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Concordato In Appello

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3657 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato in appello: l’accordo sulla pena vieta i ripensamenti
L'Imputato, condannato per ricettazione e reati in materia di armi e stupefacenti, aveva concordato la pena in secondo grado rinunciando agli altri motivi di gravame. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della lieve entità del reato di droga. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello è infatti inammissibile se verte su motivi a cui la parte aveva rinunciato per raggiungere l'accordo sulla pena. Di conseguenza, l'accordo preclude la possibilità di contestare nuovamente il merito della decisione, rendendo inevitabile la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: la rinuncia ai motivi blocca il ricorso
L'Imputato propone ricorso per cassazione lamentando l'incompatibilità del giudice di primo grado e la nullità della sentenza per un'udienza anticipata senza notifica. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'incompatibilità del giudice non genera nullità, ma può essere fatta valere solo tramite ricusazione. Inoltre, l'attivazione del concordato in appello, con cui la difesa ha concordato la pena rinunciando agli altri motivi di gravame, limita la cognizione del giudice ai soli aspetti sanzionatori non rinunciati. Di conseguenza, i vizi procedurali sollevati non possono trovare ingresso in sede di legittimità. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Pene sostitutive: negata l’applicazione senza richiesta espressa
Il caso riguarda un uomo condannato a quattro mesi di reclusione per il reato di resistenza. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando che la Corte d'appello non lo avesse informato della possibilità di accedere alle nuove pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia, né avesse valutato d'ufficio la loro applicazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: anche nella fase transitoria della riforma, il giudice d'appello non ha l'obbligo di applicare o motivare sulle pene sostitutive in assenza di una specifica richiesta di parte. Tale istanza può essere presentata non solo con i motivi di appello, ma al più tardi durante l'udienza di discussione. Non essendoci stata alcuna richiesta, il ricorso è stato respinto.
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Concordato in appello: condanne definitive ma lo scooter si salva
Quattro soggetti, condannati per associazione a delinquere finalizzata ai furti ai bancomat e ricettazione, concordano la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e mancate assoluzioni d'ufficio. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati: chi sceglie la via dell'accordo rinuncia ai motivi di appello originari, limitando la cognizione del giudice alle sole questioni concordate. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso del quarto imputato. Quest'ultimo non aveva rinunciato al motivo di appello sulla confisca del proprio motociclo, questione rimasta esclusa dal patto sulla pena. La Corte d'Appello aveva confermato la confisca senza fornire alcuna motivazione. La Cassazione annulla la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando il caso per un nuovo esame sulla restituzione del mezzo.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca il ricorso
La Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di appello emessa a seguito di concordato in appello. I motivi del ricorso riguardavano la mancata valutazione delle cause di proscioglimento e la qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso è ammesso solo per vizi sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Non si possono invece contestare i motivi rinunciati o la mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio. Di conseguenza, la Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputato, condannato per la detenzione di oltre sette chilogrammi di marijuana, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La difesa ha lamentato la mancanza di un'adeguata motivazione circa l'insussistenza delle condizioni per l'immediato proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, l'imputato non può contestare in Cassazione la mancata valutazione del proscioglimento immediato o i motivi a cui ha precedentemente rinunciato, a meno che la pena applicata non sia palesemente illegale. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato, dopo aver definito il processo di secondo grado tramite concordato in appello, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata qualificazione del reato come fatto di lieve entità e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta una rinuncia preventiva alle questioni non concordate, precludendo la possibilità di contestare la misura della pena in sede di legittimità, salvo il caso di sanzione illegale. Di conseguenza, l'accordo sulla pena preclude il successivo ricorso in Cassazione.
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Concordato in appello: addio al ricorso in Cassazione
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione lamentando una generica mancanza di motivazione della sentenza d'appello. Tuttavia, il procedimento di secondo grado si era concluso con un concordato in appello, ossia un accordo sulla pena tra le parti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia preventiva a far valere altre questioni, determinando un effetto preclusivo che impedisce di proporre successivamente un ricorso per cassazione per motivi di merito o generici. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo blindato che vieta il ricorso
L'Imputato, condannato per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva recepito un accordo tra le parti. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione dei presupposti per il proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, non è possibile contestare la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento o sollevare censure sui motivi rinunciati, a meno che la pena applicata non sia palesemente illegale. Di conseguenza, l'accordo siglato in secondo grado rimane pienamente valido e vincolante per l'imputato.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'appello. Il procedimento di secondo grado si era concluso con un concordato in appello, uno strumento con cui le parti si accordano sulla pena rinunciando ai motivi di impugnazione. L'imputato ha successivamente proposto ricorso per Cassazione lamentando un vizio di motivazione. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'accordo sulla pena preclude qualsiasi successivo ricorso, compreso quello davanti alla Cassazione, sulle questioni rinunciate. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: concordare la pena vieta la Cassazione
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione dei presupposti per il proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, non è possibile contestare in Cassazione la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento o vizi sulla pena, a meno che questa non sia illegale. Di conseguenza, l'accordo stretto in secondo grado limita i successivi motivi di impugnazione, rendendo nullo ogni tentativo di riaprire il dibattito su aspetti già rinunciati.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso in Cassazione
L'Imputato, condannato per reati fallimentari, ha concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la durata di quattro anni delle pene accessorie applicate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena in secondo grado, non è possibile contestare la misura della sanzione concordata, a meno che questa non sia palesemente illegale o fuori dai limiti di legge. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, mentre non è stato riconosciuto alcun rimborso alle parti civili per mancanza di un contributo significativo nel giudizio.
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Concordato in appello: il ricorso inutile costa caro
Il caso riguarda un imputato condannato a tre anni di reclusione e quattromila euro di multa per detenzione illecita di dodici chilogrammi di hashish destinati allo spaccio. La pena era stata rideterminata in secondo grado tramite concordato in appello, con contestuale rinuncia ai motivi di impugnazione. Nonostante l'accordo, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando genericamente il mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la sua natura generica e dilatoria, confermando la responsabilità dell'imputato colto in flagranza di reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello negato: la gravità cancella lo sconto
Un giovane imputato, condannato per detenzione di stupefacenti pari a 75.000 dosi, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato accoglimento del concordato in appello da parte della Corte d'Appello, nonostante il parere favorevole della Procura Generale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene il rifiuto del concordato in appello sia sindacabile, nel caso specifico la gravità del fatto, l'enorme quantitativo di droga e i precedenti penali del giovane giustificano ampiamente il diniego dell'accordo e la mancata concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: la pena concordata blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. L'imputato aveva concordato la pena in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. I giudici di legittimità hanno ribadito che, una volta raggiunto il concordato in appello, il ricorso in Cassazione è limitato esclusivamente a vizi sulla formazione della volontà, sulla mancanza di consenso o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, le contestazioni sul merito della colpevolezza o sulla mancata applicazione del proscioglimento sono inammissibili. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca i ricorsi
L'Amministratore di una società, accusato di bancarotta fraudolenta e reati tributari, propone ricorso in Cassazione dopo aver stipulato un concordato in appello. L'imputato contesta la durata delle pene accessorie e la confisca di beni legati a reati tributari che ritiene prescritti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione. Inoltre, la rinuncia specifica al motivo sulla prescrizione, effettuata tramite procuratore speciale per ottenere l'accordo sulla pena, equivale a una rinuncia espressa alla prescrizione stessa. Di conseguenza, non è possibile ridiscutere la confisca dei beni o la durata delle sanzioni accessorie concordate. L'Amministratore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Concordato in appello: se il ricorso è generico scatta la multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. In secondo grado, l'imputato aveva rinunciato ai motivi principali di impugnazione per concordare solo la rideterminazione della pena, attivando il cosiddetto concordato in appello. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, in modo del tutto generico, la mancata verifica di possibili cause di proscioglimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che un ricorso così generico non può essere accolto. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca la Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello, nonostante avesse precedentemente stipulato un concordato in appello. Questo accordo sulla pena comporta la rinuncia implicita a contestare la responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello produce un effetto preclusivo che si estende a tutto il resto del processo, impedendo anche il successivo ricorso per cassazione sui punti oggetto di rinuncia. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che cancella la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'appello. L'imputato aveva precedentemente definito il procedimento penale tramite un concordato in appello. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia preventiva a contestare la responsabilità penale e la colpevolezza. Questa rinuncia produce effetti preclusivi che si estendono anche al giudizio di legittimità davanti alla Cassazione. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto l'eccezione sulla mancata notifica dell'udienza, ricordando che per i procedimenti trattati senza formalità (de plano) non è previsto alcun avviso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione dopo aver definito il processo di secondo grado tramite concordato in appello sul trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia preventiva alle altre questioni, determinando un effetto preclusivo che impedisce di proporre ricorso in sede di legittimità. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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