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Clausola Vessatoria

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155 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità della banca: perdite e onere della prova
Due risparmiatori hanno chiesto la nullità di un contratto di gestione patrimoniale e il risarcimento dei danni, lamentando la mancanza di informazioni chiare sul diritto di recesso e la modifica unilaterale della strategia d'investimento da parte dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'informativa sul recesso non richiede particolari evidenziazioni grafiche. Tuttavia, ha accolto il ricorso dei clienti sulla questione dei danni. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di violazione degli obblighi informativi, sussiste una presunzione legale di causalità tra la condotta dell'intermediario e le perdite subite. Spetta quindi all'istituto dimostrare di aver agito con la massima diligenza per evitare il danno. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulla responsabilità della banca.
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Clausole vessatorie polizza auto: lo scoperto è valido senza firma
Un carrozziere, divenuto titolare del credito di un'automobilista, ha chiesto alla compagnia assicurativa il pagamento di 500 euro trattenuti a titolo di scoperto. Il carrozziere sosteneva che le clausole contrattuali relative allo scoperto e all'obbligo di riparazione presso officine convenzionate fossero nulle perché non specificamente firmate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali pattuizioni non sono clausole vessatorie polizza auto. Esse non limitano la responsabilità della compagnia, ma definiscono semplicemente l'oggetto del contratto e il rischio assicurato. Di conseguenza, non necessitano di una doppia firma per essere valide ed efficaci.
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Disconoscimento della firma: l’errore che costa il risarcimento
Un'azienda di noleggio ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un cliente per il pagamento dei canoni e per il risarcimento del furto delle attrezzature. Il cliente si è opposto effettuando il disconoscimento della firma sul contratto. La Corte d'Appello ha dato ragione al cliente poiché l'azienda non ha proposto la necessaria istanza di verificazione della firma e la clausola sul risarcimento era vessatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. La decisione conferma che, in caso di disconoscimento della firma, l'omessa richiesta di verificazione rende il contratto inutilizzabile in giudizio.
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Silenzio assenso nei contratti: la Cassazione tutela il rivenditore
Una casa editrice ha chiesto il pagamento di forniture di libri a un rivenditore. Quest'ultimo ha contestato il conteggio, lamentando la violazione della sua zona di esclusiva. La Corte d'Appello ha ritenuto che il rivenditore avesse accettato le modifiche contrattuali peggiorative inviate dalla casa editrice semplicemente continuando a lavorare, configurando un silenzio assenso nei contratti. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del rivenditore: il semplice silenzio non equivale ad accettazione, specialmente se l'accordo originario prevedeva la forma scritta per ogni modifica. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto autonomo di garanzia: firme false e rinvio in Cassazione
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo per canoni di leasing non pagati da una società fallita, eccependo la falsità delle proprie firme e l'inerzia del creditore nel recuperare i beni. Il Tribunale e la Corte d'Appello qualificano l'accordo come contratto autonomo di garanzia, rigettando le eccezioni dei garanti. I ricorrenti propongono ricorso in Cassazione, contestando tale qualificazione e lamentando la violazione dei doveri di correttezza e buona fede del creditore, che avrebbe lasciato i macchinari in uso a un terzo senza riscuotere le somme. La Suprema Corte, ritenendo necessarie ulteriori riflessioni sulla distinzione tra fideiussione e garanzia autonoma e sul comportamento del creditore, rinvia la causa a nuovo ruolo per una pubblica udienza.
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Ritenzione dei canoni di leasing: scontro sulla firma delle clausole
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società utilizzatrice contro la risoluzione di un contratto di locazione finanziaria immobiliare. La società di leasing aveva trattenuto tutti i canoni versati in base a una clausola contrattuale. L'utilizzatore ha contestato la validità di tale clausola, ritenendola vessatoria e priva della specifica doppia firma richiesta dalla legge. La Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione giuridica relativa alla ritenzione dei canoni di leasing e alla natura vessatoria della clausola, ha deciso di non decidere immediatamente ma di rimettere la causa alla pubblica udienza per una discussione approfondita.
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Clausola vessatoria: la semplice sigla non sposta il tribunale
Il Vettore ha citato in giudizio l'Azienda Committente davanti al Tribunale di Gorizia per ottenere il pagamento di prestazioni aggiuntive. L'Azienda ha eccepito l'incompetenza territoriale, richiamando una clausola del contratto che stabiliva la competenza esclusiva del Foro di Parma. Il Vettore ha replicato che tale disposizione costituiva una clausola vessatoria non specificamente approvata per iscritto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Vettore, stabilendo che una semplice sigla in calce alla pagina non equivale alla specifica sottoscrizione richiesta dalla legge per l'efficacia delle clausole onerose. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Gorizia, disponendo la riassunzione della causa entro sessanta giorni.
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Rinnovo tacito e clausole vessatorie: firma cumulativa nulla
La Società Cliente ha contestato la validità della clausola di un contratto di vigilanza che prevedeva il rinnovo automatico quinquennale, ritenendola una clausola vessatoria non specificamente approvata per iscritto. L'Istituto di Vigilanza sosteneva invece la piena validità del rinnovo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Istituto di Vigilanza, confermando che la clausola di rinnovo tacito e clausole vessatorie inserite in moduli unilaterali richiedono una specifica e separata sottoscrizione per iscritto. Un richiamo cumulativo e numerico in calce al contratto non è sufficiente a soddisfare tale requisito. Di conseguenza, venuta meno la clausola di rinnovo, il contratto si è trasformato a tempo indeterminato, legittimando il recesso libero della Società Cliente e obbligando l'Istituto alla restituzione dei canoni percepiti indebitamente.
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Fideiussione a prima richiesta: i garanti perdono 3,5 milioni
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo da 3,5 milioni di euro emesso da una banca, sostenendo di aver firmato come consumatori e che la banca fosse decaduta dal diritto di riscuotere per non aver agito in giudizio entro sei mesi dalla risoluzione del mutuo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che i garanti non sono consumatori, avendo legami societari e professionali con l'azienda debitrice. Inoltre, trattandosi di una fideiussione a prima richiesta, la decadenza prevista dall'articolo 1957 del codice civile viene evitata con una semplice richiesta stragiudiziale di pagamento, senza necessità di avviare una causa. La deroga pattizia a tale termine non ha natura vessatoria. I garanti perdono la causa e devono pagare il debito e le spese legali.
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Foro convenzionale esclusivo: quando la firma tardiva vincola
Lo Studio Legale ha richiesto un decreto ingiuntivo al Tribunale di Napoli contro un'Azienda bancaria per il pagamento di compensi professionali. L'Azienda ha eccepito l'incompetenza territoriale, invocando una convenzione che stabiliva il foro convenzionale esclusivo presso la propria sede a Verona. Lo Studio Legale ha contestato la validità della clausola, poiché la convenzione non era stata firmata dall'Azienda ed era priva di specifica approvazione scritta delle clausole vessatorie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello Studio Legale, confermando la competenza del Tribunale di Verona. La Corte ha stabilito che la produzione in giudizio del contratto firmato solo dallo Studio Legale equivale a sottoscrizione tardiva da parte dell'Azienda. Inoltre, trattandosi di un accordo frutto di trattativa individuale tra professionisti del diritto, non si applica la disciplina protettiva sulle clausole vessatorie.
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Decadenza della fideiussione: la banca inerte perde il credito
Il Fideiussore ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla Società di Cartolarizzazione per il pagamento di un finanziamento non rimborsato dal debitore principale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non prova da sola la cessione del singolo credito se contestata. Inoltre, la Corte ha chiarito che la clausola di deroga all'articolo 1957 del codice civile ha carattere abusivo nei contratti con i consumatori, determinando la decadenza della fideiussione se il creditore rimane inerte per anni. Non basta inviare una diffida stragiudiziale; il creditore deve coltivare l'azione con costante diligenza per non gravare ingiustamente sul garante. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Fideiussore consumatore: la firma sul modulo non cancella i diritti
Un cittadino si oppone al decreto ingiuntivo di una società finanziaria che gli chiede il pagamento di oltre ventimila euro. L'uomo aveva garantito i contratti di leasing di una società commerciale, ma sostiene di aver agito come consumatore e che le clausole del contratto fossero vessatorie. I giudici di merito respingono l'opposizione, ritenendo che la garanzia di un debito aziendale escluda la tutela del consumatore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del garante. La Suprema Corte stabilisce che la qualifica di fideiussore consumatore spetta a chiunque presti una garanzia per scopi estranei alla propria attività professionale, senza avere ruoli di gestione nella società garantita. La dichiarazione contrattuale contraria non ha valore. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Patto di non concorrenza: l’Azienda vince senza doppia firma
Un Agente ha fatto causa a un'Azienda chiedendo il pagamento dell'indennità per il patto di non concorrenza. L'Azienda ha risposto chiedendo una penale per la violazione del patto stesso. La Corte d'Appello ha dichiarato nulla la clausola perché ritenuta vessatoria e priva di firma specifica. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che nel contratto di agenzia, caratterizzato da un rapporto di fiducia personale, il patto di non concorrenza non richiede una specifica approvazione scritta per essere valido, a meno che non si tratti di un contratto standard destinato a una massa indistinta di clienti. L'Azienda ha quindi vinto il ricorso e la causa dovrà essere riesaminata.
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Assicurazione per conto altrui: negato indennizzo a manager
Un amministratore societario ha chiesto il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi in procedimenti penali e amministrativi avviati dopo un'intervista in cui aveva diffuso informazioni riservate. Le compagnie assicuratrici hanno rifiutato il pagamento, sostenendo che la polizza coprisse solo atti compiuti nell'interesse della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministratore, confermando che la clausola che limita la copertura ad attività svolte nell'interesse dell'ente definisce l'oggetto del contratto e non costituisce una limitazione di responsabilità. Trattandosi di una polizza di assicurazione per conto altrui, l'indennizzo spetta solo se l'illecito è strettamente collegato alle funzioni aziendali e non se l'amministratore agisce per scopi personali o in contrasto con la società.
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Clausola compromissoria: valida anche senza la doppia firma
Un'azienda conduttrice di un complesso turistico si oppone al decreto ingiuntivo richiesto dal proprietario per canoni non pagati. Il proprietario eccepisce l'esistenza di una clausola compromissoria nel contratto di affitto, che devolve le liti ad arbitri privati. Il tribunale dichiara la propria incompetenza a favore degli arbitri. La conduttrice ricorre in Cassazione, sostenendo che la clausola sia nulla perché vessatoria e priva di doppia firma, e che il contratto principale sia invalido. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la specifica approvazione scritta ex art. 1341 c.c. non serve per contratti relativi a un singolo affare negoziato tra le parti. Inoltre, la clausola compromissoria è autonoma rispetto al contratto principale e sopravvive alla sua eventuale nullità. Vince il proprietario, confermando la competenza degli arbitri.
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Contratto autonomo di garanzia: consumatore tutelato contro l’azienda
Un padre presta garanzia per il figlio pilota in un contratto di pilotaggio con una società sportiva. A seguito dell'inadempimento del pilota, la società richiede il pagamento del residuo al garante tramite decreto ingiuntivo. Il garante si oppone eccependo la nullità della garanzia per mancanza del limite massimo e la vessatorietà della clausola a prima richiesta ai sensi del Codice del Consumo. La Cassazione stabilisce che il contratto autonomo di garanzia è soggetto alla tutela del consumatore se il garante agisce per scopi personali. La qualità di consumatore va valutata sul garante e non sul debitore principale. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, rinviando alla Corte d'Appello per verificare se la clausola sia stata oggetto di effettiva trattativa individuale.
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Fideiussione consumatore e opposizione tardiva
La Corte d'Appello chiarisce che la fideiussione consumatore permette l'opposizione tardiva solo per clausole vessatorie rilevabili d'ufficio. Nel caso di specie, sebbene i garanti siano stati riconosciuti consumatori, l'eccezione di decadenza ex art. 1957 c.c. è stata rigettata poiché non rilevabile d'ufficio nel monitorio.
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Fideiussione a prima richiesta: guida alla decadenza
La Corte d'Appello ha esaminato la validità di una fideiussione a prima richiesta prestata da un genitore per il mutuo dei figli. Nonostante la nullità della clausola di deroga all'art. 1957 c.c. per mancanza di trattativa individuale con il consumatore, la corte ha stabilito che una diffida stragiudiziale è sufficiente a impedire la decadenza della garanzia se il contratto prevede il pagamento a semplice richiesta.
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Estinzione anticipata del finanziamento: rimborsi obbligatori
Un consumatore ha estinto anticipatamente un contratto di credito al consumo stipulato nel 2007, chiedendo la restituzione dei costi non maturati, tra cui commissioni bancarie e premi assicurativi. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo inapplicabile la riduzione dei costi in mancanza di norme attuative specifiche all'epoca dei fatti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del consumatore. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'estinzione anticipata del finanziamento dà sempre diritto alla riduzione proporzionale di tutti i costi del credito, inclusi gli interessi e le spese accessorie. Questo diritto deriva direttamente dalle direttive europee e dalle norme nazionali a tutela del consumatore. Di conseguenza, le clausole contrattuali che escludono tale rimborso sono nulle per manifesto squilibrio contrattuale.
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Manutenzione del tetto locato: chi paga i danni da infiltrazioni?
Una società conduttrice ha chiesto il risarcimento dei danni per le infiltrazioni d'acqua dal tetto, causate secondo lei dall'installazione di pannelli solari da parte della locatrice. Tuttavia, il contratto di locazione poneva interamente a carico della conduttrice la manutenzione del tetto locato. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il tetto era gravemente usurato dal tempo e che la manutenzione spettava alla conduttrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della conduttrice. La decisione conferma che, se il contratto deroga alla legge e attribuisce la manutenzione del tetto locato all'inquilino, quest'ultimo non può pretendere il risarcimento per danni derivanti dalla mancata cura della copertura, a meno che non dimostri una responsabilità esclusiva e diretta del proprietario.
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