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Clausola

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una specifica disposizione contenuta in un contratto che regola un particolare aspetto del rapporto tra le parti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Clausole vessatorie: validità della doppia firma
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una clausola di deroga della competenza territoriale inserita in un contratto di leasing. I ricorrenti contestavano la validità della doppia sottoscrizione, sostenendo che il richiamo fosse troppo generico. Tuttavia, la Corte ha stabilito che l'indicazione del numero della clausola accompagnata dalla dicitura 'foro competente' è idonea a soddisfare il requisito della specifica approvazione per iscritto delle clausole vessatorie, specialmente tra imprenditori. La decisione ribadisce che la valutazione della chiarezza del richiamo spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivata.
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Termine essenziale: validità del contratto immobiliare
La Corte di Cassazione ha confermato che il mancato rispetto di una data in una proposta d'acquisto non implica automaticamente la risoluzione del contratto se non viene provato il termine essenziale. Nel caso di specie, due promissari acquirenti chiedevano la restituzione del deposito cauzionale per il ritardo nella stipula del preliminare e l'avvio del cantiere. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la semplice indicazione di una data non rende il termine perentorio senza una chiara volontà delle parti in tal senso.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento relativa a episodi di violenza durante una manifestazione sportiva. L'imputato contestava l'erronea qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che il reato di danneggiamento dovesse assorbire quello previsto dalla normativa speciale sulle manifestazioni sportive. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento, il ricorso per errore di qualificazione è ammesso solo se l'errore è palesemente evidente. Nel caso di specie, i reati tutelano beni giuridici distinti, rendendo legittimo il loro concorso.
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Clausola di salvaguardia e validità dei leasing
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di contratti di leasing immobiliare, rigettando le contestazioni su presunti tassi usurari grazie alla presenza della clausola di salvaguardia. La sentenza chiarisce che l'ammortamento alla francese non costituisce anatocismo e che non esiste un obbligo generale di rinegoziazione dei canoni per crisi economica. È stata inoltre dichiarata l'improcedibilità del controricorso per vizi nella prova della notifica telematica, mancando il deposito dei file in formato .eml.
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Appalto pubblico: risoluzione e clausole di pagamento
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa controversia relativa a un appalto pubblico per la realizzazione di infrastrutture logistiche. Il conflitto nasceva da reciproche accuse di inadempimento tra la società committente e l'impresa appaltatrice, con particolare focus sulla legittimità della risoluzione contrattuale e sulla validità di una clausola che subordinava il pagamento dei lavori all'effettiva erogazione dei finanziamenti pubblici. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto la gravità dell'inadempimento dell'appaltatrice per aver sospeso arbitrariamente i lavori. La sentenza ribadisce che, in presenza di una doppia conforme sui fatti, il sindacato di legittimità è limitato e non può tradursi in un nuovo esame delle prove.
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Lodo arbitrale: validità e limiti di impugnazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una sentenza che confermava la validità di un lodo arbitrale relativo a un contratto di somministrazione gas. Il cuore della disputa riguardava la presunta decadenza degli arbitri per superamento dei termini e l'impugnabilità del lodo per violazione di legge. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2006, l'impugnazione per violazione delle regole di diritto richiede una pattuizione espressa tra le parti, non essendo sufficiente il generico riferimento alla decisione secondo diritto.
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Interpretazione del contratto: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ente locale al pagamento di corrispettivi per servizi di trasporto, rigettando il ricorso basato sulla pretesa subordinazione dei pagamenti a fondi regionali. La decisione si fonda sulla corretta interpretazione del contratto operata dai giudici di merito, che la Suprema Corte ha ritenuto insindacabile in assenza di specifiche violazioni dei canoni ermeneutici.
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Clausola risolutiva espressa e abuso del processo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione di un contratto di appalto per la ristorazione presso un istituto penitenziario, attivata tramite clausola risolutiva espressa. La società appaltatrice era stata ritenuta responsabile di gravi inadempimenti, tra cui la somministrazione di cibo avariato. Oltre alla conferma della risoluzione, la Corte ha convalidato la condanna per lite temeraria, evidenziando come la condotta difensiva della società, basata sulla negazione di fatti oggettivi e sull'uso di atti prolissi, costituisse un palese abuso del processo.
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Commissione di massimo scoperto: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla commissione di massimo scoperto applicata a un conto corrente aziendale. Una società aveva richiesto la restituzione di somme indebitamente pagate, contestando l'interpretazione della domanda giudiziale che limitava l'analisi a un solo rapporto bancario. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale a causa della formulazione confusa e della sovrapposizione di censure eterogenee. Parallelamente, il ricorso incidentale dell'istituto bancario è stato dichiarato inefficace in quanto tardivo, confermando così la decisione di merito sulla nullità della clausola per indeterminatezza.
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Polizza assicurativa: danni da nubifragio e rimborsi
Una società proprietaria di uno stabilimento industriale ha subito ingenti danni a causa di un violento nubifragio che ha provocato lo sfondamento delle saracinesche e l'allagamento dei locali. La compagnia ha negato il risarcimento sostenendo che il danno derivasse da un accumulo esterno d'acqua, evento escluso dalla polizza assicurativa. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto il diritto all'indennizzo, ritenendo che la rottura degli infissi causata dalla violenza dell'evento rendesse operativa la garanzia. La Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che l'interpretazione del contratto operata dai giudici di merito era corretta e coerente con la volontà delle parti.
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Riduzione del canone: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società locatrice che contestava la riduzione del canone operata unilateralmente dal conduttore. Il contratto prevedeva una diminuzione automatica del corrispettivo qualora non fossero stati eseguiti lavori di miglioria entro un termine prestabilito. La Suprema Corte ha chiarito che tale riduzione del canone non è un diritto soggetto a prescrizione decennale, bensì una regola contrattuale di determinazione del prezzo. Il fatto che il conduttore abbia pagato la cifra intera per anni non comporta rinuncia, ma configura un indebito oggettivo per le somme versate in eccedenza.
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