stabilito che si configura il concorso in detenzione di stupefacenti e non il favoreggiamento quando il reato è ancora in corso e vi è piena consapevolezza della presenza della droga, dimostrata dal forte odore e dal comportamento attivo dei soggetti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condannato il passeggero
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un uomo accusato di concorso in detenzione di stupefacenti. Il soggetto si trovava a bordo di un'auto insieme a un complice quando, alla vista delle forze dell'ordine, i due sono fuggiti prima in auto e poi a piedi. All'interno del bracciolo del veicolo è stata rinvenuta dell'eroina, mentre l'uomo, formalmente disoccupato, è stato trovato in possesso di 800 euro in contanti di cui non ha saputo giustificare la provenienza. I giudici hanno ritenuto legittima sia la condanna per la comproprietà della droga, sia la confisca del denaro, considerato profitto dell'attività di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: convivere non basta
Durante una perquisizione in un'abitazione coabitata da una coppia, le forze dell'ordine hanno rinvenuto oltre 250 grammi di sostanze stupefacenti e un bilancino di precisione. Il Tribunale ha condannato entrambi i conviventi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del convivente, confermando che la quantità e il bilancino escludono l'uso personale. Al contrario, la Corte ha accolto il ricorso della convivente. I giudici hanno stabilito che la semplice convivenza e la consapevolezza della presenza della droga non bastano a configurare il concorso in detenzione di stupefacenti. La sentenza contro la donna è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condanna senza possesso
Un uomo è stato condannato per il reato di concorso in detenzione di stupefacenti (eroina e cocaina). L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che solo il suo complice avesse il possesso materiale della droga e che mancassero le prove della sua partecipazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la responsabilità penale a titolo di concorso è provata da elementi concreti: la fuga dell'imputato al momento del controllo, il suo comportamento complessivo e la presenza nei telefoni cellulari di messaggi inequivocabili relativi all'attività di spaccio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: l’attesa in auto condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per concorso in detenzione di stupefacenti. L'imputato era stato sorpreso a bordo di un'auto vicino al luogo in cui il cugino stava acquistando circa duecento grammi di cocaina. La difesa sosteneva la casualità della presenza sul posto. Tuttavia, le intercettazioni telefoniche e i movimenti coordinati hanno dimostrato la piena consapevolezza e il ruolo di supporto logistico dell'uomo. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti, non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: non è favoreggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva di riqualificare la propria condotta da concorso in detenzione di stupefacenti a semplice favoreggiamento personale nei confronti del fratello. I giudici di merito avevano accertato la sua partecipazione attiva nella detenzione illecita della droga. La Cassazione ha stabilito che il ricorso si limitava a proporre una ricostruzione alternativa dei fatti, senza evidenziare reali vizi logici nella sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: da spettatore a complice
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per spaccio di lieve entità, sostenendo di essere un semplice consumatore o, al massimo, un soggetto in posizione di connivenza non punibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità per concorso in detenzione di stupefacenti. I giudici hanno evidenziato che l'imputato non era un mero spettatore passivo: egli ha attivamente ostacolato l'accesso delle forze dell'ordine all'abitazione posizionando una carrozzina all'ingresso. All'interno della casa, i militari hanno scoperto un bilancino di precisione e tre persone che discutevano animatamente, dopo aver notato un viavai di giovani acquirenti. La condotta attiva di ostacolo configura una partecipazione cosciente e materiale al reato, escludendo la tesi dell'uso personale. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga in camera condivisa: condannato per concorso anche chi tace
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in detenzione di stupefacenti a un uomo che condivideva una piccola stanza con il fratello, dove era stata allestita una serra per la coltivazione di marijuana. La difesa sosteneva si trattasse di semplice connivenza non punibile, ma i giudici hanno stabilito che la condivisione di uno spazio così ristretto e la presenza di materiale per il confezionamento dimostravano una partecipazione attiva. La confessione del fratello, che tentava di scagionare l'imputato, è stata giudicata non credibile. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che non è possibile rivalutare i fatti in sede di legittimità.
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Sposta scooter con droga: non è aiuto ma concorso in detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di concorso in detenzione di stupefacenti. L'imputato aveva accettato di spostare uno scooter contenente un'ingente quantità di droga per conto di un'altra persona, al fine di eludere i controlli dei cani antidroga. I giudici hanno stabilito che tale condotta non costituisce un semplice favoreggiamento, ma una vera e propria partecipazione attiva al reato di detenzione. L'enorme quantitativo di sostanze (oltre 3500 dosi totali) e il contesto organizzato di una piazza di spaccio hanno inoltre impedito di qualificare il fatto come di lieve entità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condanna anche senza trasporto
La Cassazione conferma la condanna per concorso in detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto che, pur non partecipando materialmente al trasporto della droga, ha svolto un ruolo decisivo nell'organizzazione e finanziamento dell'operazione. L'imputato aveva reclutato il corriere e pianificato il viaggio. La Corte ha ritenuto provato il suo contributo pieno e consapevole, basandosi sulle intercettazioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le prove erano solide e perché la contestazione sull'aggravante dell'ingente quantità è stata sollevata per la prima volta in Cassazione, in violazione delle regole processuali. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Passeggero con 5000€: è concorso in detenzione di stupefacenti
Un passeggero è stato condannato per concorso in detenzione di stupefacenti perché trovato in un'auto con oltre 300 grammi di cocaina e una busta contenente 5.000 euro. L'uomo ha sostenuto di essere estraneo ai fatti, invocando la 'connivenza non punibile'. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi, stabilendo un principio chiaro: custodire il denaro proveniente dallo spaccio e tentare di nasconderlo non è un comportamento passivo, ma un contributo attivo e consapevole al reato. Questo gesto dimostra la piena partecipazione all'attività illecita. Di conseguenza, la condanna per concorso in detenzione di stupefacenti è stata confermata e il suo ricorso dichiarato inammissibile.
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Droga: autista complice, non un taxi. Il concorso in detenzione
La Cassazione conferma gli arresti per due persone, chiarendo la differenza tra semplice connivenza e concorso in detenzione di stupefacenti. Un uomo è stato sorpreso a prelevare oltre 260 dosi di cocaina da un'auto. L'altro lo aveva accompagnato sul posto con un'altra vettura, all'interno della quale è stata trovata la chiave dell'auto con la droga. Secondo la Corte, fornire un passaggio e avere la disponibilità della chiave non è un aiuto passivo, ma un contributo attivo e consapevole al reato. Questo comportamento integra pienamente il concorso in detenzione di stupefacenti, giustificando la misura cautelare. I ricorsi degli indagati sono stati quindi dichiarati inammissibili.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condanna senza appello
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per concorso in detenzione di stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di cocaina ed eroina, suddivise in ovuli e nascoste in luoghi diversi. Secondo i giudici, le modalità di conservazione della droga, il materiale per il traffico rinvenuto e il comportamento dell'imputato durante il controllo della polizia erano prove sufficienti a dimostrare la complicità con altre persone. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, sottolineando che non si può chiedere alla Cassazione di rivalutare i fatti, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Rumori di cellophane in auto: condanna per detenzione di droga
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per concorso in detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto coinvolto nel traffico di ingenti quantità di cocaina e marijuana. La difesa sosteneva l'insufficienza delle prove, basate in gran parte su un'intercettazione ambientale che aveva captato rumori di 'stropicciamento di cellophane' all'interno di un'auto. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che questo elemento, unito ad altri indizi gravi, precisi e concordanti (come la disponibilità di un'auto con un vano segreto e la frequentazione di un appartamento-deposito), costituisce una prova sufficiente del coinvolgimento attivo dell'imputato. L'insieme degli indizi ha permesso di dimostrare la sua piena partecipazione al reato, superando la semplice connivenza.
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Droga in casa: apre in ritardo alla polizia, condanna per concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una donna accusata di concorso in detenzione di stupefacenti. Sebbene la droga fosse del suo convivente, i giudici hanno ritenuto provata la sua complicità. Elementi decisivi sono stati il suo comportamento, ovvero aver ritardato l'apertura della porta alla polizia, e il possesso di un manoscritto con nomi e cifre, interpretato come una contabilità dello spaccio. La Corte ha stabilito che questi indizi, uniti all'assenza di spiegazioni alternative, sono sufficienti a dimostrare il suo coinvolgimento consapevole nell'attività illecita. Il ricorso della donna è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: da acquirente a spacciatore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di concorso in detenzione di stupefacenti. L'imputato, sorpreso in un casolare con altre persone, eroina, hashish, un bilancino di precisione e pellicola, si era difeso sostenendo di essere un semplice acquirente. I giudici hanno ritenuto la sua versione inverosimile. La presenza di droga non ancora divisa in dosi e del materiale per il confezionamento ha dimostrato, al contrario, una chiara partecipazione all'attività di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e ponendo a carico dell'imputato le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Droga: chiudersi in bagno è concorso in detenzione di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una coppia per detenzione di droga a fini di spaccio. In particolare, la Corte ha stabilito che la donna era pienamente responsabile per concorso in detenzione di stupefacenti. Al momento dell'arrivo della polizia, lei si era chiusa in bagno con il compagno mentre quest'ultimo tentava di gettare la droga nel water. Secondo i giudici, questo comportamento non dimostra inconsapevolezza, ma una chiara partecipazione al reato, finalizzata a nascondere le prove. L'appello di entrambi è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condannata per aiuto al partner
Una donna viene condannata per concorso in detenzione di stupefacenti per aver nascosto su di sé la droga del compagno all'arrivo della polizia. La Cassazione chiarisce che questo non è un caso di semplice connivenza (conoscenza passiva del reato), ma un contributo attivo che agevola l'attività illecita. Viene inoltre esclusa l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', a causa della presenza di diverse droghe, di un'ingente somma di denaro e di altro materiale legato allo spaccio. La Corte conferma quindi la condanna e la confisca del denaro, ritenuto sproporzionato rispetto ai redditi leciti della coppia e di provenienza ingiustificata.
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