LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Concordato In Appello

Pagina 54 di 40

3657 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato in appello: l’accordo esclude i ricorsi successivi
L'Imputato ha concordato in appello una riduzione della pena a tre anni di reclusione e ottocento euro di multa. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita fortemente i motivi di impugnazione. Poiché l'accordo originario tra le parti non prevedeva la concessione delle attenuanti generiche, l'imputato non può contestarne la mancata applicazione in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: la riduzione pena non si può impugnare
L'Imputato, condannato in primo grado per rapina, ottiene in secondo grado una riduzione della pena grazie al concordato in appello. Successivamente, il suo difensore propone ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di una causa di proscioglimento e vizi di motivazione sulla condanna. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, dopo un concordato in appello, il ricorso è limitato solo a questioni sulla formazione della volontà delle parti o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per estorsione, ha concordato una riduzione della pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente ha proposto ricorso in Cassazione per contestare una circostanza aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di impugnare elementi di merito. L'Imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'appello. I giudici di secondo grado avevano ridotto la pena a seguito di un concordato in appello. La difesa ha contestato la mancanza di motivazione sulla conferma delle altre parti della sentenza di primo grado. La Cassazione ha chiarito che il concordato in appello limita fortemente i motivi di impugnazione. Il ricorrente non può contestare la motivazione generale della sentenza se ha concordato la pena, a meno che non vi siano vizi sulla formazione della volontà o illegalità della sanzione. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso successivo
L'Imputato, condannato per il furto di una carta di circolazione dall'auto della Vittima, ha concordato la pena in appello a due anni e due mesi di reclusione. Nonostante l'accordo, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia preventiva ai motivi di impugnazione. Di conseguenza, l'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare successivamente la decisione concordata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: la sanzione concordata blocca il ricorso
Un uomo, sorpreso dal personale mentre tentava di sottrarre merce dagli scaffali di un supermercato, è stato condannato per tentato furto. In secondo grado, la difesa ha stipulato un concordato in appello per rideterminare la pena a due mesi di reclusione e 200 euro di multa, rinunciando formalmente agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione delle cause di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare censure sui motivi rinunciati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
Il caso riguarda un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. In secondo grado, la difesa e l'accusa raggiungono un accordo sulla pena tramite il concordato in appello, con contestuale rinuncia ai motivi di impugnazione. Successivamente, l'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare in sede di legittimità la qualificazione giuridica del fatto, salvo il caso di pena illegale. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, ha concordato la pena in appello rinunciando ai motivi di gravame. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il concordato in appello comporta la rinuncia a far valere qualsiasi contestazione in sede di legittimità, comprese le questioni sulla qualificazione giuridica o sulla recidiva, salvo il caso di pena illegale. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso successivo
L'Imputata, condannata in primo grado per usura ed estorsione, proponeva concordato in appello concordando la pena a quattro anni di reclusione e rinunciando agli altri motivi di gravame. Successivamente, presentava ricorso per cassazione lamentando la mancata motivazione del giudice d'appello sulla sussistenza di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'accordo sul concordato in appello preclude la possibilità di contestare la mancata valutazione del proscioglimento d'ufficio, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati. L'Imputata perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Patteggiamento in appello: l’accordo non si può impugnare
Tre imputati, dopo aver concordato la pena con il Procuratore generale in secondo grado tramite il cosiddetto patteggiamento in appello, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della sanzione e il calcolo della continuazione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena, liberamente stipulato tra le parti e recepito dal giudice d'appello, non può essere modificato unilateralmente. L'unica eccezione che consente il ricorso riguarda l'eventuale illegalità della pena concordata, ipotesi non verificatasi in questo caso. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: inutile ricorrere contro la propria pena
L'Imputato, condannato per rapina, propone ricorso per Cassazione contestando l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Tuttavia, la sanzione era stata stabilita tramite un concordato in appello, ossia un accordo sulla pena tra difesa e accusa. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, in caso di concordato in appello, il ricorso è ammesso solo per vizi della volontà, mancanza di consenso del pubblico ministero o difformità della sentenza rispetto all'accordo. Non è possibile contestare l'entità di una pena liberamente concordata, a meno che non sia illegale. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata contro la sentenza d'appello che aveva ridotto la sua pena a seguito di concordato in appello. L'imputata lamentava la mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento immediato. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a far valere vizi diversi da quelli strettamente legati alla formazione della volontà, al consenso del pubblico ministero o alla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, la contestazione sulla mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio non può essere proposta in Cassazione. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato ha concordato in appello una pena rideterminata per continuazione di reati. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla congruità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita fortemente la possibilità di ricorso: non si possono contestare la congruità della pena o i criteri di calcolo se la sanzione non è illegale. L'accordo tra le parti comporta la rinuncia a far valere tali vizi, rendendo il ricorso inammissibile e comportando la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo vieta il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, emessa a seguito di un accordo di concordato in appello ai sensi dell'articolo 599-bis del codice di procedura penale. Con tale accordo, la difesa aveva rinunciato ai motivi sull'accertamento della responsabilità penale. Successivamente, il difensore ha impugnato la decisione lamentando la mancata pronuncia sulle cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si può impugnare una sentenza nata da un concordato in appello, istituto reintrodotto dalla Legge 103/2017, se si è rinunciato preventivamente ai motivi di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso in Cassazione
Nel giudizio di secondo grado, L'Imputato ha raggiunto un accordo con la Procura Generale tramite il concordato in appello, rinunciando ai motivi di impugnazione sulla responsabilità penale. Successivamente, il difensore ha proposto ricorso per Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla colpevolezza e sulla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Avendo accettato liberamente il concordato in appello, L'Imputato non può contestare in Cassazione i punti coperti dall'accordo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Divieto di reformatio in peius: la pena base non può salire
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un gruppo di soggetti condannati per vari reati, tra cui spaccio e rapina. Due imputati hanno sollevato questioni procedurali decisive. Il primo ha contestato il rigetto immediato del concordato in appello senza la successiva prosecuzione del dibattimento. Il secondo ha eccepito la violazione del divieto di reformatio in peius, poiché il giudice d'appello aveva aumentato la pena base di un reato satellite pur mantenendo invariata la pena complessiva. La Suprema Corte ha accolto entrambi i ricorsi: ha annullato con rinvio la sentenza per il primo imputato a causa della nullità della procedura di concordato, e ha rideterminato direttamente la pena per il secondo, ribadendo che il divieto di reformatio in peius impedisce di peggiorare i singoli parametri del calcolo della pena. Gli altri ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
Continua »
Interdizione dai pubblici uffici: pena ridotta, stop al perpetuo
Il Tribunale di Rimini condannava Il Condannato a cinque anni di reclusione per rapina in concorso, applicando l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale. In appello, tramite concordato, la pena veniva ridotta a tre anni e tre mesi di reclusione, ma i giudici omettevano di ricalcolare le pene accessorie. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del difensore, ha stabilito che la riduzione della pena principale sotto i cinque anni impone la sostituzione dell'interdizione perpetua con quella temporanea di cinque anni e la revoca dell'interdizione legale, in quanto priva di base normativa. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la decisione sul punto, rideterminando direttamente l'interdizione dai pubblici uffici in cinque anni ed eliminando l'interdizione legale.
Continua »
Concordato in appello: lo sconto esclude il proscioglimento
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in appello rinunciando ai motivi di gravame, proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in tema di concordato in appello, l'accordo sulla pena e la contestuale rinuncia ai motivi di appello limitano la cognizione del giudice. Di conseguenza, non sono più proponibili in sede di legittimità le questioni relative all'insussistenza dei reati o alla mancata applicazione del proscioglimento immediato. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: no al ricorso se la pena è ridotta
L'Imputato, condannato per rapina aggravata continuata, ha concordato in appello una riduzione della pena a tre anni e quattro mesi di reclusione. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione contestando la qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia a far valere qualsiasi contestazione nel successivo giudizio di legittimità, ad eccezione dei casi in cui venga applicata una pena illegale. Di conseguenza, l'accordo preclude la possibilità di ridiscutere la qualificazione giuridica del reato.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo esclude il proscioglimento
L'Imputata, condannata per truffa, estorsione e sostituzione di persona, ha concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione del suo proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi sceglie il concordato in appello rinuncia a discutere la responsabilità penale. Di conseguenza, non può contestare in Cassazione il mancato proscioglimento, salvo che l'accordo stesso sia viziato nella sua formazione. L'Imputata perde il ricorso ed è condannata a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »