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Concorso Di Persone — Anno 2022

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240 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concorso Di Persone

Provvedimenti

Da connivenza non punibile a complicità: condannata la convivente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni e dieci mesi di reclusione per una donna accusata di detenzione di droga in concorso con il compagno. La difesa invocava la tesi della connivenza non punibile, sostenendo che la donna fosse solo a conoscenza dell'attività illecita del partner, il quale si era assunto l'intera responsabilità. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la droga era nascosta nella cella frigorifera del negozio della donna e in una borsetta femminile dentro il suo armadio. Questi elementi dimostrano un aiuto concreto e consapevole all'occultamento delle sostanze, configurando un vero e proprio concorso nel reato e non una semplice tolleranza passiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Estorsione col metodo del cavallo di ritorno: reato consumato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di estorsione col metodo del cavallo di ritorno. L'imputato aveva partecipato alla richiesta di denaro per la restituzione di un furgone rubato. La difesa sosteneva che il reato fosse solo tentato e che mancasse la prova della partecipazione dell'imputato, non avendo egli ricevuto direttamente il denaro. La Suprema Corte ha invece confermato la condanna, stabilendo che per il concorso nel reato basta il contributo consapevole all'azione intimidatoria. Inoltre, l'estorsione si considera consumata nel momento in cui la vittima consegna il denaro sotto minaccia, senza che rilevi la possibilità teorica di interrompere l'azione. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna confermata ma pena da rifare
Un'inquilina è stata condannata per il reato di furto di energia elettrica per aver usufruito abusivamente della corrente nella propria abitazione senza un regolare contratto. La donna ha proposto ricorso sostenendo di non essere a conoscenza dell'allaccio abusivo, data la brevità del periodo contestato e la mancata ricezione delle bollette. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo sulla colpevolezza, confermando la sua responsabilità nel reato. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sulle circostanze aggravanti, poiché la Corte d'Appello aveva omesso di motivare la loro applicazione nonostante la specifica contestazione della difesa. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente alle aggravanti, con rinvio ad un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra complicità e comodino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due conviventi condannati per detenzione di sostanze stupefacenti in concorso. La donna sosteneva la propria estraneità ai fatti, parlando di semplice connivenza. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano rinvenuto parte della droga nel cassetto del suo comodino, in uno spazio a lei riservato. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale di entrambi, ritenendo logica la ricostruzione dei giudici di merito. Inoltre, i giudici hanno negato la concessione delle attenuanti generiche, spiegando che il giudice non deve analizzare ogni singolo elemento della difesa, ma basta che indichi i motivi decisivi che giustificano il diniego. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Ruolo di palo nel furto: condannato anche senza telefonate
Un uomo è stato condannato per tentato furto aggravato ai danni di una società. L'imputato si trovava a cavallo davanti al cancello d'ingresso mentre i complici tentavano il furto all'interno. La difesa ha sostenuto l'assenza di contatti telefonici registrati nei tabulati per escludere il suo coinvolgimento. Tuttavia, i carabinieri lo hanno sorpreso con il telefono in mano durante una chiamata in arrivo da un complice, interrotta solo dal loro intervento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna a sei mesi di reclusione. La Corte ha chiarito che gli indizi raccolti dimostrano in modo logico il suo ruolo di palo nel furto, escludendo la possibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna raddoppia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un uomo condannato per rapina aggravata in concorso. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante della minima partecipazione al reato. I giudici hanno rilevato che il ricorso si limitava a riproporre le stesse difese già respinte in appello, senza contestare la motivazione della sentenza impugnata, che evidenziava il ruolo attivo e intimidatorio del soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, applicando la sanzione pecuniaria per la proposizione di un ricorso manifestamente infondato.
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Furto con strappo in concorso: ricorso respinto perché generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto con strappo in concorso a carico di un soggetto identificato a bordo del veicolo utilizzato per compiere uno scippo. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando una mancata valutazione delle sue difese da parte della Corte d'Appello. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e volto a ottenere un nuovo esame dei fatti, precluso in sede di legittimità. I giudici hanno evidenziato che le dichiarazioni dei testimoni erano già state correttamente valutate e supportate da prove concrete. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso nel reato di spaccio: risponde anche chi vende una dose
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di detenzione e spaccio di droga. L'imputato sosteneva di aver venduto solo una singola dose da venti euro e di non sapere che i suoi complici nascondessero oltre 358 grammi di cocaina e crack. I giudici hanno invece ritenuto configurabile il Concorso nel reato di spaccio. Anche se i ruoli erano divisi (chi custodiva la droga e chi la vendeva), l'attività era organizzata in sinergia. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, escludendo l'ipotesi di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di stupefacenti e della struttura organizzata del gruppo. L'imputato è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Interruzione di pubblico servizio: ricorso respinto e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per violenza privata e interruzione di pubblico servizio in concorso. I ricorrenti contestavano la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, sostenendo l'assenza di una reale forza intimidatrice del gruppo. La Suprema Corte ha chiarito che le valutazioni di fatto non possono essere riesaminate in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto per uno dei condannati, a causa della presenza di un precedente penale ostativo. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto in abitazione: condanna definitiva e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per tentato furto in abitazione in concorso. I giudici hanno chiarito che in sede di legittimità non è consentito richiedere una nuova valutazione delle prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la difesa non aveva sollevato tale questione durante i precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Traffico di stupefacenti: associazione o concorso occasionale?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un presunto gruppo criminale dedito al contrabbando di cocaina dal Sud America. Due imputati erano stati condannati come capi di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, mentre un terzo soggetto, un broker doganale, era accusato di concorso nella tentata importazione di un carico di droga nascosto in una spedizione di parquet. La Suprema Corte ha annullato con rinvio la condanna per il reato associativo, evidenziando che i giudici di merito non avevano adeguatamente distinto tra una stabile organizzazione e un semplice concorso occasionale di persone, visti i lunghi intervalli temporali tra i carichi. Ha inoltre annullato la condanna del broker, poiché i giudici avevano ignorato un'intercettazione decisiva in cui l'organizzatore lo scagionava definendolo del tutto ignaro del traffico illecito.
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Ruolo di palo nel furto: la Cassazione nega sconti di pena
Due soggetti, condannati per furto aggravato e porto di materiale esplodente, hanno fatto ricorso in Cassazione. Lamentavano il mancato riconoscimento dell'attenuante della minima partecipazione, sostenendo di aver svolto solo il ruolo di vedetta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il ruolo di palo nel furto non è affatto secondario, ma fondamentale per la riuscita del colpo. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione, oltre alla multa, obbligando i ricorrenti a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a copie inutili
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in concorso. Contro la sentenza della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso, limitandosi però a riprodurre le stesse contestazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni dei giudici d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, poiché nel giudizio di legittimità non è consentito riproporre acriticamente le medesime censure di merito. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: il cortile privato non è una discarica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due coniugi accusati di furto in abitazione. I due si erano impossessati di una lavastoviglie situata all'interno del cortile recintato di una casa privata. La difesa sosteneva la buona fede degli imputati, convinti che l'elettrodomestico fosse abbandonato a causa di una recente alluvione, e negava il coinvolgimento della moglie. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso: il cortile recintato costituisce una pertinenza dell'abitazione e l'elettrodomestico era pulito e in ottimo stato. Inoltre, la stessa donna aveva ammesso la decisione comune di prendere l'oggetto. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Estorsione aggravata dal metodo mafioso: confermati domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per una donna accusata di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. La ricorrente svolgeva un ruolo attivo di intermediazione e trasmissione di informazioni tra il coniuge e il padre, capo di un sodalizio criminale, facilitando la richiesta di "pizzo" a danno di alcuni imprenditori locali. La difesa sosteneva che la donna si fosse limitata a trasferire telefonate. Tuttavia, i giudici hanno accertato la sua piena consapevolezza del linguaggio criptato utilizzato e la sua partecipazione diretta alle trattative per quantificare le somme da estorcere. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la sussistenza delle esigenze cautelari dovute al concreto pericolo di reiterazione del reato e al legame non rescisso con l'organizzazione.
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Estorsione con metodo mafioso: finto aiuto, veri domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti del Complice, accusato di concorso in estorsione con metodo mafioso. La vicenda nasce dalle richieste estorsive rivolte all'Imprenditore per garantire la protezione del suo cantiere dai furti. Il Complice aveva inizialmente proposto un contratto di rimozione rifiuti come paravento, supportando poi attivamente le minacce del Coimputato, il quale evocava l'intervento di referenti mafiosi di zona. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Complice, ritenendo pienamente giustificata la gravità degli indizi e la sussistenza delle esigenze cautelari, confermando l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso per la spendita del controllo del territorio.
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Abuso edilizio dell’esecutore materiale: condannato il muratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operaio edile condannato per un grave abuso edilizio dell'esecutore materiale. Il lavoratore aveva demolito un vecchio fabbricato a un piano nel centro storico, ricostruendolo su due livelli in totale difformità dal permesso di costruire. La difesa sosteneva l'assenza di responsabilità penale in capo al semplice esecutore dei lavori. I giudici hanno invece chiarito che anche il muratore o l'operaio risponde del reato in concorso con il committente, quantomeno a titolo di colpa, per non aver verificato la conformità delle opere alle autorizzazioni. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con mezzo fraudolento: l’inganno del pranzo tra amici
Tre persone, invitate a pranzo in veranda da un anziano ospitante, hanno pianificato un furto ai suoi danni. Mentre una di loro è entrata in casa con la scusa di fare le pulizie e gli altri tenevano occupato l'anziano con delle chiacchiere, un complice si è intrufolato nell'abitazione rubando il portafoglio della vittima. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in concorso, ritenendo configurabile l'aggravante del furto con mezzo fraudolento. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un semplice approfittamento dell'ospitalità, ma di una vera e propria messinscena orchestrata per distrarre la vittima e neutralizzare la sua vigilanza sui beni personali. I ricorsi dei condannati sono stati rigettati.
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Sottrazione di cose sottoposte a sequestro: punito il complice
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro a carico di un soggetto che, pur non essendo proprietario né custode del bene, ha aiutato i proprietari a recuperare una rete da pesca sequestrata dalla Guardia Costiera, gettandola in mare. La difesa sosteneva che il reato non fosse configurabile sia per la mancanza della qualifica soggettiva in capo all'imputato, sia perché il verbale di sequestro non era stato ancora redatto al momento del fatto. I giudici hanno chiarito che il terzo estraneo risponde in concorso con i proprietari e che il sequestro si perfeziona con l'apprensione materiale del bene da parte della polizia giudiziaria.
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Spaccio di stupefacenti: condannati tutti anche con ruoli diversi
Tre imputati sono stati condannati per spaccio di stupefacenti in concorso. Due di essi vendevano le dosi all'esterno di un casolare, mentre il terzo confezionava la droga e custodiva il denaro all'interno. La difesa ha contestato la responsabilità penale, sostenendo la mancanza di possesso materiale della droga, la bassa percentuale di principio attivo (0,6%) e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato la piena partecipazione di tutti i soggetti all'attività criminosa organizzata. Inoltre, hanno chiarito che la richiesta di particolare tenuità del fatto non può essere presentata per la prima volta in Cassazione e che anche una bassa percentuale di principio attivo mantiene la capacità drogante. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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