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Concorso Di Persone — Anno 2026

117 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concorso Di Persone

Provvedimenti

Furto in supermercato: vigilanza presente ma il reato e consumato
Due persone sono state condannate per un furto in supermercato commesso in concorso, dove una delle due agiva da palo per agevolare l'altra. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di tentato furto, in quanto il personale di vigilanza le stava monitorando, e contestando l'aggravante dell'esposizione della merce alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il furto in supermercato e consumato e non tentato nel momento in cui si oltrepassano le casse senza pagare, a nulla rilevando il controllo visivo a distanza della vigilanza. Inoltre, l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede sussiste poiché la sorveglianza nel sistema self service non e continua e diretta su ogni singolo bene.
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Reato di riciclaggio: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che lo condannava per il reato di riciclaggio. La difesa lamentava vizi di motivazione in merito al concorso di persone e alla presenza dell'elemento soggettivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per la genericità dei motivi proposti. L'atto infatti non conteneva elementi di fatto concreti e non affrontava la motivazione congrua fornita dalla Corte d'Appello. A causa della manifesta infondatezza del ricorso, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la condanna.
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Coltivazione di sostanze stupefacenti: basta l’aiuto nei campi
Quattro lavoratori sono stati sorpresi dalle forze dell'ordine mentre innaffiavano e interravano migliaia di piante di marijuana all'interno di una vasta piantagione. I difensori hanno proposto ricorso sostenendo l'assenza di consapevolezza degli imputati, al loro primo giorno di lavoro, e contestando la mancanza di analisi sul principio attivo delle piante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di sostanze stupefacenti sussiste anche se le piantine sono alle prime fasi di crescita, purché appartengano alla specie botanica idonea a produrre droga. Inoltre, la presenza diffusa di piante adulte e strutture organizzate rendeva del tutto palese il tipo di attività svolta, confermando la piena consapevolezza dei soggetti. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Reato di riciclaggio: ricorso generico bocciato in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che lo vedeva condannato per il reato di riciclaggio. La difesa ha contestato la motivazione del giudice di merito sul concorso di persone e sulla presenza del dolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le doglianze erano del tutto generiche, astratte e prive di confronto diretto con la sentenza d'appello. Inoltre, l'impugnazione mirava inammissibilmente a riaprire la valutazione dei fatti. Di conseguenza, L'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concorso in rapina aggravata: le telecamere confermano la pena
Due soggetti sono stati condannati per il reato di concorso in rapina aggravata e lesioni personali in seguito a una violenta aggressione commessa con una bottiglia di vetro e una spranga di ferro. Durante l'azione, gli aggressori hanno sottratto un portafoglio e uno striscione alla vittima. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inaffidabilità del riconoscimento visivo e discrepanze legate all'abbigliamento e alle riprese delle telecamere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, sottolineando che i filmati mostravano chiaramente gli autori prima e dopo l'aggressione e durante la fuga con la refurtiva. La presunta imprecisione della vittima su un capo di abbigliamento è stata ritenuta irrilevante a fronte del trauma subito. La condanna è divenuta definitiva con addebito delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a carico dei ricorrenti.
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Traffico di stupefacenti dal carcere: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di traffico di stupefacenti a carico di un uomo che gestiva lo spaccio persino dal carcere. L'imputato sosteneva di aver svolto solo un ruolo marginale e legato da rapporti familiari con la compagna, chiedendo la riqualificazione in semplice concorso o in un'ipotesi di minore gravità. I giudici hanno chiarito che le direttive impartite dal carcere tramite cellulare dimostrano la stabile partecipazione all'organizzazione. La riqualificazione dei singoli episodi di spaccio come fatti di lieve entità per il singolo non riduce automaticamente la gravità dell'intera rete criminale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la pena e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Insolvenza fraudolenta: condanna confermata in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per il reato di concorso in insolvenza fraudolenta, a seguito della riqualificazione della condotta originaria contestata come truffa aggravata per un danno economico di duemila euro. Il difensore ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione legati al riconoscimento fotografico, al mancato riconoscimento delle attenuanti e all'eccessività della sanzione irrogata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità verifica unicamente la logica del discorso giustificativo della sentenza, senza poter riordinare o rivalutare le prove. La responsabilità dell'Imputato e l'aggravante del danno materiale risultano spiegate in modo coerente. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Presenza passiva e concorso nel reato di spaccio: la condanna
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per concorso nel reato di spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa sostiene che L'Imputato fosse un mero spettatore passivo al momento della vendita realizzata dal Coimputato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Le Forze dell'Ordine hanno accertato che L'Imputato ha avviato il contatto con L'Acquirente e lo ha indirizzato al Coimputato per completare la transazione. Questa condotta dimostra un ruolo attivo nella vendita della droga. La Cassazione conferma quindi la penale responsabilità dell'Imputato e lo condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato: impronta digitale e complici confermano la pena
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato a seguito del ritrovamento di una sua impronta digitale sulla custodia di un computer portatile rubato. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha contestato sia la validità della perizia sulle impronte, sia l'applicazione dell'aggravante della violenza sulle cose, sostenendo che l'eventuale manomissione fosse stata compiuta da un'altra persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'aggravante della violenza sulle cose ha natura oggettiva e si estende a tutti i partecipanti al reato, anche se l'effrazione è eseguita da un complice. Inoltre, la coincidenza di almeno sedici punti caratteristici nell'impronta digitale costituisce prova certa di colpevolezza. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Associazione per delinquere: lecita la condanna anche senza ruoli
Tre soggetti hanno organizzato ed eseguito una serie continuativa di furti di materiali all'interno di diversi cantieri edili. Per compiere i colpi la banda utilizzava autocarri intestati a terzi, auto di supporto, dispositivi GPS per i sopralluoghi e un piazzale recintato per nascondere la refurtiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di associazione per delinquere, respingendo i ricorsi degli imputati. La Suprema Corte ha chiarito che l'associazione per delinquere sussiste anche in presenza di un'organizzazione minimale e con ruoli intercambiabili tra i sodali. È sufficiente la presenza di un vincolo stabile, la continuità dei contatti e la predisposizione comune di mezzi per realizzare un programma criminoso indeterminato. Di conseguenza i giudici hanno confermato le sanzioni stabilite e condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali.
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Continuazione tra reati: la Cassazione ribalta il no del giudice
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione tra reati per tre distinte condanne irrevocabili per calunnia. Il giudice di merito ha rigettato la richiesta, sostenendo che l'ausilio di complici in alcuni episodi e la distanza spazio-temporale dimostrassero una generale inclinazione a delinquere anziché un programma unitario. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di rigetto, accogliendo il ricorso della difesa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il concorso di terzi non esclude automaticamente l'esistenza del medesimo disegno criminoso. Il giudice dell'esecuzione deve svolgere un'analisi concreta sulla matrice ideativa delle condotte, evitandoli automatismi o motivazioni astratte. La causa è stata rinviata al tribunale per una nuova e corretta valutazione.
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Caccia abusiva in concorso: condannato anche il passeggero
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cacciatore condannato per il reato di caccia abusiva in concorso. L'uomo, fermato all'interno di un'automobile insieme a un coimputato, sosteneva l'assenza di prove sul suo effettivo coinvolgimento nell'abbattimento di specie protette, poiché le prede si trovavano in sacchetti sotto il sedile del conducente. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che gli indizi devono essere valutati complessivamente. Elementi quali l'abbigliamento da caccia, il possesso di cartucce e la presenza di due sacchetti distinti contenenti merli e tordi dimostrano la piena cooperazione nell'illecito. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa dello specchietto: ricorso respinto e condanna finale
Due soggetti hanno proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per la truffa dello specchietto. I giudici di merito avevano accertato la loro responsabilità basandosi su elementi concreti, tra cui la proprietà dell'auto, gli artifici predisposti a bordo per simulare il finto urto e il tentativo di impedire alla vittima di contattare le forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi avanzati dai difensori. I giudici di legittimità hanno evidenziato l'impossibilità di rivalutare i fatti di causa in presenza di due decisioni conformi nei gradi precedenti. I motivi presentati sono stati considerati generici e puramente ripetitivi. La decisione conferma la responsabilità penale degli imputati, i quali dovranno pagare le spese del processo e versare una somma sanzionatoria alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per rapina: confermata la condanna
Due soggetti hanno presentato ricorso contro la sentenza di condanna per il reato di rapina in concorso. Gli imputati hanno contestato il proprio coinvolgimento, la ricostruzione dei fatti, la qualificazione del reato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato le difese. I giudici hanno chiarito che i ricorsi si limitavano a ripetere le argomentazioni dell'appello senza criticare la sentenza. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nei gradi precedenti. La pronuncia sancisce l'inammissibilità del ricorso per rapina, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di rapina: scatta anche per ritorsione e abbandono del bene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di rapina a tre anni di reclusione. L'uomo aveva aggredito con un pugno la vittima per sottrarle con violenza il proprio cane, caricando l'animale a bordo dell'auto e liberandolo poco tempo dopo. La difesa sosteneva che il gesto avesse solo finalità ritorsive ed escludesse l'ingiusto profitto patrimoniale o il reale impossessamento. I giudici hanno chiarito che il reato di rapina si perfeziona anche quando il profitto consiste in un vantaggio puramente morale o in una ritorsione personale. Inoltre, il breve caricamento del bene sulla vettura interrompe il possesso del proprietario e consuma pienamente il delitto.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: l’aiuto autonomo non ha sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. I militari avevano notato L'Imputato fuggire dopo il segnale di allarme lanciato dal complice con una parola convenzionale. Durante la fuga, l'uomo aveva gettato una bustina con varie dosi di droga, confezionate come quelle sequestrate agli acquirenti. La difesa contestava l'attendibilità dei testimoni e chiedeva l'attenuante della minima partecipazione al reato. La Suprema Corte ha ritenuto il ruolo del soggetto paritario ed essenziale: egli gestiva lo smercio con modalità collaudate senza bisogno di direttive. Il ricorso inammissibile ha comportato la conferma della pena, il pagamento delle spese legali e la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo finalizzato alla confisca tra ente e manager
L'amministratore di una società subisce un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per oltre quattro milioni di euro, a seguito di reati fiscali, autoriciclaggio e truffa aggravata. La misura cautelare colpisce prima la società e, in caso di incapienza, il patrimonio personale del manager. Il dirigente contesta il vincolo patrimoniale, sostenendo che l'intero profitto fosse confluito esclusivamente nella cassa sociale e invocando l'assenza di solidarietà passiva. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'amministratore ha utilizzato l'impresa come schermo per appropriarsi di ingenti somme personali. Inoltre, la Corte ribadisce che la responsabilità penale della persona fisica resta autonoma rispetto alla responsabilità amministrativa dell'ente, legittimando pienamente l'aggressione cautelare sui beni del manager.
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Rapina e inammissibilità del ricorso in Cassazione: la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per il reato di rapina aggravata commesso in concorso con altre persone. La difesa ha contestato un presunto difetto di motivazione della sentenza di secondo grado, chiedendo una nuova valutazione delle prove raccolte durante il processo. La Corte di Cassazione ha chiarito che non è possibile richiedere una rilettura delle risultanze probatorie in sede di legittimità, poiché tale compito appartiene esclusivamente ai giudici di merito. Essendo la sentenza impugnata esente da vizi logici e correttamente motivata, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, confermando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Connivenza non punibile e droga in casa: quando scatta il reato
L'Imputato e la convivente venivano accusati del reato di detenzione di sostanza stupefacente a seguito del ritrovamento di droga nella casa comune. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la tesi della connivenza non punibile, affermando di essere stato semplice spettatore passivo dell'attivita illecita altrui. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non sussiste connivenza non punibile quando la persona fornisce un contributo attivo all'acquisto o alla gestione della droga. Nel caso specifico, le prove hanno dimostrato la partecipazione attiva dell'Imputato nell'acquisto dello stupefacente sequestrato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, imponendo anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di auto rubata: passeggero o complice colpevole
L'Imputato contestava la condanna per la ricettazione di auto rubata, sostenendo di essere stato un semplice passeggero estraneo all'acquisto o alla guida del veicolo di lusso usato per un tentato furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la presenza a bordo a volto coperto, l'accordo criminale, la tentata fuga e l'assenza di spiegazioni lecite sul possesso del mezzo provano pienamente la colpevolezza.
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