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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Stato di insolvenza in liquidazione: la Cassazione decide
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23290/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l'occasione per chiarire i criteri di valutazione dello stato di insolvenza per le imprese non più operative. La Corte ha stabilito che, in fase di liquidazione, l'insolvenza è di natura puramente patrimoniale: si deve unicamente verificare se l'attivo sia sufficiente a soddisfare integralmente i creditori. Viene inoltre confermata l'ampia discrezionalità del giudice di rinvio nel riesaminare i fatti dopo un annullamento per vizi di motivazione.
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Fattibilità piano concordatario: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società, respingendo il ricorso contro la bocciatura del suo piano di concordato preventivo. La decisione si fonda sulla manifesta inattendibilità della relazione del professionista attestatore e sulla palese implausibilità del piano stesso. L'ordinanza chiarisce che il giudice, pur non potendo valutare la convenienza economica (riservata ai creditori), ha il dovere di verificare la fattibilità del piano concordatario, ovvero la sua concreta capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati, specialmente in caso di continuità aziendale.
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Dichiarazione di fallimento: i motivi del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società il cui concordato preventivo era stato precedentemente annullato. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che lo stato di insolvenza era evidente sia dalla domanda di concordato stessa, sia dall'aggravamento della situazione debitoria a seguito della scoperta di abusi edilizi su un immobile chiave. Sono stati respinti anche i motivi relativi alla presunta illegittimità della composizione dei collegi giudicanti e della nomina del curatore fallimentare.
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Transazione fiscale: estingue il processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a una contestazione IVA. La decisione si fonda sulla sopravvenuta omologazione di una transazione fiscale nell'ambito di un concordato preventivo presentato dalla società contribuente. Secondo la Corte, tale accordo determina la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficace la sentenza impugnata e l'originario avviso di accertamento.
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Omesso versamento IVA: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34231/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata per omesso versamento IVA di oltre 590.000 euro. I giudici hanno respinto le eccezioni sulla prescrizione, chiarendo che i periodi di sospensione del processo ne avevano posticipato la scadenza. È stato inoltre ribadito che i pagamenti parziali, effettuati dopo la scadenza del termine, non escludono il dolo, poiché l'intento criminoso si valuta al momento della commissione del reato.
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Rimborso accise energia: diritto diretto del consumatore
Una società ha richiesto il rimborso accise energia (addizionale provinciale) direttamente all'Agenzia delle Dogane, poiché il suo fornitore era in procedura di concordato. Inizialmente respinta, la richiesta è stata accolta dalla Corte di Cassazione. Sulla base di una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, è stato stabilito che il consumatore ha diritto di agire direttamente contro lo Stato per il rimborso. La ragione risiede nell'impossibilità giuridica per il consumatore di far valere contro il fornitore (un altro privato) una direttiva UE non correttamente recepita, rendendo l'azione diretta contro l'ente impositore l'unica via per garantire l'effettività del diritto europeo.
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Accollo interno: non esclude il fallimento della società
Una società, dichiarata fallita su istanza del Pubblico Ministero, ha contestato la decisione sostenendo che un'altra azienda avesse assunto il suo debito principale tramite un accordo di accollo interno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accollo interno non libera il debitore originario nei confronti del creditore. Di conseguenza, il debito è stato correttamente considerato nel valutare lo stato di insolvenza, legittimando la dichiarazione di fallimento.
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Valore indeterminabile causa: compensi in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della liquidazione dei compensi legali, una causa di reclamo contro il diniego di omologazione di un concordato preventivo ha valore indeterminabile. Rigettando il ricorso di un avvocato che chiedeva una liquidazione basata sul valore patrimoniale, la Corte ha esteso il principio già valido per le opposizioni a sentenze di fallimento, confermando la decisione della Corte d'Appello e sanzionando il ricorrente per abuso del processo.
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Proposta concorrente: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni soci contro l'omologazione di una proposta concorrente di concordato preventivo. La decisione si fonda sulla non ammissibilità di motivi di ricorso che introducono questioni nuove, non sollevate nei gradi di merito, e sulla mancanza di specificità e autosufficienza dei motivi presentati, ribadendo i rigorosi requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Atti di straordinaria amministrazione: il no al canone
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale di rigettare la domanda di ammissione al passivo di un credito per canoni di locazione. Il contratto era stato stipulato da una società poi fallita mentre si trovava in concordato preventivo. Poiché l'atto, non autorizzato dal giudice, è stato qualificato come atto di straordinaria amministrazione in quanto pregiudizievole per i creditori, è stato ritenuto inefficace, escludendo così il diritto al pagamento dei canoni.
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Estinzione del giudizio tributario: il caso risolto
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di una società che, dopo un lungo contenzioso fiscale per IRES, IRAP e IVA, ha rinunciato al ricorso. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo fine alla disputa senza una decisione nel merito, a seguito dell'accettazione della rinuncia da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Una società, dopo aver intrapreso un lungo percorso legale contro l'Agenzia delle Entrate per un avviso di accertamento, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un errore procedurale. Tuttavia, prima della decisione finale, la società ha rinunciato al ricorso con l'accettazione della controparte. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una pronuncia nel merito.
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Completezza informativa concordato: l’obbligo di verità
La Cassazione conferma l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo per violazione del principio di completezza informativa. La società aveva omesso di indicare nel piano una potenziale azione di responsabilità contro l'amministratore e aveva fornito dati incompleti e fuorvianti sulla crisi aziendale. Secondo la Corte, la mancanza di trasparenza inficia la procedura e impedisce ai creditori di esprimere un voto consapevole.
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Revoca concordato preventivo: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo si è vista revocare l'ammissione e dichiarare il fallimento per aver tenuto condotte in frode ai creditori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo l'appello della società inammissibile. Le motivazioni principali per la revoca del concordato preventivo includono l'occultamento di un incasso di 300.000 euro, la mancata e incompleta comunicazione di informazioni cruciali su importanti contenziosi relativi ai crediti che costituivano l'attivo principale, e il compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, ovvero la contrazione di un prestito dalla capogruppo. La Corte ha stabilito che tali omissioni e alterazioni hanno impedito ai creditori di valutare correttamente la convenienza della proposta, legittimando la revoca e la successiva dichiarazione di fallimento.
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Atti in frode: dati falsi revocano il concordato
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un concordato preventivo e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla constatazione che la presentazione di dati contabili e patrimoniali significativamente diversi dalla realtà integra gli estremi degli atti in frode ai creditori, a prescindere da un'esplicita volontà di ingannare. La mera consapevolezza di fornire informazioni incomplete o inesatte è sufficiente a compromettere la procedura.
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Insolvenza fraudolenta: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per insolvenza fraudolenta a carico di un amministratore e di una socia di una società. La sentenza chiarisce che, ai fini del reato, lo stato di insolvenza è la concreta incapacità di pagare un debito specifico al momento della sua assunzione, a prescindere dalle definizioni civilistiche. Inoltre, stabilisce che il pagamento parziale del debito tramite un concordato preventivo non è sufficiente a estinguere il reato, per il quale è richiesto l'adempimento integrale.
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Dichiarazione di fallimento: ricorso inammissibile
Una società, dopo aver visto respinta la sua domanda di concordato preventivo, subisce la dichiarazione di fallimento su istanza di un creditore. La società ricorre in Cassazione lamentando un errore formale nella convocazione, ma la Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è che le censure non affrontano il ragionamento della corte d'appello e si limitano a ripetere tesi già respinte, rendendo il ricorso sterile.
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Proroga concordato preventivo: poteri del tribunale
Una società dichiarata fallita ha proposto ricorso in Cassazione dopo che le è stata negata una proroga per la presentazione del piano di concordato preventivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'ampio potere discrezionale del tribunale nel concedere la proroga concordato preventivo e sottolineando che il ricorrente deve dimostrare in modo specifico come i propri diritti di difesa siano stati concretamente violati.
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Concordato preventivo 20%: no rinvio se infattibile
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società. Il suo piano di concordato preventivo 20% è stato rigettato perché non in grado di 'assicurare' il pagamento minimo ai creditori chirografari, data l'enorme massa di debiti privilegiati. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto a ottenere un rinvio per modificare una proposta palesemente inammissibile e infattibile fin dall'origine.
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Termine breve impugnazione: tardivo il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la sentenza di fallimento. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata ben oltre il termine breve impugnazione di trenta giorni, che decorre dalla comunicazione integrale della sentenza via PEC da parte della cancelleria, come previsto dalla legge fallimentare. La Corte ha ribadito che questa norma speciale prevale sulle regole generali e che la sospensione feriale dei termini non si applica a tali procedimenti.
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