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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Coltivatore diretto: no al privilegio per le società
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio previsto dall'art. 2751 bis n. 4 c.c. per il coltivatore diretto non può essere esteso alle società agricole, anche se costituite in forma di società semplice. Il caso riguardava una società agricola che rivendicava la natura privilegiata del proprio credito in una procedura di concordato preventivo. La Suprema Corte ha chiarito che tale causa di prelazione è riservata esclusivamente alle persone fisiche, data la natura eccezionale delle norme sui privilegi che derogano alla par condicio creditorum. Nonostante la prevalenza del lavoro dei soci, la dimensione societaria e l'elevato volume d'affari sono stati ritenuti incompatibili con la figura del piccolo imprenditore agricolo tutelata dalla norma.
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Concordato preventivo: validità dei pagamenti ordinari
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dei pagamenti effettuati da una società in concordato preventivo per forniture necessarie alla prosecuzione dell'attività d'impresa. Tali atti sono stati qualificati come di ordinaria amministrazione, escludendo la necessità di autorizzazione del Giudice Delegato. La Corte ha chiarito che, anche in una procedura con finalità liquidatoria, la gestione corrente funzionale all'impresa non è soggetta a inefficacia, purché non sia diretta a frodare i creditori e rispetti il piano di concordato preventivo approvato.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e spese legali
L'ordinanza n. 35553/2023 della Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata da una fondazione in liquidazione. Poiché la società controricorrente ha formalmente accettato tale rinuncia, la Suprema Corte ha applicato l'art. 391 c.p.c., disponendo la chiusura del procedimento senza alcuna condanna alle spese legali per le parti coinvolte.
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Eccezione d’inadempimento e onere della prova legale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso relativo all'ammissione al passivo di crediti professionali vantati da due avvocati per attività svolte in favore di una società poi fallita. Il Tribunale aveva inizialmente ammesso i crediti escludendo la prededuzione, rigettando l'eccezione d'inadempimento sollevata dalla curatela per mancanza di una prova evidente della partecipazione dei legali a un progetto fraudolento. La Suprema Corte ha cassato la decisione, stabilendo che, a fronte di una contestazione sull'operato professionale, spetta al prestatore d'opera dimostrare l'esatto adempimento, mentre il fallimento deve solo allegare l'altrui negligenza secondo i canoni ordinari della responsabilità contrattuale.
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Cartella esattoriale: notifica valida in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella esattoriale è pienamente legittima anche nei confronti di una società ammessa alla procedura di concordato preventivo. La decisione ribalta l'orientamento dei giudici di merito, chiarendo che la cartella esattoriale non costituisce l'inizio di un'azione esecutiva, vietata dall'art. 168 l.fall., bensì un atto preliminare assimilabile al precetto. Poiché la cartella accorpa le funzioni di titolo esecutivo e precetto senza avviare materialmente l'esecuzione, essa si sottrae al divieto di azioni individuali dei creditori sul patrimonio del debitore concordatario.
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Concordato preventivo: revoca e pagamenti vietati
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'ammissione al concordato preventivo per una società operante nel settore ambientale. La decisione scaturisce da due ragioni fondamentali: l'esecuzione di pagamenti non autorizzati a creditori antecedenti e la manifesta inattuabilità del piano economico. Quest'ultima è stata determinata dalla crisi finanziaria del soggetto terzo che avrebbe dovuto garantire l'apporto di capitali. La Corte ha ribadito che, nel giudizio di rinvio, è legittimo esaminare fatti sopravvenuti che rendono la proposta irrealizzabile, confermando così la dichiarazione di fallimento della società debitrice.
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Concordato preventivo: i limiti del reclamo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva accolto il reclamo contro la dichiarazione di fallimento di una società, omettendo di valutare criticamente la proposta di Concordato preventivo. Il Tribunale aveva inizialmente dichiarato inammissibile il piano per l'esclusione di asset patrimoniali rilevanti e per l'incertezza sulla prosecuzione dell'attività. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice del reclamo ha il dovere di esaminare tutte le ragioni di inammissibilità, comprese le possibili dissimulazioni dell'attivo o sottostime del passivo, in virtù dell'effetto devolutivo pieno della procedura.
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Concordato preventivo: ricorso e chiusura procedura
Una società creditrice ha impugnato l'omologazione di un concordato preventivo, sostenendo che l'aumento di capitale previsto dal piano dovesse essere sottoposto a gara competitiva secondo la disciplina delle offerte concorrenti. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, la procedura di concordato preventivo è stata dichiarata chiusa a seguito dell'avvenuto riparto finale. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, in quanto l'eventuale annullamento dell'omologazione non avrebbe prodotto alcun beneficio pratico per il ricorrente in una procedura ormai conclusa.
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Fallimento: termini per il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una società e dal suo socio contro la sentenza di appello che confermava il loro **fallimento**. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione: il termine di trenta giorni per ricorrere in Cassazione decorre dalla comunicazione integrale del provvedimento effettuata dalla cancelleria via PEC. Nel caso di specie, la notifica era avvenuta a gennaio, mentre il ricorso è stato notificato solo a marzo, ben oltre la scadenza legale. La Corte ha ribadito che le esigenze di celerità del procedimento fallimentare impongono il rispetto rigoroso di tali termini, indipendentemente dall'impulso di parte.
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Azione revocatoria: gli effetti del concordato
La Corte di Cassazione affronta il complesso rapporto tra l'azione revocatoria ordinaria e l'apertura di un concordato preventivo. Nel caso in esame, un creditore aveva impugnato la vendita di immobili effettuata dalla debitrice a favore di una società collegata. Tuttavia, la debitrice è stata successivamente ammessa al concordato, includendo nel piano i proventi della vendita di quegli stessi beni. La questione centrale riguarda se l'azione revocatoria possa proseguire o se l'omologazione del concordato, finalizzata alla tutela collettiva dei creditori, ne neutralizzi gli effetti individuali per evitare disparità di trattamento.
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Vendita competitiva: regole chiare o asta nulla
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una vendita competitiva a causa dell'ambiguità dell'avviso d'asta riguardante i termini per il versamento della cauzione. Il caso nasce dal reclamo di una società che, dopo numerosi rilanci, aveva contestato l'ammissione di un concorrente il cui deposito era avvenuto in una data incerta a causa della dicitura equivoca 'esclusi sabato, domenica e festivi'. La Suprema Corte ha stabilito che la trasparenza e la parità di trattamento tra gli offerenti sono pilastri ineludibili: se le regole d'accesso non sono chiare e immutabili, la procedura è nulla e deve essere ripetuta.
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Transazione fiscale: giurisdizione al giudice ordinario
La Corte di Cassazione ha chiarito che la giurisdizione sul diniego di una transazione fiscale spetta al giudice ordinario fallimentare e non a quello tributario. La controversia riguardava il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate di aderire a una proposta di trattamento dei crediti tributari in un concordato preventivo. La Suprema Corte ha stabilito che la transazione fiscale ha una natura ancillare rispetto alla procedura concorsuale, dove l'interesse collettivo dei creditori prevale su quello fiscale. Non trattandosi di esercizio di potestà impositiva, ma di una manifestazione di volontà del creditore pubblico, la competenza funzionale appartiene al tribunale fallimentare.
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Concordato preventivo: stop pagamenti contestati
Una società di trasporti in regime di concordato preventivo ha richiesto l'autorizzazione a sospendere il pagamento di alcuni crediti contestati, proponendo l'accantonamento delle somme in un conto corrente. Il Tribunale ha respinto l'istanza poiché il piano omologato non prevedeva tale opzione, rendendo la richiesta una modifica inammissibile della volontà dei creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le controversie sull'esecuzione del piano dopo l'omologazione devono essere trattate in un ordinario giudizio di cognizione e non possono essere impugnate direttamente in sede di legittimità.
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Compensazione fallimentare: rinuncia al ricorso
Una società committente ha tentato di operare una compensazione fallimentare acquistando un credito verso l'appaltatrice dopo l'apertura del concordato preventivo. Mentre il Tribunale ha negato la validità dell'operazione, la Corte d'Appello l'ha ritenuta legittima basandosi sull'interpretazione dell'art. 56 Legge Fallimentare. Giunta in Cassazione, la procedura fallimentare ha depositato atto di rinuncia al ricorso, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del processo senza statuizione sulle spese.
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Concordato preventivo: termini ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro l'omologazione di un concordato preventivo a causa della sua tardività. Il ricorso è stato infatti notificato oltre il termine di trenta giorni dalla notifica del decreto della Corte d'Appello. La Corte ha inoltre ribadito che l'intervento di società succeditrici nel giudizio di legittimità è inammissibile, poiché il successore a titolo particolare non può partecipare autonomamente a questa fase processuale in assenza di specifiche deroghe normative.
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Inadempimento professionale: chi deve provare l’errore?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di ammissione al passivo presentata da un tecnico per compensi professionali legati a una perizia immobiliare. A fronte dell'eccezione di inadempimento professionale sollevata dalla curatela fallimentare, spetta al professionista dimostrare l'esatto adempimento della prestazione. Nel caso di specie, l'elaborato è stato giudicato incompleto e lacunoso poiché privo di analisi di sensitività e di valutazioni congrue rispetto al mercato delle aste giudiziarie, giustificando la riduzione del compenso a quanto già percepito.
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Prededuzione: limiti ai compensi professionali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due professionisti che chiedevano il riconoscimento della prededuzione per i compensi maturati durante un concordato preventivo poi fallito. La decisione chiarisce che la prededuzione non spetta automaticamente per il solo fatto di aver assistito l'impresa, ma richiede che l'attività sia stata funzionale agli interessi dei creditori. Nel caso specifico, il piano di concordato era basato su un credito palesemente inesigibile e contestato, rendendo la proposta inidonea sin dall'inizio. La Corte ha stabilito che, sebbene la valutazione debba essere fatta ex ante, un piano manifestamente irrealizzabile esclude il beneficio della priorità nel pagamento.
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Concordato preventivo: inammissibilità e insolvenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo presentata da una società immobiliare inattiva da anni. Il piano è stato giudicato inadeguato poiché il soddisfacimento dei creditori dipendeva da finanza esterna priva di garanzie reali di effettività. La Corte ha ribadito che lo stato di insolvenza può essere legittimamente desunto dalla prolungata assenza di liquidità, dalla pendenza di procedure esecutive e dalla mancanza di operatività aziendale, rendendo inevitabile la dichiarazione di fallimento su istanza del Pubblico Ministero.
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Concordato preventivo: la garanzia del socio
Un socio unico ha garantito personalmente il pagamento dei debiti verso i creditori nell'ambito di un concordato preventivo. Successivamente, ha contestato la legittimazione del liquidatore giudiziale a richiedere il pagamento, sostenendo che l'obbligo fosse assunto solo verso i singoli creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'interpretazione sistematica degli atti negoziali attribuisce agli organi della procedura il potere di agire per l'adempimento della garanzia, validando inoltre il calcolo del debito basato sul rendiconto della liquidazione.
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Cessione di credito e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di credito non è opponibile ai creditori se la notifica al debitore ceduto avviene dopo la pubblicazione della domanda di concordato preventivo. Nonostante il contratto tra banca e impresa sia perfetto prima della crisi, l'assenza di una data certa anteriore alla procedura rende il credito parte del patrimonio concorsuale. La decisione equipara pienamente il concordato al fallimento per quanto riguarda le formalità di opponibilità degli atti ai terzi.
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