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Concorso Di Persone — Anno 2022

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240 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concorso Di Persone

Provvedimenti

Contrabbando di tabacco: depistare le indagini è concorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna condannata per concorso in contrabbando di tabacco insieme al coniuge. Durante una perquisizione per individuare circa novantacinque chilogrammi di sigarette illegali, la donna aveva fornito false indicazioni agli inquirenti, indirizzandoli verso un garage diverso da quello usato come deposito. La difesa sosteneva che tale condotta integrasse il meno grave reato di favoreggiamento personale. I giudici hanno invece confermato la qualificazione di concorso materiale e morale nel reato. Trattandosi di una detenzione illecita ancora in atto, qualsiasi aiuto prestato prima che la condotta criminosa si esaurisca trasforma il soggetto in complice effettivo dell'illecito principale.
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Dichiarazione fraudolenta: condannati i semplici dipendenti
Due dipendenti aziendali hanno impugnato la condanna penale per concorso nel reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. I lavoratori sostenevano di aver svolto un ruolo meramente esecutivo su ordine dei vertici societari, senza alcuna autonomia decisionale o intenzione di evadere le imposte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno accertato che lo scambio costante di comunicazioni con società fittizie estere dimostra la piena consapevolezza della frode carosello volta a ottenere indebiti rimborsi IVA. Anche un semplice dipendente risponde penalmente se contribuisce in modo cosciente alle operazioni illecite societarie. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e concorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi della Procura Generale e dell'imputato principale in una complessa vicenda legata al reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I giudici hanno confermato l'assoluzione di due soggetti accusati di far parte del sodalizio: la commissione di singoli episodi di spaccio integra concorso di persone nel reato continuato, ma non dimostra l'adesione all'organizzazione criminale priva di accordo stabile. Al contempo, il ricorso del partecipe condannato è stato respinto perché la rinuncia ai motivi di appello sulla responsabilità impedisce la riqualificazione del fatto in sede di legittimità.
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Ricorso per Cassazione generico: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione presentata da un imputato condannato per reati di spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa lamentava una presunta contraddittorietà e illogicità della motivazione della sentenza di secondo grado, senza però confrontarsi concretamente con gli argomenti espressi dalla Corte di Appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che un ricorso per Cassazione generico impedisce l'esame del merito e determina l'inammissibilità dell'atto. Di conseguenza, la Corte ha confermato in via definitiva la condanna dell'imputato e lo ha sanzionato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso respinto e multa salata
Una donna, accusata di furto in abitazione aggravato in concorso con un'altra persona, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sua condanna. La ricorrente contestava l'attendibilità del riconoscimento effettuato dalle vittime, l'applicazione dell'aggravante della destrezza e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la donna dovrà pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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Individuazione fotografica: condanna sicura anche senza confronto
Due soggetti sono stati condannati per tentato furto aggravato in concorso. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata effettuazione della ricognizione personale. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità. I giudici hanno stabilito che l'individuazione fotografica effettuata dalla vittima, unita a una descrizione dettagliata dei colpevoli e al fatto che l'auto usata per la fuga fosse intestata a uno dei ricorrenti, costituisce una prova d'identificazione solida e sufficiente. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in concorso: ricorso respinto e multa salata
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto aggravato in concorso. Contro la sentenza della Corte di Appello, che confermava la condanna di primo grado, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una cattiva valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, ripetitivi e miravano a una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto di energia elettrica: il ricorso in Cassazione fallisce
Due soggetti sono stati condannati in secondo grado per il reato di furto di energia elettrica aggravato dall'uso di un mezzo fraudolento. Gli imputati avevano manomesso l'impianto di rete per sottrarre corrente senza registrarne i consumi effettivi. Gli stessi hanno successivamente proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione della sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, precisando che le doglianze presentate riguardavano esclusivamente ricostruzioni di fatto, non valutabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna penale è diventata definitiva. La Cassazione ha inoltre condannato i ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Lesioni personali aggravate: stop ai ricorsi sulla provvisionale
Tre individui sono stati condannati nei primi due gradi di giudizio per il reato di lesioni personali aggravate commesso in concorso ai danni di una vittima. Gli imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione per ribaltare la valutazione dei fatti e per contestare l'importo della provvisionale assegnata alla parte civile. La Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno ricordato che non è possibile richiedere un nuovo esame delle prove in sede di Cassazione. Inoltre, la quantificazione della provvisionale ha una natura provvisoria e discrezionale, pertanto non si può impugnare tramite ricorso per cassazione. Questa decisione conferma in modo definitivo la responsabilità degli aggressori per il reato di lesioni personali aggravate e li condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: dalla difesa al rigetto in Cassazione
Due persone sono state condannate per il reato di tentato furto aggravato. Mentre la partecipante più giovane ha compiuto l'azione materiale per sottrarre i beni, la complice meno giovane ha fornito un contributo decisivo sia sul piano materiale sia su quello morale, agendo di concerto. Contro la decisione della Corte di Appello, le imputate hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un'errata valutazione delle prove e presunti difetti di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché le contestazioni riguardavano elementi di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e le due ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e un versamento di tremila euro ciascuna alla Cassa delle Ammende.
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Concorso nel reato di peculato: reo anche il privato
Un funzionario di un ente pubblico accreditava indennità non dovute sui conti correnti di cittadini privati. I beneficiari e i delegati fornivano volontariamente le proprie coordinate bancarie e riscuotevano somme sproporzionate rispetto a qualunque titolo lecito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei privati cittadini per concorso nel reato di peculato. I giudici hanno stabilito che l'incasso ripetuto di denaro pubblico, privo di qualsiasi pratica amministrativa, dimostra la piena consapevolezza dell'illecito. Senza l'apporto dei privati, che hanno fornito i conti e prelevato le somme, il reato non si sarebbe consumato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando le sanzioni penali e il pagamento delle spese processuali.
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Lavori edilizi abusivi: condannato chi li esegue in casa altrui
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per aver eseguito lavori edilizi abusivi nell'abitazione del padre, dove risiedeva. Il ricorrente sosteneva di non essere il proprietario né il committente delle opere e contestava il rifiuto di ascoltare un testimone. La Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità penale per i lavori edilizi abusivi ricade anche sull'esecutore materiale delle opere, a prescindere dalla proprietà dell'immobile. Il ruolo di esecutore è infatti sufficiente a configurare il reato, anche a titolo di concorso. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: è concorso e non aiuto
Due uomini sono stati condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti in concorso, dopo essere stati sorpresi dalle forze dell'ordine mentre dissotterravano, frazionavano e nascondevano nuovamente oltre ottocento grammi di eroina. Uno dei condannati ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver compiuto solo un favoreggiamento personale e non una vera e propria detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che dissotterrare e dividere la droga dimostra la diretta disponibilità del materiale, configurando pienamente il reato di detenzione in concorso. Il favoreggiamento è stato escluso poiché presuppone un aiuto prestato solo dopo la consumazione del reato altrui. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio esclusa se la casa è un laboratorio
Due imputati sono stati condannati per la detenzione in concorso di circa 101 grammi di marijuana, pari a 296 dosi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando anche l'utilizzo di dichiarazioni spontanee rese da uno dei soggetti che sosteneva di non comprendere la lingua italiana. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno escluso la lieve entità dello spaccio a causa dell'organizzazione, seppur rudimentale, dell'attività (uso di un'abitazione come base operativa e presenza di strumenti per il confezionamento) e del quantitativo non modico, idoneo a generare un profitto significativo. Le dichiarazioni spontanee sono state ritenute valide poiché smentite le difficoltà linguistiche dell'imputato.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie: no al furto di gruppo
Tre persone sottraggono generi alimentari da un supermercato. Il Tribunale dichiara l'estinzione del reato per condotte riparatorie ai sensi dell'articolo 162-ter del codice penale, ritenendo il fatto procedibile a querela. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Procura: poiché il furto è stato commesso da tre persone in concorso, si configura l'aggravante del furto pluriaggravato. Tale circostanza, chiaramente descritta nel capo d'imputazione anche senza l'indicazione formale dell'articolo di legge, rende il reato procedibile d'ufficio. Di conseguenza, l'estinzione del reato per condotte riparatorie non può essere applicata, in quanto riservata esclusivamente ai reati procedibili a querela di parte. La sentenza viene annullata con rinvio.
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Sospensione della prescrizione: risarcimento da rifare
Due coniugi, accusati di lesioni e minacce ai danni di una vicina, vedono i propri reati dichiarati prescritti in appello, ma restano condannati al risarcimento dei danni. Ricorrono in Cassazione sostenendo che la prescrizione fosse maturata prima del primo grado, contestando la sospensione dovuta all'astensione del loro difensore. La Suprema Corte respinge questo motivo, confermando che lo sciopero dell'avvocato blocca il processo prima di ogni altra verifica, determinando la corretta sospensione della prescrizione. Tuttavia, accoglie il ricorso per difetto di motivazione sulla responsabilità dei singoli coniugi e sul concorso nel reato. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile per un nuovo esame del risarcimento.
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Furto aggravato in concorso: la cena-trappola costa la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di furto aggravato in concorso per aver pianificato il furto di lastre di marmo da un'azienda e aver allontanato il custode con la scusa di una cena. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e l'applicazione delle aggravanti della violenza sulle cose e del tempo di notte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente. Inoltre, le contestazioni sulle aggravanti erano inammissibili poiché non erano state sollevate nel precedente grado di giudizio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità solidale risarcimento danni: quando si paga per sé
Quattro soggetti sono stati accusati di deturpamento e imbrattamento di beni immobili ai danni di un Comune. La Corte d'appello li ha condannati a pagare, in solido tra loro, un risarcimento di trentamila euro. I condannati hanno fatto ricorso, sostenendo che le loro condotte erano autonome e non in concorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la responsabilità solidale risarcimento danni richiede l'unicità dell'evento dannoso o un nesso di interdipendenza spazio-temporale tra le condotte. Poiché i giudici di merito non hanno verificato se si trattasse di un unico danno o di eventi distinti, la Cassazione ha annullato la decisione, rinviando la questione al giudice civile per accertare la reale natura del danno.
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Riproduzione abusiva di brani musicali: risponde il titolare
L'Amministratore di una società che gestiva una discoteca è stato condannato per la riproduzione abusiva di brani musicali protetti dal diritto d'autore. Durante un controllo, le autorità hanno scoperto oltre ventiquattromila file musicali privi di licenza SIAE sull'hard disk del computer del locale, messo a disposizione del disc jockey. L'Amministratore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere a conoscenza dell'attività illecita del collaboratore. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale. I giudici hanno stabilito che fornire l'attrezzatura informatica contenente i file abusivi costituisce una partecipazione attiva e consapevole al reato. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto con strappo: il palo è colpevole anche se è Halloween
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto con strappo in concorso. L'imputato aveva svolto il ruolo di palo mentre il complice scippava la borsa a una turista davanti a un albergo. La difesa sosteneva l'innocenza dell'uomo, giustificando la sua presenza sul posto con i festeggiamenti della serata di Halloween e contestando la ricostruzione basata sulle videoriprese. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso è inammissibile poiché ripropone le stesse contestazioni già respinte in appello, richiedendo una nuova valutazione delle prove non consentita in Cassazione. Di conseguenza, la condanna è definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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