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Commercio Di Sostanze Alimentari Nocive

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Commercio di sostanze alimentari nocive: nullo il sequestro
Il Tribunale di Verona aveva confermato il sequestro probatorio di oltre sette tonnellate di granoturco contenente aflatossine, ipotizzando il reato di commercio di sostanze alimentari nocive. L'indagato ha fatto ricorso, sostenendo che il prodotto fosse un semilavorato non destinato all'alimentazione umana ma all'uso zootecnico, stoccato in un deposito e non ancora commercializzato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, annullando il provvedimento con rinvio. I giudici hanno stabilito che il Tribunale non ha motivato adeguatamente sulla reale destinazione al commercio della merce e sulla sua concreta nocività. Al contrario, il ricorso della società collegata è stato dichiarato inammissibile per mancanza di procura speciale del difensore.
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Commercio di sostanze alimentari nocive: condannato commerciante
Il Titolare della Pescheria è stato condannato per il reato di commercio di sostanze alimentari nocive per aver venduto tonno rosso privo di tracciabilità e con elevati livelli di istamina, che ha causato l'intossicazione di diversi clienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del commerciante, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato la prova logica del nesso tra il consumo del pesce e l'intossicazione simultanea dei clienti, unita alla totale assenza di documentazione sulla provenienza del prodotto ittico.
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Commercio di sostanze alimentari nocive: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Esercente, confermando la condanna per il reato di commercio di sostanze alimentari nocive. L'imputato deteneva nel proprio esercizio commerciale carni pericolose che avrebbero potuto causare gravi polmoniti ai consumatori. I giudici hanno respinto la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità del pericolo per la salute pubblica e dei precedenti specifici del soggetto. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione è rimasto validamente sospeso durante il rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa per l'emergenza sanitaria. Di conseguenza, L'Esercente perde il ricorso, la condanna a otto mesi di reclusione diventa definitiva e lo stesso viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cibo nocivo: produttore condannato nonostante fornitore certificato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per commercio di sostanze alimentari nocive a carico del legale rappresentante di un'azienda. I suoi prodotti, venduti come 'privi di glutine', contenevano elevate percentuali di questo allergene, mentre altri superavano i limiti di aflatossine. La difesa sosteneva di essersi affidata a un trasformatore esterno certificato e di aver effettuato controlli a campione. I giudici hanno respinto questa tesi, affermando che il produttore finale ha una 'posizione di garanzia' diretta. Egli non può delegare la sicurezza a terzi senza accordi specifici e controlli capillari sul prodotto finito, poiché il rischio per la salute pubblica era prevedibile. La fiducia nel fornitore e i test sporadici non sono sufficienti a escludere la responsabilità penale.
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Commercio di sostanze alimentari nocive: condanna per 250kg di carne
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per commercio di sostanze alimentari nocive a carico di un trasportatore. L'uomo era stato fermato con 250 kg di carne e frattaglie in cattivo stato di conservazione, contaminate dal batterio Listeria e quindi pericolose per la salute pubblica. I giudici hanno ritenuto che l'enorme quantitativo di merce, l'uso di un furgone commerciale e l'assenza di documenti sanitari fossero prove sufficienti a dimostrare sia la destinazione alla vendita sia la consapevolezza dell'imputato. L'appello è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna a sei mesi di reclusione e al pagamento di una multa.
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