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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cartella di pagamento e concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cartella di pagamento emessa tramite ruolo straordinario è legittima anche se notificata durante un concordato preventivo. Nonostante il divieto di azioni esecutive individuali imposto dalla legge fallimentare, l'atto impositivo conserva una funzione essenziale di accertamento del credito. Tale funzione è necessaria per consentire all'Amministrazione finanziaria di partecipare alla distribuzione dell'attivo e di esercitare il diritto di voto all'interno della procedura concorsuale. La decisione sottolinea come l'improcedibilità dell'esecuzione non privi la cartella di pagamento della sua natura di strumento per rendere il credito opponibile alla massa dei creditori.
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Cessazione della materia del contendere: accordo nullo, lite viva
Una società contribuente stipula un accordo per i debiti tributari, portando i giudici a dichiarare la cessazione della materia del contendere tramite un'ordinanza. L'azienda non rispetta i pagamenti e l'accordo viene revocato. L'Agenzia Fiscale chiede di riaprire il processo, ma i giudici di merito rifiutano, ritenendo l'ordinanza ormai definitiva. La Cassazione ribalta la decisione. L'ordinanza iniziale era priva della firma del giudice relatore. Questo difetto formale causa una nullità insanabile, impedendo all'atto di diventare definitivo. Di conseguenza, venuto meno l'accordo fiscale, il processo deve proseguire per accertare il debito. La pronuncia dimostra che gli errori formali gravi impediscono la chiusura definitiva delle liti.
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Concordato preventivo: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un concordato preventivo liquidatorio per grave inadempimento. Nonostante la società debitrice sostenesse che il termine di cinque anni per l'esecuzione fosse solo indicativo, la Corte ha rilevato che, dopo sei anni, era stato liquidato solo il 10% dell'attivo. Tale situazione ha impedito il pagamento integrale dei creditori privilegiati e qualsiasi riparto per i chirografari. La decisione ribadisce che il concordato preventivo può essere risolto quando viene meno la sua funzione di soddisfare i creditori, indipendentemente dalla scadenza di termini meramente prudenziali.
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Prededuzione nel fallimento: stop ai canoni dopo il concordato
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della prededuzione nel fallimento per i crediti sorti durante l'esecuzione di un concordato preventivo. Una società immobiliare chiedeva il pagamento prioritario di canoni di locazione maturati dopo l'omologazione del concordato di una catena commerciale, poi fallita. Il Tribunale aveva inizialmente concesso la prededuzione, ritenendo i crediti funzionali alla procedura. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che i crediti sorti dopo l'omologazione non godono di priorità automatica. Poiché con l'omologazione la procedura si chiude e il debitore torna a gestire l'impresa autonomamente, i nuovi debiti non sono imputabili agli organi concorsuali. La prededuzione nel fallimento spetta solo se prevista espressamente dalla legge o se il credito è sorto in pendenza della procedura sotto il controllo diretto degli organi giudiziari.
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Nullità di protezione: garanzia carente e tutela dell’acquirente
Una società cooperativa ha concesso in godimento un immobile da costruire a una socia tramite un contratto di locazione con patto di futura vendita. A causa del mancato pagamento dei canoni, la società ha intimato lo sfratto. La conduttrice ha eccepito la nullità del contratto poiché la fideiussione rilasciata era carente nei tempi e negli importi rispetto a quanto previsto dalla legge. La Corte d'Appello ha confermato la nullità del rapporto, ordinando la restituzione della caparra. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, ribadendo che la nullità di protezione opera a favore dell'acquirente di immobili da costruire quando la garanzia fideiussoria non è conforme al modello legale, specialmente se il rischio di insolvenza del costruttore si è concretizzato con l'apertura di una procedura concorsuale.
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Sospensione della vendita immobiliare: quando il prezzo è ingiusto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sospensione della vendita immobiliare disposta dal Tribunale in una procedura di concordato. Un immobile era stato aggiudicato a un prezzo inferiore alla metà del valore stimato, con l'obbligo per l'acquirente di locarlo alla stessa società debitrice. Il Tribunale aveva revocato l'aggiudicazione ritenendo il prezzo non giusto, poiché i canoni di locazione garantiti avrebbero quasi coperto il costo d'acquisto in pochi anni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società immobiliare aggiudicataria, ribadendo che la valutazione sulla congruità del prezzo spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità. Inoltre, è stata confermata la validità del reclamo depositato telematicamente in un registro errato, trattandosi di semplice irregolarità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio dei costi
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato un decreto ingiuntivo emesso a favore di una cooperativa edile in concordato preventivo, incaricata di lavori infrastrutturali. La cooperativa aveva esercitato la facoltà di sciogliersi dal contratto ex art. 169-bis l. fall. La società aeroportuale richiedeva un indennizzo per i danni derivanti dalla mancata ultimazione delle opere, ma i giudici di merito hanno respinto la domanda per carenza di prove sul danno effettivo. Giunti in sede di legittimità, le parti hanno optato per la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione applicabile solo a rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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Compenso professionale nel concordato: rigetto e sanzione
Un avvocato ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare del saldo per l'attività svolta in favore di una società per l'accesso a una procedura di crisi. Il tribunale ha negato il saldo poiché il contratto condizionava il pagamento all'ammissione della società al concordato, evento mai verificatosi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando che l'interpretazione delle clausole contrattuali spetta al giudice di merito. La decisione ribadisce che il compenso professionale nel concordato può essere legittimamente subordinato al raggiungimento di determinati obiettivi procedurali. Il professionista è stato inoltre condannato al pagamento di sanzioni pecuniarie per aver proposto un ricorso manifestamente infondato, aggravando inutilmente il carico giudiziario.
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Risoluzione concordato preventivo: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione concordato preventivo di una società di costruzioni in liquidazione. Il ricorso si basava sulla presunta decadenza del diritto del creditore di agire e sulla mancanza di un suo interesse economico concreto nel richiedere il fallimento. La Suprema Corte ha stabilito che il termine annuale per la risoluzione decorre dall'ultimo adempimento fissato o, in mancanza, dalla fine della liquidazione. Inoltre, ha chiarito che l'interesse ad agire è un requisito giuridico che non dipende dalla certezza di un vantaggio economico immediato per il creditore.
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Licenziamento dirigente e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento dirigente intimato da una società dolciaria alla propria responsabile amministrativa. L'azienda contestava alla dipendente il mancato controllo su gravi anomalie di magazzino e la presentazione di report rassicuranti al consiglio di amministrazione. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato l'assenza di prove circa la consapevolezza della dirigente rispetto a tali irregolarità. Un punto centrale della decisione riguarda l'interazione tra diritto del lavoro e procedure concorsuali: la Suprema Corte ha stabilito che l'omologazione di un concordato preventivo non impedisce al lavoratore di promuovere un giudizio ordinario per accertare l'esistenza e l'entità del proprio credito, anche se il pagamento effettivo resterà soggetto alle regole della procedura concorsuale.
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Concordato preventivo e cartelle di pagamento
La Corte di Cassazione esamina la legittimità di cartelle di pagamento notificate a una società in liquidazione dopo l'omologazione di un concordato preventivo. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione di merito che annullava tali cartelle, sostenendo che la notifica fosse un atto dovuto per evitare la decadenza dei termini di riscossione. Tuttavia, la società ha eccepito l'avvenuta adesione alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. La Suprema Corte ha sospeso la decisione di merito, ordinando all'Amministrazione Finanziaria di fornire chiarimenti sull'effettivo perfezionamento della sanatoria fiscale, che potrebbe determinare l'estinzione del giudizio.
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Scritture contabili: valore probatorio e fatture.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava un decreto ingiuntivo per forniture stradali. La ricorrente sosteneva che le **scritture contabili** della controparte non fossero sufficienti a provare il credito. Gli Ermellini hanno invece confermato che i libri contabili, se supportati da documenti di trasporto (DDT) regolarmente firmati, costituiscono una valida prova per presunzione dell'avvenuta consegna e del relativo debito. È stato inoltre chiarito che l'ammissione al concordato preventivo non priva la società della capacità di stare in giudizio.
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Obbligazione di mezzi e responsabilità professionale
Un professionista legale ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo di una società in liquidazione giudiziale, relativa ai compensi per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del tribunale di merito, stabilendo che, sebbene l'incarico costituisca un'**obbligazione di mezzi**, la prestazione deve comunque essere idonea a raggiungere lo scopo prefissato. Nel caso di specie, l'attività è stata giudicata inutile poiché le criticità aziendali rendevano il concordato impraticabile già al momento del deposito della domanda, configurando un inadempimento professionale che giustifica il mancato pagamento del compenso.
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Prededuzione: quando spetta al professionista?
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della prededuzione per il credito di un professionista incaricato di redigere l'attestazione per un concordato preventivo mai effettivamente aperto. Poiché l'ente debitore è poi confluito in una procedura di amministrazione straordinaria, la Corte ha stabilito che la mancata apertura del concordato interrompe il nesso di funzionalità tra l'opera professionale e l'interesse dei creditori. La decisione ribadisce che la prededuzione non può essere riconosciuta se la procedura concorsuale di riferimento non viene formalmente avviata, indipendentemente dalle ragioni dell'interruzione.
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Concordato preventivo: privilegi e legittimazione.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del privilegio spettante a una compagnia assicurativa che, avendo pagato una polizza fideiussoria a favore di un ente pubblico, si è surrogata nei diritti di quest'ultimo verso una società in concordato preventivo. La Corte ha chiarito che, nelle controversie relative all'accertamento del rango di un credito, il debitore mantiene la legittimazione processuale esclusiva, senza necessità di coinvolgere il liquidatore giudiziale. Inoltre, è stato ribadito che il privilegio ex art. 9 D.Lgs. 123/1998 per i finanziamenti pubblici persiste anche in caso di revoca del beneficio, garantendo la tutela del credito nel contesto del concordato preventivo.
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Concordato preventivo: termini e fattibilità del piano
La Corte di Cassazione ha confermato l'omologazione di un concordato preventivo, stabilendo che il termine biennale per la riproposizione della domanda decorre dal deposito della prima istanza. La decisione chiarisce che il sindacato del giudice sulla fattibilità economica è limitato alla verifica della non manifesta inattitudine del piano, specialmente quando supportato da garanzie esterne e perizie asseverate.
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Compenso liquidatore giudiziale: quando spetta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso liquidatore giudiziale nel concordato preventivo deve essere determinato solo al termine della procedura. Il caso riguardava l'erede di un professionista deceduto prima della chiusura delle operazioni, a cui il Tribunale aveva negato ulteriori somme ritenendo definitivo un precedente pagamento. La Suprema Corte ha invece chiarito che ogni liquidazione avvenuta prima del rendiconto finale ha natura di acconto. Il compenso finale è unitario e va ripartito tra i vari soggetti che si sono avvicendati nell'incarico solo dopo la conclusione di tutte le attività.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta e platea
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo intimato da una società in concordato preventivo. Il nodo centrale riguarda la limitazione della platea dei lavoratori a una singola sede aziendale, giudicata ingiustificata poiché le professionalità erano fungibili con quelle di altre sedi. La Suprema Corte ha ribadito che la scelta dei dipendenti deve basarsi su criteri trasparenti e non può essere ristretta geograficamente solo per evitare costi di trasferimento, ordinando la reintegrazione del lavoratore.
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Concordato preventivo: stop al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario proposto da una società creditrice contro il decreto del Tribunale riguardante il piano di riparto in un **concordato preventivo**. La controversia verteva sulla prededucibilità di crediti tributari (IMU e COSAP) maturati dopo l'omologa della procedura. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta terminata la fase di omologazione, le contestazioni relative all'esecuzione del piano e alla distribuzione delle somme non possono essere impugnate direttamente in Cassazione. Tali liti devono essere risolte attraverso un ordinario giudizio di cognizione, poiché i decreti emessi in questa fase hanno natura esecutiva e di sorveglianza, mancando dei requisiti di decisorietà e definitività necessari per il ricorso ex art. 111 Cost.
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Commissario Giudiziale: calcolo compenso concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso spettante al Commissario Giudiziale deve essere calcolato sulla base dell'attivo inventariato qualora la procedura di concordato preventivo si interrompa anticipatamente. Anche nei concordati con finalità liquidatoria, se la procedura cessa prima della vendita dei beni, non si può applicare il criterio dell'attivo realizzato (pari a zero), poiché ciò creerebbe una disparità irragionevole rispetto ai concordati in continuità. La decisione conferma la necessità di remunerare l'attività professionale effettivamente svolta prima della rinuncia del debitore.
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