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Clausola Vessatoria

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155 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Vincita VLT non pagata: la Cassazione si pronuncia
Un giocatore ottiene una vincita VLT multimilionaria, documentata da regolare scontrino. La società concessionaria nega il pagamento, adducendo un malfunzionamento del sistema. La Corte di Cassazione ribalta le decisioni precedenti, affermando che il malfunzionamento rientra nel rischio d'impresa del gestore. La clausola che subordina il pagamento a una validazione successiva è considerata vessatoria. Lo scontrino costituisce prova della vincita, che deve essere pagata entro il limite del jackpot massimo previsto dal regolamento.
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Clausola vessatoria: nullo il foro esclusivo aereo
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea per un ritardo del volo, ottenendo un'ingiunzione di pagamento. La compagnia si è opposta invocando una clausola contrattuale che stabiliva la competenza esclusiva dei tribunali del proprio paese. La Corte di Cassazione ha dichiarato tale clausola vessatoria e quindi nulla, basandosi sul diritto dell'Unione Europea. La Corte ha affermato che il passeggero ha il diritto di scegliere se agire in giudizio presso il tribunale del luogo di partenza o di arrivo del volo, annullando la decisione precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Deroga art 1957 cc: quando è clausola vessatoria?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14687/2025, ha stabilito che la clausola di deroga all'art. 1957 c.c. in un contratto di fideiussione stipulato con un consumatore è vessatoria se non specificamente negoziata. Il caso riguardava un garante che si era opposto a un decreto ingiuntivo di una società finanziaria, eccependo la decadenza del creditore per non aver agito entro sei mesi. La Corte ha confermato la nullità della clausola, ribadendo che l'onere di provare la trattativa individuale spetta al professionista, e in assenza di tale prova la garanzia si estingue se il termine non viene rispettato.
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Clausola delimitazione oggetto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'assicurata che chiedeva l'indennizzo per il furto di un impianto fotovoltaico. La Corte ha stabilito che la clausola contrattuale che imponeva specifici sistemi di sicurezza non era vessatoria, ma una clausola di delimitazione dell'oggetto del contratto. Poiché l'assicurata non aveva rispettato tale condizione, il rischio non era coperto dalla polizza.
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Dolosa esagerazione del danno: perdi l’indennizzo
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo la legittimità della clausola contrattuale che prevede la perdita totale del diritto all'indennizzo in caso di dolosa esagerazione del danno da parte dell'assicurato. Nel caso specifico, un'azienda ha visto respinta la sua richiesta di risarcimento per un incendio dopo che una perizia tecnica ha dimostrato una notevole discrepanza tra i beni dichiarati e quelli effettivamente distrutti. La Corte ha ritenuto che la valutazione dei fatti e delle prove, operata dalla Corte d'Appello, non fosse sindacabile in sede di legittimità, confermando così la decadenza dal diritto all'indennizzo per l'assicurato.
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Foro del consumatore: la clausola contrattuale vince
La Corte di Cassazione chiarisce che il consumatore-attore non può derogare al foro competente se questo è stato specificamente pattuito nel contratto e coincide con la sua residenza. L'ordinanza analizza il caso di due risparmiatori che avevano citato in giudizio una banca presso un tribunale diverso da quello previsto contrattualmente. La Corte ha stabilito che la clausola che elegge il foro del consumatore è vincolante, in quanto non vessatoria e frutto di un accordo tra le parti, confermando la competenza del tribunale della residenza dei consumatori.
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Foro del consumatore: il convenuto non può eccepirlo
Una professionista ha citato in giudizio un Condominio presso il foro del consumatore per ottenere il pagamento di compensi. Il Condominio si è opposto, eccependo l'incompetenza del tribunale a favore di un diverso foro previsto da una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il consumatore, quando è convenuto nel proprio foro di competenza, non può sollevare tale eccezione. La protezione del foro del consumatore non può essere usata per paralizzare l'azione legale correttamente intentata contro di lui. Di conseguenza, la Corte ha annullato la precedente decisione e ha dichiarato la competenza del tribunale originariamente adito.
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Patto di non concorrenza: modifica e validità
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una modifica al patto di non concorrenza in un contratto di agenzia. Un istituto di credito, dopo aver receduto dal patto, aveva subordinato l'erogazione di benefici economici aggiuntivi al rispetto di un nuovo, seppur diverso, obbligo di non concorrenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che tale operazione non costituisce una clausola vessatoria o una violazione di legge, ma una legittima rimodulazione degli obblighi contrattuali, conforme ai principi di buona fede e correttezza, e in linea con la consolidata giurisprudenza.
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Compenso avvocato e revoca: la clausola è valida
Una cliente revoca il mandato al proprio legale e si rifiuta di pagare il compenso pattuito, sostenendo che la clausola contrattuale fosse vessatoria. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che la clausola che, in caso di recesso, prevede il pagamento del compenso avvocato secondo la tariffa professionale per l'attività svolta non è abusiva. Tale previsione, infatti, ricalca quanto disposto dal Codice Civile e non crea uno squilibrio a danno del consumatore. Di conseguenza, la cliente è stata condannata al pagamento integrale delle somme richieste.
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Clausola fideiussione consumatore: nullità e tutele
La Corte di Cassazione conferma la nullità della clausola di deroga all'art. 1957 c.c. in una fideiussione stipulata da un consumatore. Tale clausola fideiussione consumatore è ritenuta vessatoria perché crea un significativo squilibrio a danno del garante. La pronuncia estingue la garanzia e, di conseguenza, determina il rigetto di un'azione revocatoria basata sul medesimo credito, ormai dichiarato inesistente con efficacia di giudicato.
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Consorzio di urbanizzazione: obbligo di adesione
La Corte di Cassazione ha confermato che la clausola inserita in un contratto di compravendita immobiliare, che prevede l'adesione obbligatoria dell'acquirente a un consorzio di urbanizzazione per la gestione delle parti comuni, è pienamente legittima. Secondo la Corte, l'adesione si perfeziona automaticamente con l'acquisto dell'immobile, in base al consenso preventivo espresso dal consorzio nel proprio statuto. Di conseguenza, è stato negato il diritto dei proprietari di recedere dal consorzio per sottrarsi agli obblighi contributivi, equiparando la situazione a quella del condominio, dove non è permesso l'abbandono delle parti comuni.
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Fideiussione consumatore: nullo il patto anti-1957
Con la sentenza n. 3912/2022 del 03/07/2025, il Tribunale di Ancona ha accolto l'opposizione di alcuni garanti, qualificandoli come consumatori. Il giudice ha dichiarato nulla la clausola di deroga all'art. 1957 c.c. contenuta nel contratto di fideiussione consumatore, ritenendola vessatoria. Di conseguenza, il diritto del creditore è stato dichiarato decaduto per non aver agito tempestivamente contro il debitore principale, con revoca del decreto ingiuntivo opposto.
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Fideiussione consumatore: quando la clausola è nulla
Una recente sentenza della Corte d'Appello di Roma ha accolto il ricorso di un garante, qualificandolo come consumatore. Il caso riguardava una fideiussione a garanzia di un debito aziendale del coniuge. La Corte ha stabilito che la qualifica di 'fideiussione consumatore' rende nulla la clausola che estende i termini di azione della banca (deroga all'art. 1957 c.c.), considerandola vessatoria. Di conseguenza, non avendo la banca agito entro il termine legale di sei mesi, è decaduta dal suo diritto di rivalersi sul garante, con revoca del decreto ingiuntivo precedentemente emesso.
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Clausola vessatoria: quando è valida se illeggibile?
Una società di telecomunicazioni appella una sentenza che l'aveva condannata per un disservizio, contestando la competenza territoriale del tribunale. La Corte d'Appello accoglie l'appello, basandosi sulla validità di una clausola vessatoria che stabiliva un foro esclusivo. Sebbene la clausola fosse scritta con caratteri poco leggibili, la Corte ha stabilito che, in assenza di una contestazione al momento della firma, la clausola è da ritenersi valida e approvata, ribaltando la decisione di primo grado e trasferendo la causa al tribunale indicato nel contratto.
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Opposizione decreto ingiuntivo: quando è rigettata
Una società cliente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di prestazioni professionali, eccependo la nullità del contratto e l'inadempimento del consulente. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando la validità del contratto e la fondatezza del credito. A causa di un pagamento parziale avvenuto durante la causa, il decreto è stato revocato e sostituito da una sentenza di condanna per l'importo residuo, con addebito di tutte le spese legali al cliente.
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