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Concordato Preventivo — Anno 2022

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148 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato Preventivo

Provvedimenti

Sospensione Feriale Concordato Preventivo: Termini Non Sospesi con Fallimento
Un'Azienda in difficoltà ha presentato una domanda di concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Tribunale ha concesso un termine per depositare una nuova proposta. L'Azienda ha depositato la proposta oltre la scadenza, sostenendo che si applicasse la sospensione feriale dei termini, anche a causa dell'emergenza sanitaria. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la sospensione feriale non si applica ai termini per il concordato preventivo quando è già pendente una domanda di fallimento. Di conseguenza, il deposito è stato ritenuto tardivo, il concordato inammissibile e il fallimento dichiarato. L'Azienda ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese legali.
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Inammissibilità Concordato Preventivo: L’Azienda fallisce l’accordo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'Azienda contro la dichiarazione di fallimento, scaturita dall'inammissibilità del suo concordato preventivo. Il Tribunale aveva respinto il concordato per un piano inadeguato, la mancata garanzia del 20% ai creditori chirografari e un'attestazione insufficiente. La Suprema Corte ha ribadito la legittimità dell'intervento del Pubblico Ministero nel procedimento di concordato preventivo, anche con richiesta di fallimento, senza necessità di notifica formale separata, purché il debitore sia stato messo in condizione di difendersi. Il ricorso dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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Termine reclamo concordato preventivo: la Cassazione estende i tempi
La Corte di Cassazione ha chiarito il Termine reclamo concordato preventivo. Un'Azienda aveva ottenuto l'omologazione del suo concordato preventivo. Una Banca, creditrice, ha impugnato questa decisione, ma la Corte d'Appello ha dichiarato il reclamo tardivo, applicando un termine di 10 giorni. La Suprema Corte ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il termine corretto per proporre reclamo contro il decreto di omologazione del concordato preventivo è di 30 giorni. Questo termine si applica per garantire coerenza con l'impugnazione delle sentenze di fallimento. La Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Falcidia crediti privilegiati: la Cassazione blocca il concordato
L'Azienda ha proposto un concordato preventivo, prevedendo la falcidia dei crediti privilegiati tributari e previdenziali, declassandoli a chirografari. La Corte d'Appello ha respinto il piano, sostenendo che non si poteva trattare i creditori privilegiati in modo peggiore rispetto a una liquidazione fallimentare, ignorando il loro privilegio sussidiario immobiliare. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la falcidia crediti privilegiati è ammissibile solo se il pagamento non è inferiore a quanto i creditori riceverebbero dalla liquidazione dei beni su cui il privilegio esiste, inclusi i privilegi sussidiari immobiliari.
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Prescrizione Azione Garanzia: Quando il Diritto si Estingue per l’Azienda
Un'Azienda Committente ha commissionato a un Fornitore sistemi idraulici per automezzi. Dopo l'installazione, un sistema si è rotto. L'Azienda ha chiesto risarcimento e risoluzione del contratto. Il Tribunale le ha dato ragione, ma la Corte d'Appello ha accolto l'eccezione di prescrizione dell'azione di garanzia, ritenendo l'azione tardiva. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'azione era prescritta perché il termine decorreva dalla consegna dei veicoli, non dalla scoperta dei difetti, e ha respinto l'intervento dei liquidatori del concordato preventivo dell'Azienda Committente.
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Rimborso IVA: Silenzio-Rifiuto e Autotutela Fiscale, la Cassazione Rinvia
Un'azienda ha chiesto il rimborso IVA per un credito acquisito tramite cessione. L'Agenzia delle Entrate ha opposto un silenzio-rifiuto, giustificando la sospensione del rimborso con contenziosi pendenti con l'originario titolare del credito. Dopo un esito favorevole in primo grado e sfavorevole in appello, la questione è giunta in Cassazione. La Corte, riconoscendo la complessità e il valore delle questioni sul rimborso IVA e sul potere di autotutela cautelare dell'Amministrazione finanziaria, ha rinviato la causa a pubblica udienza. Non ha quindi deciso nel merito, ma ha ritenuto necessaria una trattazione più approfondita.
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Dichiarazione di fallimento valida anche per un solo debito
Una società creditrice in concordato preventivo ha ottenuto la dichiarazione di fallimento di una società debitrice per un debito insoluto di oltre 1,6 milioni di euro. L'impresa debitrice ha impugnato la sentenza contestando i poteri del liquidatore creditore e sostenendo che il mancato pagamento di una singola pretesa non potesse dimostrare l'insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il liquidatore giudiziale possiede piena legittimazione ad agire per recuperare i crediti sociali. Inoltre, anche l'inadempimento verso un solo creditore evidenzia lo stato di insolvenza quando assume importi rilevanti e manifesta una strutturale incapacità finanziaria dell'impresa, rendendo legittima la dichiarazione di fallimento.
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Risoluzione del concordato preventivo: inutile il ricorso
Una società debitrice non ha rispettato il piano concordatario, omettendo la vendita dell'unico bene immobile destinato a pagare i debiti e lasciando insoddisfatti i creditori. I giudici di merito hanno quindi disposto la risoluzione del concordato preventivo e successivamente hanno dichiarato il fallimento dell'impresa. La società ha impugnato autonomamente la revoca del piano concordatario dinanzi alla Corte di Cassazione, omettendo però di far cadere tempestivamente la sentenza di fallimento nel frattempo confermata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: se interviene il fallimento definitivo, viene meno l'interesse a contestare da sola la risoluzione del piano, poiché la procedura concorsuale maggiore assorbe ogni altra vertenza sulla crisi dell'impresa.
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Compenso commissario giudiziale: no a cifre senza motivazione
L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione contro il decreto del Tribunale che ha stabilito la somma di venticinquemila euro a favore del professionista nominato nella procedura di concordato. Secondo l'impresa, il giudice ha fissato la cifra in modo del tutto arbitrario, senza specificare i conteggi o i criteri applicati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la nullità della decisione. Il Tribunale non può infatti limitarsi a determinare una somma globale per il compenso commissario giudiziale. Occorre esplicitare i calcoli basandosi sull'attivo, sul passivo e sulle attività svolte. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha ordinato una nuova liquidazione motivata.
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Compenso professionista concordato preventivo: acconto prevale su richiesta
Un professionista ha richiesto il pagamento del suo compenso per attività svolte nell'ambito di un concordato preventivo per un gruppo di società, inclusa un'azienda in amministrazione straordinaria. Il professionista aveva predisposto una relazione e fornito assistenza. I giudici di merito hanno respinto la sua domanda, ritenendo che avesse già ricevuto un acconto superiore al valore effettivo delle prestazioni rese, considerate di scarsa utilità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del professionista. La sentenza ribadisce che il compenso professionista concordato preventivo deve corrispondere all'effettiva utilità del lavoro svolto e che gli acconti già versati vanno considerati.
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Prededuzione credito professionale nel concordato preventivo: l’accesso non basta
Un Professionista ha chiesto la prededuzione del proprio credito per aver assistito un'Azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda di concordato non è stata ammessa, e l'Azienda è fallita. I giudici di merito hanno negato la prededuzione, riconoscendo solo un credito privilegiato. La Corte di Cassazione, richiamando una decisione delle Sezioni Unite, ha stabilito che il credito professionale per l'assistenza al concordato preventivo è prededucibile solo se la procedura viene effettivamente aperta e ammessa. La semplice presentazione della domanda non è sufficiente. Il ricorso del Professionista è stato rigettato, confermando l'esclusione della prededuzione credito professionale nel concordato preventivo in questo caso.
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Prededucibilità del Credito nel Fallimento: Professionista Perde Privilegio
Un Professionista ha assistito un'Azienda in crisi per un concordato preventivo. La domanda di concordato è stata dichiarata inammissibile, e l'Azienda è poi fallita. Il Professionista ha chiesto che il suo credito per l'attività svolta fosse considerato prededucibile nel fallimento. La Corte di Cassazione ha negato la prededucibilità del credito, stabilendo che tale privilegio spetta solo se la procedura di concordato preventivo è stata effettivamente aperta. Se la domanda è inammissibile, il credito non gode di questo trattamento privilegiato.
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Fallimento valido senza risoluzione del concordato preventivo
Una società cooperativa in liquidazione aveva ottenuto l'omologazione di un concordato preventivo con cessione dei beni. Durante la fase esecutiva, la debitrice non è riuscita a pagare i debiti ristrutturati né ulteriori pendenze. Il Pubblico Ministero ha chiesto e ottenuto la dichiarazione di fallimento della società. La cooperativa ha contestato il provvedimento, sostenendo l'impossibilità di dichiarare il fallimento senza la preventiva risoluzione del concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il fallimento può essere dichiarato direttamente quando l'insolvenza persiste, anche su istanza del Pubblico Ministero. L'inadempimento del piano rende inattuabile l'accordo e conferma la crisi irreversibile, senza necessità di sciogliere prima l'intesa. La Corte ha inoltre condannato il liquidatore in solido per lite temeraria.
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Oneri di Prova INPS: Azienda Perde Sgravi, la Cassazione Fa Chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che contestava una cartella esattoriale per sgravi contributivi indebitamente fruiti. L'azienda sosteneva che l'INPS avesse introdotto nuove circostanze in appello. La Suprema Corte ha chiarito che l'Istituto Previdenziale non ha un onere di prova INPS per fatti a esso ignoti o non specificamente allegati dall'azienda, come la consistenza occupazionale necessaria per beneficiare degli sgravi. La decisione conferma che l'onere di dimostrare i requisiti per gli sgravi spetta all'azienda stessa.
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Prededucibilità credito professionale: Cassazione nega se concordato fallisce
Un professionista ha chiesto di ammettere il suo credito in prededuzione nel fallimento di un'azienda, per attività svolte per una domanda di concordato preventivo poi dichiarata inammissibile. Il Tribunale ha negato la prededucibilità del credito professionale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il credito del professionista è prededucibile solo se la procedura di concordato preventivo viene effettivamente ammessa e la prestazione è stata funzionale alla conservazione o all'incremento dei valori aziendali. La semplice presentazione della domanda, se inammissibile, non basta per la prededucibilità.
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Prededuzione Credito Professionista: Inammissibilità del Concordato non basta
Un professionista ha chiesto la prededuzione credito professionista per le sue prestazioni, rese per la preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda di concordato è stata però dichiarata inammissibile, portando al fallimento dell'azienda. Il professionista sosteneva che il suo credito dovesse essere pagato con priorità. La Corte di Cassazione, seguendo un precedente delle Sezioni Unite, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il credito del professionista è prededucibile solo se la procedura di concordato preventivo viene effettivamente aperta e non solo presentata. La prestazione deve essere funzionale e contribuire alla conservazione o all'incremento del valore aziendale.
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Esenzione IVA Imbarcazioni: Legittima ma Sanzionata la Correzione Tardiva
Un'Azienda aveva venduto un'imbarcazione applicando l'esenzione IVA, credendo fosse per uso commerciale. Quando si scoprì che l'uso era da diporto, l'Azienda emise una nota di credito e una nuova fattura con IVA. L'Agenzia Fiscale contestò l'esenzione iniziale e la tardiva correzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione IVA era inizialmente legittima, ma la correzione è avvenuta troppo tardi. Per questo motivo, l'Azienda deve pagare interessi e sanzioni, nonostante l'IVA sia stata poi versata.
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Concordato Preventivo Inammissibile: Ricorso Cassazione Respinto
L'Azienda, in liquidazione, ha presentato una proposta di concordato preventivo. Il Tribunale ha dichiarato la proposta inammissibile, ritenendo che non ci fossero i presupposti per la continuità aziendale indiretta, dato che i pochi beni dell'Azienda erano stati confiscati e mancava valore d'avviamento. L'Azienda ha impugnato questa decisione con un ricorso straordinario per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso stesso. Ha stabilito che il decreto del Tribunale, pur essendo definitivo perché non appellabile, non era decisorio. Non risolveva infatti una controversia su diritti soggettivi tra parti contrapposte, ma era un provvedimento d'ufficio. Pertanto, non era impugnabile in Cassazione.
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Notifica Cartella Esattoriale: Concordato Preventivo non ferma il Fisco
Una Società ha ricevuto una notifica cartella esattoriale per imposte non versate. La Società ha contestato la regolarità della notifica e l'inesigibilità del debito a causa di un concordato preventivo in corso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica della cartella esattoriale, sebbene inizialmente ritenuta irregolare dalla CTR perché effettuata con il rito degli irreperibili a una persona giuridica, era invece valida. Ha anche chiarito che il concordato preventivo non impedisce la riscossione di debiti tributari sorti prima della procedura. La Società ha perso e dovrà pagare le somme richieste e le spese legali.
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Sottrazione fraudolenta: vendere casa per evadere le imposte
Due amministratori di un'azienda, già indebitati con l'Erario e gli enti previdenziali, hanno venduto un immobile di loro proprietà e donato il ricavato alla figlia. Questo è avvenuto dopo la presentazione di una domanda di concordato preventivo e prima della notifica di tutte le cartelle esattoriali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. I giudici hanno ritenuto che gli imputati fossero consapevoli dei debiti e che l'atto di vendita e donazione fosse finalizzato a rendere inefficace la riscossione coattiva. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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