LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Coltivazione Di Sostanze Stupefacenti

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto di far crescere piante da cui si possono ricavare droghe, come la marijuana, indipendentemente dalla quantità, se finalizzata alla produzione di droga.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cultivazione e detenzione di stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due individui condannati per reati legati alla coltivazione e detenzione di stupefacenti. Un soggetto era stato condannato per coltivazione professionale di marijuana, l'altro per detenzione illecita di hashish e marijuana. La difesa contestava il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità per il coltivatore e l'illogicità della motivazione circa l'uso personale. La Cassazione ha confermato che la coltivazione professionale e le quantità elevate escludono la lieve entità, e le quantità detenute dall'altro soggetto non erano compatibili con il solo uso personale. Le condanne sono state confermate.
Continua »
Coltivazione di sostanze stupefacenti: inammissibile ogni scusa
L'Imputato è stato condannato per il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti dopo essere stato sorpreso a controllare un'imponente piantagione di canapa con impianto di irrigazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il campionamento delle piante, la qualità botanica della canapa e proponendo una versione alternativa secondo cui l'uomo cercava un venditore o acqua. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le contestazioni tecniche non erano state sollevate in appello e sono quindi precluse. Inoltre, l'elevato numero di dosi ricavabili, stimato fino a oltre 30.000, impedisce la qualificazione come fatto di lieve entità. L'Imputato deve pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Coltivazione di sostanze stupefacenti: basta l’aiuto nei campi
Quattro lavoratori sono stati sorpresi dalle forze dell'ordine mentre innaffiavano e interravano migliaia di piante di marijuana all'interno di una vasta piantagione. I difensori hanno proposto ricorso sostenendo l'assenza di consapevolezza degli imputati, al loro primo giorno di lavoro, e contestando la mancanza di analisi sul principio attivo delle piante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di sostanze stupefacenti sussiste anche se le piantine sono alle prime fasi di crescita, purché appartengano alla specie botanica idonea a produrre droga. Inoltre, la presenza diffusa di piante adulte e strutture organizzate rendeva del tutto palese il tipo di attività svolta, confermando la piena consapevolezza dei soggetti. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Coltivazione di sostanze stupefacenti: no alla lieve entità
L'Imputato è stato condannato per la coltivazione di sostanze stupefacenti dopo il ritrovamento di una piantagione in un luogo impervio, attrezzata con fertilizzanti e strumenti da taglio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione dell'attenuante della lieve entità e contestando l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di sostanze stupefacenti non può essere considerata di lieve entità quando dalle piante è possibile ricavare un numero elevato di dosi singole (nella specie, circa 1123). Inoltre, la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e non è censurabile se supportata da una motivazione logica e coerente.
Continua »
Coltivazione di sostanze stupefacenti: il ritardo non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava la nullità del processo d'appello a causa della tardiva comunicazione delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero, sostenendo che tale ritardo avesse leso il diritto di difesa e impedito di richiedere il concordato sulla pena. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il ritardo nella trasmissione delle conclusioni non comporta nullità automatica se la difesa non dimostra un concreto pregiudizio subito. Inoltre, i giudici hanno ritenuto pienamente provata la responsabilità dell'imputato, basandosi sul ritrovamento di quindici piante di marijuana in una serra, oltre nove chili della stessa sostanza in un bidone e altro materiale idoneo alla coltivazione presso la sua abitazione.
Continua »
Coltivazione di sostanze stupefacenti: condanna per il convivente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti, commesso in concorso con la propria convivente. L'imputato contestava il proprio ruolo attivo nella condotta illecita, chiedendo una rivalutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per richiedere un nuovo esame dei fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Coltivazione di sostanze stupefacenti tra i pomodori: condannati
Tre imputati sono stati condannati per la coltivazione di sostanze stupefacenti, avendo impiantato una piantagione di 273 piante di canapa indiana, nascoste tra filari di pomodori e dotate di un sistema di irrigazione. I soggetti sono stati sorpresi sul posto con le chiavi del cancello d'accesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. I giudici hanno escluso la lieve entità del fatto e la minima partecipazione di uno di essi, evidenziando l'organizzazione della coltivazione e l'attiva cura delle piante. La Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Coltivazione di sostanze stupefacenti: impronte contro alibi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la coltivazione di sostanze stupefacenti, dopo il ritrovamento di una serra clandestina in una casa disabitata. La difesa sosteneva che le impronte digitali dell'imputato sugli attrezzi fossero dovute a un contatto occasionale durante il suo lavoro di netturbino. I giudici hanno respinto la tesi, ritenendola del tutto inverosimile e priva di riscontri. La Cassazione ha chiarito che non può rivalutare le prove o i fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio, ma deve solo verificare la logicità della motivazione. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Coltivazione stupefacenti: avvocato non avvisato, condanna salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la coltivazione di sostanze stupefacenti, nello specifico una piantagione di 740 piante di canapa. L'imputato aveva basato il suo ricorso su un vizio di procedura: la mancata notifica dell'avviso di udienza a uno dei suoi due avvocati di fiducia. La Corte ha però stabilito che tale omissione costituisce una 'nullità a regime intermedio' e non 'assoluta'. Poiché il secondo avvocato, regolarmente avvisato e presente in aula, non ha sollevato immediatamente l'eccezione, il vizio si è considerato sanato. Di conseguenza, il processo è stato ritenuto valido e la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Coltivazione stupefacenti: complice per caso? Condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per la coltivazione di sostanze stupefacenti. Uno dei due è stato sorpreso in auto vicino a una piantagione di 340 piante di canapa, con dodici paia di forbici e altro materiale compatibile con l'attività illecita. La sua difesa, basata sulla presunta inconsapevolezza, è stata respinta. Secondo i giudici, la presenza sul posto, il possesso degli strumenti, il tentativo di fuga e la resistenza all'arresto costituivano un quadro indiziario grave, preciso e concordante. Questi elementi, valutati nel loro insieme, hanno permesso di superare ogni ragionevole dubbio e di affermare la sua piena complicità nel reato, rendendo definitiva la condanna.
Continua »